RETZ, CARDINALE di. - Jean-François Paul de Gondi, n. a Montmirail il 20 sett. 1613, m. a Parigi il 24 ag. 1679; il Ducato di R. (o Rais) era stato conferito nel 1581 da Enrico III al maresciallo di Francia Alberto di Gondi, suo bisavo. Antonio, padre di Alberto, di nobile stirpe fiorentina, era venuto in Francia al seguito di Caterina de' Medici.
Fin da giovane dimostrò ingegno non comune: l'Histoire de la conjuration du comte de Fiesque, compilata su quella di Agostino Mascardi (1590-1640) e pubblicata nel 1631, ne attesta il gusto per l'analisi psicologica e insieme per l'intrigo. Guardato con sospetto dal Richelieu, si rassegnò allo stato ecclesiastico addottorandosi presso la Sorbona e nel 1643 fu consacrato arcivescovo titolare di Corinto ed assegnato come coadiutore allo zio, arcivescovo di Parigi. Lavorò a guadagnarsi il popolo della capitale ed a farsi rivendicatore dei privilegi eccle-

Dopo il ritorno del Mazzarino, grazie all'amnistia generale nella primavera del 1649, si alleò con il Condé caduto in disgrazia ed arrestato insieme con i membri della sua famiglia, e, sempre appoggiandosi al Parlamento, riuscì a farlo rimettere in libertà ed a cacciare nuovamente il Mazzarino (febbr. 1651). La Regina riuscì tuttavia a staccarlo dai Condé e a ottenerne l'aiuto per far dichiarare maggiorenne Luigi XIV (1651); in compenso ne caldeggiò la nomina a cardinale. Il ritorno del Mazzarino in Francia sull'ultimo dell'anno lo gettò nuovamente dalla parte ormai impopolare della Fronda. Finita questa, ritornò ai suoi intrighi, ma lo spirito pubblico non reagì affatto al suo arresto ed internamento nel castello di Vincennes (19 dic. 1652); inutili furono, di fronte all'inflessibilità della Corte, le rimostranze del clero.
Finiva così il suo ultimo ambizioso progetto di un « terzo partito » borghese e popolare fra quelli dell'assolutiamo regale e della nobiltà terriera. Intanto, morto lo zio (21 marzo 1654), il R. si trovò di diritto arcivescovo titolare di Parigi. Mazzarino lo indusse a rinunciare con la promessa della libertà; ma il Papa si rifiutò di accettare dimissioni date da un prelato non libero; il c. di R., trasferito intanto da Vincennes a Nantes, riuscì egualmente a liberarsi con un'audace evasione (8 ag. 1654). L'implacabile inimicizia del Mazzarino l'escluse dall'amnistia che accompagnò la Pace dei Pirenei. Visse in Spagna, a Roma (dove nel Conclave del 1655 riuscì a far trionfare il card. Chigi, Alessandro VII, sul candidato mazzariniano), in Germania, in Olanda, nel Belgio e nell'Inghilterra di Carlo II, finché grazie ai buoni uffici della principessa palatina Anna di Gonzaga, e dopo un'esplicita rinunzia alla diocesi, poté ritornare nel suo dominio lorenese di Commercy.
Riammesso alla Corte, fu ancora incaricato di missioni ufficiali importanti, in occasione dei Conclavi del 1667 e del 1676; ma i suoi ultimi anni furono riempiti soprattutto da interessi letterari e filosofici, destati in lui con particolare vivezza dal contatto con il cartesianesimo e con Madame de Sévigné, e dalla stesura delle sue amplis-
sime Memorie, ammirevole sfogo, non privo di cinismo, di tutti i suoi postumi rancori, testimoni di un'eccezionale penetrazione psicologica, servita da un'arte di narratore e di caricaturista di prim'ordine e d'una insospettata finezza concettuale che non poco contribuì alla fortuna settecentesca dell'opera, pubblicata per la prima volta nel 1717 a Nancy.