Enciclopedia Cattolica vol. VII, 1951 Teologia morale Morale generale

IRA

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COLLERA rimanda qui.

IRA - Affresco di Giotto (1303-1305) - Padova, Cappella degli Scrovegni, zoccolo a monocromato.
IRA - Affresco di Giotto (1303-1305) - Padova, Cappella degli Scrovegni, zoccolo a monocromato.

IRA. - Dal latino ira, detta anche collera, è una deviazione dell'istinto che porta a difendersi, quando si è assaliti, respingendo la forza con la forza.

I. NOZIONE

Si può considerare come passione e consiste nel bisogno di reazione, determinato da una contrarietà fisica o morale o da un patimento qualsiasi, che suscitano una violenta emozione di tutte le forze tendenti a vincere la difficoltà. Come tutte le passioni, non ha una moralità propria e può essere diretta al bene e al male.

Si può considerare ancora l'i. come sentimento, ed è allora il desiderio di vendetta, o meglio la brama di respingere e di punire l'aggressore. Il desiderio di vendetta in sé considerato non ha ancora ragione di peccato. Il peccato sta nella cupidigia disordinata, cioè nel non contenere il desiderio di vendetta nei suoi giusti limiti e nel non dirigerlo verso obiettivi ragionevoli.

Vi è infatti un'i. legittima, che è la molla per atti virtuosi, ad es., la correzione degli altri (com'è il caso di Gesù con i mercanti del Tempio [Jo. 2. 13-17]); e c'è un'i. illegittima (che è uno dei peccati capitali) e importa un violento e smodato desiderio di punire il prossimo senza tener conto delle dovute condizioni e si oppone alla virtù della mansuetudine. Spesso poi si accompagna all'odio e si trasforma in sentimento più meditato e durevole, che non si arresta a respingere l'aggressione, ma passa a trarne vendetta con conseguenze più gravi.

II. MALIZIA

Per determinare la malizia dell'i. si deve prima rilevare se il disordine proviene dall'oggetto morale stesso oppure dall'eccesso nel modo.

Se il disordine deriva da parte dell'oggetto, sia che si desideri una vendetta ingiusta, sia che si desideri la vendetta non secondo l'ordine di ragione, sia che la vendetta sia desiderata non per il fine dovuto, che è la conservazione della giustizia e la correzione della colpa, si ha per sé, prescindendo cioè dagli altri costitutivi del peccato, materia di peccato grave, perché ci si oppone alla carità ed alla giustizia. Tuttavia il più delle volte i moti dell'i. sono venialmente peccaminosi, perché imperfettamente deliberati.

Se il disordine riguarda il modo di inquietarsi, si ha un peccato veniale in sé, che a causa delle circostanze può divenir mortale, come se qualcuno per la veemenza dell'i. prorompe in bestemmie, o procura un grave danno alla propria salute.

III. EFFETTI

Gli effetti sono descritti in maniera efficace e vivida dagli stessi filosofi pagani (Seneca, De ira, l. I, n. 2), che all'i. attribuiscono i delitti più gravi, dall'omicidio alle lotte civili, dai dissensi familiari alla guerra. Ma anche senza giungere a tali eccessi, l'i. è fonte di un gran numero di colpe, perché fa perdere il controllo di se stessi. È perciò anche un grande ostacolo alla perfezione spirituale, turbando il raccoglimento interno, le relazioni con il prossimo, la ponderazione.

Bibliografia3 opere
BIBL.: A. Tanqueray, Compendio di teologia ascetica e mistica, trad. it. di F. Trucco-L. Giunta, Roma-Parigi 1927, nn. 857-863, pp. 335-38; St. Carton de Wirt, Tractatus de peccatis et citit in genere, 5ª ed., Malines 1932, pp. 165-66, n. 113; B. H. Merkelbach, Summa theologiae moralis, II, 5ª ed., Parigi 1947, nn. 1028-29, pp. 968-80.

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Di Pietro Palazzini

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Testo originale: Enciclopedia Cattolica, vol. VII (1951), coll. 184–185.

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Palazzini, Pietro. “Ira.” In Enciclopedia Cattolica, vol. VII, coll. 184–185. Città del Vaticano: Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1951. https://azioneromana.com/it/article/ira.

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Palazzini, Pietro. “Ira.” Enciclopedia Cattolica, vol. VII, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1951, coll. 184–185. Azione Romana, https://azioneromana.com/it/article/ira.

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