STEWARD, DUGALD. - Filosofo inglese, n. il 22 nov. 1752 a Edimburgo, ivi m. l'11 giugno 1828. Insegno nelle Università della sua città natale e di Glasgow.
S. ebbe ai suoi tempi fama e influenza superiori alla mediocrità del suo pensiero. Reid (v.), egli può considerarsi SCOZZESE, SCUOLA (v.). Nei suoi più importanti lavori (Elements of the philosophy of human mind, 3 voll., Edimburgo 1792-1827; Outlines of the moral philosophy, ivi 1793; Phi- losophical essays, ivi 1810; Dissertations on the progress
STILICONE, FLAVIO. - Figlio di un vandalo che aveva militato con molto onore sotto l'imperatore Valente, era entrato nella milizia e non aveva man- cato di distinguersi e di ottenere comandi e missioni politiche di molta importanza. In particolar modo in una ambasciera al Gran Re di Persia aveva dimostrato abilità e fermezza, riuscendo a far rispettare gli in- teressi romani, senza impegnare l'Impero in una guerra. Per tali meriti ebbe finalmente il supremo comando dell'esercito («magister utriusque militiae») ed in sposa Serena nipote dell'imperatore Teodosio.
Segui l'Imperatore in Italia nella spedizione vitto- riosa contro l'usurpatore Eugenio. Perciò alla morte di Teodosio (397) ricadeva su S. la protezione dei suoi gio- vani figli Arcadio di 17 anni, Onorio di 11, ai quali aveva già fatto riconoscere la dignità di Augusti; ma ri- siedendo S. in Occidente presso Onorio, non fu difficile a gelosi cortigiani persuadere Arcadio, reggente a Co- stantinopoli, ad assumere posizione di indipendenza ri- spetto al tutore. Il dissidio si manifestò subito, quando masse di Goti già da tempo ammesse entro i confini del- l'Impero, e adoperare in guerra, di ritorno dalla spedi- zione in Italia si indugiarono a saccheggiare le regioni dell'Ilirico. S. portò le sue truppe a Tessalonica, ma a Costantinopoli si voleva che la prefettura dell'Ilirico non

Stilicone, Flavio - Base di statua cquestre, ritrovata nel 1880 , con iscrizione riferentesi alla vittoria su Radagaiso (402) : il nome di S. è stato abitato in seguito alla «dannatio memoriae» del 408 (cf. CIL, VI, 4 Addenda II, n. 3
dipendesse dell'Occidente, e Flavio Rufino, prefetto del pretorio a Costantinopoli, ottenne da Arcadio l'ordine a S. di rientrare in Italia. S. volle evitare una guerra intestina, e obbedì. A S. del resto non mancavano preoccupazioni grosse anche in Occidente: ribellione del muro Gildone comes della diocesi d'Africa, grave per la cessazione di invio di frumento a Roma, già rimasta priva del tributo d'Egitto passato a Costantinopoli. Adoperando alla repressione forze africane comandate dal fratello di Gildone, l'usurpatore fu vinto ed ucciso. I meriti che S. si era acquistato, celebrati in un pochema di Claudiano, furono riconosciuti con un più intimo legame di parentela con la famiglia imperiale per le nozze del quattordicenne Onorio con la figlia di S., Maria. S. fu pertanto arbitro dell'Impero, e l'opera sua anche nel governo civile fu saggia ed utile. Poco fortunato fu invece un altro intervento di S. in Oriente, invocato questa volta per combattere il capo dei Goti, Alarico, che saccheggiava ferocemente la Grecia, e ciò accrebbe i sospetti e le ostilità contro S. fino al punto che la Corte di Costantinopoli offrì ad Alarico il grado di magister militum per l'Illirico, scaricando il pericolo gotico sull'Italia che si presentava più appetibile della più volte saccheggiata Grecia. Presa dai Goti Aquileia e minacciata Milano da dove Onorio fuggì, S., raccolte truppe dalla Gallia e dalla Britannia, riuscì a sconfiggere Alarico a Pollenzo e a Verona (anno 402) e a riportare altra vittoria a Fiesole su altre orde di barbari penetrate in Italia sotto la guida di un Radagasi (anno 405). Ma sembrò, che sia l'una che l'altra vittoria non fossero sfruttate in pieno, e si insinuò che S. mirasse addirittura a preparare la successione al trono al proprio figlio Eucherio, fidanzato con la sorella di Onorio, Galla Placidia.

ità contro S. fino al punto che la Corte di Costantinopoli offrì ad Alarico il grado di magister militum per l'Illirico, scaricando il pericolo gotico sull'Italia che si presentava più appetibile della più volte saccheggiata Grecia. Presa dai Goti Aquileia e minacciata Milano da dove Onorio fuggì, S., raccolte truppe dalla Gallia e dalla Britannia, riuscì a sconfiggere Alarico a Pollenzo e a Verona (anno 402) e a riportare altra vittoria a Fiesole su altre orde di barbari penetrate in Italia sotto la guida di un Radagasi (anno 405). Ma sembrò, che sia l'una che l'altra vittoria non fossero sfruttate in pieno, e si insinuò che S. mirasse addirittura a preparare la successione al trono al proprio figlio Eucherio, fidanzato con la sorella di Onorio, Galla Placidia.
Non pare si possa dubitare della lealtà di S. verso la casa del suo grande imperatore Teodosio. E ne diede un'ultima prova quando, sorti conflitti tra le truppe romane, egli invece di accogliere le offerte dei suoi soldati pronti a seguirlo ovunque, preferì presentarsi, solo, a Ravenna all'imperatore Onorio. Accolto ostilmente, tratto con inganno fuori di una chiesa dove si era rifugiato, S. fu condannato a morte come traditore (apr. 408). Due anni dopo i Goti di Alarico percorrevano liberamente l'Italia, e saccheggiavano Roma.