TURCO-MONGOLI. - I. I popoli turchi si sono diffusi in Asia e in Europa. Nel sud-est europeo vi sono i Turchi osmali dell'Anatolia, i soli che abbiano conservato la lingua turca, ma culturalmente hanno subito gli influssi mediterranei e sono islamizzati. Degli antichi bulgari del Volga (Russia) e dei Balcani si possono constatare solo tipi antropologici, avendo perduto la loro lingua e cultura originariamente turche. Nel sud-ovest asiatico vi sono molte tribù turche: i Kara-Kirghisi (Kirghisi Neri), i Kazacchi, i Kirei, i Kara-Kalpaki (Beretti Neri), gli Usbecchi, i Taranci, i Sarti, gli Aserbagiani e i Turcomanni, tribù che parlano lingue turche, ma sono state islamizzate, e di cui soltanto una parte sono ancora formate da pastori nomadi, essendo le altre co-

(per cortesia del p. E. Vannicelli)
I Turchi, che hanno conservato la lingua e molto della cultura originaria, sono le tribù turche dell'Asia centrale, che si trovano al nord e al sud dei Monti Altaici e nelle pianure del corso superiore del Yenissei e dei suoi affluenti. Sono stati distinti in quattro gruppi: 1) i Tatari degli Altai meridionali, detti anche Telengut, con quattro sottogruppi; 2) i Tatari degli Altai settentrionali con cinque sotto gruppi; 3) i Tatari dell'Abam con sette sotto gruppi; 4) i Sojoli o Sojoni-Caragassi, detti anche Tuba o Uriankhai, con sei sotto gruppi. I Turchi linguisticamente più puri sono i Telengut, che provengono dagli antichi Turchi Tukile e dai Uiguri, compresi i biondi Tingling e i Hakas Kirghisi. Alcuni di questi gruppi sono Samoyedi o Yenisseiani turchizzati, o incroci di tribù turche con Yenisseiani, come i Turchi dell'Abacan, altri sono completamente russizzati, come i Tatari Tšelim, o islamizzati, come i Tatari Barabba. In origine l'economia dei Turchi era basata principalmente sull'allevamento del cavallo, da cui avevano il latte, la carne, le pelli ed i trasporti, non conoscevano l'allevamento della capra e del porco, né l'agricoltura. Oggi, invece, un grande gregge di bestiame, p. es., presso i Kirghisi, può arrivare ad avere otto, dieci mila cavalli, ventimila capre e bovini, mille cammelli e cinquanta mila pecore. I Turchi, dediti alla pastorizia, menano una vita nomade nell'esteppe, un po' sedentaria negli abbondanti pascoli dei Monti Altaici, detti appunto il paradiso dei pastori. Sono transumanti; l'anno è diviso in due parti, estate e inverno. Prima usavano fare, come gli indoeuropei, grandi fuochi con molto fumo, per difendere se stessi e il bestiame dagli insetti (tafani e zanzare) e dalle malattie. Le loro armi erano l'arco riflesso e la freccia; in un secondo tempo svilupparono la cavalleria e usarono il carro da guerra, che furono ambedue di grande importanza militare e politica. La casa fu la casa sotterranea, ma esisteva nello stesso tempo o esistette ben presto anche la tenda. I Turchi in genere tengono poco al lavoro puramente corporale. L'economia, essendo principalmente maschile e richiedendo molto personale per sviluppare i grandi greggi, ha portato alla formazione della grande famiglia con l'unità di direzione. I figli, dopo lo sposalizio, restano sotto l'autorità del padre, e, morendo questi, passano sotto l'autorità del fratello maggiore, figlio primogenito; si ha il cosiddetto diritto del maggiorasco. Si desiderano molti figli maschi; la donna è in una situazione d'inferiorità sociale, giuridica ed economica, non ha il diritto di proprietà, benché non si possa disporre della sua dote senza il suo consenso.
Si ha un'accentuazione della patria potestas, che spesso diviene dispotica e dà al patriarca una specie di atteggia-
mento maiestatico in famiglia anche rispetto alla moglie. Il matrimonio è monogamico, benché oggi non esclusivamente, ma dalle leggende dei primitivi eroi della tribù appare come il matrimonio ideale. Ciò giustifica pienamente il movimento della Turchia moderna di riportare il proprio popolo a questa monogamia ideale preislamica. Per il matrimonio è richiesta l'integrità della sposa, tanto che si vuole anche la prova della sua verginità. Se alla prova risultasse il contrario, il matrimonio è ritenuto invalido, la famiglia si crede disonorata, lo sposo, p. es., presso i Kirghisi, adirato uccide il proprio cavallo, distrugge la tenda nuziale e ingiuria la famiglia, ma specialmente i genitori della sposa. Il matrimonio è per compra della sposa, ma questa riceve dalla sua famiglia la dote, che mitiga tale carattere. La parentela di consanguineità è molto sviluppata e su essa è fondata l'esogamia; p. es., la parentela di affinità può finire al primo grado collaterale. I Yacuti, p. es., sono raggruppati in clan (aga-usa), in
nasleg e in ulus. Un clan è composto talvolta solo di pochi individui, talaltra di poche centinaia. Un nasleg comprende da uno a più di trenta clan. L'ulus è formato spesso da parecchi nasleg. Tutto il clan è responsabile in solido dell'omicidio commesso da un suo membro; si è obbligati o alla vendetta del sangue o al pagamento dei danni. La vendetta del sangue è stata talvolta ereditaria per molte generazioni. Un'ingiuria di una persona del clan verso un'altra persona dello stesso clan non è punita: quando però vi è un omicidio, l'omicida è legato ad un albero nell'interno della foresta e lasciato morire di fame. È molto sentito l'ordine di precedenza della parentela: l'assemblea, p. es., di un ulus è composta di tre circoli. Nel primo circolo siedono i capi di clan (bis-nus-toyons) e i sesiny: nel secondo i nobili (toyons) e i guerrieri (batirs); nel terzo il popolo e la gioventù. Ogni clan è raggruppato dietro il suo rappresentante del primo circolo.
I Turchi passarono dalla caccia all'allevamento del bestiame; non esistono presso di loro indizi di matriarcato, né di totemismo. Nella società turca nomade è stata rilevata la divisione in ranghi, detti «ossa bianche» e «ossa nere». Finché i Turchi sono rimasti nomadi, non hanno manifestato tendenze alla vita statale ed alle formazioni di Stati, ma sono rimasti organizzati in grandi famiglie e clan (gentes). Presso i Turchi degli Altai soltanto è stata notata l'iniziazione della gioventù, che però è ridotta al rito del taglio del ciuffo dei maschi puberi ed è di carattere individuale; niente si fa per le giovani. I Turchi sono molto inclinati all'arte narrativa. Hanno leggende eroiche, rapsodie e canti epici di grande ampiezza. La loro religione è basata sulla credenza e sul culto di Dio, essere sommo personale, creatore del cielo, della terra, dell'uomo e di tutte le cose, chiamato Tengri (Dio del cielo) o Cielo, cui vengono consacrati, oppure offerti in sacrificio gli animali, particolarmente il cavallo. In primavera, che si può paragonare al tempo della raccolta per i pastori nomadi, viene offerto al Dio del cielo il sacrificio primiziale, che consiste nell'offerta del latte fresco di cavalla e d'erba o di muschio fresco. Il Dio del cielo è ritenuto in speciali relazioni con il sole, la luna, il tuono e il fulmine. Oggi vi è uno sciamanesimo bianco e nero, ma originariamente mancava ogni forma di sciamanesimo, come pure la credenza nelle divinità sotterranee (la des Terra). Il dualismo, che consiste nella credenza in divinità della luce e benevole, immaginate in alto, e in divinità dell'oscurità e malevole, che sono poste in basso sulla terra, è provenuto dal sud con lo sciamanesimo. Anticamente vi erano due esseri mitologici, simili ai dioscuri degli indoeuropei, i quali erano concepiti in speciali relazioni con le stelle, il cavallo e il cavicchio; l'oriente era ritenuto il punto cardinale sacro; vi era un particolare culto degli antenati e degli eroi, mancava il culto dell'orso. Presso i Turchi degli Altai si usa fare la riproduzione dei Somo, che rappresentano le anime dei nove antenati, incaricate di pro-
teggere i loro discendenti. La religione monoteistica del Dio del cielo è stata tanto forte e profonda, che presso gli odierni Yugur, discendenti degli antichi Uiguri, non solo non è stata distrutta dal lamaismo buddista, ma ha esercitato su questo un grande influsso.
II. I Mongoli, da mong-hol (valorosi?), nome proprio di un'orda di Gengis-Khan, il quale nel 1189 fu dato a tutta la nazione, sono divisi in molti gruppi, basati sulla parentela di consanguineità, dei quali i principali sono i Buriatti, i Chalca, i Sunit, i Gahar (nelle steppe del Gobi), gli Oléd (Eleuti, Oirat, Uroti), i Turgoti (Alascian), gli Ordos, i Tanguti (nell'alto bacino del Kuku-nor), i Sciaro (nel Lop-nor). La cultura dei Mongoli è simile a quella dei Turchi. Dal sec. xiii sono lamaisti. Vi sono alcuni gruppi, specialmente marginali, che sono dediti all'agricoltura. Come i Turchi, così gli antichi mongoli avevano una religione fondata sulla credenza e il culto del Dio del cielo, ma oggi si osserva che manca loro l'idea di un Essere Sommo, credono in più esseri spirituali che, p. es., presso i Buriatti, sono divisi in classi, aventi ognuna il proprio capo. Gli spiriti più alti abitano in cielo e sono chiamati Tengeri, Tengeri, Tengeri sono novantanove e hanno ognuno il proprio nome. Quelli dell'ovest sono chiamati Baruni, quelli dell'ost Zuni. I Baruni sono buoni e più numerosi degli altri, essendo 55, e sono detti Tengeri Bianchi (Sangani Tengeri); i Zuni sono cattivi, vengono chiamati Tengeri Seri (Kharun Tengeri), e sono quarantaquattro. Vi è però ancora oggi qualche gruppo mongolo, che conserva viva la fede svita nel Dio del cielo.
III. I popoli T
M. sono restati famosi nella storia come forti, terribili, guerrieri e fondatori di vasti imperi e di grandi dinastie. Nel medioevo furono riuniti nell'Asia centrale in una potente nazione da Gengis-Khan, feroce condottiero, definito flagello dell'umanità, nato ca. il 1155-1156. Costituirono il terrore dell'Europa, dove arrivarono fino in Germania e in Ungheria; invasero quasi tutta l'Asia, giungendo fino in Giappone e dominando popoli di alta civiltà, come i Cinesi e gli Indiani. Degni di particolare menzione i tre khanati da loro fondati in Persia, nel Turchestan (Ciagatai) e nella Russia meridionale (Kipciac). I T.-M. formano indubbiamente un gruppo di popoli affini per lingua e cultura (oggi una cultura molto complessa), e sono chiamati popoli altaici. Fino dall'origine, però, i Turchi sono, come si è detto, tipici allevatori di cavalli, i Mongoli appaiono in una situazione intermedia, perché da una parte sono autentici allevatori di cavalli e cammelli, dall'altra hanno una mitologia, in cui è radicato il bove; i Buriatti, p. es., riconoscono quale loro capostipite mitico un essere a forma di toro, chiamato Bucha nojon babà. Perciò i Mongoli si presentano come un composto di vari elementi di razze e di cultura. Antropologicamente i T.-M. sono due razze distinte: i Turchi sono di razza turanide, appartenente agli europidi; i Mongoli sono di razza tunghide dei mongolidi, secondo la classificazione antropologica del Biasutti. Il von Eickstedt rileva nella razza turanide qualche cosa di mongolide, essendosi essa trovata vicina al luogo di differenziazione delle razze e in vicinanza dei paleomongolidi.Linguisticamente sono stati classificati con i T.-M. nel ceppo altaico anche i Tungusi e i Manciuriani, i Coreani ed i Giapponesi, gli Uralici (Ugro-Finnici) da Trombetti e altri, gli Aleutici e gli Eschimesi da W. Schmidt, formando così il gruppo uralo-altaico. Ma vi sono studiosi, che non ritengono ancora sufficientemente provata l'affinità interiore non solo dell'uralo-altaico, ma neanche del gruppo altaico stesso, non reputando sicuramente provata l'appartenenza ad esso del Coreano e del Giapponese.
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