TEMPIO DI GERUSALEMME. - Santuario stabile, unico per lo svolgimento del culto israelitico, ideato dal re David e costruito da Salomone sul Monte Moria, TABERNACOLO (v.) mosaico.
I. T. DI SALOMONE. - David, all'apice della potenza, stabiliti di costruire il t., ma ciò gli fu vietato da Nathan (II Sam. 7, 1-29; I Par. 17); allora predispone la costruzione: acquistò per 50 sicli d'argento (600 secondo I Par. 21, 25) l'area di Ornan iubesco, dove era apparso l'angelo di Moria; ammassò (ibid. 21, 14-22, 19) ingenti scorte di metalli, pietre preziose, marmi e legname di cedro del Libano, oltre ad immesse somme d'oro e d'argento; diede a Salomone il disegno particolareggiato delle costruzioni «ispirato da Dio» (ibid. 28, 1-29, 19), esortando i principi e coadiuvarlo. Salomone (I Reg. 5, 9-15; II Par. 2-8) stipulò una convenzione con Hiram re di Tiro per il taglio ed il trasporto di cedri e abeti (cipressi?) dal Libano a Gerusalemme, via Giaffa, destinandovi 30.000 operai alternanti 10.000 al mese, alle dipendenze di Adoniram. Poi ingaggiò 70.000 manovali e 80.000 tagliapietre non
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TEMPIO DI GERUSALEMME
avrebbe occupato l'area rettangolare lastricata intorno alla moschea con m. 132 a sud e 160 agli altri lati. Qualcuno sostiene che la roccia sacra (safrah), lunga ca. m. 18, larga 13, alta 1,25-2, al centro della moschea detta di 'Omar, servisse di base all'Arca (Desnoyers, III, 84-88); H. Schmidt, Der heilige Fels in Jerusalem, Tubinga 1933); invece secondo l'opinione comune era la base dell'altare degli olocausti. Si accedeva al t. per diverse porte ad est, ovest e sud, salendo per scale. I viadotti dell'arco di Wilson e di Robinson, passando sul Tyropeion, lo mettevano in comunicazione con la città alta.
Il t. si componeva del santuario, del pronao e degli atri. Il santuario era lungo 60 cubiti (1 cubito = da 45 a 50 cm.), alto 30 e largo 20; il doppio del Tabernacolo. I 40 cubiti ad est costituivano il 'Santo' (hêkhâl), gli altri 20 il 'Santo dei Santi' o 'Santissimo' (dêbhîr), che era un cubo perfetto di 20 cubi per lato. Attorno al hêkhâl girava una costruzione di 3 piani con camere alte 5 cubi. ciascuna, e larghe 5 cubi. al 1 piano, 6 al 11, 7 al 111, perché i muri del hêkhâl si restringevano in alto, formando come dei gradini ai quali era appoggiata la costruzione. Le porte erano sul lato destro del hêkhâl e vi si accedeva per scale a chiocciola. Nella parte dei muri del hêkhâl sopravanzate la detta costruzione, erano le finestre. Il dêbhîr era al buio, e l'offcciava solo una volta all'anno il Sommo Sacerdote nel giorno del kippûr. Il tetto del santuario era di legno di cedro.
Il pronao ('âlâm') si ergeva davanti alla porta del santuario, lungo 10 cubi, largo 20 ed alto forse 20 (secondo II Par. 3, 4, 120 cubi, ma è un errore). Nel pronao erano appese le armi di David ed altri doni. La sua porta non aveva battenti (I Reg. 6, 3; II Reg. 11, 10). Gli attri erano due (II Reg. 21, 5; 23, 12; II Par. 33, 5). L'atrio esterno (ibid. 4, 9; cf. Ez. 10, 17) era un quadrato, recinto di muro e lastricato con pietre. Aveva porte con battenti di bronzo (II Par. 4, 9; Ez. 40, 5), munite di piccole torri e alle quali si accedeva per 7 scalini (Ez. 40, 6-26). Tra le porte erano stanze per ripostigli ed abitazioni dei leviti di turno (II Par. 31, 11; Jer. 35, 2-4; Ez. 40, 7 sg.). Agli angoli piccoli attri per i conviti sacrificali del popolo (Ez. 46, 21-24). In mezzo all'atrio si poneva il podio per i membri della famiglia di David (II Par. 6, 12 sg.; 23, 13; 34, 31). L'atrio interno era detto 'dei sacerdoti'. Vi si accedeva per 8 gradini (15) (I Reg. 6, 36; II Par. 4, 9). Circondava il santuario (I Reg. 8, 64), era separato dall'esterno con un muro costruito con 3 ordini di pietre ed un ordine di legno di cedro (ibid. 8, 64; 6, 36; II Par. 27, 3). Era privo di porte solo ad ovest (porta alta ad est; II Par. 27, 3). Eravvì stanze per vari usi (I Par. 9, 33; Jer. 35, 4; 36, 10). Non si danno le misure degli atri.
Il santuario era rivestito con tavole di cedro ornate di bassorilievi di cherubini, di frutta, palme, fiori, rivestite di lamine d'oro, pavimentato di cipresso, ricoperto d'oro. Non si vedeva pietra. Un tavolato di cedro diviaveva il dêbhîr dal hêkhâl con una porticina a due battenti d'olivo, forse pentagonal, di 4 cubi, con sculture come il resto del tavolato. Vi era un catenaccio (o catenelle) d'oro. II Par. 3, 14 parla anche della cortina tessuta di violetto, porpora, cremisi e bisso con rappresentazioni di cherubini che pendeva in sul davanti. La porta del hêkhâl, anch'essa scolpita e rivestita, aveva due stipiti di olivo, con i battenti di cipresso che si piegavano l'uno sull'altro; era quadrangolare e misurava 5 cubi. CHERUBINI, LUIGI (v.), alti 10 cubi, erano nel mezzo del dêbhîr, in piedi, le facce guardanti l'ingresso; delle ali, di 5 cubi, ciascuna, due erano tese e si toccavano al disopra dell'arca, le altre due toccavano la parete. Sulla facciata del pronao erano le due colonne (come nei templi di Melkart a Tiro, di Tell 'Obejd in Mesopotamia e di Ba'albek in Siria), di bronzo fuso, opera di Hiram: una a destra, fakhîn ('Egli stabilirà'), l'altra a sinistra, Bô'as ('in Lui la forza'); qualcuno legge jâkhîn be'ôs ('stia con stabilità'). Erano alte 18 cubi. con 12 di circonferenza, vuote all'interno, con 4 dita di spessore; portavano un capitello alto 5 cubi, rigonfio come un bulbo ed ornato con intrecci a forma di rete con ai bordi due ordini di 200 melograne giranti all'interno, e sbocciante in forma di grande corolla di loto.

ebrei (cananei, prigionieri di guerra), più 3600 assisten
Nel hêkhâl vi erano: la mensa dei profumi, di cedro rivestito d'oro, la tavola d'oro dei 12 pani di proposizione (secondo II Par. 4, 8 erano 10: 5 a destra e 5 a sinistra), 10 candelabri d'oro, 5 a destra e 5 a sinistra, con fiori, lampade, smoccolato, patete, coltelli, vassoi, mortai e gli incensiieri d'oro puro. Anche i cardini delle porte del dêbhîr e del hêkhâl erano d'oro.
Nell'atrio interno dominava l'altare (v.) degli olocausti (I Reg. 8, 64; II Reg. 16, 14; II Par. 4, 1) di pietre grezze, rivestite di bronzo, largo e lungo 20 cub. e alto 10. Vi era inoltre il «mare di bronzo» (a sud-est del hêkhâl, a destra), enorme bacino rotondo a forma di loto per l'acqua necessaria alle abluzioni (diametro 10 cub., alt. 5, circonferenza 30, ornato di due file di cucurbiti in bronzo) della capacità di 2000 bath (ca. 787 ettolitri; secondo II Par. 4, 5, 3000 bath); poggiava su 12 buoi di bronzo, 3 per lato con la testa sporgente in avanti; doveva essere molto rigonfio e munito di rubinetti; l'acqua era fornita da cisterne. 10 bacini mobili di bronzo erano sistemati su 10 carri porta-bacini a 4 ruote, composti di un'armatura (alta 3 cub., lunga e larga 4) quadrata di bronzo con ornamenti e sormontata da un cilindro vuoto al di dentro per fissarvi i bacini; la descrizione ne è molto complicata; esemplari estraibili servono ad illustrarla; le 10 conche contenevano 40 bath (15 ettolitri), e servivano ai sacerdoti officianti dall'alto dell'altare degli olocausti per lavare le vittime; erano collocate 5 a destra e 5 a sinistra dell'altare. Poi caldaie, pale, patere. La fusione fu eseguita al guado argilloso del Giordano di Adama (Dâmiijeh) presso la foce dello Iaboa a 11 km. da Sochot (Teli Ahsâs) e Sarthan (Qarn Sarthabah).
Il 1. era una riproduzione del Tabernacolo mosaico (la descrizione di Ez. 40-48 che corrisponde al T. salomico nelle linee generali soltanto, è da considerarsi simbolica) e fu compiuto in 7 anni. Nel mese settimo, 'Éthâ-nim (tîsîr), l'anno 7 (secondo altri l'a. 20, cioè 13 anni dopo la costruzione), nelle feste dei Tabernacoli, fu trasportata dai sacerdoti l'arca dal Sion e collocata nel dêbhîr sotto le ali dei cherubini. Le sue stanghe erano così lunghe che si potevano scorgere dal hêkhâl. La nuvola ricoprì la casa del Signore. Salomico tenne un discorso, seguito da una lunga preghiera, dinanzi alla grande moltitudine adunata. La festa durò 14 giorni e fu celebrata con ecomombi sacrificali (22.000 bovini e 12.000 ovini). Salomico consacrò il mezzo dell'atrio e Dio gli apparve di nuovo (I Reg. 9, 2; 3, 4). Il tabernacolo mosaico da Gabaon fu custodito nel nuovo t., che doveva essere il santuario unico del popolo d'Israele. Fu soggetto ad incursioni di nemici, saccheggi, devastazioni, profanazioni, narrate nei libri dei Re e dei Paralipomeni. Depredato (925) dal faraone Sesak (I Reg. 14, 26), da Iosâ d'Israele (798-783), da Athalia; profanato da Achaz, Manasse, Amon, Sedecia (II Par. 36, 14); Achaz (736-721) sostituì l'altare degli olocausti con un altro riproducente un modello di Damasco (II Reg. 16, 10-14). Fu restaurato o purificato da Iosaphat (II Par. 20, 5), Iosâ di Giuda (ibid. 24, 4-14), Iottham (ibid. 27, 3), Ezechia (ibid. 28, 34), Iosia (ibid. 34, 3-7). Con i suoi tesori furono pagati i tributi agli invasori da Asa, Iosâ, Achaz, Ezechia. Fu saccheggiato da Nabuchodonosor sotto Iokaim e Iochain ed incendiato l'anno 587. Tutte le cose più preziose furono trasportate come trofeo a Babilonia.
II. SECONDO T
I. Ricostruzione di Zorobabel
Ciro (538 a. C.) concesse ai giudei il ritorno in patria e la ricostruzione del t. (Esd. 1, 1-4) e restituì le suppellettili sacre in oro e argento asportate da Nabuchodonosor (ibid. 1, 7-11). Appena arrivati a Gerusalemme, Zorobabel (v.) ed il sommo sacerdote Giosuè costruirono l'altare degli olocausti sulle rovine del t., offrendovi i sacrifici. Nel 537, tra il canto dei leviti ed i gemiti di quelli che avevano visto lo splendore del t. salomico, fu posta la prima pietra del nuovo t.; ma i Samaritani, esclusi dalla costruzione, ne impedirono il proseguimento fino a Dario I; ad esortazione di Aggeo e Zaccaria, Giosuè, l'anno 2 di Dario I (520), riprese i lavori, nonostante le difficoltà opposte dai Samaritani, poiché fu ritrovato il decreto di Ciro, secondo il quale il t. doveva essere alto e largo (forse lungo) 60 cub., con 3 ordini di pietre da taglio e 10 cub., legno nuovo, addossandone la spesa alla cassa reale (Esd. 5, 1-6, 12); fu terminato l'anno 6 di Dario (515), nel mese di 'dâhâr (febbr.-marzo) e inaugurato con ecatombi di sacrifici. Aveva la forma di quello salomonoico, ma era molto più modesto e non dovette oltrepassare i limiti stabiliti nel decreto di Ciro. Ad esso si riferiscono principalmente le profezie di Aggeo e Zaccaria. Vi fu collocata la suppellettile restituita da Ciro. Il dêbhîr rimase privo del'Arcà; una pietra ne indicava il posto, e il sommo sacerdote nel kippâr vi poggiava il turbolo. Nel hêkhâl vi era una sola mensa, un solo candelabro e l'altare dei profumi (I Mach. 1, 21 sq.; 4, 49). Aveva due arti come quello salomonoico. Nell'atrio del popolo vi erano portici, riposti, abitazioni dei ministri di turno (Neb. 10, 38-40; 12, 25-44; 13, 4 sqq.); nel mezzo, l'altare degli olocausti di pietre grezze (I Mach. 4, 38-59), poi il bacino di bronzo per le abluzioni. Con i doni e le offerte dei principi anche gentili ed il tributo di mezzo siclo degli ebrei di tutte le nazioni, il t. fu in seguito sontuosamente abbellito. CANTICO (v.) Epifane (175-164 a. C.) e profanato in diversi modi (I Mach. 1, 21-24; 5, 47-59; II Mach. 6, 5). Fu purificato da Giuda Maccabeo. Antioco Eupatore ne distrusse parte dei muri (I Mach. 6, 62), restaurati poi da Ionathan. Fu fortificato al tempo dei Maccabei (ibid. 6, 7; 13, 52; Ecc. 50, 1 sq.). Gli Asmonei al suo lato nord costruirono la fortezza Baris (Biyra), abbellita e denominata da Erode «Antonia» (v.). Ales-sandro Ianneo separò l'atrio del popolo da quello dei sacerdoti con cancelli di legno; il t. era unito con un ponte alla città superiore (Fl. Giuseppe, Antiq. Iud., XIII, 13; 5; XIV, 4, 2).Nel 63 a. C., nel giorno dell'Espiazione, occupata Gerusalemme, Pompeo M. vi entrò, ispezionò anche il dêbhîr, ma senza devastarlo. Nel 56 a. C. Crasso lo spogliò di 2000 talenti e degli ornamenti d'oro, del valore di 800 talenti.
2. Ampliamenti erodiani
Erode espugnò il t. nel 37, mese 10 (tîsîr), con grande strage e incendio di alcuni portici. Poi, per cattivarsi l'animo dei giudei, si diede a restaurarlo e quasi a rinnovarlo, rendendolo oltremodo sontuoso (20/19 a. C.). Erode fece abbattere il muro a nord e sistemare gli altri lati, che, ad eccezione di quello orientale, erano scoperti e scoscesi. Nella parte più bassa i muri raggiunsero 300 e più cubi. di altezza. Raddoppiò la spianata. Il Haram es-Serîf oggi misura kmq. 1,544. Di Erode sono l'angolo nord-est e nord, fino alla torre Antonia; da qui fino al muro del pianto e l'angolo sud-ovest. Il lavoro fu eseguito a tratti, senza sospendere il culto per non insospettire i giudei. Erode procurò 1000 carri da trasporto, ingaggiò 10.000 operai e per i lavori del recinto sacro si servì esclusivamente di 1000 sacerdoti, ai quali aveva fatto apprendere l'arte di lavorare la pietra ed il legno. Furono tolte le antiche fondamenta e gettate le nuove, lunghe 100 cub. e alte 120; cedettero e furono riparate al tempo di Nerone. Le pietre adoperate misu-ravano alcune cub. 25 x 8 x 12. Il lavoro dei sacerdoti fu terminato in 18 mesi. Al tempo di Gesù ancora vi si lavorava (cf. Io. 2, 20: da 45 anni, cioè dal 19 a. C. al 26/27 d. C.). In Io. 8, 59 e 10, 31 si parla delle pietre per lapidare Gesù.Nel vasto t. che ne risultò, si distinguevano i vari portici, le varie porte, gli atri, il santuario. Nell'insieme il recinto era un immenso trapezio (462 x 491 x 310 x 281 m.), circondato da portici sontuosi di candido marmo, al cui centro una serie di costruzioni si ergevano altissime, splendenti di oro, argento, rame e pietre multilocari, sormontate a nord-ovest dalla massiccia e sfarzosa torre Antonia.
I portici esterni tutti di marmo lo cingevano dai quattro lati. I più famosi erano quelli di Salomone ad est e quello regio (basilikê) a sud. Questo era chiamato così per la vicinanza del palazzo dei re di Giuda. Aveva 4 file di colonne (totale 162), che formavano tre navate. L'ultima fila era addossata al muro di marmo. Ogni colonna poteva appena essere abbracciata da 3 uomini; era alta 27 piedi (m. 7,98), con doppia scanalatura a spirale e capitelli cronizi. Le due navate esterne erano larghe 30 piedi, alte 50 e lunghe uno stadio; la centrale era metà più larga
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TEMPIO DI GERUSALEMME
14). Al muro di cinta del t. (alto 25 cub. all'interno) Erode appese i trofei di guerra presi ai popoli vinti e le sue personali offerte come anatema. Forse di ciò si tratta in Lc. 21, 5. Le porte interne nel muro del t., cui dal hèl si saliva per mezzo di 5 gradini, erano 10, di cui 4 a nord, 4 a sud e 2 a est. A ovest non vi era porta. Erano in legno, rivestite di oro e d'argento. Erano alte 30 cub. e larghe 15. Al di dentro dei portali si allargavano ed avevano in ambedue le parti eseguire larghe e lunghe 30 cub. a forma di torri e alte più di 40 cub. ciascuna, sorrette da 2 colonne di 12 cub. di circonferenza. Ogni porta era doppia. Quella orientale era detta di Nicanore e «la porta bella» (Act. 3, 2); probabilmente è la «Corinthia» di Fl. Giuseppe (Bell. Jud., V, 5, 3) e conduceva all'atrio delle donne, all'estremità del quale, di fronte, era la porta «Grande», in bronzo, alta 50 cub. e larga 40. Altre due porte conducevano all'atrio delle donne, 6 altre a quello degli israeliti.
L'atrio «delle donne», lungo e largo 135 cub., era tra la porta «Grande» e quella di Nicanore. Le donne non potevano andare oltre di esso. Secondo Middoth, II, 5, vi erano podi sopraelevati per permettere alle donne di assistere alle cerimonie. Agli angoli dell'atrio erano 4 stanze quadrate di 40 cub.; quella a nord-est per ripostigli delle legna, a nord-ovest per i lebbrosi, a sud-ovest per il vino e l'olio, a sud-est per i nazirei. Tra queste due ultime era il tesoro. Verso nord erano i tronchi a forma di tromba per ricevere le offerte; le stanze del tesoro erano dette gazophylactia. Dall'atrio delle donne si scorgeva l'altare degli olocausti, ma non tutte le cerimonie. All'atrio «degli israeliti» si accedeva per 15 gradini di forma semicircolare, che immettevano alla porta «Grande», cui accedevano la puerpera e la sospetta di adulterio. Era lungo cub. 11 (est-ovest) e 135 (nord-sud); totale mq. 300. Vi potevano entrare tutti gli israeliti (maschi) puri e ne conteneva ca. un migliaio. Ivi si collocavano i musici ed i cantori levitici. Aveva due porte, a nord ed a sud, e nelle pareti diversi locali.
L'atrio «dei sacerdoti», più alto di quello degli israeliti di cub. 2 1/2, ne era separato da un artistico parapetto di bella pietra, alto ca. 1 cub. Vi si accedeva al centro per mezzo di gradini. Era largo cub. 135 e lungo 176 e attorniava il Santuario. Intorno all'atrio giravano portici e nei muri erano ricavati dei locali: all'angolo sud-ovest il lifkath hag-gazith, dove si radunava il gran Sinedrio che aveva un ingresso anche sul hèl; sotto il ripostiglio delle legna vi era la stanza dove dimorava il sommo sacerdote nei 7 giorni precedenti il kibbutz. In mezzo all'atrio, di fronte alla porta «Grande», era l'altare degli olocausti (cub. 15 alt., 50 lunghe e larghe); intorno erano sistemati gli strumenti per l'uccisione, scuoiamento, e spartizione delle vittime; il bacino, con due canali di scolo, dell'acqua che veniva da 'Ajn 'Atan vicino a Orta (Betlemme).
Al pronao si accendeva dall'atrio dei sacerdoti per 12 gradini. Aveva una facciata tutta dorata, alta e lunga 100 cub., ma profonda 11 e che sporgeva di 20 cub. a destra e 20 a sinistra dal corpo dell'edificio posteriore. che era di 60 cub. Il portale era alto 70 cub. e largo 25, ma senza imposte, e da esso si poteva scorgere l'aula. La porta di fronte, dorata insieme al muro, immetteva nel «santo» (hêkhâl); aveva imposte d'oro, e sopra di esse delle viti d'oro (simbolo d'Israele: Is. 3, 14; Jer. 2, 11; Ez. 19, 40), da cui pendevano grappoli della grandezza di un uomo. Avanti alla porta era appesa una cortina tessuta di violetto, bisso, scarlatto e porpora mirabilmente lavorata. Nel pronao erano mense per collocarvi i pani e molti doni offerti da re e principi, p. es., la lampada d'oro di Elena regina di Adiabene, la mensa d'oro di Tolomeo Filadelfo.
L'edificio sacro era alto e lungo 60 cub. e largo 20, diviso in «Santo» e «Santo dei Santi», da una cortina.

TEMPIO DI GERUSALEMME - Pianta del t. erodiano: A atrio degl'israeliti; B balau-strata di pietra; C spazio riservato; D scalinata di accesso alla piattaforma; E atrio delle donne; F porta bella; G podi per le donne; H stanze: 1° dei nazirei, 2° dei lebbrosi, 3° per ripostiglio delle legna, 4° per il vino e l'olio; I atrio degli Israeliti; K parapetto di pietra; L atrio dei sacerdoti; M pronao; N Santo; O Santissimo; P edifici circostanti al santuario; R stanze per vari usi; S acquedotto per cui le acque giungevano al grande bacino; a porta orientale; b porta bipartita; c porta tripartita; e-f porte occidentali, che conducevano alle parti inferiori della città; g altare degli olocausti; h grande bacino; i porta del pronao; k porta che conduceva al palazzo degli Asmonei; l porta della scalena, che conduceva alla valle del Tiropeo; m porta che conduceva alla reggia (parti superiori della città).
e alta il doppio, e forse al disopra delle colonne girava un'altra fila fino al soffitto, che era di legno intagliato con varie figure. La navata centrale sfociava in un ponte, di cui resta l'arco di Robinson, e che la collegava con il Xistus presso il palazzo degli Asmonei. L'angolo sud-est strapiombava sulla valle del Cedron per ben 400 cubiti. Forse è il nèpêyov toû lepoû (pinnaculum templi) di Mt. 4, 5. Il portico di Salomone, forse restaurato da Erode, si ergeva ad est sopra una scarpata risultante di pietre enormi e fissate con piombo. Come quelli a nord e ad ovest, aveva due navi ottenute da 3 file di colonne monolite di marmo candido, alte 25 cub. I portici erano larghi 30 cub. ed estesi 6 stadi. Servivano per riparare dalle intemperie, per passeggio, per ascoltare i maestri (Io. 10, 23; Act. 3, 11; 5, 12), per la vendita degli animali ed il cambio delle valute. I venditori peraltro invadevano anche i cortili antistanti.
Le porte del recinto esterno erano quattro a ovest, di cui una (porta Barclay?) portava alla reggia attraverso un ponte, due ai sobborghi ed una alla città per mezzo di una scalea che scendeva fino a valle, detta Kiponios (Coonius), rispondente forse a Bâb es-Silsileh; due a sud, nel mezzo, sotto il portico, di cui una bipartita (al distretto della moschea el-'Aqsa), l'altra tripartita, detta di Hulda-talpa). Ad oriente, la porta detta di Susa, poi chiamata «la dorata»; una a nord, detta di Teri o Tadi, personaggio sconosciuto. Erode costruì anche una galleria sotterranea dalla torre Antonia fino alla porta orientale, che muri di torre di difesa.
Gli atri, scoperti e lastricati con pietre di diversi colori, erano quattro: dei gentili, delle donne, degli israeliti, dei sacerdoti. L'atrio «dei gentili» (cui potevano accedere anche i pagani) si estendeva dai portici fino al peribolo, balaustrata di pietra alta 3 cub. e finemente lavata, nella quale erano collocate, ad uguale distanza, colonne con iscrizioni in latino od in greco, che proibivano ai gentili ed agli impuri di andare oltre, pena la morte (Fl. Giuseppe, Bell. Jud., V, 5, 2; VI, 2, 4; Antig. Jud., XV, 11, 5). Ne furono ritrovati due esemplari. Hèl «spalto» o piattaforma (προτείχισμα = antemurale) era il piano sopraelevato (largo 10 cub.) su cui si ergeva il muro che recingeva il t.; vi si accendeva per 14 gradini, era largo 10 cub. e girava tutt'intorno al t.; i gentili e gli impuri non potevano penetrarvi (cf. Act. 21, 29-30, forse anche Eph. 2, 2).
El Santo (hêkhâl = qôdhef) occupava i primi 40 cubi. Di lunghezza e conteneva il candelabro a 7 bracci, la mensa dei pani di proposizione e l'altare dei profumi. Il San-tissimo » (dêbîr) era un cubo perfetto di 20 cubi. Nulla vi era in esso, inaccessibile, intangibile, invisibile a tutti » (Fl. Giuseppe, Bell. Ind., V, 5, 5). I 3 piani (con 38 stanze) addossati all'edificio sacro, alti 60 cubi. Con finestre, erano come nel t. salomonico. Vi si accedeva da due ingressi dal pronao. Il muro dell'edificio sacro li sopravanzava di 40 cubi, raggiungendo l'altezza di 100 cubi, ed aveva le finestre per il hêkhâl. Il tetto era leggermente spiovente e cinto da parapetto con spiedi d'oro acutissimi per proteggerlo dagli uccelli.
Secondo Fl. Giuseppe (Bell. Ind., V, 56) « all'aspetto esteriore del Santuario non mancava nulla di ciò che stupisca la mente o l'occhio... Appariva da lontano come un monte di neve, perché non era dorato era bianchissimo... ». Il suo stile architettonico era greco, ma adattato a mentalità ed usi giudei. Si giurava per esso ed era delitto non parlarne con rispetto (onde l'accusa contro Gesù: Mt. 26, 61; 27, 40 e paralleli). Uno « πρακτηνός (Lc. 22, 4, 52; Act. 4, 1; 5, 24, 26) vi manteneva l'ordine. Erode collocò probabilmente sulla porta « bella » un'aquila romana d'oro, che fu causa di disordini (Fl. Giuseppe, Antig. Ind., XVII, 6, 2-4; Bell. Ind., 1, 33, 2-4). Fu spogliato da Sabino (4 a. C.), e nella rivolta furono incendiati i portici. Sotto Coponio (a. 6-9 d. C.) i Samaritani lo profanarono spargendovi ossa di morti. Pilato (a. 26-36) mise le mani sul tesoro per costruire un acquedotto. Gesù fu spesso nel tempio di Erode; non entrò mai oltre l'atrio degli israeliti. L'arcangelo Gabriele apparve a Zaccaria nel hêkhâl (Lc. 1, 11, 21). Maria vi entrò per l'offerta del suo primogenito e la purificazione e vi incontrò il vecchio Simeone e la profetessa Anna. All'età di 12 anni Gesù si fermò con i maestri in una delle sale sotto i portici (Lc. 2, 46). Memorabili sono gli episodi dell'espulsione dei venditori, della donna adultera, dell'ingresso solenne nel giorno delle palme; si fermò nel gazofilacio, vi insegnò in molte occasioni, ne predisse la distruzione agli apostoli che gli mostravano la grandiosità delle costruzioni, la dimensione delle pietre e la ricchezza degli ex-voto (Mt. 24, 1-2). Alla sua morte il velo si strappò in due.
Il t. è connesso anche con le vicende degli Apostoli e della Chiesa nascente (Act. 3-23). Sotto Ventidio Cumano (48-52 d. C.) morirono nel t. 1000 o 2000 giudei (Fl. Giuseppe, Bell. Ind., II, 12, 1; Antig. Ind., XX, 5, 3). Paolo vi fu arrestato con il pretesto di averlo violato introducendo gentili oltre il peribolo (Act. 20, 20-23, 10) e dai portici fu condotto nell'Antonia. Vi fu ucciso s. Giacomo il Minore. Ultimato sotto Albino (62-64), rimasero senza lavoro i suoi 18.000 operai; nello stesso anno scoppiò la guerra giudaica (66-70), durante la quale nel t. si svolsero lotte e carneficine tra i diversi partiti. Fu incendiato l'a. 70 e per un impulso superiore, da un soldato romano contro le disposizioni di Tito, il giorno 15 di "abbi"; nello stesso giorno di quello di Salomone. Tra le spoglie portate in trionfo a Roma furono la mensa d'oro dei pani di proposizione, il candeliere a 7 bracci, il libro della legge (Fl. Giuseppe, Bell. Ind., VII, 5, 5; arco di Tito). Sul luogo del t. fu elevato un tempio a Giove da Adriano (120). Sotto Giuliano l'Apostata i giudei pretesero ricostruirò per smentire la profezia di Gesù (Mt. 24, 2), ma nel gettare le fondamenta fiamme si sprigionarono dalla terra e uccisero gli operai; e l'opera fu interrotta. I pii giudei odierni piangono al tramonto di ogni venerdì sulle rovine esterne del t. dette « muro del pianto ».