STERILITÀ

STERILITÀ. - Il termine, collaterale a quello d'impotenza, è usato nel linguaggio medico-legale per indicare un particolare difetto di efficacia della funzione della procreazione.

Impotenza e s. pongono i concetti di due differenti difetti e situazioni giuridiche sia nel diritto canonico che nel diritto civile, mentre la capitale importanza di una ben netta delimitazione dei rispettivi oggetti appare dal fatto che la legittimità e la validità o nullità del matrimonio è legata alla dimostrazione dell'una o dell'altra («Impotenza... matrimonium ipso naturae iure dirimit... Sterilitas matrimonium nec dirimit nec impedit»: CIC, can. 1068). Se però nell'idea e nel linguaggio comune appare con facilità la differenza del rispettivo contenuto concettuale, sul terreno giuridico, seguendo le idee delle differenti correnti e scuole, non è altrettanto facile porre un netto limite tra impotenza e s. I loro confini spesso si confondono e quasi svaniscono, scambiandosi parte dei loro contenuti; così, mentre il significato per l'una si allarga, per l'altra si restringe, e la terminologia si confonde, non solo nel raffronto tra diritto civile e diritto canonico, ma in uno stesso diritto. Per la questione, V. IMPORTENZA.

A mentenere, perciò, esatta la distinzione dei termini e quindi non confondere la s. con l'impotenza, si dovrà dire che sterile non è chi è incapace di compiere l'atto coniugale secondo l'ordine della natura, ma chi può bensì compierlo, quantunque da esso non possa seguire l'effetto della generazione. Perciò il CIC stabilisce che la s. né annulla, né impedisce il matrimonio (can. 1068 § 3); quindi anche le persone di età avanzata possono contrarre matrimonio, purché possano consumare il matrimonio stesso. In altri termini: si ha impotenza, quando manca la capacità di consumare il matrimonio; la s. quando non manca questa potenza, ma viene a mancare l'effetto della potenza, il quale effetto non mancherebbe se la sua causa si trovasse in quelle circostanze, nelle quali soltanto potrebbe esercitare tutto il suo potere e produrre l'effetto (generazione), al quale è destinata. Stante l'impotenza, non può aversi l'atto coniugale; stante la s. l'atto può aversi, ma senza il suo effetto (cf. T. A. Iorio, *Theol. mor.*, III, 3a ed., Napoli 1947, n. 1061).

BIBL.: V. IMPORTENZA e MATRIMONIO.

S. PERIODICA FISIOLOGICA (METODO DELLA CONTINENZA PERIODICA SECONDO OGINO-KNAUS-SMUL-DERS). - Per cause varie d'indole morbosa, che impediscono lo sviluppo, la maturazione, la regolare progressione dell'ovulo verso l'incontro con l'elemento sessuale maschile, la donna può essere affetta da s. più o meno continua e duratura. A parte tali condizioni, gli studi più moderni hanno mostrato che la donna si presenta periodicamente sterile, pur in condizioni perfettamente fisiologiche, in rapporto alla periodicità di maturazione degli ovuli che si sviluppano nelle ovai. Una tale s. periodica fisiologica può servire nascite (v.), secondo il metodo della continenza periodica.

1. La s. periodica fisiologica quale base del metodo della continenza periodica. - Il periodo di tempo tra il primo giorno di una mestruazione e il primo giorno di quella immediatamente successiva, costituisce nella donna il «ciclo sessuale»; a cui prende parte con caratteristici fenomeni, non soltanto l'ovulo e l'utero, ma tutto l'organismo, non esclude le sue più elevate funzioni psichiche. Nei riguardi dell'ovulo, interessa il periodico maturarsi degli ovuli, che avviene a epoche determinate, pressoché costanti per ciascuna donna. Gli ovuli, preformati alla nascita e fermi allo stato embrionale nel numero di alcune diecine di migliaia, raggiungono la loro maturazione, normalmente uno per volta, ciclo per ciclo durante tutto il periodo, che va dalla pubertà alla menopausa (v. CLIMATERICA, ETÀ); quindi soltanto 400-450 ovuli arrivano a esser
capaci di fecondazione, lungo un periodo di circa 30-35
anni, quanto dura la vita sessuale della donna. Per tali
ragione, la donna è fisiologicamente sterile prima della
pubertà e dopo la menopausa; periodicamente fisiologi-
camente sterile nei periodi che intercorrono da una ma-
turazione di un ovulo a quella del successivo. Nei riguardi
delle modificazioni a carico dell’utero, interessa il perio-
dico distruggersi della mucosa uterina (endometrio) al
chiudersi di ogni ciclo sessuale, in cui l’ovulo non fu
fecondato; di ciò è segno patente una più o meno abbon-
dante e lunga emorragia (mestruazione) che sta a signi-
ficare che l’intensa proliferazione e congestione della mu-
cosa uterina, preordinata all’impianto dell’ovulo fecondato,
per la mancata fusione dei due elementi sessuali e la ra-
pida morte dell’uovo, non fu utilizzata. L’apparire della
mestruazione diviene così facile segno esterno di delimi-
tazione tra il chiudersi di un ciclo sessuale e l’iniziasi
del successivo e dell’inutilizzazione dell’ovulo.

Contrariamente a quanto era ammesso per il passato,
in cui si riteneva che la liberazione dell’ovulo maturo
dalla superficie dell’ovulo (ovulazione) avvenisse durante la
fase emorragica del ciclo (ipotesi di Pouchet-Pflüger, 1840,
seguita dal ginecologo tedesco A. Capellmann, nella sua
Medicina pastoralis, Parigi 1893), attualmente è ricono-
sciuto con sicurezza che, in condizioni normali, l’ovula-
zione avviene circa alla metà del ciclo, se questo ha una
durata media di 28 giorni, più genericamente tra il 12°
e il 16° giorno precedente l’inizio del prossimo ciclo. Il
merito di questa scoperta e della sua dimostrazione va
al giapponese Kyusaku Ogino e all’austriaco Hermann
Knaus, che, procedendo per vie diverse, in epoche suc-
cessive (1924-29), ma all’insaputa uno dell’altro, acqui-
sirono alla scienza la vera cronologia dell’ovulazione. Per
la ragione suddetta, di fronte al breve periodo di feconda-
bilità della donna, che, nel giro dei pochi giorni in cui
può svolgersi l’ovulazione, si riduce in sostanza a due
ore e poco più, tale essendo la durata della brevissima
vita dell’ovulo, esistono per il rimanente decorso del
ciclo sessuale, prima e dopo, all’inizio e in fine, due pe-
riodi di s. periodica fisiologica di ineguale lunghezza. Il
periodo pre-ovulatorio o di s. post-mestruale (dal primo
apparire della mestruazione allo scoppio del follicolo di
Graaf che racchiude l’ovulo sul punto di maturare) com-
prende la fase di sviluppo dell’ovulo; il post-ovulatorio
o di s. pre-mestruale sarà eventualmente occupato dal-
l’incontro dei due elementi sessuali, dalla fecondazione,
dalla migrazione dell’ovocellula fecondata verso l’impianto
uterino o, viceversa, in esso si compirà la morte dell’ovulo
cui è mancata la fecondazione, la vana attesa dell’endo-
metrio, che era pronto a riceverlo e ormai inutilizzato
s’avvia alla distruzione mestruale. Alle due suddette fasi
del ciclo corrispondono due differenti orientamenti ed
equilibri endocrini (v. ENDOCRINE, GLANDOLE), che influi-
sono su tutto l’equilibrio bio-psicologico della donna
con modificazioni sia funzionali che strutturali. Mentre
la prima fase è sotto l’impero della secrezione del follicolo
(fase follicolinica del ciclo sessuale), la seconda lo è della
secrezione ormonica del corpo luto (fase luteinica)
che si è organizzato nella cavità vuota del follicolo scop-
piato. Una regolazione superiore di tale meccanismo è le-
gata all’ipofisi anteriore e ai centri nervosi sessuali del
diencefalo.

Il carattere e i limiti della voce impediscono di en-
trare in un più ampio svolgimento teorico e nella dimo-
strazione scientifica dei fatti asseriti, che potrà esser ri-
cavata dallo studio delle opere specializzate, citate in
bibl. Qui basta dire che sull’esatta conoscenza dello svol-
gimento del ciclo sessuale femminile e del momento del-
l’ovulazione, sulla conoscenza della brevissima vita del-
l’ovulo e della limitata possibilità di attesa e di sopravvi-
venza degli elementi sessuali maschili dopo la loro emis-
sione (gli spermatozoi dopo circa 30-48 ore perdono la
moltilità, la capacità fecondante e muoiono), è possibile
appoggiare un sistema di controllo della nascita: il me-
todo della continenza periodica, impropriamente detto
«metodo di Ogino-Knaus», cui invece più giustamente
spetta il nome di «metodo di Smulders» dal nome del-

l’olandese J. M. J. Smulders (m. nel 1939) che, con abi-
lità e lunga pazienza dal 1930 fino alla morte, lo elaborò,
diffuse, controllò sulla base delle suddette scoperte scien-
tifiche di Ogino e Knaus. Egli raccolse un gran numero
di osservazioni ed esperienze pratiche per renderlo sempre
più esatto e sicuro e può dirsi che tutte le variazioni in-
trodotte in seguito da altri non ne mutano nemozamente
le basi e la sostanza dell’applicazione pratica.

Il metodo della continenza periodica, secondo Smul-
ders, pone come suoi caposaldi: 1) l’ovulo è maturo e
libero, pronto per essere fecondato, solo tra il finire della
fase follicolinica e l’iniziarsi di quella luteinica e conserva
la sua vitalità solo per un brevissimo spazio di tempo
(circa 2 ore); 2) l’attitudine fecondante degli elementi
sessuali maschili non sorpassa le 30-40 ore; 3) il calcolo
del periodo di fertilità della donna va fatto sempre a ri-
troso dalla data probabile della futura mestruazione, che,
essendo un evento futuro incerto, può esser fissata pre-
suntivamente determinandola dalla media delle lunghezze
di un certo numero di cicli passati. È questa la parte
più delicata e aleatoria del metodo della continenza pe-
riodica, su cui si rivolgono tutte le abilità dei difensori
e divulgatori, su cui mirano la maggior parte delle cri-
tiche dei nemici del metodo. Se la lunghezza del ciclo
sessuale, pur differente per ogni donna, fosse per ciascuna
una costante fissa, riuscirebbe facile e sicuro stabilire la
ricorrenza dei pochi giorni fecondi: al contrario, ogni
donna, pur tendendo a fissarsi su una determinata lun-
ghezza di ciclo (tra minimi di 20-22 e massimi di 34-36
giorni, con una media, secondo la statistica di Arey con-
dotta su 20.000 cicli, di 29 giorni) subisce oscillazione
del proprio periodo, che, seguendo le caratteristiche della
variabilità fluttuante, si spostano entro margini di 2-5
giorni di differenza. Più avanti sarà visto come nell’appli-
cazione del metodo sia possibile riparare agli spostamenti
che il periodo fecondo subisce per il continuo oscillare
della lunghezza del ciclo.

2. Tecnica del metodo

Attraverso l’osservazione della variabilità dei cicli sessuali per un periodo sufficientemente lungo (possibilmente 10-12 mesi), si stabiliscono i limiti massimi delle oscillazioni di lunghezza di questi (risulti ad esempio di 26 giorni il periodo più breve constatato e di 30 giorni il più lungo); si comprende che ciò già comporta preventivamente la necessità di un margine di quattro giorni (30-26=4) da aggiungere al periodo di pre- sunta fecondabilità della donna, periodo costituito come base dai cinque giorni entro cui può oscillare l’ovulazione (12°, 13°, 14°, 15°, 16° prima della successiva mestrua- zione), più due giorni precedenti di possibile sopravvi- venza e attesa degli spermatozoi (17°, 18°), più un giorno ancora (19°) voluto, secondo alcuni, per ulteriore margine di prudenza verso ovulazioni eccezionalmente precoci o più lunga vitalità degli spermatozoi o secondo altri quale margine di parziale compenso delle differenze orarie ine- vitabili nello stabilire con l’approssimazione del giorno l’inizio del ciclo. In tutto, quindi, otto giorni lungo i quali potrebbe avvenire il concepimento. Nel caso esem- plificato, quindi, ne risulta un periodo di possibile fe- condabilità di 12 giorni (4+8) sistemato nella porzione di passaggio tra la fase follicolinica e quella luteinica del ciclo sessuale. La sistemazione di tale periodo in mezzo al ciclo condurrà a un periodo fisso di 5. pre-mestruale comprendente gli ultimi 11 giorni del ciclo e a uno di 5. post-mestruale compreso tra l’inizio del ciclo e il 19 giorno escluso prima del futuro ritorno. Mentre il pe- riodo di 5. pre-mestruale conserva sempre una lunghezza fissa di 11 giorni, quello post-mestruale è di lunghezza variabile, in rapporto alla differente lunghezza del ciclo. Così, ad es., mentre per il ciclo di 26 giorni sarà di 7 giorni (26-19=7), per quello di 30 sarà di 11 giorni (30-19=11). Essendo incerta la lunghezza del prossimo ciclo, dovrà scegliersi presuntivamente il limite più pros- simo, cioè far finire il periodo di 5. con il 7° giorno e cal- colare gli ultimi 11 giorni di 5. sulla base del ciclo più lungo; quindi considerare la fecondazione possibile dall’8° giorno al 19° incluso a contare dall’inizio del ciclo in corso di svolgimento.

Sono state mosse molte obiezioni al metodo, tali da

apparire gravemente infirmanti la sua base e i risultati sperati; ne ricordiamo le principali. Assai grande irregolarità dei cicli particolarmente in alcuni periodi della vita della donna (climatario, postpuberario, allattamento, malattie intercorrenti, convalescenza, ecc.), così da rendere assai lungo e incerto il periodo di fecondità e corrispondente mente corti e indeterminabili i periodi di s.; improvvisi traumi fisici e psichici, perturbatori della regolarità dei cicli; possibilità di ovulazioni soprannumerarie all'influenza del periodo stabilito dalle indagini di Ogino e Knaus; tutte circostanze che potrebbero esser tali da togliere ogni sicurezza ai periodi di s. fisiologica.

Non possiamo qui entrare in una particolareggiatura confutazione delle suddette obiezioni; si può, però, senza l'altro affermare (v. BIBLICA), che la grande maggioranza delle donne, particolarmente nel periodo centrale della loro vita sessuale, sono capaci di un'ottima applicazione del metodo della continenza periodica, anche senza ricorrere a particolari consigli del medico specializzato, purché applichino intelligentemente, con esattezza e cautela le regole esposte nei migliori libri sul metodo. Senza dubbio, esistono casi e circostanze in cui l'applicazione delle regole diviene difficile e anche falsa, non possibile sulla base dei soli metodi calendari-stici: qui s'impone l'opera di uno specialista in materia, che, dallo studio clinico del caso, ricorrendo all'accurato esame dei fenomeni concomitanti (crisi intermetastali, curva termica, esame diretto dei fenomeni ciclici collaterali dell'ovulazione), ponendo in opera i mezzi necessari per riordinare la funzione eventualmente alterata, seguendo mese per mese le anomalie di ritmo e la casuale interferenza dei fattori perturbatori, potrà riuscire nell'intento di dare al metodo della continenza periodica esattezza e sicurezza.

3. Esame statistico dei risultati

Lo studio critico dei risultati pratici rappresenta l'elemento più probatorio del valore del metodo della continenza periodica; qui può portarsi l'esperienza di migliaia di casi favorevoli, di cui sono ricche le statistiche di sperimentatori onesti e accurati. Di fronte ad essi, gli avversari il più delle volte non portano che casi isolati, spesso neppure personali, ma, lamente studiati, privi di sicuri elementi clinici su cui possa farsi una critica di valore scientifico. Ad essi possono opporsi, oltre i dati dello Smulders così accuratamente studiati e descritti, le statistiche di Miller, Schultz e Anderson (Conception Period in normal Adult Women, in Surg. Gynecol. Obst., giugno 1933, pp. 1020-25, Chicago; di Leo Lutz (The Journal of the Amer. Med. Assoc., pp. 1241-46, Chicago 1935): di Carvalho Azevedo (Das Problem der bewussten Befruchtung, in Ann. Brasil. Gynec., Rio de Janeiro 1936, pp. 255-83); di J. G. Holt (in Newl. Tijdschr. V. GELÉE, CLAUDE, 1941, 8 nov., n. 45); ecc.) è riportata una lunga osservazione fatta in una coppia di sposi per ben 17 anni di pratica del metodo; nonostante questo rapporto risultato solo tre concepimenti: uno prima dell'inizio dell'applicazione della continenza periodica, gli altri due (a distanza di 16 mesi e di 3 anni e mezzo) deliberatamente ottenuti. Il prof. C. G. Hartman, della Carnegie Institution di Washington, in Birth Control Review (maggio 1933), afferma, sulla base dell'esperienza che il metodo della continenza periodica ben applicato dà per lo meno tanta sicurezza, quanto i più propagandati metodi anticoncezionali suggeriti dai consultori matrimoniali americani. Trattandosi di fatti che si svolgono nel piano biologico e quindi soggetti a tutte le alternative della variabilità fluttuante, e all'interferenza di tutte le cause individuali, sociali, cosmologiche capaci di agire continuamente sulle manifestazioni vitali del soggetto, non v'è dubbio non esser possibile fissare in maniera assoluta, con un indice numerico, la percentuale di probabilità di riuscita del metodo. Per esso si può parlare del 100% di riuscita, come del 90% (Dickinson) o dell'80% (Der-vaigne e Seguy) o di scarti assai più elevati, se applicato malamente o in particolari condizioni, che soltanto il metodo può valutare e dominare (sanità fisica della donna, condizioni di equilibrio delle sue funzioni sessuali, neurovegetative, endocrine, neuro-affettive superiori). Si può

concludere, quindi, positivamente sul valore del metodo della continenza periodica e ascrivere i fallimenti riportati, in alcuni casi comuni, alle cause su accennate, fuori della guida del medico specializzato.

4. Questione morale

Senza alcun dubbio la Chiesa ha sempre condannato tutte quelle forme di neo-malthusianismo che si propongono il controllo delle nascite viziando il meccanismo naturale dell'atto matrimoniale (v. NEO-MALTHUSIANISMO). Ma in realtà, il metodo della continenza periodica non può cadere direttamente sotto tali condanne, dato che in esso, a parte la volontaria scelta dei periodici di s. periodica fisiologica, il compimento dell'atto si svolge secondo il naturale processo, senza l'intervento di elementi estranei che intrinsecamente lo vizio. Per tal motivo la moralità e l'eventuale liceità degli atti compiuti, piuttosto che nei riguardi del particolare mezzo posto in opera, verte sul fine che il soggetto si propone, sui motivi da cui è mosso e le circostanze in cui si svolge. Ora, posto che il soggetto usi del matrimonio secondo l'ordine naturale predisposto dal Creatore, egli può usare anche se il fine non coincide con quello primario (procreazione), ma quello che si propone sia oggettivamente onesto o rispondente ai fini secondari del matrimonio (incremento del mutuo amore, scambio delle aiuto, soddisfazione dell'istinto, ecc.). Tali circostanze rendono senza dubbio genericamente lecito l'uso del matrimonio, indifferentemente in qualsiasi periodo e anche in quelle circostanze in cui la donna è sicuramente sterile, quali la gravidanza e dopo avvenuta la menopausa (ancor più genericamente il CIC, can. 1068, afferma: Sterilitas matrimonium nec dirimit nec impedit). Ciò, però, particolarmente per alcuni moralisti (P. Salsmans in Ephemerides Theologica Lovanienses, 1934, pp. 562-70) non può condurre senz'altro ad ammettere la liceità della continenza periodica in quanto che in essa esiste il particolare momento positivo della scelta di alcuni giorni e la deliberata esclusione di altri, al fine di evitare la procreazione; in tal maniera verrebbero alterati i rapporti gerarchici dei fini del matrimonio, ponendo i secondari a prevalere sui primari.

Già, però, la maggior parte dei moralisti (I. P. Gury-A. Ballerini, H. Noldin, A. Lehmkuhl, P. Gasparri, I. Ferreres, E. Génécot, J. Ubach, A. Vermeersch, F. Hürth, ecc.) ammettono la liceità della continenza periodica, la quale non infirma l'oggetto del matrimonio, ma solo ne muta le circostanze soggettive, per cui materia di giudizio nei riguardi della liceità diventano l'intenzione, i moventi che la determinano e le circostanze in cui si attua (cf. A. Vermeersch, Periodica de re morali, 1934, p. 241). Sempre per il passato, vanno ricordate due risposte della S. Penitenzieria (anni 1853 e 1880); in esse si dice «inquietandosi non esse» quei coniugi che limitano l'uso del matrimonio a quei periodici in cui la fecondazione sia più difficile o impossibile, purché non facciano nulla per impedire il concepimento.

Ma ogni parere discorde di moralisti deve attualmente considerarsi annullato di fronte al chiaro giudizio dato ripetutamente e autoritativamente dal Pontefice XII nel discorso alle partecipanti al Congresso dell'Unione Cattolica Italiana Ostetriche (29 ott. 1951); «Se l'attuazione della teoria non vuol significare altro se non che i coniugi possono far uso del loro diritto matrimoniale anche nei giorni di s. naturale, non vi è nulla da opporre; con ciò, infatti, essi non impediscono né pregiudicano in alcun modo la consumazione dell'atto naturale e le sue ulteriori naturali conseguenze... Se invece si va più oltre, permettendo cioè l'atto coniugale esclusivamente in quei giorni, allora la condotta degli sposi deve essere esaminata più attentamente... Se la limitazione dell'atto ai giorni di naturale s. si riferisce... solo all'uso del diritto... la liceità morale di una tale condotta dei coniugi sarebbe da affermare o da negare secondo che l'intenzione di osservare costantemente quei tempi è basata, oppure no, su motivi morali sufficienti e sicuri. Il solo fatto che i coniugi non offendono la natura dell'atto e sono anche pronti ad accettare ed educare il figlio, che, nonostante le loro precauzioni, venisse alla luce, non basterebbe per se solo a garantire la rettitudine di