Enciclopedia Cattolica vol. XI, 1953 Filosofia

SCOZZESE, SCUOLA

English Cita

Noto anche come: inglese: Common Sense School, School of Common Sense, Scottish Common Sense Realism; spagnolo: Escuela escocesa del sentido común; francese: École écossaise du sens commun; Scuola del senso comune

SCOZZESE, SCUOLA. - Detta anche del « senso comune », di cui è caposcuola T. Reid (v.) e, dopo di lui, il suo migliore discepolo D. Stewart (v.). L'influenza della s. s. costituisce non solo un capitolo della filosofia inglese tra l'ultimo ventennio del sec. XVIII e i primi decenni del sec. XIX, ma anche, nella stessa epoca, della filosofia francese e italiana. È l'affermazione del cosiddetto « psicologismo » (v.) in filosofia, di cui l'oggetto è la « coscienza » e il cui metodo è dunque quello psicologico.

Le opere del Reid e dello Stewart, tradotte in francese e qualcuna in italiano, ebbero una vasta diffusione e s'inserrirono efficacemente nella critica dell'empirismo (v.), del razionalismo (v.) in rapporto alla « nuova filosofia » di Kant (v.). Ma, mentre in Francia e nella stessa Inghilterra si cercò di mettere insieme e di conciliare Reid e Kant, in Italia ci si servì della filosofia scozzese per criticare Kant stesso e per additare in Reid il vero critico dello scetticismo di Hume (v.). Rimandando per la dottrina della s. s. alle voci dei suoi maggiori rappresentanti (Reid, Stewart), se ne indicano qui i più salienti sviluppi storici.

I. INGHILTERRA

La filosofia reidiana, oltre che dallo Stewart, fu continuata con originalità da W. Hamilton (v.), a cui si deve l'edizione principe delle opere del Reid (1846-63), più volte ristampata e contenente alcuni studi dello stesso Hamilton; essi rappresentano una fase del suo pensiero, che, influenzato da Kant, spinse la filosofia del senso comune (v.) all'agnosticismo (v.) non solo metafisico, ma anche gnoseologico; un passo più in là, verso lo scetticismo, è compiuto dal Mansel (v.), scolaro dello Hamilton. Così, la s. s. esaurisce il suo ciclo: dapprima con il Reid crede di vincere le conseguenze scettiche dell'empirismo con la « credenza » immediata (o la « suggestione » soggettiva e istintiva) nell'esistenza di una realtà interna ed esterna e, successivamente, con i suoi non immediati continuatori, utilizza lo stesso principio per consolidare la costituzionale insufficienza della conoscenza umana a risolvere il problema dell'assoluto o dell'incondizionato.

II. FRANCIA

Le opere del Reid (e anche quelle dello Stewart) furono tradotte in francese da M. T. Jouffroy Oeuvres complètes de T. Reid, 4 voll., Parigi 1836) con una « Introduzione » critica dello stesso Jouffroy e una « vita » di Reid dello Stewart. Tale traduzione accrebbe la diffusione e l'influenza della filosofia della s. s. in Francia e in Italia. Soprattutto la psicologia venne studiata, seguita e assunta come critica di quella del Condillac (v.) e dei suoi seguaci, oltre che del materialismo del Cabanis (v.). I concetti di « sforzo », di « attività » della coscienza e di « appercezione immediata », tipici della psicologia del Maine de Biran (v.), sono influenzati dalle dottrine della s. s. Fu Royer-Collard a introdurre ufficialmente alla Sorbona la filosofia del senso comune e a svolgerla nel senso psicologico (la gnoseologia e anche la metafisica sono identificate con la psicologia o ad essa ridotte). « I nostri piaceri e le nostre pene, le nostre speranze e i timori, tutte le nostre sensazioni, i nostri atti, i nostri pensieri scorrono davanti alla coscienza, come le acque di un fiume sotto l'occhio di uno spettatore immobile sulla riva » (Royer-Collard, Leçons, in Oeuvres de T. Reid, cit., IV, p. 433). Lo spirito è una realtà da osservare e l'osservatore (il filosofo) deve essere spettatore indifferente per non turbare l'analisi con i suoi interventi. L'unità spirituale è solo un presupposto dell'analisi, che si limita a « descrivere » i fatti psichici. Anche l'eclettismo del Cousin (v.) fu influenzato dalla s. s., le cui dottrine vi si trovano combinate con quelle di Kant e dell'idealismo tedesco. Pure il Cousin eleva la psicologia a metodo e a sistema e considera l'introspezione come la chiave per risolvere tutti i problemi filosofici. Tra gli altri pensatori francesi influenzati dalla s. s. vanno ricordati il Degerando (notissimo in Italia soprattutto attraverso il Galluppi [v.]), il Damiron, il Laromiguière ecc.

III. ITALIA

Notevolissima e l'influenza degli Scozzesi soprattutto sui pensatori del Regno di Napoli, ma non è trascurabile l'interesse da essi suscitato in Rosmini (v.), Gioberti (v.), ecc. Dei reidiani di Napoli sono da ricordare il marchese Luigi Dragonetti, il cui carteggio (Spigolature nel carteggio letterario e politico del march. L. D., Firenze 1886) è per la storia della s. s. in Italia documento fondamentale, e Antonio Papadopoli, corrispondente del Dragonetti, come Giacinto De Pamphilis, autore di una Genografia dello Scibile considerato nella sua unità di utile e di fine ecc. (Napoli 1829; 2ª ed. ivi 1867), lodata dal Tommaseo (Antologia, febbr. 1931), anche lui ammiratore del Reid, e naturalmente del Dragonetti. Tutti erano convinti (anche il Galluppi e un po' il Rosmini e il Gioberti) che la filosofia scozzese, più che il criticismo di Kant, valesse a combattere e a vincere il soggettivismo, il sensismo e lo scetticismo. Questo convincimento distingue il reidismo italiano da quello inglese e francese, il quale si lascia influenzare da Kant, anziché combatterlo giovandosi degli Scozzesi. Ma il più reidiano è il Galluppi (v.), che il Gioberti (Primato, III, Bruxelles 1842-43, p. 47) definisce « il Reid dell'Italia ». Oltre agli scritti ben noti, del Galluppi sono da citarsi come documenti che interessano gli Scozzesi in Italia due suoi articoli, pubblicati in Il progresso (1 [1832], pp. 221-31; 35, 4 della novissima serie, [1945], pp. 5-13): Sul metodo di studiare la filosofia intellettuale, che è quello del Reid, e Alcune osservazioni sul senso comune, che è di critica. Ciò è significativo: al momento dell'adesione alla filosofia scozzese, considerata valida a combattere scetticismo e materialismo (e anche il « soggettivismo » di Kant), succede quello critico, cioè di consapevolezza dei limiti e dell'insufficienza di quella filosofia, cosa di cui il Rosmini, pur ben disposto verso gli Scozzesi, si era accorto fin dall'inizio. Studiò Reid, in rapporto all'eclettismo francese, Gaspare Capone in cinque memorie dal titolo Sposizione dei principali fondamenti della filos. scozz. e della sua influenza sulla moderna francese, lette tra il 1834 e '35, ma pubblicate negli Atti della R. Accademia di Napoli del 1851 (VI, pp. 1-146). Va ancora ricordato il barone David Winspeare, autore di tre volumi di Saggi di filosofia intellettuale (Napoli 1843-46), dove si trova anche una polemica con il galluppiano L. Palmieri, a proposito della filosofia scozzese a Napoli. Ma quando Winspeare pubblicò la sua opera l'influenza della s. s. in Italia era tramontata e l'atteggiamento della filosofia italiana verso di essa quasi esclusivamente critico.

Bibliografia3 opere
BIBL.: v. le voci REID, STEWART, ecc. G. Gentile, Storia della filos. ital. dal Genovesi al Galluppi, II. Milano 1930, cap. 1; M. F. Sciacca, La filosofia di T. Reid, Napoli 1935 (contiene un'appendice sui rapporti con Galluppi e Rosmini); id., La filosofia nell'età del Risorgimento, Milano 1948, pp. 335-64.

Michele Federico Sciacca

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Testo originale: Enciclopedia Cattolica, vol. XI (1953), coll. 170–172.

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Sciacca, Michele Federico. “Scozzese, scuola.” In Enciclopedia Cattolica, vol. XI, coll. 170–172. Città del Vaticano: Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1953. https://azioneromana.com/it/article/scozzese-scuola.

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Sciacca, Michele Federico. “Scozzese, scuola.” Enciclopedia Cattolica, vol. XI, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1953, coll. 170–172. Azione Romana, https://azioneromana.com/it/article/scozzese-scuola.

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