MEIOSI

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MEIOSI. - La m. (termine introdotto da Farmer e Moore, 1905) è il meccanismo di riduzione dei cromosomi (v. cromosoma) dalla condizione diploide (2n), caratteristica di tutte le cellule degli individui di una specie, nella condizione apioide (n) dei gameti (o cellule sessuali) maturi: spermatozoi e uova (v. fecondazione; gameti e gametogenesi). Tale condizione di apioidia è necessaria perché, con la unione dello spermatozoo con l'uovo, nella fecondazione, si ristabilisca il numero diploide caratteristico della specie.

La m. è stata illustrata da Van Beneden (1809-94) e da Boveri nella maturazione dei gameti di un verme nematode, parassita dell'intestino dei cavalli, l'ascaris megalocephala, materiale che si è prestato assai favorevole per questa osservazione per l'esiguo numero di cromosomi (2n = 4 nella varietà bivalens; 2n = 2 nella univalens). Tuttavia l'intima essenza del processo, caratterizzato dall'accoppiamento dei cromosomi omologhi di origine materna e paterna, è stata chiarita solo successivamente con gli studi dei fratelli Schreiner (1905) in un anellide (tomopteris), di Grégoire nelle piante, di Agar in lepidosiren, di Janssens negli urodeli, di Winivarter nella oogenesi di molte specie e con le osservazioni più recenti di Darlington, White e molti altri.

La m. si inizia dallo stadio di oocite (nella serie femminile) o di spermatocite (nella serie maschile) che, alla fine del loro accrescimento, sono detti di I ordine. Questa cellula presenta quindi due divisioni successive che portano alla formazione così di quattro cellule; nella linea maschile le quattro cellule sono tutte eguali (spermatidi) e si trasformeranno in quattro spermatozoi atti alla fecondazione, nella linea femminile invece una risulta grossa e carica di tuorlo, l'uovo, e tre piccolissime, senza tuorlo, che degenerano (corpuscoli polari o polociti).

Ma, mentre si hanno dallo stadio di oocita o spermatoctile due citodieresi, ovvero due divisioni del corpo cellulare, si ha una sola cariodieresi, ovvero divisione del nucleo, caratterizzata dallo sfaldamento dei cromosomi in un numero doppio di cromatidi che, mentre nella divisione normale, o mitosi, si distribuiscono nelle due cellule figlie (che quindi conservano lo stesso numero iniziale di elementi), qui vengono distribuiti nelle quattro cellule figlie, che quindi vengono ognuna ad avere una metà del numero normale. Tale distribuzione avviene nella seconda citodieresi, mentre nella prima i cromosomi, sfaldati nei loro due cromatidi, si accoppiano (gli omologhi di origine materna e paterna) per poi rissepararsi e distribuirsi nelle prime due cellule prodotte dalla prima divisione. Il momento dell'accoppiamento, che avviene nelle fasi di diplotene e diacinesi, è particolarmente importante poiché si ammette, secondo la concezione di Morgan del crossing-over, che avvengano scambi più o meno numerosi ed estesi di parti tra gli omologhi materni e paterni. Le coppie degli omologhi, già sfaldati nei singoli cromatidi, si dicono tetradi.

Lo schema (v. fig) illustra tale processo, come è desumibile dalla spermatogenesi delle cavallette, dove, essendo i vari cromosomi di lunghezza diversa, risulta più evidente l'accoppiamento degli omologhi.

La m., nel suo insieme e nei suoi particolari di unione dei cromosomi omologhi materni e paterni e di scambio, assume un notevole valore per le concezioni cromosomiali della eredità (v. genetica).

BIBL.: M. J. D. White, Animal cytology and evolution. Cambridge 1948; G. Cotronei, Biologia e zoologia generale, 4° ed., Roma 1949; C. D. Darlington - K. Mather, The elements of genetics, Londra 1949. Alberto Stefanelli