STERILITÀ. - Il termine, collaterale a quello d'impotenza, è usato nel linguaggio medico-legale per indicare un particolare difetto di efficacia della funzione della procreazione.
Impotenza e s. pongono i concetti di due differenti difetti e situazioni giuridiche sia nel diritto canonico che nel diritto civile, mentre la capitale importanza di una ben netta delimitazione dei rispettivi oggetti appare dal fatto che la legittimità e la validità o nullità del matrimonio è legata alla dimostrazione dell'una o dell'altra (« Impotentia... matrimonium ipso naturae iure dirimit... Sterilitas matrimonium nec dirimit nec impedit »: CIC, can. 1068). Se però nell'idea e nel linguaggio comune appare con facilità la differenza del rispettivo contenuto concettuale, sul terreno giuridico, seguendo le idee delle differenti correnti e scuole, non è altrettanto facile porre un netto limite tra impotenza e s. I loro confini spesso si confondono e quasi svaniscono, scambiandosi parte dei loro contenuti; così, mentre il significato per l'una si allarga, per l'altra si restringe, e la terminologia si confonde, non solo nel raffronto tra diritto civile e diritto canonico, ma in uno stesso diritto. Per la questione, V. IMPOTENZA.
A mantenere, perciò, esatta la distinzione dei termini e quindi non confondere la s. con l'impotenza, si dovrà dire che sterile non è chi è incapace di compiere l'atto coniugale secondo l'ordine della natura, ma chi può bensì compierlo, quantunque da esso non possa seguire l'effetto della generazione. Perciò il CIC stabilisce che la s. né annulla, né impedisce il matrimonio (can. 1068 § 3); quindi anche le persone di età avanzata possono contrarre matrimonio, purché possano consumare il matrimonio stesso. In altri termini: si ha impotenza, quando manca la capacità di consumare il matrimonio; la s. quando non manca questa potenza, ma viene a mancare l'effetto della potenza, il quale effetto non mancherebbe se la sua causa si trovasse in quelle circostanze, nelle quali soltanto potrebbe esercitare tutto il suo potere e produrre l'effetto (generazione), al quale è destinata. Stante l'impotenza, non può aversi l'atto coniugale; stante la s., l'atto può aversi, ma senza il suo effetto (cf. T. A. Iorio, Theol. mor., III, 3ª ed., Napoli 1947, n. 1061).
S. PERIODICA FISIOLOGICA (METODO DELLA CONTINENZA PERIODICA SECONDO OGINO-KNAUS-SMULDERS). - Per cause varie d'indole morbosa, che impediscono lo sviluppo, la maturazione, la regolare progressione dell'ovulo verso l'incontro con l'elemento sessuale maschile, la donna può essere affetta da s. più o meno continua e duratura. A parte tali condizioni, gli studi più moderni hanno mostrato che la donna si presenta periodicamente sterile, pur in condizioni perfettamente fisiologiche, in rapporto alla periodicità di maturazione degli ovuli che si sviluppano nelle ovaie. Una tale s. periodica fisiologica può servire controllo delle nascite (v.), secondo il metodo della continenza periodica.
1. La s. periodica fisiologica quale base del metodo della continenza periodica. - Il periodo di tempo tra il primo giorno di una mestruazione e il primo giorno di quella immediatamente successiva, costituisce nella donna il « ciclo sessuale »; a cui prende parte con caratteristici fenomeni, non soltanto l'ovaio e l'utero, ma tutto l'organismo, non escluse le sue più elevate funzioni psichiche. Nei riguardi dell'ovaio, interessa il periodico maturarsi degli ovuli, che avviene a epoche determinate, pressoché costanti per ciascuna donna. Gli ovuli, preformati alla nascita e fermi allo stato embrionale nel numero di alcune diecine di migliaia, raggiungono la loro maturazione, normalmente uno per volta, ciclo per ciclo durante tutto il periodo, che va dalla pubertà alla menopausa (v. CLIMATERICA, ETÀ); quindi soltanto 400-450 ovuli arrivano a esser capaci di fecondazione, lungo un periodo di circa 30-35 anni, quanto dura la vita sessuale della donna. Per tal ragione, la donna è fisiologicamente sterile prima della pubertà e dopo la menopausa; periodicamente fisiologicamente sterile nei periodi che intercorrono da una maturazione di un ovulo a quella del successivo. Nei riguardi delle modificazioni a carico dell'utero, interessa il periodico distruggersi della mucosa uterina (endometrio) al chiudersi di ogni ciclo sessuale, in cui l'ovulo non fu fecondato; di ciò è segno patente una più o meno abbondante e lunga emorragia (mestruazione) che sta a significare che l'intensa proliferazione e congestione della mucosa uterina, preordinata all'impianto dell'ovulo fecondato, per la mancata fusione dei due elementi sessuali e la rapida morte dell'uovo, non fu utilizzata. L'apparire della mestruazione diviene così facile segno esterno di delimitazione tra il chiudersi di un ciclo sessuale e l'iniziarsi del successivo e dell'inutilizzazione dell'ovulo.
Contrariamente a quanto era ammesso per il passato, in cui si riteneva che la liberazione dell'ovulo maturo dalla superficie dell'ovulo (ovulazione) avvenisse durante la fase emorragica del ciclo (ipotesi di Pouchet-Pflüger, 1840, seguita dal ginecologo tedesco A. Capellmann, nella sua Medicina pastoralis, Parigi 1893), attualmente è riconosciuto con sicurezza che, in condizioni normali, l'ovulazione avviene circa alla metà del ciclo, se questo ha una durata media di 28 giorni, più genericamente tra il 12° e il 16° giorno precedente l'inizio del prossimo ciclo. Il merito di questa scoperta e della sua dimostrazione va al giapponese Kyusahu Ogino e all'austriaco Hermann Knaus, che, procedendo per vie diverse, in epoche successive (1924-29), ma all'insaputa uno dell'altro, acquisirono alla scienza la vera cronologia dell'ovulazione. Per la ragione suddetta, di fronte al breve periodo di fecondabilità della donna, che, nel giro dei pochi giorni in cui può svolgersi l'ovulazione, si riduce in sostanza a due ore e poco più, tale essendo la durata della brevissima vita dell'ovulo, esistono per il rimanente decorso del ciclo sessuale, prima e dopo, all'inizio e in fine, due periodi di s. periodica fisiologica di ineguale lunghezza. Il periodo pre-ovulatorio o di s. post-mestruale (dal primo apparire della mestruazione allo scoppio del follicolo di Grauf che racchiude l'ovulo sul punto di maturare) comprende la fase di sviluppo dell'ovulo; il post-ovulatorio o di s. pre-mestruale sarà eventualmente occupato dall'incontro dei due elementi sessuali, dalla fecondazione, dalla migrazione dell'ovocellula fecondata verso l'impianto uterino o, viceversa, in esso si compirà la morte dell'ovulo cui è mancata la fecondazione, la vana attesa dell'endometrio, che era pronto a riceverlo e ormai inutilizzato s'avvia alla distruzione mestruale. Alle due suddette fasi del ciclo corrispondono due differenti orientamenti ed equilibri endocrini (v. ENDOCRINE, GLANDOLE), che influiscono su tutto l'equilibrio bio-psicologico della donna con modificazioni sia funzionali che strutturali. Mentre la prima fase è sotto l'impero della secrezione del follicolo (fase follicolinica del ciclo sessuale), la seconda lo è della secrezione ormonica del «corpo luteo» (fase luteinica) che si è organizzato nella cavità vuota del follicolo scoppiato. Una regolazione superiore di tale meccanismo è legata all'ipofisi anteriore e ai centri nervosi sessuali del diencefalo.
Il carattere e i limiti della voce impediscono di entrare in un più ampio svolgimento teorico e nella dimostrazione scientifica dei fatti asseriti, che potrà esser ricavata dallo studio delle opere specializzate, citate in bibi. Qui basta dire che sull'esatta conoscenza dello svolgimento del ciclo sessuale femminile e del momento dell'ovulazione, sulla conoscenza della brevissima vita dell'ovulo e della limitata possibilità di attesa e di sopravvivenza degli elementi sessuali maschili dopo la loro emissione (gli spermatozoi dopo circa 30-48 ore perdono la motilità, la capacità fecondante e muoiono), è possibile appoggiare un sistema di controllo della nascite: il metodo della continenza periodica, impropriamente detto «metodo di Ogino-Knaus», cui invece più giustamente spetta il nome di «metodo di Smulders» dal nome del-
l'olandese J. M. J. Smulders (m. nel 1939) che, con abilità e lunga pazienza dal 1930 fino alla morte, lo elaborò, diffuse, controllò sulla base delle suddette scoperte scientifiche di Ogino e Knaus. Egli raccolse un gran numero di osservazioni ed esperienze pratiche per renderlo sempre più esatto e sicuro e può dirsi che tutte le variazioni introdotte in seguito da altri non ne mutano menomamente le basi e la sostanza dell'applicazione pratica.
Il metodo della continenza periodica, secondo Smulders, pone come suoi capossidi: 1) l'ovulo è maturo e libero, pronto per essere fecondato, solo tra il finire della fase follicolinica e l'iniziarsi di quella luteinica e conserva la sua vitalità solo per un brevissimo spazio di tempo (circa 2 ore); 2) l'attitudine fecondante degli elementi sessuali maschili non sorpassa le 30-40 ore; 3) il calcolo del periodo di fertilità della donna va fatto sempre a ritroso dalla data probabile della futura mestruazione, che, essendo un evento futuro incerto, può esser fissata presuntivamente determinandola dalla media delle lunghezze di un certo numero di cicli passati. E questa la parte più delicata e aleatoria del metodo della continenza periodica, su cui si rivolgono tutte le abilità dei difensori e divulgatori, su cui mirano la maggior parte delle critiche dei nemici del metodo. Se la lunghezza del ciclo sessuale, pur differente per ogni donna, fosse per ciascuna una costante fissa, riuscirebbe facile e sicuro stabilire la ricorrenza dei pochi giorni fecondi: al contrario, ogni donna, pur tendendo a fissarsi su una determinata lunghezza di ciclo (tra minimi di 20-22 e massimi di 34-36 giorni, con una media, secondo la statistica di Arey condotta su 20.000 cicli, di 29 giorni) subisce oscillazione del proprio periodo, che, seguendo le caratteristiche della variabilità fluttuante, si spostano entro margini di 2-5 giorni di differenza. Più avanti sarà visto come nell'applicazione del metodo sia possibile riparare agli spostamenti che il periodo fecondo subisce per il continuo oscillare della lunghezza del ciclo.
2. Tecnica del metodo
Attraverso l'osservazione della variabilità dei cicli sessuali per un periodo sufficientemente lungo (possibilmente 10-12 mesi), si stabiliscono i limiti massimi delle oscillazioni di lunghezza di questi (risulti ad esempio di 26 giorni il periodo più breve constatato e di 30 giorni il più lungo); si comprende che ciò già comporta preventivamente la necessità di un margine di quattro giorni (30-26=4) da aggiungere al periodo di presunta fecondabilità della donna, periodo costituito come base dai cinque giorni entro cui può oscillare l'ovulazione (12°, 13°, 14°, 15°, 16° prima della successiva mestruazione), più due giorni precedenti di possibile sopravvivenza e attesa degli spermatozoi (17°, 18°), più un giorno ancora (19°) voluto, secondo alcuni, per ulteriore margine di prudenza verso ovulazioni eccezionalmente precoci o più lunga vitalità degli spermatozoi o secondo altri quale margine di parziale compenso delle differenze orarie inevitabili nello stabilire con l'approssimazione del giorno l'inizio del ciclo. In tutto, quindi, otto giorni lungo i quali potrebbe avvenire il concepimento. Nel caso esemplificato, quindi, ne risulta un periodo di possibile fecondabilità di 12 giorni (4+8) sistemato nella porzione di passaggio tra la fase follicolinica e quella luteinica del ciclo sessuale. La sistemazione di tale periodo in mezzo al ciclo condurrà a un periodo fisso di s. pre-mestruale comprendente gli ultimi 11 giorni del ciclo e a uno di s. post-mestruale compreso tra l'inizio del ciclo e il 19 giorno (escluso prima del futuro ritorno. Mentre il periodo di s. pre-mestruale conserva sempre una lunghezza fissa di 11 giorni, quello post-mestruale è di lunghezza variabile, in rapporto alla differente lunghezza del ciclo. Così, ad es., mentre per il ciclo di 26 giorni sarà di 7 giorni (26-19=7), per quello di 30 sarà di 11 giorni (30-19=11). Essendo incerta la lunghezza del prossimo ciclo, dovrà scegliersi presuntivamente il limite più prossimo, cioè far finire il periodo di s. con il 7° giorno e calcolare gli ultimi 11 giorni di s. sulla base del ciclo più lungo; quindi considerare la fecondazione possibile dall'8° giorno al 19° incluso a contare dall'inizio del ciclo in corso di svolgimento.Sono state mosse molte obbiezioni al metodo, tali da
apparire gravemente infirmanti la sua base e i risultati sperati; ne ricordiamo le principali. Assai grande irregolarità dei cicli particolarmente in alcuni periodi della vita della donna (climaterio, postpuerperio, allattamento, malattie intercorrenti, convalescenza, ecc.), così da rendere assai lungo e incerto il periodo di fecondità e corrispondentemente corti e indeterminabili i periodi di s.; improvvisi traumi fisici e psichici, perturbatori della regolarità dei cicli; possibilità di ovulazioni soprannumerarie all'infuori del periodo stabilito dalle indagini di Ogino e Knaus; tutte circostanze che potrebbero esser tali da togliere ogni sicurezza ai periodi di s. fisiologica.
Non possiamo qui entrare in una particolareggiata confutazione delle suddette obbizioni; si può, però, senz'altro affermare (v. BIBLICA), che la grande maggioranza delle donne, particolarmente nel periodo centrale della loro vita sessuale, sono capaci di un'ottima applicazione del metodo della continenza periodica, anche senza ricorrere a particolari consigli del medico specializzato, purché applichino intelligentemente, con esattezza e cautela le regole esposte nei migliori libri sul metodo. Senza dubbio, esistono casi e circostanze in cui l'applicazione delle regole diviene difficile e anche fallace, non possibile sulla base dei soli metodi calendaristici: qui s'impone l'opera di uno specialista in materia, che, dallo studio clinico del caso, ricorrendo all'accurato esame dei fenomeni concomitanti (crisi intermestruali, curva termica, esame diretto dei fenomeni ciclici collaterali dell'ovulazione), ponendo in opera i mezzi necessari per riordinare la funzione eventualmente alterata, seguendo mese per mese le anomalie di ritmo e la casuale interferenza dei fattori perturbatori, potrà riuscire nell'intento di dare al metodo della continenza periodica esattezza e sicurezza.
3. Esame statistico dei risultati
Lo studio critico dei risultati pratici rappresenta l'elemento più probativo del valore del metodo della continenza periodica; qui può portarsi l'esperienza di migliaia di casi favorevoli, di cui sono ricche le statistiche di sperimentatori onesti e accurati. Di fronte ad essi, gli avversari il più delle volte non portano che casi isolati, spesso neppure personali, malamente studiati, privi di sicuri elementi clinici su cui possa farsi una critica di valore scientifico. Ad essi possono opporsi, oltre i dati dello Smulders così accuratamente studiati e descritti, le statistiche di Miller, Schultz e Anderson (Conception Period in normal Adult Women, in Surg. Gynecol. Obst., giugno 1933, pp. 1020-25, Chicago); di Leo Latz (The Journal of the Amer. Med. Assoc. pp. 1241-46, Chicago 1935); di Carvalho Azevedo (Das Problem der bewussten Befruchtung, in Ann. Brasil. Gynec., Rio de Janeiro 1936, pp. 255-83); di J. G. Holt (in Nederl. Tijdschr. V. GELÉE, CLAUDE, 1941, 8 nov., n. 45); ecc. Nel libro dello Stecher (op. cit. in bibl., p. 106 e sgg.) è riportata una lunga osservazione fatta in una coppia di sposi per ben 17 anni di pratica del metodo; nonostante 3000 rapporti risultano solo tre concepimenti: uno prima dell'inizio dell'applicazione della continenza periodica, gli altri due (a distanza di 16 mesi e di 3 anni e mezzo) deliberatamente ottenuti. Il prof. C. G. Hartman, della Carnegie Institution di Washington, in Birth Control Review (maggio 1933), afferma, sulla base dell'esperienza, che il metodo della continenza periodica ben applicato dà per lo meno tanta sicurezza, quanto i più propagandati metodi anticoncezionali suggeriti dai consultori matrimoniali americani. Trattandosi di fatti che si svolgono nel piano biologico e quindi soggetti a tutte le alternative della variabilità fluttuante, e all'interferenza di tutte le cause individuali, sociali, cosmologiche capaci di agire continuamente sulle manifestazioni vitali del soggetto, non v'è dubbio non esser possibile fissare in maniera assoluta, con un indice numerico, la percentuale di probabilità di riuscita del metodo. Per esso si può parlare del 100% di riuscita, come del 90% (Dickinson) o dell'80% (Dervaique e Seguy) o di scarti assai più elevati, se applicato malamente o in particolari condizioni, che soltanto il medico può valutare e dominare (sanità fisica della donna, condizioni di equilibrio delle sue funzioni sessuali, neurovegetative, endocrine, neuro-affettive superiori). Si puòconcludere, quindi, positivamente sul valore del metodo della continenza periodica e ascrivere i fallimenti riportati, in alcuni casi comuni, alle cause su accennate, fuori della guida del medico specializzato.
4. Questione morale
Senza alcun dubbio la Chiesa ha sempre condannato tutte quelle forme di neo-malthusianismo che si propongono il controllo delle nascite viziando il meccanismo naturale dell'atto matrimoniale (v. NEO-MALTHUSIANISMO). Ma in realtà, il metodo della continenza periodica non può cadere direttamente sotto tali condanne, dato che in esso, a parte la volontaria scelta dei periodi di s. periodica fisiologica, il compimento dell'atto si svolge secondo il naturale processo, senza l'intervento di elementi estranei che intrinsecamente lo vizino. Per tal motivo la moralità e l'eventuale liceità degli atti compiuti, piuttosto che nei riguardi del particolare mezzo posto in opera, verte sul fine che il soggetto si propone, sui motivi da cui è mosso e le circostanze in cui si svolge. Ora, posto che il soggetto usi del matrimonio secondo l'ordine naturale predisposto dal Creatore, egli può usarne anche se il fine non coincide con quello primario (procreazione), ma quello che si propone sia oggettivamente onesto o rispondente ai fini secondari del matrimonio (incremento del mutuo amore, scambievole aiuto, soddisfazione dell'istinto, ecc.). Tali circostanze rendono senza dubbio genericamente lecito l'uso del matrimonio, indifferentemente in qualsiasi periodo e anche in quelle circostanze in cui la donna è sicuramente sterile, quali la gravidanza e dopo avvenuta la menopausa (incor più genericamente il CIC, can. 1068, afferma: Sterilitas matrimonium nec dirimit nec impedit). Ciò, però, particolarmente per alcuni moralisti (P. Salsmans in Ephemerides Theologicae Lovanseense, 1934, pp. 562-70) non può condurre senz'altro ad ammettere la liceità della continenza periodica in quanto che in essa esiste il particolare momento positivo della scelta di alcuni giorni e la deliberata esclusione di altri, al fine di evitare la procreazione; in tal maniera verrebbero alterati i rapporti gerarchici dei fini del matrimonio, ponendo i secondari a prevalere sui primari.Già, però, la maggior parte dei moralisti (I. P. Gury, A. Ballerini, H. Noldin, A. Lehmkuhl, P. Gasparri, I. Ferreres, E. Génicot, J. Ubach, A. Vermeersch, F. Hürth, ecc.) ammettono la liceità della continenza periodica, la quale non infirma l'oggetto del matrimonio, ma solo ne muta le circostanze soggettive, per cui materia di giudizio nei riguardi della liceità diventano l'intenzione, i moventi che la determinano e le circostanze in cui si attua (cf. A. Vermeersch, Periodica de re morali, 1934, p. 241). Sempre per il passato, vanno ricordate due risposte della S. Penitenzieria (anni 1853 e 1880); in esse si dice «inquietandos non esse» quei coniugi che limitano l'uso del matrimonio a quei periodi in cui la fecondazione sia più difficile o impossibile, purché non facciano nulla per impedire il concepimento.
Ma ogni parere discorde di moralisti deve attualmente considerarsi annullato di fronte al chiaro giudizio dato ripetutamente e autoritativamente dal Pontefice XII nel discorso alle partecipanti al Congresso dell'«Unione Cattolica Italiana Ostetriche» (29 ott. 1951): «Se l'attuazione della teoria non vuol significare altro se non che i coniugi possono far uso del loro diritto matrimoniale anche nei giorni di s. naturale, non vi è nulla da opporre; con ciò, infatti, essi non impediscono né pregiudicano in alcun modo la consumazione dell'atto naturale e le sue ulteriori naturali conseguenze... Se invece si va più oltre, permettendo cioè l'atto coniugale esclusivamente in quei giorni, allora la condotta degli sposi deve essere esaminata più attentamente... Se la limitazione dell'atto ai giorni di naturale s. si riferisce... solo all'uso del diritto... la liceità morale di una tale condotta dei coniugi sarebbe da affermare o da negare secondo che l'intenzione di osservare costantemente quei tempi è basata, oppure no, su motivi morali sufficienti e sicuri. Il solo fatto che i coniugi non offendono la natura dell'atto e sono anche pronti ad accettare ed educare il figlio, che, nonostante le loro precauzioni, venisse alla luce, non basterebbe per se solo a garantire la rettitudine di
intenzione e la moralità ineccepibile dei motivi medesimi... Il contratto matrimoniale, che conferisce agli sposi il diritto di soddisfare l'inclinazione della natura, li costituisce in uno stato di vita, lo stato matrimoniale. Ora ai coniugi che ne fanno uso con l'atto specifico del loro stato, la natura e il Creatore impongono la funzione di provvedere alla conservazione del genere umano. È questa la prestazione caratteristica, che fa il valore proprio del loro stato, il bonum prolix... Quindi l'usare continuamente la facoltà propria [allo stato matrimoniale] e in esso solo lecita, e, d'altra parte, sottrarsi sempre e deliberatamente, senza un grave motivo, al suo primario dovere, sarebbe un peccare contro il senso della vita coniugale. Da quella prestazione positiva obbligatoria possono esimere, anche per lungo tempo, anzi per l'intera durata del matrimonio, seri motivi, come quelli che si hanno non di rado nella cosiddetta «indicazione» medica, eugenica, economica e sociale. Da ciò consegue che l'osservanza dei tempi infeccendi può essere lecita sotto l'aspetto morale; e nelle condizioni menzionate è realmente tale. Se però non vi sono, secondo un giudizio ragionevole ed equo, simili gravi ragioni personali o derivanti dalle circostanze esteriori, la volontà di evitare abitualmente la fecondità della loro unione, pur continuando a soddisfare pienamente la loro sessualità, non può derivare che da un falso apprezzamento della vita e da motivi estranei alle rette norme etiche» (AAS, 43 [1951], pp. 845-46). E nel successivo discorso al «Fronte della famiglia»: «La Chiesa sa considerare con simpatia e comprensione le reali difficoltà della vita matrimoniale ai nostri giorni. Perciò nell'ultima nostra allocuzione sulla morale coniugale abbiamo affermato la legittimità e al tempo stesso i limiti, in verità ben larghi, di una regolazione della prole, la quale, contrariamente al cosiddetto «controllo delle nascite», è compatibile con la legge di Dio. Si può anzi sperare (ma in tale materia la Chiesa lascia naturalmente il giudizio alla scienza medica) che questa riesca a dare a quel metodo lecito una base sufficientemente sicura, e le più recenti informazioni sembrano confermare una tale speranza» (AAS, 43 [1951], p. 859).
BIBLI: R. De Guchteneers, Les variations cycliques de la fécondité féminine, in Rev. franç. de gynéç. et d'obstr., Parigi 1913, pp. 138-57; id., A propos de la continence pérol., in Saint Luc médical, Bruxelles 1939, n. 3, pp. 194-207; K. Ogino, Conception period of women, Harrisburg (USA) 1934; J. N. Smulders, Periodiche Onthouding in het Huuselijk, 7ª ed., Nijmegen-Utrecht 1934; A. Mayrand, Un problème moral: la continence pérol. dans le mariage, suivant la méthode Ogino, Coublivie 1934; H. Knaus, Die period. Fruchtbarkeit und Unfruchtbarkeit des Weises, Vienna 1935; L. Latz, The Rhythm of sterility and fertility in women, Chicago 1935; A. Gennaro, De period. contin. matrimon., Torino 1938 (trad. it., ivi 1947); L. Oldani, Una questione viva. Ancora della contin. period. nel matrim., in La Scuola Catt., 67 (1939), pp. 363-67; J. Pujula, De medicina pastor., Torino 1948, pp. 58-66; P. Babina, Fecondità et infecondità nel matrim., Milano 1949; L. Seremin, Diz. di morale profession. per i medici, 4ª ed., Roma 1949, pp. 358-68; J. E. Georg, Agenesi e fecondità nel matrim., Torino 1950; A. Boschi, Nuove quest. matrim., 3ª ed., ivi 1950; A. Niedermayer, Handbuch der speziellen Pastoralmedizin, II, Vienna 1950, pp. 1-93 (s. periodica), pp. 95-153 (s.); G. B. Guzzetti, Sguardo stor.-mor. ai problemi della popolazione, in La scuola catt., 79 (1951), pp. 283-343; A. Stecher, Contin. period. nel matrim., Firenze 1951; A. Lanza - P. Palazzini, Theol. mor., Append. De castitate et luxuria, Torino Roma 1953, pp. 69-86; V. bibl. alle voci: MATRIMONIO, uso del; NEO-MALTHUSIANIEMO: NASCITE, controllo delle. Giuseppe de Nino