TERRORISMO

TERRORISMO. - Il termine indica un metodo di azione politica fondato sull'uso incondizionato della violenza, senza riguardo ad alcuna legge mo- rale, né ad alcun principio sociale o di umanità, con l'intento o di scuotere e sovvertire con il terrore un ordine esistente o di consolidarne qualche altro, imposto generalmente in conseguenza di un moto rivoluzionario, coronato di successo. Un atto isolato di violenza, anche se efferato, un'improvvisa dege- nerazione di sollevamento popolare, accompagnato da procedimenti inumani e distruttori, non costitui- scono il t., nel quale è piuttosto da ravvisare un si- stema di lotta, che si appoggia sul culto fanatico della forza, e questa adopera come mezzo per sop- primere gli ostacoli, che si oppongono all'attuazione di un dato disegno politico.

Il t. perciò stesso si distingue dall'intimidazione,

nella quale si fa soltanto uso delle minacce, per esercitare sugli animi una pressione morale e così piegarsi docilmente ai propri intenti, senza tuttavia far ricorso ai mezzi volenti, adottati, invece, come prassi ordinaria dal sistema terroristico. Per la stessa ragione occorre non confondere l'atto, che usualmente suole definirsi terroristico, dal propriamente detto. Il primo si ha in qualsiasi procedimento contro la vita e i beni privati e pubblici e può avverarsi senza collegamento alcuno con un movimento politico o una fazione, mentre il secondo è sempre con questi connesso, né si esaurisce in un'impresa delittuosa, ma diventa programma e ideologia della violenza, metodo di lotta tra gruppi sociali, uno dei quali tende a rovesciare il dominio dell'altro o a sopprimere quello ritenuto avversario. Si avvera così nei procedimenti delle correnti terroristiche un rovesciamento di fronte: quelle che prima lottavano contro il vero o supposto disposto della classe dominante, una volta ottenuto il successo, rivolgono la stessa violenza contro la parte soccombente o contro chiunque sia sospettato di avversione al nuovo regime, con un disposto più feroce e più generale nel disprezzo dei valori umani.

Il t. si può conseguentemente dividere in rivoluzionario e in t. di governo.

I. T. RIVOLUZIONARIO. — Il t. rivoluzionario, accettato come programma d'azione da gruppi generalmente ristretti di fanatici disposti a tutto ardire, combatte contro l'ordine costituito fuori ogni legge, con lo scopo d'impiantrarsi della cosa pubblica, o almeno di preparare la rivoluzione, intimidando il governo, i cui esponenti minaccia di morte e cerca di sopprimere con attentati criminali, isolandoli con la paura suscitata nel popolo, al quale vuole con i suoi atti dimostrare la precarietà del regime e l'esistenza di un'opposizione organizzata e potente, che opera nell'ombra e nel mistero e sa colpire al momento opportuno.

Il t. rivoluzionario può essere considerato come uno degli aspetti principali della concezione anarchica, con la quale è andato storicamente congiunto.

Le apologie della violenza del Bakunin, anarchico rivoluzionario russo, il quale vi scorgeva l'unico mezzo adatto per ottenere radicali mutamenti sociali, ebbero un considerevole influsso sull'anarchismo europeo e particolaremente sull'anima della gioventù russa. Sviluppato a teorizzate dal Kropotkin e da altri rivoluzionari, pigliarono l'aspetto di una concezione nihilistica, in guerra contro tutte le cosiddette menzogne convenzionali della società civile, come lo stesso Kropotkin ebbe a definire. In questo malsano focolaio di odio si riscaldarono questi fanatici che hanno frustato l'Europa con attentati, inutili e riprovati dal buon senso comune, contro i sovrani e gli uomini di governo. Ma l'attuazione storica più vasta del sistema terroristico si è avuta in Russia, nel movimento che dal 1878, dal titolo del suo giornale clandestino, pigliò il nome di «Terra e Libertà». Una sua aderente, Vera Zasulic, nel gennaio dello stesso anno, sparò contro il capo della polizia, Trepov, che aveva ordinato la fusilazione di un prigioniero politico. Per iniziativa dei suoi gregari cadde vittima il capo del servizio dello spionaggio e, nel 1881 lo stesso zar Alessandro II, ucciso da una bomba lanciata dal rivoluzionario Grunevitskij, dopo che vanti erano riusciti un attentato al treno regale e il collocamento di una mina nel salone da pranzo del Palazzo d'Inverno.

Lo spirito e gli scopi di quest'associazione estremista e i mezzi da essa adoperati, come del t. rivoluzionario in generale, si possono raccogliere dal programma dalla medesima pubblicato nel 1879. In esso veniva detto che l'attività terroristica, la quale consiste nel distruggere le più pericolose persone del governo, nel difendere il partito contro lo spionaggio, nel punire gli autori dei più notabili casi di violenza e di arbitrio, appartenenti al governo o all'amministrazione, ha come scopo di scuotere il prestigio del potere, di dimostrare la possibilità di lotta contro di esso, e così stimolare lo spirito rivoluzionario del popolo.

e la sua confidenza nel successo della causa, e infine di formare e di orientare le forze adatte a continuare la lotta.

II. T. DI GOVERNO. — Il t. di governo si sostituisce alla legge e all'impero del diritto nell'amministrazione dello Stato, come metodo per stritolare qualsiasi opposizione reale o presunta, particolarmente nei regimi di origine rivoluzionaria. La paura di non aver messe salde radici nella direzione dello Stato, la precarietà delle condizioni sociali, conseguenza della stessa rivoluzione, il timore di cadere vittime di una possibile reazione vittoriosa trascinano quasi inevitabilmente gli animi, già avvezzi alla violenza, all'uso dello stesso mezzo adottando come sistema di governo. Su caratteristiche sono l'eccitazione totale del diritto, l'incertezza della sicurezza personale, il dominio dell'arbitrio, il disposto feroce e sanguinario. Sotto un manto legale diventano leciti tutti i misfatti. Un solo sospetto non convalidato da prove o l'appartenenza a una classe sociale sono cause sufficienti per mandare a morte o far sparire nelle prigioni, bandiere, tortura e spogliare dei beni qualsiasi cittadino. Il t. di governo non è un semplice abuso del potere, ma è anch'esso un sistema, che divide il popolo in due classi, la dominante e la dominata, sulla quale la prima esercita un'oppressione dispotica.

Queste note distintive si trovano nel periodo più tardo della Rivoluzione Francese, che va dalla fine del maggio 1793 al 27 luglio dell'anno seguente e viene designato con l'appellativo di «periodo del terrore». Durante il breve dominio del despota sanguinario Robespierre, migliaia di cittadini andarono incontro alla morte, solo perché appartenenti alle classi aristocratiche e al clero o semplicemente perché sospetti di essere ostili al nuovo regime. Lo spirito del t. di governo traspare in tutta la sua tragica realtà dal decreto approvato dalla Convenzione il 10 giugno, nel quale erano elencate undici categorie di nemici del popolo, da condannare senza difesa né giudizio, per il semplice motivo d'una presunzione di colpa. Ancora più sanguinoso del precedente è il t. di governo instaurato dalla Rivoluzione rossa, dopo la sua vittoria contro il vecchio regime zarista. Già nel 1918 migliaia di persone furono trucidate, dopo un attentato alla vita di Lenin. Nel 1920-21 in Crimea avvenne il massacro collettivo di tutti gli ufficiali bianchi e di quanti erano sospettati di averli favoriti. Dal 1920 al 1934 il sistema si scatenò contro i contadini, resti alla collettivizzazione, con venti o trenta esecuzioni capitali giornaliere, e ancora oggi continua a pesare sul popolo russo, col regime capillare di polizia e le periodiche epurazioni contro quanti sono sospettati di deviazionismo dalle ideologie del partito dominante. Per coglierne ancora una volta il carattere, possono servire le istruzioni che fin dal 1918 la Čeka impartiva ai tribunali. Questi non dovevano attardarsi nella ricerca di alcuni capi d'accusa, per dimostrare che l'accusato si fosse sollevato con le parole e gli atti contro l'Unione Sovietica, ma dovevano ritenere come primo loro dovere di domandare a quale classe egli appartenesse, di quale origine fosse, quale istruzione possedesse, quale professione esercitasse. Queste domande dovevano decidere della sorte dell'accusato. In ciò consiste, conchiudevano le istruzioni, il significato e l'essenza del t. rosso.

III. T. NEL CAMPO DELLE RELAZIONI INTERNAZIONALI. — Il t., come sistema di offesa, noncurante di qualsiasi legge morale, di giustizia e d'umanità, s'è esteso, durante l'ultima guerra mondiale, al campo delle relazioni internazionali. Superate tutte le norme positive e naturali sulla condotta delle ostilità, gli Stati belligeranti non hanno più rispettato alcun limite nell'uso dei mezzi d'offesa. La cosiddetta guerra totale, teoricamente approvata dagli apologeti della violenza, non è altro che un t. vero e proprio,

2025 TERRORISMO - TERTULLIANO 2026

grandiun' successori in una oma all'effortualità
nel tempo non fuori dalla realtà, prende parte anche
della militare della sua società, che si è fermata
sul suo potere, che si è fermata sul suo potere,
sull'essere, ch'è fermata sul suo potere,

Tertulliano - Frammento del De sectaculis, proveniente da un manoscritto dell'inizio del sec. IX.
che s'ispira agli stessi metodi di quello rivoluzionario e di governo e tende agli stessi scopi, spezzare fisicamente e moralmente la resistenza dell'avversario, spargendo il terrore con l'uso indiscriminato dei più potenti mezzi di distruzione.

La valutazione morale del t., in qualsiasi settore della vita sociale esso esplici la sua attività, nell'interno o nell'internazionale, è implicita nella sua descrizione. Tecnicamente poi, come è stato riconosciuto da parecchi rivoluzionari, esso non giova agli scopi, ai quali sarebbe diretto: né i regimi cadono per effetto degli atti terroristici, né il popolo si scuote, reagisce anzi contro di essi, se altre cause non intervengono a produrre con la loro azione i mutamenti politici.

Bibl.: H. Wallon, La terreur: études critiques sur l'histoire de France, Parigi 1881; S. M. Kravchinski, La Russia sotterranea, Milano 1896; K. Diehle, Über Sozialismus, Kommunismus und Anarchismus, Jena 1922; V. MALANKARESI, Histoire du terrorisme russe 1886-1916, Parigi 1930; J. Steiberg, Gewalt und Terror in der Revolution, Berlino 1931; G. Maranini, Classe e Stato nella Rivoluzione Francese, Perugia 1935; W. H. Chamberlin, L'état de fer de la Russie, Torino 1937; id., Storia della Rivoluzione russe, I, ivi 1941; V. KRAKÓW, Ho scelto la libertà, Milano 1948. Per il terrore nella Rivoluzione Francese si vedano le opere generali ben conosciute del Thiers, Taine, Mathiez, Sorel.