ESTE, FAMIGLIA d'. - Discendeva da un ramo
degli Obertenghi, di origine longobarda. ALBERTO
AZZO II (m. nel 1097), pronipote del marchese Oberto
I, vissuto nel sec. X, fissò la sua residenza nel feudo
di E. e si considera perciò il capostipite degli Estensi.
Il suo primogenito, adottato crede dallo zio Guelfo III
di Carinèa e nominato da Enrico IV duca di Ba-
vierà, continuò, con il nome di Guelfo IV, la casa
guelfa. Dall'altro figlio, Folco, discese il ramo
italiano, che con il figlio di lui, OBEZZO (m. nel 1193),
si trasferì a Ferrara, dove gli Estensi disputarono
ai Torelli ghibellini la supremazia cittadina. A
Obezzo I successe il nipote AZZO VI (m. nel 1212),
che parteggiò dapprima per Ottone IV, poi, dopo
la scomunica di questi, aderì a Innocenzo III e
n'ebbe incarico di accompagnare in Germania
Federico II. Dei suoi figli, ALDOBRANDINO (m. nel
1215), in lotta con Padova, perdette il castello di
E.; beata (v.); l'altro figlio
AZZO VII (m. nel 1264), successo al fratello, com-
batté contro Federico II, partecipò alla battaglia
di Parma, e fu proclamato podestà dai Ferraresi,
ponendo così le basi della signoria. Capeggiò la
lega che nel 1259 disfecce Ezzelino. Una sua figlia
naturale, BEATRICE II (v.), sposò Andrea II re d'Un-
gheria. Ad AZZO VII, essendogli premorì il figlio
Rinaldo, successe il figlio naturale di questo, OBEZZO I
(m. nel 1403), che fu alleato di Carlo d'Angiò e
nel 1288-89 s'impadronì di Modena e di Reggio. Sua
figlia BEATRICE, andò sposa a Nino giudice di Gallura
e poi a Galeazzo Visconti (v. Dante, Purg., VIII,
vv. 73-81). Con l'altro figlio, AZZO VIII (m. nel 1308)
ha inizio un periodo di decadenza.
Una lega di signori avversari gli fece perdere Mo-
dena e Reggio. Alla sua morte le contese per la succes-
sione permisero all'Angioino di occupare Ferrara in no-
me di Clemente V, che gliala lasciò in custodia. Ma nel
1317 i Ferraresi si ribellarono, richiamando i nipoti di
AZZO VIII e i loro cugini, Rinaldo, Niccolò e Obezzo,
che aderirono alla parte ghibellina. Dopo l'infelice di-
scesa di Ludovico il Bavaro, RINALDO (m. nel 1335) si
accordò con il Papa e ne riebbe Ferrara come feudo della
Chiesa. Nel 1336 OBEZZO II (m. nel 1352), partecipando
alla lega contro Giovanni di Boemia, recuperò Modena,
della quale suo figlio ALDOBRANDINO (m. nel 1361) ebbe
l'investitura da Car-
lo IV. Ad Aldobran-
dino successe il fra-
tello NICCOLÒ II (m.
nel 1388), e a questi
l'altro fratello AL-
BERTO (m. nel 1393),
che fu alleato di Gian
Galeazzo Visconti e
di Venezia contro i
Carraresi. Alberto
fondò nel 1391 l'U-
niversità di Ferrara.
Il suo figliuolo natu-
rale NICCOLÒ III
(m. nel 1441) conso-
lidò la potenza della
famiglia. Principe
dissoluto e crudele
(scoperta una tresca
fra la moglie Parisi-
na Malatesta e il fi-
gliastro Ugo, mandò
a morte entrambi),
ma governante scal-
trissimo, dopo la morte di Gian Galeazzo Visconti ampliò
i suoi domini, e nelle guerre tra Filippo Maria Visconti e
Venezia, abilmente destreggiandosi fra i contendenti, riu-
ci a conservarli. Gli successe il figlio naturale LEONELLO
(m. nel 1450), discepolo del Guarino, che riformò lo
Studio ferrarese e fece della città uno dei maggiori centri
di cultura del Rinascimento. Seguì un altro figlio naturale
di Niccolò, BORSO (m. nel 1471), che fu come il fratello
un protettore illuminato delle arti, a giunse ad ottenere
da Federico III il titolo di duca di Modena e da Paolo II,
nel 1471, quello di duca di Ferrara. Sotto il suo nome è
conosciuto uno dei più ricchi codici del mondo: la Bibbia
di Borso, eseguita per suo mandato a Ferrara fra il 1455
e il 1461, oggi alla Biblioteca Estense di Modena (cf.
G. Treccani degli Alfieri, La Bibbia di Borso d'Este,
Milano [1942]). A Borso successe ERCOLE I (m. nel 1503),
figlio legittimo di Niccolò III, che nella guerra con Ve-
nezia perdette il Polesine e durante la discesa di Carlo VIII
si mantenne neutrale. Dei figli di Ercole, BEATRICE fu
sposa di Lodovico il Moro; ISABELLA, moglie di Fran-
cesco II Gonzaga duca di Mantova, ebbe larga fama per
la sua raffinata cultura; IPPOLITO (v. sotto) fu cardinale.
L'altro figlio ALFONSO I (v. ALFONSO I d'ESTE, duca di
FERRARA) sposò in seconde nozze Lucrezia Borgia, dalla
quale ebbe IPPOLITO II (v. sotto), cardinale. Gli successe
il figlio della prima moglie Anna Sforza, ERCOLE II
(m. nel 1559) che si riconciliò con la Chiesa al tempo
di Paolo III e fu poi alleato di Paolo IV contro la Spagna.
Dalla moglie Renata di Francia Ercole ebbe LUIGI
(v. sotto), cardinale, LUCERZIA, moglie di Francesco Maria
della Rovere duca d'Urbino, ed ELBONORA, entrambe
famose per i loro rapporti con il Tasso, e ALFONSO II
(v. ALFONSO II d'ESTE, duca di FERRARA). Con lui si estinse
la successione legittima di Niccolò III; e per sua designa-
zione doveva succedergli CESARE (m. nel 1628), figlio di
un bastardo di Alfonso I, ma Urbano VIII non volle ri-
conoscerlo e gli mosse guerra. Cesare affidò le trattative a
Lucrezia duchessa d'Urbino, la quale stipulò la conven-
zione di Faenza (1598) per cui Ferrara passava alla Chiesa,
e Cesare si ritirò a Modena. Qui gli successe il figlio AL-
FONSO III (m. nel 1644), che fu padre di RINALDO, cardi-
nale e vescovo di Reggio. Alfonso, dopo la morte della
moglie Isabella di Savoia, si fece frate e abdicò a favore
del figlio FRANCESCO I (m. nel 1658), che combatté prima


IPPOLITO I d'E., cardinale. - N. a Ferrara il 20 nov. 1479 da Ercole I e da Eleonora d'Aragona, m. a Ferrara il 2 sett. 1520. Ancor fanciullo ebbe l'arcivescovato di Strigonia (Esztergom), in Ungheria. Quattordicenne fu creato cardinale diacono con il titolo di S. Lucia in Silice. Nel 1496 fu nominato arcivescovato di Milano, e nel 1503, da Pio III, vescovo di Ferrara. Ebbe in seguito i vescovati di Narbona e di Modena e l'abbazia di S. Maria di Pomposa. Nel 1497 ottenne di permutare la sede di Strigonia con quella di Agria (Eger). Fu più abile politico ed esperto condottiero che buon ecclesiastico. Il duca Alfonso lo tenne in gran conto e lo associò di fatto nel governo dello Stato, escludendone gli altri fratelli. Nella guerra della Lega di Cambrai prese parte attiva alle operazioni militari e fu il principale artefice della vittoria che le milizie ferraresi riportarono a Polesella sulla flotta veneziana. Nel 1510 il rifiuto di Alfonso a partecipare alla Lega Santa, e la sua rinnovata alleanza con Luigi XII attirarono sugli Estensi l'ostilità di Giulio II; e quando il Papa minacciò Ferrara, egli animò i cittadini a resistere e a difendere l'indipendenza del ducato. Chiamato dal Papa a Roma, mandò in sua vece l'Ariosto; poi temendo la collera di Giulio, si ritirò a Parma e di lì nel suo vescovato di Agria, dove rimase due mesi. Nel 1517 si recò di nuovo in Ungheria e vi si trattenne tre anni. Nell'apr. del 1520 tornò a Ferrara a morì cinque mesi dopo.
La fiducia esclusiva che gli dimostrava Alfonso eccitò contro Ippolito l'aspro risemimento dei fratelli Giulio e Ferrante. Queste invidie, e una rivalità nei favori di Angela Borgia damigella di corte, dettero origine a un fosco dramma familiare. I servi di Ippolito aggredirono Giulio, che scampò all'insidia ma ne ebbe la vista menamata. Poiché Alfonso non volle punire Ippolito, Ferrante e
(fot. Anderson)
ESTE, FAMIGLIA d' - Ritratto di Ercole I d'E. Dipinto di D. Dossi (primi del sec. XVI) - Modena, Pinacoteca Estense.
