IRAQ. - Stato arabo dell'Asia anteriore, comprendente i bacini inferiori del Tigri e dell'Eufrate e parte dei finitimi deserti siriaco ed arabico.
I. GEOGRAFIA
Dei due fiumi, il secondo non ha affluenti notevoli, il primo invece raccoglie le acque scendenti dal margine montuoso di NO2 più umido, della regione iranica. Al di fuori di questi due settori più elevati (fino a 1000 m.), tutto il paese è pianura o bassopiano, per la maggior parte steppico e desertico, dato il clima caldo-ascitutto, di netto stampo continentale, con inverni brevi e relativamente freddi, e lunghe, torride estati.All'II. settentrionale, poverissimo di pioggia e perciò spopolato, fiancheggiato com'è da un arido tavolato, si contrappongono le regioni meridionali, fertilizzate dalle acque e dal limo dei fiumi gemelli, che a Bagdad si riuniscono in un unico corso (Satt el-'Arab). L'ampiezza del territorio, i cui confini non sono ben definibili (eccetto che verso l'Iran), è valutata variamente (da 292 a 452 mila kmq.), ma l'area adatta alle colture, che in parte corrisponde alla zona montana settentrionale e in parte ai lembi irrigati in prossimità dei fiumi, non tocca neppure i 30 mila kmq. (sebbene ne sia previsto un considerevole ampliamento).
Della popolazione (4, 8 milioni di ab.) i 9/10 sono Arabi, con minoranze curde, turche ed ebree. Più che l'agricoltura, che produce cereali (frumento, riso, grano, tarocco, tabacco, oppio, frutta e soprattutto datteri (80% del raccolto mondiale), e l'allevamento (7,4 milioni di ovini, latte, carni, pelli, ecc.), spicca, nell'economia «iraqena», l'industria estrattiva, che ha una voce sola: il petrolio. Tutto il cerchio montano orientale da Mossul al Golfo Persico ne è imbevuto. La produzione (4, 5 milioni di tonn. nel 1948) ha superato il livello prebellico. Modesta, invece, l'importanza delle altre industrie (tessile, manifattura tabacchi, saponificio). Strade (640 kmq. di camionabili) e ferrovie (1850 kmq.) sono ancora inadeguate al bisogno. Modernamente attrezzato il porto di Başrah. La capitale Bagdad conta 285 mila ab.; seguono, per importanza, Başrah (80 mila ab.) e Mossul (80 mila ab.).
L'II. è una monarchia ereditaria costituzionale, con due camere, di cui una elettiva.
II. STORIA CIVILE
La trattazione della storia dell'II. è condizionata dal significato che si attribuisce a questo nome. Esso designerebbe infatti a rigore soltanto quella parte della regione fra i fiumi Tigri ed Eufrate che va dal Golfo Persico fin circa all'altezza di Bagdad, mentre la zona fra i due fiumi al di sopra di questo punto si chiama più propriamente Mesopotamia. Tuttavia, poiché 'I. è attualmente la denominazione dello Stato che governa le due regioni, s'interdice per storia dell'II. la trattazione delle vicende di entrambi i territori, proiettando nel passato un'unità che, effettiva dal punto di vista geografico, non lo fu per molti secoli politicamente.L'II. fu centro di imperi autonomi tra il IV millennio e il 538 a. C. Poi divenne provincia, non sempre unitaria, di imperi stranieri, fino al 1918, anno in cui si iniziò la storia del nuovo Stato nazionale «iraqeno», prima sotto il protettorato inglese e poi, dal 1932, in effettiva indipendenza. Si dovrà dunque, per una conoscenza più ampia della storia «iraqena» fino al 1918, riferirsi successivamente alle voci: SUMERI; BABILONESI; ASSIRI; PERSIA; ISLAM.
Il periodo antico della storia «iraqena» è di alta proprietà politica e culturale; sulle rive dei due fiumi, favorita dalle favorevoli condizioni economiche e geografiche, fuori una delle più grandi civiltà dell'oro antico. Componenti etnici ne furono i Sumeri, primi ad attestarsi nella regione, ed i Semiti. Popolazioni sumeriche compaiono nel sud della regione (Babilonia) fin dal IV millennio, formandovi piccole città-Stato e sviluppando una evoluta cultura. Intorno al 2400 (secondo la recente cronologia «bassa») si affermarono nella stessa zona i Semiti, già da tempo presenti alla periferia delle città in condizioni di nomadismo, e fondarono l'Impero babilonese, che, attraverso varie dinastie intramezzate da invasioni straniere, durò fino a 1500, per cedere poi ad un lungo periodo di dominazione non semitica (i Cassiti: ca. 1500-1150). Al nord nel frattempo andava affermandosi l'Impero assiro, che con Telgathphalasar (1115-1093) si estese da un lato fino al Golfo Persico, dall'altro fino al Mediterraneo. Dopo un lungo periodo di prosperità gli Assiri caddero nel 612 ad opera dei Medi e dei Babilonesi; questi ultimi conobbero un ultimo periodo di fioritura dal 612 al 538, anno in cui anche il loro Impero ebbe fine per opera di Ciro.
Con la conquista di questo, l'II. passa a far parte dell'Impero persiano e vi rimane, sotto la dinastia degli Achenemidi, fino alla conquista di Alessandro Magno (131 a. C.). Dopo la morte di lui e la divisione del suo Impero, l'II. andò ai Seleucidi, che vi governarono dal 132 fino al 140 a. C. Quindi la regione tornò a far parte dell'Impero persiano, prima sotto gli Arsacid (140 a. C.-226 d. C.) e poi sotto i Sassanidi (226-637 d. C.). Durante questa fase della dominazione persiana, vi furono pericolose lotte prima con Roma e poi con Bisanzio nel nord-est, dove i Romani avevano costituito dall'epoca di Traiano (sec. II d. C.) una provincia di Mesopotamia.
La battaglia di Qadisijjah (637 d. C.) segna la conquista araba dell'II. e la sua inclusione nell'Impero islamico. L'amministrazione araba distinse le due provincie dell'II. propriamente detto al sud e della Mesopotamia (al-Gazirah) al nord. Facendo perno sui campi fortificati di Kufah e di Başrah, destinati a divenire importanti città, gli Arabi si spinsero oltre nella conquista dell'Asia centrale. Sotto il quarto califfo 'Ali (656-61), che portò la sua residenza a Kufah, l'II. divenne centro dell'Impero e della lotta contro l'antagonista Mu'awijah; questa lotta, che terminò con la vittoria di Mu'awijah e con l'avvento per ca. un secolo della sua dinastia, gli Umajjadi (661-750), lasciò tracce profonde nell'II. : mentre il centro dello Stato si spostava in Siria, l'II. divenne sede turbolenta del movimento politico-religioso favorevole ad 'Ali, la 'Ali, e dell'altro movimento eterodosso uscito dalla vicenda, il bāriqismo (v. sétte). Violenta si affermò la discordia tribale. Alcuni grandi governatori umajjadi (Zijād b. Abihi, al-Hāgāg, Hālid al-Qasrī) riuscirono tuttavia a contenere le agitazioni, promuovendo al contempo lo sviluppo economico del paese, legato essenzialmente ai canali di irrigazione. L'opera continuò nei primi tempi della dinastia 'abbaside (750-
(propr. Ene. Catt.)

1258), che portò proprio nell'II. il centro dello Stato, costruendovi la nuova capitale Bagdad; nei secc. IX e X la regione raggiunse alta prosperità, incrementata dal commercio che vi s'irradiava verso l'Oriente e l'Occidente; i grandi fattori di agitazione si attenuavano o scomparivano nella nuova situazione politica. Poi, la decadenza del califfato 'abbáside fu anche decadenza dell'II. Pur permanendo la sovranità nominale dei califfi, vi si affermarono dinastie di diversa origine, tra cui prevalsero i persiani Buwajhidi e i turchi Selgūqidi. Quindi, nel 1258, il califfato scomparve sotto l'ondata dei Mongoli, che portarono nell'II., con la distruzione dei canali d'irrigazione e l'abbandono di ogni opera di sviluppo economico e commerciale, un lungo periodo di decadenza. Dinastie mongole si succedettero nella regione; poi vi passò sopra l'ondata di Timur Lang (Tamerlano: 1393). Nel 1500 l'II. fu annesso alla Persia dallo Sāḥ Ismā'il. Infine, nel 1534, fu conquistato da Solimano il Grande agli Ottomani, sotto cui rimase, pur tra alterne lotte con la Persia, fino alla fine della prima guerra mondiale (1918).
Il 1918 segna l'inizio della nuova storia dell'II. Ma già da qualche tempo si era avviato il risollevamento economico della regione, sia per opera dell'amministrazione turca, sia per l'interesse che le risorse economiche e la posizione geografica dell'II. destavano nelle grandi potenze europee. In particolare per l'Inghilterra, l'II. costituiva una essenziale via di congiungimento tra il Mediterraneo e l'Oceano Indiano; all'inizio della guerra mondiale, gli Inglesi sbarcarono nel Golfo Persico e nel 1917 conquistarono Bagdad. Nel 1920 l'II. fu affidato al mandato britannico e nel 1921 fu costituito regno sotto Fajsal, figlio dello sceriffo del Hijāz Husayn e noto per un precedente Siria (v.). Fajsal regnò dal 1921 al 1933. Il suo governo segnò fasi decisive del progresso del nuovo Stato in sede economica (importante soprattutto lo sfruttamento delle risorse petrolifere) ed amministrativa. D'altronde, vi furono sin d'allora periodiche agitazioni, rivelanti i contrasti che tuttora rendono difficile la vita del paese: essi sono dovuti ai problemi delle minoranze etniche (Armeni, Curdi) e religiose (cristiani, ebrei, jazidi). Altre difficoltà causarono i rapporti con l'Inghilterra, tendendo l'II., come gli altri Stati arabi del dopoguerra, ad ottenere l'indipendenza. Questa fu sancita, con la fine del mandato,
dal Trattato del 1932, pur conservando l'Inghilterra notevoli diritti economici e militari. A Fajsal successe Gazi (1933-39), sotto cui si ripeterono contrasti ed agitazioni politiche. Nel 1939 salì al trono Fajsal II, di 6 anni, sotto la reggenza dello zio 'Abd al-Ilah. Scoppiata la seconda guerra mondiale, la propaganda italo-tedesca ebbe buon gioco: nel 1941 prese il governo, con un colpo di stato, Rasid 'Ali al-Kajlan, che nominò un nuovo reggente (Saraf) e si oppose agli sbarchi inglesi a Basrah; gli Inglesi marciarono allora su Bagdad, il governo di Rasid 'Ali al-Kajlan fu rovesciato e fu reintegrato il reggente di prima. Nel 1943 l'II. dichiarò guerra alla Germania; nel 1945 aderì alla Lega tra gli Stati arabi.
Tra gli avvenimenti postbellici, sono rimarchevoli le insurrezioni curate del 1945 e 1947, che testimoniarono il permanente stato di agitazione delle minoranze. Nel 1948 è stato concluso a Portsmouth un nuovo trattato anglo-iraqiano, che però è stato successivamente ripudiato dall'II. sotto la pressione di agitazioni popolari. Sciolto il Parlamento, si sono tenute nuove elezioni e si sono succeduti diversi governi. L'ultimo, presieduto da Tawfiq as-Suwajdi (5 febbr. 1950), mostra tendenze favorevoli alla ripresa delle trattative con gli Inglesi, come pure al recente progetto di unione siro-iraqiana.
III. STORIA ECCLESIASTICA
Poiché l'II. fino alla conquista araba faceva parte dell'Impero persiano, per la storia religiosa, V. PERSIA. Il cristianesimo è in seguito rappresentato dai nestoriani (v.); col sec. XVI risorge caldei (v.). Al presente la popolazione è prevalentemente (79%) araba. L'islamismo è la religione di Stato. Prevalgono gli 'Iti. Però la famiglia reale e i ceti dominanti sono sunniti.1. Situazione legale dei cristiani
La Costituzione del 1924 garantisce per tutti, nell'art. 13, la libertà religiosa. L'art. 18 promette a tutti i cittadini ugua-
glianza riguardo ai pubblici impieghi. Nella pratica però per un cristiano è molto difficile occupare un posto alto. L'art. 16 garantisce alle comunità il diritto di avere scuole proprie. Gli artt. 78-80 trattano dello statuto personale e garantiscono alle diverse comunità propri tribunali religiosi. In questi ultimi tempi si nota nella legislazione una pericolosa tendenza al laicismo, che mette in rischio i privilegi delle comunità, come avviene in Turchia. Nel 1940 è stata emanata una legge che sottomette le scuole cattoliche al controllo dello Stato. Nel 1947 è apparsa una legge sui tribunali religiosi, che li fa dipendere dal controllo statale.
2. Situazione delle scuole
Malgrado la sfavorevole legge scolastica del 1940, la situazione delle scuole cattoliche è sensibilmente migliorata in questi ultimi anni. È vero però che la maggioranza delle scuole delle comunità sono ancora nelle mani del governo e condotte secondo lo spirito musulmano. Le scuole dei missionari godono peraltro di sufficiente libertà. La scuola superiore dei Gesuiti a Bagdad fiorisce molto ed è frequentata dai figli delle più cospicue famiglie musulmane. Dal 1944 i Domenicani hanno a Mossul una scuola superiore.3. Situazione delle comunità cattoliche
Esiste nell'II. una delegazione apostolica con residenza a Bagdad. La comunità più importante è quella dei caldei, che conta ca. 160.000 fedeli. Essi appartengono al patriarcato di Babilonia, che ha come diocesi patriarcali Mossul e Bagdad, e alle quattro diocesi di Ker-kük, Akra, Amadia e Zähö. I siri cattolici hanno le diocesi di Bagdad e Mossul con 23.000 fedeli, gli armeni la diocesi di Bagdad con 2500 fedeli, i melletti il vicariato patriarcale di Bagdad con 2500 fedeli; i latini la diocesi di Bagdad con 750 fedeli. Tra i missionari europei sono i Carmelitani Scalzi, Domenicani, i Gesuiti e le Suore della Presentazione.
Cristiani non cattolici. — I siri monofisiti o giacobiti sono 12.000, gli armeni monofisiti 15.000, i nestoriani 30.000 e gli «ortodossi» di origine bizantina 230.
Per altre notizie V. CALDEI; NESTORIANI.