AUSTRIA

AUSTRIA - Tavola votiva proveniente dal convento di S. Lambrecht (1450 ca.), di Hans von Tübingen - Graz, Galleria.

gresso di Vienna (1815), l'instaurazione del sistema reazionario della «Santa Alleanza». In seguito alle esperienze fatte però si sentì il bisogno di ricorrere alla Chiesa e alla religione come garanzia e fondamento dello Stato. Di qui il celebre motto «Trono e Altare», il quale potrebbe servire, in certo modo, come denominatore del periodo seguente, fino alla caduta dell'impero.

Il periodo fino alla rivoluzione del 1848, il cosiddetto «Vormärz», è caratterizzato da una parte, da una continua dominazione statale sulla Chiesa, però in misura via via decrescente, benché tra l'alta burocrazia persistesse per parecchio tempo ancora il vero giuseppinismo; dall'altra parte incomincia una crescente reazione cattolica, la quale aveva trovato, sin dal 1808, e proprio a Vienna, un propagatore esimio nella persona del redentorista s. Clemente Maria Hofbauer. Egli seppe riunire intorno a sé le migliori forze della nobiltà, i più insigni personaggi della politica, della scienza, della letteratura, la gioventù universitaria, e l'«Hofbauerkreis» (circolo hofbaueriano) divenne una delle più efficaci cause della restaurazione cattolica (Fed. Schlegel, filosofo; Ad. Müller, politico; Gius. Klin-kowstrom, pedagogo; Zace. Werner, Em. Veith, poeti e oratori sacri; per non dire degli Eichendorff, Brentano, Gunther, Baader, ed altri). Il riformatore della Storia, il vescovo Rom. Seb. Zangerle, fu discepolo del Santo, come Gregorio Ziegler, vescovo di Linz, e soprattutto il celebre Otmaro Gius. Rauscher, vescovo di Graz, poi di Vienna e cardinale. Ma anche nelle province incominciarono a sorgere nuove forze; vi contribuirono validamente i Redentoristi, fondati dal Santo (1820), e i Gesuiti, riammessi nel 1826, con le missioni e gli esercizi al popolo e al clero. Anche tra il clero secolare si fece strada un certo risveglio (Schlor a Graz, l'arcivescovo Gruber a Salisburgo, il venerabile Tschiderer, vescovo di Trento, ed altri).

L'anno 1848 fece crollare tutto il sistema dell'assolutismo; si precipitò nel pieno liberalismo, tanto che in certe sfere ecclesiastiche si rimpiangeva persino il giuseppinismo, il quale, almeno, nella sua forma moderata, aveva garantito alla Chiesa una certa libertà di azione e di diritti. Nel 1855 fu concluso finalmente il Concordato, stipulato, vincendo poche opposizioni (i vescovi ungheresi) soprattutto grazie all'arcivescovo di Vienna Rauscher, ed al ministro conte Thun. Il Concordato ebbe la cattiva sorte di essere legato ad un nuovo periodo di assolutismo statale, cessato il quale (1876), l'instaurazione del sistema parlamentare, con tutta la sua sequela di partiti, liberali, nazionali, sociali, democratici, in continua lotta tra di loro, in continuo cambio di leghe e di opposizioni, coinvolse ben presto la Chiesa nella lotta politica. Dopo la guerra fratricida tedesca del 1866, si ebbe la crescente pressione delle diverse nazionalità componenti l'impero austriaco e del nazionalismo tedesco (protestantilebrale). Nel 1868 furono emanate, senza alcuna intesa con la S. Sede, leggi in materia di matrimonio, di scuole miste, e di libertà dei culti; contro le quali protestò Pio IX nell'allocuzione concistoriale del 22 giugno 1868. Finalmente, la definizione dogmatica dell'infallibilità del 1870, diede al ministero Beust il pretesto di denunziare unilateralmente il Concordato, perché (come si legge nel decreto imperiale di abrogazione) il Concordato «è decaduto da sé, in forza della recentissima dichiarazione della S. Sede sulla pienezza della potestà del Capo supremo della Chiesa Cattolica». Le veementi lotte per la scuola, per il carattere religioso del matrimonio ed altre, condusse sopra quasi ad un vero «Kulturkampf» (varie leggi furono arbitrariamente emanate, soprattutto nel 1874, sui rapporti con la Chiesa, sui benefici ecclesiastici e diritto di patronato, sull'esercizio del ministero parrocchiale ecc.), ma l'atteggiamento personale dell'imperatore Francesco Giuseppe e alcuni suoi diretti interventi (egli impedì, ad es., l'arresto, già ordinato dal governo, del vescovo di Linz, Fr. G. Rudigier) risparmiarono all'A. lo scatenarsi violento della lotta. Le leggi in materia ecclesiastica, infatti, sebbene emanate unilateralmente in violazione del Concordato, erano in complesso tutt'altro che ostili alla Chiesa; tanto che Leone XIII, in una lettera del 15 giugno 1887 al card. Rampolla, suo segretario di Stato, poté affermare che, la «pietà insigne» dell'imperatore e «la sua devozione verso la S. Sede... fa sì che esistano tra la S. Sede e quell'impero le migliori relazioni». Intanto crebbero di forza le organizzazioni cattoliche (Vogelsang e il partito conservatore cattolico; Lueger e i

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cristiano-sociali), la stampa (Vaterland, Reichspost; il «Presseverein» nelle province); anche la vita religiosa del popolo, alquanto decaduta col liberalismo, si risvegliò (organizzazioni religiose di svariatissimo carattere, lavoro missionario, i pp. Abel S. I. (v.), Freund redentorista, istituzioni numerose di educazione, beneficenza cattoliche, di Ordini e di Congregazioni), ecc., nonché l'attività dei cattolici nel campo culturale, scientifico, letterario (Kralik e il «Gral», la «Leogesellschaft», ecc.). La «Los-von-Rom-Bewegung» (movimento antiromano) allo scorcio del sec. XX, il crescente liberalismo di tinta protestante e tedesca della borghesia, e il movimento operaio socialista, alienarono molti dalla Chiesa, che appariva sempre più legata all'operato dei partiti cattolici, non senza grave danno per la sua attività indipendente. Un'altra grandiosa manifestazione dell'A. cattolica davanti al mondo si ebbe nel 1912, col Congresso eucaristico internazionale. La rivoluzione interna del 1918, l'inevitabile crollo della monarchia asburgica, e lo sfacelo, con questa, di tante istituzioni, legami, ordini plurisecolari, produssero per molti anni, nella nuova piccola repubblica austriaca, gravi convulsioni politiche, e misero a dura prova anche tutta l'attività della Chiesa.

La vita esterna, sebbene la Costituzione austriaca del 10 ott. 1920 riconoscesse molti dei diritti della Chiesa, era difficile per molti preconcetti, nutrìti specialmente dagli Stati succeduti alla monarchia; la sua vita interna ancor più difficile per la situazione economica disastrosa, e per le lotte dei partiti. Tra questi i socialisti si mostrarono sempre più apertamente atei e antireligiosi, mentre i tedesco-nazionali inclinarono verso un assorbimento della piccola repubblica dalla parte della Germania e non negarono mai la loro avversione contro la Chiesa cattolica; i soli cristiano-sociali cercarono indefessi una ricostruzione, su base cristiana, della nuova A. Indimenticabile l'opera svolta felicemente, specialmente sul campo politico internazionale, dal cancelliere mons. Ignazio Seipel, il quale gettò così le fondamenta sulle quali poteva sorgere la costruzione politica, di carattere prettamente cattolica, del cancelliere Engelberto Dollfuss. Era troppo naturale che la Chiesa desse tutto il suo appoggio a una tale politica, ispirata alle direttive del Vangelo e dei Papi per un socialismo veramente cristiano. Man mano che questa opera politica andò perfezionandosi, crebbe anche l'attività puramente religiosa, sociale, e culturale della Chiesa stessa (si ricorda, nella Mostra della stampa cattolica a Roma, il salone austriaco; il movimento liturgico, col centro in Klosterneuburg, diretto dal p. Pio Parsch; l'unione accademica). La politica cristiana del Dollfuss ebbe intanto il suo doppio coronamento nella nuova Costituzione della Confederazione austriaca (Österreich. Bundesstaat) in base alle corporazioni (Ständestaat), con equa distribuzione dei poteri e dei diritti tra tutti i ceti della popolazione, con principi cattolici per l'educazione, il matrimonio, la legislazione sociale; e col nuovo Concordato, pubblicato insieme alla Costituzione il 10 maggio 1934.

Il Concordato, le trattative per il quale erano state iniziate fin dal 17 marzo 1931, e che fu firmato il 5 giugno 1933, è uno dei più completi e perfetti che si conoscono. Lo spirito di esso è riassunto nei primi tre paragrafi dell'art. 1: «La repubblica austriaca assicura e garantisce alla Santa Chiesa cattolica romana nei vari suoi riti il libero esercizio del suo potere spirituale ed il libero e pubblico esercizio del culto. Riconosce alla Chiesa cattolica il diritto di emanare, nell'ambito della sua competenza, leggi, decreti e ordinanze; non impedirà né renderà difficile l'esercizio di questo diritto. Nell'adempimento del loro ministero spirituale è dovuta agli ecclesiastici la protezione dello Stato». Tra le altre disposizioni fondamentali, si ricorda: il riconoscimento della Chiesa cattolica come società di diritto pubblico (art. 2; cf. art. 29 della Costituzione del 1934); e il rinvio al diritto canonico per tutte le altre materie, relative a persone e cose ecclesiastiche, delle quali non tratta il Concordato (art. 22).

Le leggi emanate dalla Repubblica austriaca per l'attuazione del Concordato, in qualche punto sembrano divergere alquanto dalle disposizioni concordatarie (la legge matrimoniale del 1934 è modellata in parte su quella italiana del 1929).

Ma mentre l'A. cattolica ancora una volta tentò di ravvivarsi secondo le sue plurisecolari gloriose tradizioni religiose, incominciò a farsi sentire vieppiù la pressione della Germania nazionalsocialista di Hitler, con violenze di ogni genere quali l'attentato e la morte di Dollfuss (25 luglio 1934). Infine la piccola Repubblica soccombette, col cosiddetto «Anschluss», 13 marzo 1938, che fece scomparire insieme al nome «A.» anche tutte le opere e le istituzioni cattoliche del paese. Da allora in poi il cattolicesimo austriaco segui le sorti religiose del cattolicesimo nel «grande Reich», fino alla liberazione ed al riacquisto dell'indipendenza del Paese, accaduti nel 1945, indipendenza alquanto precaria a causa dell'occupazione quadripartita con le inevitabili conseguenze. Fu però concessa la costituzione del governo centrale e dei governi nelle singole province, le elezioni alle camere e la vita costituzionale, in base però alla costituzione del 1920.

La ripresa, materiale e spirituale, dopo l'oppre

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(propr. P. Liof)
Austria - Madonna, statua di M. Pacher; il bambino è del sec. xix - Salisburgo, altare maggiore ( 1486-98 ) della chiesa dei Francescani.

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AUSTRIA - Stalli del coro della cattedrale di S. Stefano, opera di Guglielmo Rollinger (1476-86), completamente distrutta nel 1945 - Vienna.

nazista e tutti i danni della guerra, è molto faticosa. Conosci della sua missione la Chiesa cattolica aiuta questi sforzi di rigenerazione, allargando la sua attività specificamente religiosa verso l'organizzazione della carità in tutte le sue forme più moderne, e delle opere sociali. Da notare la « Wiener kath. Akademie », fondata nel 2014, per coltivare, sotto l'aspetto della dottrina cattolica, le scienze e le indagini scientifiche; il « Kath. Laienjahr », un istituto sorto sotto la pressione nazista (1940) e ricostruito nel 1945, con un corso biennale per la formazione di laici in aiuto al ministero sacerdotale; il « Seminar für kirchliche Frauenberufe », eretto dalla conferenza dell'episcopato austriaco nel 1947 a Vienna, per la formazione delle donne a tutte le opere di carità, il soccorso sociale e l'istruzione religiosa. A Salisburgo i Benedettini dell'arcibisanzio di S. Pietro, sotto la direzione dell'episcopato, hanno fondato un « Institutum liturgicum », per indirizzare il movimento liturgico su base sicura verso una più ampia azione tra il popolo. Il periodo nazista, con l'oppressione esercitata dal regime e la resistenza della Chiesa, è descritto e documentato nelle opere di K. Rudolf, Aufbau im Widerstand; ein Seelsorge-Bericht aus Österreich 1938-1945, Salisburgo 1947, e di J. Fried, Der Nationalsozialismus u. die kath. Kirche in Österreich, Vienna 1948.

Notizie statistiche. - L'A. dopo la guerra si estendeva per 83.868 kmq., e, secondo il censimento del 1934, aveva 6.760.233 ab. (nel 1939 un altro censimento ne dava 6.880.800); Vienna, la capitale federale, ebbe 1.874.130 abitanti.

Di questi, 6.112.658 erano cattolici, vale a dire il 90,5%; il resto erano: evangelici (di confessione augustana o elvetica) 295.452; israeliti 191.481; vecchi cattolici 36.776; senza religione 106.080; diversi 7.105. La circoscrizione ecclesiastica comprende due sedi metropolitane: Vienna, con i suffraganei Sankt Pölten e Linz; Salisburgo, con Gurk (residenza in Klagenfurt), Seckau (con residenza in Graz), e due amministrazioni apostoliche: Burgenland (sotto Vienna), e Tirolo-Vorarlberg, con sede a Innsbruck; secondo il Concordato, Innsbruck sarebbe stato elevato a sede vescovile; ma gli eventi non permisero l'esecuzione. Si contano 6 seminari minori e 4 maggiori; di più 4 facoltà teologiche (Vienna, Graz, Innsbruck e Salisburgo); ci sono religiosi (di 37 Ordini) 3600; e religiose (di 54 Ordini) 16.200. I cattolici dirigevano 1050 scuole private. Ulteriore materiale statistico si trova in: C. de Waal, General-Schematismus der kath. Pfarrämter und Ordensniederlassungen in Österreich, Innsbruck 1934; J. Gurtner, Der Sächsikerlaus und die religiösen Orden Österreichs, Vienna 1934; Ecclesia-Almanach 1948, ivi 1949, utile per le ultime statistiche ecclesiastiche.

Bibl.: È impossibile dare qui una bibliografia anche relativamente completa. La bibliografia storica dell'A. che, nel suo apogeo dominava (con Carlo V) due mondi, ed è, per la sua situazione geografica, il cuore dell'Europa, ha provocato una letteratura storica immensa. Informazioni quasi complete ne danno K. e M. Uhlirz, Handbuch der Geschichte Österreichs, 2 voll., Graz 1927-30; L. Reiter, Österreichs Staats- u. Kulturgeschichte, Klagenfurt 1948.

Interessanti notizie sulla situazione geografica, geo-politica e geo-culturale sono in H. Gsteu, Länderkunde Österreichs, 2a ed., Innsbruck-Vienna 1948, con eccellente bibliografia razionale.

Per informazioni sulla storia politica in generale si raccomandano le opere seguenti: F. Krones-M. Uhlirz, Österreichische Geschichte, 4 voll., Berlino 1915-23; - Più breve: H. Hantsch, Geschichte Österreichs, I (unico uscito), 2a ed., Innsbruck 1947 (va fino al 1948, con ottima bibliografia). Per il seguito si può consultare l'ottimo studio dello stesso H. Hantsch, Die Entwicklung Österreichs, Ungarns zur Grossmacht (Herders Geschichte der führenden Völker, 15), Friburgo 1933. La storia degli ultimi decenni, e specialmente nell'ultimo periodo dell'esistenza politica dell'A., tracciato da mano maestra, è in K. Schuchnigg, Dreiund Österreich, Vienna 1937.

Chi desidera piuttosto informazioni sul complesso della storia culturale dell'A., in tutte le sue ramificazioni (arte, religione, commercio, scienza, ecc.) consulterà con grande profitto F. M. Mayer-F. R. Kaindl-H. Pirchegger, Geschichte und Kulturleben Deutschland, 3 voll., 2a ed., Vienna 1929-37, con ampia bibliografia; o la collezione di monografie, tutte di primi autori, raccolte da J. Nadler-H. V. SERBIA, sotto il titolo: Österreich: Erbe und Sendung im deutschen Raum, Salisburgo-Lipsia 1936. Ciascun articolo è corredato da una bibliografia ragionata.

Quanto alle fonti della storia ecclesiastica austriaca, molto materiale è stato raccolto nei vari volumi dei Monumenta Germaniae Historica (si consultano gli indici); ma conserva ancora in molte parti il suo pieno valore l'opera di H. Pez, Scriptores rerum austriacarum, 3 voll., Lipsia 1721-45.

Per la storia ecclesiastica si deve ancora notare l'opera di A. Klein, Geschichte des Christentums in Österreich und Steiermark, 7 voll., Vienna 1840-52; tra i recenti: C. Wolfsgruber, Kirchengeschichte Österreichs-Ungarns, ivi 1909; e soprattutto l'opera purtroppo incompleta di F. Tomek, Kirchengeschichte Österreichs, I (il solo uscito), 8. 1935, che va fino al 1500 a., con ricca bibliografia, elenchi dei vescovi, e delle parrocchie-madri. Utilissimi complementi si hanno in J. Thaurer, Atlas der kath. Missionsgeschichte, St. Gabriel 1932; e nella ricchissima collezione di carte e schemi, preparata da G. Lüdicke-L. Mackenzie, Deutsche Kulturatlas, la parte: Katholische Religionsgeschichte, Berlino 1934. Merita una speciale menzione l'Istituto storico austriaco in Roma, fondato nel 1881 da Teodoro V. Sickel, noto editore del Liber diurnus (Vienna 1889), cui seguì, come direttore, il barone L. V. PASTORE, il noto storico dei papi. Per l'elenco delle pubblicazioni dell'Istituto cf. Ph. Denzel, Das Österr. Hist. Institut in Rom, 1901-1913, Vienna 1914, p. 61; 3a ed.: H. Kramer, Das Österr. Hist. Institut in Rom, 1881-1931, Roma 1932, p. 45.

Quanto alla storia recentissima, si veda J. Hollenstein, Das Konkordat, Lipsia-Vienna-Berlin 1934; e G. di Meglio, De novissimo Austriae regimine, Città del Vaticano 1936.

Per ciò che riguarda l'archeologia, si deve notare che gli scavi archeologici vengono sostenuti e pubblicati ufficialmente dall'Istituto archeologico austriaco, il quale ha fatto anche celebri scavi all'estero, come ad Efeso, a Salona e altrove. Una buona sintesi su quanto concerne l'epoca classica e paleocristiana in Austria, si trova in R. Egger, Die österreichischen Länder im Altertum, in Nadler-Srbik, Österreich (sopra citata); id., Die frühchristliche Kunst in Österreich, in K. Ginhart, Die bil

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