ARISTOTELISMO

ARISTOTELISMO. - I. L'A. MEDIEVALE. - Avvenimento di primaria importanza nello sviluppo del pensiero medievale, destinato a produrre conseguenze di prim'ordine nella vita intellettuale, fu l'incontro, nel sec. XIII, dei maestri dell'Università di Parigi con la filosofia aristotelica araba e giudaica. Per la prima volta la cristianità - sino allora platonizzante e agostineggiante, dalla mentalità tipicamente teologica - si trovò in presenza della formidabile sintesi scientifica e filosofica di Aristotele, di ispirazione naturalista, che per più ragioni si poteva dire in contrasto con la sua visione della vita. A. costituì una vera sorpresa per i maestri della Fede, e l'apparire della sua dottrina sul tranquillo specchio delle acque teologiche, diede luogo ad uno dei più penosi travagli che ricordi la storia della cultura.

Verso il 1200 la maggior parte delle opere di Aristotele erano state già tradotte in latino. Dell'Organon sappiamo che la Logica vetus era stata tradotta da Boezio, ed essa si trovava in circolazione già nel sec. XII. Gerardo di Cremona (m. nel 1187) ed Enrico Aristippo (m. nel 1162) tradussero, il primo dall'arabo, il secondo dal greco, quasi tutti i Libri naturales. Nel sec. XII si conobbero anche le traduzioni della Physica, del De anima, e una parziale della Metaphysica (II. I-IV, 4: Metaphysica vetustissima) e dell'Ethica nicomachea (II. II e III: Ethica vetus). Inoltre l'Isagoge di Porfirio, i commenti di Boezio alle Categoriae e al De interpretatione, i commenti di Temistio agli Analytica posteriori, la Distintio super librum Aristotelis de naturali auditu di Alfarabi, le Parafrasi di Avicenna, ecc., contribuirono tutti validamente a far conoscere Aristotele.

Al principio del sec. XIII la penetrazione di Aristotele nel mondo latino doveva essere già avanzata, se nel Concilio di Parigi del 1210 (Chartularium Unic. Paris., I, p. 70, n. 11) e nelle ordinanze del legato pontificio Roberto di Courçon del 1215 (ibid., I, pp. 78-79, n. 20) era fatto divisione d'insegnare i Libri naturales e i loro commenti. Abbiamo poi una lettera in data 7 luglio 1228 di Gregorio IX, indirizzata ai professori di teologia dell'Università di Parigi (ibid., I, pp. 114-116, n. 59), in cui si mostra vivissima la preoccupazione per l'invadenza della filosofia nel campo delle scienze sacre: il Papa afferma che la teologia è regina di tutto il sapere e la filosofia non ha, rispetto ad essa, che un compito ancillare. Nel 1229 viene creata, in occasione di una grave crisi scoppiata in seno all'Università parigina, l'Università di Tolosa, dove, tra le materie

aristotelici alla maniera di Avicenna, che ottennero l'effetto di divulgare rapidamente tra i latini il vasto sapere dello Stagirita. La parafrasi albertina, oltre che opera di divulgazione, rappresenta anche il primo tentativo serio di ripensare cristianamente il peripatetismo. Per cui Alberto dev'essere considerato il vero fondatore dell'a. cristiano.

Ma la sintesi più completa, più duratura e che sorpassa di gran lunga il rifacimento albertino e porta l'impronta dell'originalità del genio e quella di s. Tommaso d'Aquino, discepolo di Alberto. Il quale ripensò Aristotele usufruendo degli autori neoplatonici e cristiani, antichi e contemporanei, dando vita ad un sistema filosofico del tutto nuovo e che non può essere meglio designato che col nome di «tomismo» (v.) nel quale, però, l'ossatura principale è costituita dagli elementi aristotelici e cristiani. Il tomismo rappresenta, possiamo anche dire, l'espressione più cospicua dell'a. ortodosso e moderato, mentre l'avverosimo ne sta a rappresentare la corrente radicale ed eterodosso.

L'a. eterodosso, o avverosimo, subì due condanne dal vescovo di Parigi, nel 1270 e nel 1277. Tra le teorie condannate nel 1277 si trovano alcune proposizioni aristoteliche accettate da s. Tommaso. Ma questa doveva essere l'ultima rivincita che i maestri di teologia ancora platonizzanti si presero contro l'a. moderato, perché, grazie specialmente all'Aquinate, esso fu introdotto in tutte le scuole e divenne parte integrante della scienza ufficiale della Chiesa, sia filosofica che teologica (scolastica).

BIBL.: Un'opera fondamentale per la comprensione più aggiornata di questo capitolo della storia della filosofia è: van Steenberghen, *Siger de Brabant*, II: *Siger dans l'histoire de l'aristote-lisme* (Les philosophies belges, 13), Louvain 1942. L'opera di van Steenberghen contiene inoltre una bibliografia principale pubblicata sul complesso argomento. Per altre indicazioni bibliografiche di minor conto, relative a temi più particolari, cf. il *Bulletin de théologie au

x. et médiévales*, nelle diverse annate

Per la documentazione storica: H. Denifle e A. Chatelain, *Chartularium Universitatis Parisiensis*, 4 voll., Parigi 1889-97; id. *Antiquarium Chartularii Universitatis Parisiensis*, 4 voll., (il 3° e 4° a cura di C. Samaran e E. R. van Moë), ivi 1894-1938. Gerardo Brun

2. L'A. MODERNO. - In questo periodo di evoluzione dell'a. non si tratta più di una ripresa integrale di esso, bensì di una concezione filosofica del mondo, più o meno sistematicamente elaborata in base a certi elementi fondamentali aristotelici, procedendo i vari filosofi secondo criteri diversi e con diversi compiti, secondo le varie esigenze storiche, culturali, ambientali e religiose.

Possiamo distinguere varie tappe di questa evoluzione, le quali però, sotto l'aspetto problematico e storico-evolutivo, non sono strettamente connesse l'una con l'altra: 1) il neo-a. italiano del Rinascimento con movimenti analoghi (più deboli) in Francia, Spagna, Inghilterra; 2) l'a. scolastico; 3) l'a. protestantico; 4) la rinascita aristotelica nel sec. XIX che, nei vari aspetti (sistematico, interpretativo e storico) dura fino ad oggi.

I. *Neo-a. italiano del Rinascimento*. - I motivi che diedero impulso alla prima fase dell'a. si possono distinguere in due categorie. La prima comprende i vari nessi, materiali-formali o problematico-metodici, con la scolastica. La filosofia del Rinascimento, infatti, con l'intenzione di una nuova fondazione metodica della visione del mondo, può in un certo senso considerarsi come continuazione del pensiero scolastico, in quanto assume da esso alcuni gruppi di problemi fondamentali (logico, criteriologico, metafisico, non tanto quello ontologico), i quali esigenza una profonda riflessione sui principi metodici; esigenza che si fece sentire ancor più nelle scienze naturali. Alla seconda categoria di motivi appartengono i vari influssi

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provenienti dal contatto con l'a. orientale e con le vivaci discussioni svolgenti tra i filosofi arabi sul significato e valore di esso, specialmente in confronto alla filosofia platonica. Sono precisamente questi influenti che determinano in gran parte la singolare fisionomia polemica e sincretistica dell'a. del Rinascimento. In seguito ai contatti con la letteratura orientale sorse il problema di un doppio a., avverristico cioè e alessandrinista, che rese assai arduo il compito degli aristotelici del Rinascimento di scoprire l'Aristotele genuino, che le traduzioni e i commenti, rispecchiano il pensiero dell'uno o dell'altro indirizzo, non conducevano ad una assoluta oggettività. (I principali traduttori del periodo sono: B. Bressarone, T. Gaza, Argiropulo, Giorgio di Trebisonda, L. Bruni, E. Barbaro).

Il rinnovato a. trovò appoggio e coltivazione scientifica specialmente a Padova (con diramazioni a Bologna, Pavia, Ferrara, Siena e Napoli) ove s'era conservata la tradizione dell'a. avverristico. Come primo rappresentante dell'influsso avverristico alla Università padovana è da considerarsi il medico e filosofo Pietro d'Abano (v.). Essenzialmente compilatore, le sue traduzioni sono senza importanza; spetta però a lui il merito di avere introdotto i Problema pseudoraristotelici nell'ambiente filosofico occidentale. Molto usata fino ai tempi umanistici fu la sua opera principale Conciliator differenarium philosophorum et praecipue medicorum. Oscuro rimane il rapporto di Pietro con le idee fondamentali della filosofia araba (ad es., eternità del mondo e della materia) e particolarmente con la teoria avverristica dell'unità dell'intelletto.

Comunque, nonostante ogni entusiasmo per l'autorità di Averroè, Pietro non ha mai sostenuto e promosso le idee avverristiche con quella audacia che caratterizza il capo degli avverristi parigini Giovanni di Jandun ed il suo amico Marsilio da Padova. Giovanni difende l'eternità dell'universo e del moto come lo Stagirita e gli Arabi, e afferma energicamente il principio della doppia verità. Con le idee avverristiche congiunge uno scetticismo che senza riserve predomina nel campo della psicologia metafisica. Insieme a Marsilio, Giovanni sviluppò inoltre un a. etico-politico eterodoso. Nello spirito di Giovanni intese l'avverrismo anche Paolo Veneto (m. nel 1429), noto per i suoi commenti, piuttosto enciclopedici, della Fisica aristotelica; i suoi testi di logica (con qualche influsso occamistico) furono ufficialmente imposti a Padova.

Un discepolo di Paolo Veneto, Gaetano da Thiene (m. nel 1455), professore poi a Padova, tentò la conciliazione di avverrismo e dottrina ecclesiastica. Sulla stessa linea di oscillazione tra ragione e fede, tra A. e Averroè, seguirono A. Achillini, N. Vernia, A. Nifo, M. A. Zimara. Notevole è il tentativo dello Zimara di interpretare l'unità dell'intelletto umano nel senso dell'unità dei principi universali del conoscere.

In questo periodo si ebbe pure la prima edizione tipografica di Averroè a Padova nel 1472.

Intanto incomincia a sorgere l'a. alessandrinista, che si ricollegò con Aristotele attraverso i commentatori greci, specialmente Alessandro d'Afrodisia, con tendenze schiettamente deistico-naturalistiche contro quelle alquanto mistico-panteistiche dell'avverrismo, con cui convenne però nel negare la possibilità dei miracoli e l'immortalità dell'anima individuale in senso assoluto. Il fondatore di questa Pomponazzi (v.), cui si deve la massima crisi dell'a. avverristico.

L'influsso del Pomponazzi fu grande. Ricordiamo fra i suoi discepoli: S. Porta, G. Contarini, poi avversario, lo spagnuolo Sepúlveda. Dipende da S. Porta, ma anche da Nifo, A. Césalpino, un aristotelico non precisamente classificabile come avverrista o alessandrinista. Anche il più noto aristotelico della scuola di Padova del sec. XVI, G. ZABARELLA, GIACOMO (v.), famoso per i suoi scritti logici, viene annoverato ora tra gli avverristi ora tra gli alessandrinisti. Il successore alla sua cattedra, C. Cremonini (l'Aristotele redivivo), 1550-1631, ancora più esplicitamente dello Zabarella, proclama l'autonomia della fisica come scienza, secondo i principi dell'a. genuino, e la sua esigenza di fondarsi esclusivamente sulla esperienza.

Mentre si svolgevano queste lotte intorno alla logica, fisica e metodo di Aristotele, la Poetica segna un trionfo. Nel 1498 Giorgio Valla ne dà la prima traduzione. Varie edizioni e traduzioni si ebbero in seguito per opera di A. de Pazzi, F. Robortello, B. Segni, P. Vettori, L. Castelvetro, A. Piccolomini, L. Salviati.

Sul finire del sec. XV l'a. ha una ripresa in Francia con G. Lefèvre d'Etaples (Faber Stapulensis), commentato per i scritti di Aristotele e purificato di esso da «fal-sificazioni» scolastiche, e col suo discepolo C. Bouillé che tentò una singolare fusione di Aristotele con il neoplatonismo del Cusano.

In Inghilterra si mantenne sempre una forte tradizione aristotelica, almeno nelle questioni generali di filosofia metafisica fino alla metà del sec. XVII; il suo centro principale è a Oxford con I. Sanderson, I. Case, R. Crankarthorp, T. Wilson, R. Lever; importante come metafisico M. Carpenter; K. Digby tentò una conciliazione delle idee fondamentali metafisiche peripatetiche con la corrente cartesiana e la nuova scienza naturale. Anche in F. Bacon lo studio della natura è ancora strettamente legato all'orizzonte aristotelico-scolastico.

Il rinforzare dell'a. era, per tutto il periodo, ostacolato da seri contrasti a cui finalmente soccombette. I rappresentanti del platonismo non senza fortuna si sforzavano di dimostrare Platone consono al cristianesimo più di Aristotele. Una delle opere più caratteristiche di questa controversia è il libello violento De platonicae atque aristotelicae philosophiae differentia (scritto in greco) di G. Pletone (1355-1450) a cui si sponde Giorgio da Trebisonda con la Comparatio Platonis et A. (1458). Replica il card. Bessarione, riconoscendo i meriti scientifici di Aristotele, ma anteponendogli Platone nel campo teologico-filosofico. Altre forti reazioni nascevano più tardi da parte di scienziati contro l'astrazionismo e la tendenza qualitativa (anziché quantitativa), che comandarono le soluzioni dei problemi fisici date dagli aristotelici in contrasto con Galilei; accanto ad es. F. Patrizzi (1529-97). Alla logica di Aristotele si opposeva energicamente L. Vives (1492-1550) in Spagna e P. de la Ramée (1515-172) in Francia.

Ma non furono queste reazioni dal di fuori a decidere la sorte dell'a. del Rinascimento, bensì piuttosto deficienze intrinseche che causarono la sua quasi totale scomparsa al sorgere della nuova filosofia con Cartesio. Istituendo un esame oggettivo non si può non constatare che era un tentativo di fondazione e sistematizzazione di una visione del mondo con mezzi inadeguati e insufficienti. La questione del metodo, che prima di tutte le altre s'impose, non era stata risolta, malgrado qualche buon germe, ad es. in Pomponazzi; conseguentemente si osservano delle polemiche senza valido criterio di discernimento, dei tentativi sistematici senza adeguata penetrazione dei problemi e, peggio ancora, il principio filosoficamente indegno, della doppia verità. Il troppo attaccamento alle tradizioni impedì la comprensione del pensiero autentico di A., e questa incomprensione a sua volta, fu una delle cause principali per cui si omise l'elaborazione di una dottrina sistematica dell'essere. Furono trascurate le profonde intuizioni metafisiche dello Stagirita, mentre si accentuarono sempre più le sue teorie fisiche ormai superate. Tutto questo, insieme al formalismo in logica ed all'astrazionismo e deduttivismo sotto l'aspetto metodico, escluse ogni possibilità di un vero ripotenziamento dell'a.

2. A. scolastico. - Invece di segnare un esordio di progresso, la grande sintesi aristotelico-tomista storicamente e speculativamente divenne una sosta, forse

per il suo carattere troppo sistematico e, per conseguenza, chiuso. Infatti, negli scolastici ortodossi dal sec. xiv
in poi si osserva, essenzialmente, una riaffermazione del pensiero aristotelico-tomista insieme con la convinzione di possedere l'a. genuino (quindi poche preoccupazioni eseggetiche), ma senza notevoli progressi speculativi, specialmente nei secc. xvii e xviii.

I primi continuatori, teologicamente più che filosoficamente interessati, commentavano opere di Aristotele e di S. Tommaso: così Capreolo (1380-1444), il card. Gaetano (1486-1534) che tenne fede all'a. tomista nell'ambiente avverristico padovano, e Silvestro da Ferrara (1474-1526); cf. C. Giacon, La seconda scolastica, parte I: I grandi commentatori di S. Tommaso, Milano 1944. Nel sec. xvi una vigorosa ripresa aristotelico-tomista si ha solo nella scolastica spagnola: F. da Vitoria, M. Cano, D. Soto, D. Báñez, Fr. Toledo, G. Vásquez, fedeli tomisti; L. Molina, F. Suárez, piuttosto eclettici, sono aristotelici in logica (con influssi eccessi) ed in fisica, accettando pure, particolarmente l'ultimo, decisivi motivi ontologici e metafisici dal pensiero dello Stagirita. Sono da notare gli importanti Commentari colleghi Conimbricensis Societatis Iesu (Coimbra, 1582-1606) su varie opere di A. (ideatore principale P. Fonseca, 1528-97). Nel sec. xvii all'a. tradizionale rimangono fedeli alcuni tomisti di valore: Giovanni di S. Tommaso, Silvestro Mauro. L'importanza storica di questa direzione strettamente scolastica dell'a. sta principalmente nell'aver tenuto vivo il pensiero di Aristotele, nell'aver conservato un alto livello speculativo, anche mancando, come si è detto, di un vero progresso problematico: e ciò ne risponde più un vigoroso ripresa nel sec. xix, dopo un arrammento ed anche smarrimento, in mezzo alle correnti moderne, per circa un secolo e mezzo.

3. A. protestantico. - Un quadro del tutto differente dalla scolastica ortodossa, divenuta nel sec. xvi ormai stagnante, offre l'evoluzione progressiva dell'a. nel protestantismo.

Questa evoluzione cominciò col ritorno ad Aristotele, iniziato da Melantone (1497-1560), che anche sotto l'influenza dell'a. italiano conduceva ad una completa rinascita della filosofia aristotelica. Intorno al 1600 anche la metafisica di Aristotele fu inquadrata nel nuovo sistema dottrinale, da venga seguito alla filosofia protestantica nel sec. xvii la sua particolare impronta. Uno dei particolari più importanti fu la crescente tendenza di autonomizzazione dell'ontologia. In stretto contatto pure con la scolastica venivano trattate e criticamente discusse le questioni tradizionali dell'a. metafisica dell'essere; sotto alcuni punti di vista, questa direzione era più aderente ad Aristotele della stessa scolastica ortodossa. Questo indirizzo, il cui momento speculativo ancora oggi è conosciuto solo in generale ed al quale apparteneva un centinaio di filosofi in parte valenti e produttivi, per l'intero sec. xvii predomino quasi in tutto lo studio universitario nella Germania e, sebbene con un'ora esclusività, in Olanda. Tra i più noti aristotelici di questa corrente sono: D. Cramer, C. Martini, G. Gutke, V. Fromm, A. Calov, C. Timpler, O. Casmann, che di- pende anche dall'a. italiano.

Considerando il suddetto indirizzo nell'insieme si può parlare realmente di un certo approfondimento del pensiero metafisico di Aristotele che merita considerazione. Nel sec. xviii, principalmente sotto l'influsso del pietismo nonché dell'illuminismo, la corrente, nella seconda metà del sec. xvii tanto promettente, si arrestò quasi di colpo. Però il suo influsso si fa notare ancora fino agli immediati predecessori di Kant. Questo era pure l'ambiente in cui il giovane Leibniz si formò (Lipsia, Jena), e l'influsso di esso si osserva in alcune delle teorie fondamentali del filosofo (entelechia, causalità, finalismo). Meno studiato è il rapporto innegabile che lega Spinoza e Clauberg a questo ramo della scolastica (cf. P. Petersen, Geschichte der aristot. Phil. im protestant. Deutschland, Lipsia 1921; M. Wundt, Die deut-sche Schulmetaphysik des xvii. Jahrhunderts, Tubingen 1939. Quest'ultimo contiene anche un elenco completo dei centri principali e di tutti gli autori con le loro rispettive opere, edizioni, ecc.).

4. Rinascita aristotelica del sec. xix. - Un nuovo ricollégamento con Aristotele si verificò nel sec. xix, sebbene, anche la filosofia moderna, da Cartesio in poi, non fosse riuscita a sottrarsi del tutto allo spirito dello Stagirita. Nonostante però si riconoscesse l'indiscutibile grandezza di Aristotele, per una quasi abissale diversità metodica tra le due correnti aristotelica e moderna, nessun rinnovamento dell'a. sembrava realizzabile. Sotto l'impulso della nuova valutazione della storia del pensiero filosofico da parte dell'idealismo, ma anche per reazione contro lo stesso idealismo e contro la superficializzazione positivistica, accanto alle direzioni filosofiche dominanti nel sec. xix si venne a formare un nuovo a.; contribuì a questa formazione anche la magnifica edizione critica di I. Bekker (Berlino 1831, sgg.). Si sviluppò così abbastanza rapidamente un fervore particolare di studi aristotelici, non senza partecipazione della scolastica riformerete.

L'antesignano del nuovo movimento aristotelico extra-scolastico fu F. A. Trendelenburg (1802-72). Per Trendelenburg Aristotele è e deve essere l'essenziale base storica di ogni speculazione filosofica; egli elaborò una logica in base ai principi aristotelici, opponendola a quella hegeliana (Elementa logica arist., Berlino 1836), nella quale tendenza F. Ueberweg pienamente convenne con lui (pensare è rappresentare l'essere); nella metafisica prevalse l'idea finalistica. Gli studi e l'indirizzo fondamentale di Trendelenburg esercitarono un influsso profondo su Fr. Brentano che, conoscendo a fondo anche gli scolastici, divenne noto poi per i suoi studi eseguiti su Aristotele, introdusse molti concetti aristotelici nella cultura filosofico-moderna tedesca e, con F. Bolzano, destò in quell'ambiente un nuovo interesse per la metafisica aristotelica. Tra altri sono anche da ricordare: R. Eucken (Die Methode der arist. Forschung, Berlino 1872), Th. Waitz (ed. dell'Organon, Lipsia 1844-46), C. A. Brandis e H. Bonitz (studi sulla filosofia greca), F. K. A. Schwegler (Metaphysik des A., Tubingen 1847-48). Questa vasta indagine aristotelica sviluppandosi in un primo tempo molto accentuatamente in Germania, ebbe poi forte risonanza in altri paesi dove si venne a risultati non meno importanti (in Francia: Hamelin, Ravisson, Robin, Carteron, Tricot; in Inghilterra: Jackson, Joachim, Hicks, Ross).

Intanto il lavoro principale della suddetta corrente si svolse piuttosto nel campo eseguito con lo scopo di discernersi dell'a. genuino e condusse alla riabilitazione del pensiero e valore filosofico di esso (Eucken, Prantl), mentre l'interesse propriamente sistematico era desto innanzi tutto presso la neo-scolastica dell'epoca e i simpatizzanti con essa (Kleutgen, Von Hertling, Baeumker, Rolfes, Mansion, Colle). Nello sviluppo filosofico odierno l'a. aporetico, anziché quello sistematico, è diventato forza impulsiva ad es. nell'etica e ontologia di Nic. Hartmann e altri, che non trascurano però le sue grandi durevoli intuizioni, ovvero le scoprono indipendentemente (ad es., H. Driesch, [v.]). Jos. Geyser, nelle sue discussioni sulla filosofia moderna e contemporanea, ha fatto egregiamente valere i principi fondamentali dell'a.

Tutti questi studi storici, eseguiti, sistematici fecero intendere sempre più l'importanza del problema circa l'evoluzione intrinseca del pensiero filosofico dello Stagirita. W. Jaeger ha per primo esposto tutti i problemi riguardanti la genesi della metafisica aristotelica e cercato di chiarire la questione dell'evoluzione dottrinale di Aristotele dal platonismo iniziale al personale pensiero della maturità (Aristoteles. Grundlegung einer Geschichte seiner Entwicklung, Berlino 1923, ed altri scritti), non senza critiche da parte di altri competenti (cf. A. Mansion, La genèse de l'œuvre d'A. d'après les travaux récents, in Rev. Néoscolast. de phil., 29 [1927], pp. 307-41, 423-66); in Italia seguono alquanto l'indirizzo dello Jaeger, E. Bignone ed E. Oggioni.

Bibl.: Manca uno studio complessivo, mentre non scarseggiano monografie, specialmente per l'a. del Rinascimento; tra i manuali di storia della filosofia è indispensabile informare F. Ueberweg, Grundris der Geschichte der Philosophie, III, 12a ed., Berlino 1924; IV, 12a ed., ivi 1923; I, 12a ed., ivi 1926, per le

edizioni, traduzioni e commenti moderni. La bibliografia generale e speciale è aggiornata in C. Carbonara, Il secolo XV, Milano 1943, pure in W. Windelband - H. Heimseth, Lehrbuch der Geschichte der Philosophie, Tubinga 1935.

Oltre gli autori ed opere già citati, tra i più rappresentativi sono da ricordarsi per la prima fase: F. Fiorentino, P. Pomponazzi, Firenze 1868; id., Bernardino Telesio, ossia studi storici sull'idea della natura nel Risorgimento italiano, Firenze 1874; id., Il risorgimento filosofico nel Quattrocento, Napoli 1885 (postumo); G. Voigt, Die Wiederbelebung des klass. Altertums, 2a ed., Berlino 1880; B. Nardi, Intorno alle dottrine filosofiche, di Pietro d'Abano, in Nuova Riv. Storica, 4 (1920), pp. 81-97, 464-81; 5 (1921), pp. 300-13; id., Sistemi di Brabante nel pensiero del Rinascimento Italiano, Roma 1945; A. Demp, Geisteswissenschaftliche Aufgaben der Erforschung der Renaissance-Philosophie, in Deutsche Vierteljahrschrift für Literaturwissenschaft und Geistesgeschichte, 7 (1929), n. 4; E. Troilo, Averroismo e a. padovano, Padova 1939; E. Garin, A. e platonismo nel Rinascimento, in La Rinascita, 2 (1939), pp. 641-71. Sui primi inizi dell'averosimo padovano, V. F. Ueberweg, II, 11a ed., Berlino 1928, pp. 612-19. Sui rapporti tra scolastica e filosofia naturale del Rinascimento, V. le opere di P. Duhem e A. Maier, - Per la seconda fase, oltre l'op. cit. di C. Giacon, K. Werner, Franz Suarez und die Scholastik der letzten Jahrhunderte, 2 voll., Ratisbona 1861 e 1886, e gli scritti di M. Lechner e B. Jansen, - Per la terza fase: E. Weber, Die philosophische Scholastik des deutschen Protestantismus in Zeitalter der Orthodoxie, Lipsia 1907. - Per la quarta fase: F. Ueberweg, IV, passim; H. Windischer, Franz Brezina und die Scholastik, Novato Picard.