ORDINI EQUESTRI PONTIFICI. - Sono le corporazioni istituite dai romani pontifici al fine di ricompensare le persone benemerite per servizi resi alla Chiesa (cf. Pio X, preambolo al breve Multum ad excitandos del 7 febbr. 1905; Acta S. Sedis, 37 [1904-1905], pp. 565-71); essi sono cinque, e cioè:
I. ORDINE SUPREMO DEL CRISTO (MILIZIA DI N.S.G.C.). - L'istituzione di questa preminente decorazione pontificia (da non confondersi con la «Milizia di Cristo» fondata da S. Domenico), si riconnette con la soppressione dell'Ordine dei Templari, allorché i reali del Portogallo, Dionigi I e s. Elisabetta, stabilirono nel 1318 di sostituirlo nel loro regno con un Ordine cavalleresco, sotto il nome di Cristo, per la difesa contro i Mori, che già premevano ai confini dell'Algarvia. Da Avignone, con la cost. Ad ea, ex quibus del 14 marzo 1319 (cf. Bullarium Romanum, IV, Roma 1644, pp. 277-84), Giovanni XXII lo confermò e ne stabilì le regole, che furono poi quelle dei Cistercensi; dispone inoltre che la nuova Milizia di Gesù Cristo seguisse le stesse osservanze dell'Ordine di Calatrava, ed accordò nuovi beni in aggiunta a quelli che «Ordo quondam Templi» possedeva in Portogallo e nell'Algarvia. Il nuovo Ordine si sviluppò estendendosi in breve anche in Spagna, Francia, Italia e Germania.
Eugenio IV ebbe poi a risolvere alcune controversie giurisdizionali, limitando inoltre con una sua bolla la giurisdizione dei visitatori ed autorizzando i cavalieri ad esigere le decime sui territori conquistati ai musulmani; Callisto III investì l'Ordine anche della giurisdizione spirituale con il diritto di conferire i benefici nei luoghi da esso dipendenti. Nel 1499 Alessandro VI, e poi Giulio II, liberarono i cavalieri dai voti solenni concedendo loro di potersi sposare. L'Ordine venne così a perdere il suo carattere originario, divenendo in tal modo un semplice ordine cavalleresco, che riconosceva nel pontefice il proprio capo, il quale era rappresentato nel Portogallo da un amministratore perpetuo nella persone degli stessi sovrani portoghesi, cui incombeva perciò il giuramento, secondo apposita formula, di fedeltà ai papi ed alla Chiesa di Roma. Altri invece sostennero la duplicità dell'Ordine, cioè la coesistenza di un ordine pontificio e di uno portoghese, perché è certo che l'Ordine del Cristo veniva conferito sia dai pontefici che dai sovrani del Portogallo; e mentre i cavalieri portoghesi erano numerosi, i pontefici, al contrario, usarono concedere tale decorazione soltanto a personaggi di rango elevato, per cui è rimasto all'Ordine quell'alto prestigio che ne fa oggi la massima decorazione pontificia. Tale preminenza su tutti gli altri O. e. p., è stata esplicitamente dichiarata da Pio X nel breve Multum ad excitandos; il Papa disponeva inoltre che l'insegna propria di tale Ordine fosse costituita da una croce latina di smalto rosso con sovrapposta una croce bianca più piccola, e pendesse dal collo, raccomandata, anziché ad un nastro di seta rossa come prima, ad una collana d'oro, formata di scudetti alternati di cui uno recante a smalto la croce dell'Ordine, l'altro lo stemma pontificio, congiunti tra loro con nodi d'oro; apportò in pari tempo ulteriori modifiche all'uniforme ed alla placata, entro la quale la croce venne inquadrata da una corona di lauro in oro, legata in basso con un nastrino di smalto rosso.
L'Ordine supremo del Cristo è a classe unica, riservato a capi di Stato ed a principi sovrani, per la qual cosa non reca annessa, a differenza di altri Ordini supremi, alcuna speciale prerogativa nobiliare. Attualmente, secondo l'Annuario pontificio per il 1951, gli insigniti di quest'Ordine sono in numero di otto.
II. ORDINE DELLO SPERON D'ORO (MILIZIA AURATA)
Incerta è l'origine di quest'Ordine, riformato da Gregorio XVI (breve Cum hominum mentes del 31 ott. 1841; Acta Gregori PP. XVI, III, Roma 1903, pp. 178-80). L'Ordine fu sempre rivestito di speciali privilegi, quale il titolo personale di conte palatino per l'insignito e la nobiltà ereditaria per i suoi discendenti, accordati già da Pio IV. Ma, a cominciare da Paolo III nel 1539, fu concesso ad alti dignitari della corte pontificia e a talune famiglie principesche romane il privilegio di poter conferire l'Ordine; ciò avvìlì il suo prestigio e determinò soverchio affollamento nei suoi ranghi. Ne risollevò le sorti Gregorio XVI, il quale nel 1841, con il breve citato, intitolò l'Ordine a s. Silvestro papa (che secondo la tradizione l'aveva consacrato), pur lasciandogli l'antico nome di Milizia Aurata; stabilì che esso fosse composto di due classi, una di commendatori e l'altra di cavalieri, ne fissò il numero, per lo Stato pontificio, rispettivamente a 150 ed a 300; ne stabilì le esatte insegne e ne riservò la collazione esclusivamente alla S. Sede, revocando qualsiasi delegazione fatta dai predecessori.Una sostanziale modifica fu infine apportata all'Ordine dello Speron d'oro da Pio X con il breve del 7 febbr. 1905, per cui fu distaccato dall'Ordine di S. Silvestro (v. sotto) e ritornò a formare un Ordine a parte. Posto
ORDINI EQUESTRI PONTIFICI – ORDONEZ BARTOLOMÉ
sotto il patrocinio della Vergine Immacolata, Pio X lo volle composto di una sola classe di cento cavalieri, in tutto il mondo cattolico, abolendo inoltre ogni privilegio di nobiltà annesso per l’innanzi al medesimo.
L’Ordine viene conferito a coloro che con le armi, con gli scritti e con opere segnalate abbiano giovato alla cattolicità, ed ha per insegna una croce d’oro ottagona con smalto giallo e con lo sperone d’oro pendente, recante nella parte anteriore una piccola placca bianca con il nome di Maria, chiusa in un cerchietto d’oro, e nel rovescio l’indicazione dell’anno MDCCCXV con il motto « Pius X restituit ». Tale croce si porta pendente da un nastro rosso con lembi bianchi, aggirato al collo. Secondo l’Annuario pontificio per l’anno 1951, gli insigniti dell’Ordine dello Speron d’Oro sono ora tredici.
III. ORDINE PIANO
Destinato a premiare le virtù ed i meriti individuali, quest’Ordine fu istituito da Pio IX con il breve Romanis Pontificibus del 17 giugno 1847 (cf. Pii P. M. IX Acta, I, 1, Roma 1854, pp. 43-45); e lo chiamò Piano dal suo nome, rinnovando insieme l’antica denominazione dei cavalieri Piani istituiti nel 1559 da Pio IV. L’Ordine comprendeva due categorie di insigniti, ossia i cavalieri di prima e di seconda classe; i primi godevano del privilegio di nobiltà trasmissibile anche ai figli ed i secondi la sola nobiltà personale. L’insegna dell’Ordine restò fissata in una stella d’oro divisa in otto raggi azzurri recante nel centro anteriore una piccola placca bianca con sopra scritto il nome del papa fondatore Pius IX, circondato dal motto Virtuti et merito, e nel rovescio : Anno MDCCCXLVI.Dai cavalieri di prima classe, che potevano fregiarsi anche, dietro speciale autorizzazione, della placca, l’insegna veniva portata pendente dal collo raccomandata ad un nastro di seta azzurra ornato ai lembi di doppia riga rossa, mentre i cavalieri di seconda classe l’appuntavano al lato sinistro del petto. Con un successivo breve Cum hominum mentes del 17 giugno 1849, Pio IX confermò i privilegi di nobiltà annessi a tale Ordine, accordò a tutti i cavalieri di prima classe l’uso della placca e stabilì che per i medesimi l’insegna fosse portata non più pendente dal collo, ma sostenuta a tracolla, dalla spalla destra, mediante una lunga fascia di seta. Infine, con un decreto dell’11 nov. 1856, In ipso, Pio IX stabilì che l’Ordine constasse di tre categorie: cavalieri di prima classe o di gran croce, cavalieri di seconda classe o commedatori e cavalieri di terza classe, stabilendo inoltre che i commendatori portassero l’insegna appesa al collo.
Pio X, con il breve Multum ad excitandos, citato, confermò l’uso invalido presso alcuni commendatori di fregiarsi di una placca di minori dimensioni, per cui si venne a costituire un grado intermedio, detto dei commendatori con placca. Finalmente Pio XII, per adeguare il « Piano » agli altri Ordini pontifici, con breve Litteris suis dell’11 nov. 1939 (cf. AAS, 32 [1940], p. 41), abolì il privilegio di nobiltà ereditaria e personale annesso rispettivamente ai primi due gradi di quest’Ordine, che resta tuttavia il terzo per importanza tra le decorazioni conferite dai pontefici.
IV. ORDINE DI S. GREGORIO MAGNO. – Nel 1831, Gregorio XVI volle dimostrare immediatamente la propria riconoscenza ai suoi sudditi, fedeli nelle precedenti turbolenze, con l’istituire un nuovo Ordine cavalleresco, che intitolò a S. Gregorio il Grande. Le relative insegne dell’Ordine furono stabilite con il breve Quod summis quibusque del 18 sett. 1831, in una croce lavorata in oro a forma ottagona ed in smalto rosso sulla superficie, nel cui mezzo come in una piccola placca si vedesse finemente cesellata l’immagine di s. Gregorio Magno con la colomba d’oro, circondata dalla scritta S. Gregorio Magnus; al rovescio su fondo azzurro scuro si legge il motto pro Deo et principe ed in un cerchio d’oro la scritta Gregorio XVI P. M. Anno I. L’Ordine venne diviso in quattro categorie, ossia cavalieri « gran croce » di prima e di seconda classe, commendatori e semplici cavalieri. I cavalieri « gran croce » dovevano portare l’insegna sorretta da una gran fascia di seta rossa, orlata di giallo, a tracolla dalla spalla destra al fianco sinistro; costoro avrebbero potuto fregiarsi anche il petto con un’altra croce di mag
gior misura ornata di raggi e gemme. I cavalieri di seconda classe invece appendevano l’insegna al collo e portavano la gran croce a guisa di placca sul petto; i commendatori pure appesa al collo, ma senza la placca; i semplici cavalieri portavano soltanto una piccola croce pendente sul lato sinistro del petto. Con un successivo breve del 30 maggio 1834 Cum amplissima honorum, lo stesso Gregorio XVI ridusse a tre le categorie, per cui si ebbero soltanto cavalieri gran croce, commendatori e cavalieri, e stabili che per lo Stato pontificio i primi non superassero i 30, i secondi i 70 ed i terzi i 300. L’Ordine comprendeva due classi, una civile ed una militare che si distinguevano rispettivamente per la corona d’alloro in smalto verde legata in basso da un nastrino d’oro e da un trofeo d’armi in oro sovrastanti la croce. Pio IX provvide a dare un’uniforme agli insigniti, e Pio X, con il breve già citato, confermò le disposizioni precedenti.
V. S. SILVESTRO PAPA. – Sotto questo titolo aggiuntivo Gregorio XVI aveva fatto rivivere nel 1841 il vetusto Ordine dello Speron d’Oro (v. IRCANO II), decaduto dall’antico splendore, facendone quasi un Ordine nuovo, composto di due sole classi. Pio X, con il breve Multum ad excitandos del 7 febbr. 1905, distaccò dalla Milizia Aurata l’Ordine di S. Silvestro che restò diviso, alla stregua dell’Ordine Piano e di quello di S. Gregorio Magno, in tre gradi: cavalieri gran croce, commendatori e cavalieri. La forma dell’insegna rimase tuttavia la medesima, soltanto che per l’Ordine di S. Silvestro papa, messo all’ultimo posto tra le decorazioni pontificali, essa fu privata dello sperone d’oro pendente al disotto, venendo altresì smaltata di bianco e presentando nel centro, dalla parte anteriore l’immagine, con il nome scritto attorno, di papa s. Silvestro, e dalla posteriore lo stemma papale, e stampate in oro entro un cerchietto azzurro le due date della restaurazione Gregoriana e della riforma Piana, MDCCCXLII-MDCCCXV.
Tale insegna viene portata dai cavalieri gran croce sul fianco sinistro sostenuta da una lunga fascia di seta rossa e nera con i bordi rossi, dai commendatori pendente da un nastro degli stessi colori aggirato al collo, e dai semplici cavalieri pendente invece al lato sinistro del petto. La placca dell’Ordine, formata dalla croce stessa sovraposta ai raggi di una stella d’argento, è esclusiva della prima classe, potendo tuttavia venir concessa una simile, ma di proporzioni minori, eccezionalmente a quei commendatori che si siano distinti per particolari benemerenze.
L’uso delle onorificenze pontificali è autorizzato in Italia, mediante registrazione del breve di nomina, che si effettua su presentazione del breve stesso e domanda scritta dell’interessato (art. 42 del Concordato e R. D. 10 luglio 1930, n. 974).