TENERANI, PIETRO. - Scultore n. a Torrano presso Carrara l'11 nov. 1789, m. a Roma il 14 dic. 1869.
Avviato all'arte dallo zio Pietro Marchetti, fu poi a Carrara allievo del Bartolini. Nel 1813, vinto il pensionato, si recava a Roma per studiare nell'Accademia di S. Luca dove insegnava il Thorwaldsen; ma il temperamento lo sospingeva a seguire piuttosto i modi del Canova per la sua aspirazione a non irrigidire le forme nella imitazione dell'antico, sebbene a risolverle in una grazia anche di superfici levigate, sensibili alle delicatezze dello sfumato.
Ciò è riflesso nelle sue opere giovanili quali il gruppo Venere e Amore, il cui gesso originale è a Roma nella Gipsoteca Tenerani, e nella Psiche abbandonata (Palazzo Lenzoni, Firenze). Nel 1823 il T. compì un viaggio a Firenze ove ritrovò il Bartolini. Tuttavia tale nuovo incontro non gli valse la possibilità di svincolarsi dai conformismi dell'accademia romana, sebbene, progredendo cautamente su quei binari, mostrasse, dopo il viaggio fiorentino, di voler gradualmente sostituire gli elementi tratti dallo studio e dalla imitazione dell'antico con quelli che gli derivavano dalla imitazione e dallo studio delle sculture quattrocentesche che aveva sott'occhio a Roma, ove presto era tornato. Così, quasi insensibilmente, si evolveva non il suo stile plastico ma la sua maniera di raffigurare le immagini, non più camuffate all'eroica con toghe, clamidi e corazze, ma rappresentate con espressioni simili a quelle della levigata scultura quattrocentesca del Bregno e dei suoi scolari. Ciò gli consentì di sottoscrivere nel 1840 il famoso manifesto del «Purismo» (v.) e di partecipare con le opere alla polemica sul modo di vestire i
personaggi moderni nelle sculture. Nella quale polemica egli si atteggiò ad anticlassicista facendo indossare al Ferdinando II (1840) che era a Messina, al Simone Bolivar progettato per Bogotá (1842) ed al Pellegrino Rossi di Carrara e della Galleria di arte moderna di Roma (1854) gli abiti del loro tempo. Di tale periodo medio dell'attività del T. la cosa migliore è il grande rilievo con la Deposizione che si trova nella cappella Torlonia in S. Giovanni in Laterano. Altre opere di lui sono: le sculture della cappella Lante in S. Maria sopra Minerva, il monumento a Pio VIII in S. Pietro, il S. Benedetto nella cappella dedicata a quel Santo nella basilica di S. Paolo in Roma, la tomba Constabili nel cimitero di Ferrara, il monumento che contiene il cuore di Simone Bolivar a Bogotá (1852), la tomba Pelzer a S. Maria del Popolo a Roma (1852) e alcuni ritratti fra i quali si ricordano, oltre quelli che appaiono nei vari monumenti funebri, quello della principessa Wolkonski della Galleria d'arte moderna pure a Roma.
Essi sono in ultima analisi le cose migliori dello scultore e meritano al T. un posto se non proprio di primo piano, certo differenziato nella folta schiera dei praticanti l'arte plastica a Roma nella prima metà dell'Ottocento.