Enciclopedia Cattolica vol. IV, 1950 Religioni non cristiane

DERVISCII

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Noto anche come: darwīsh

DERVISCI - D. questuante maomettano a Peshawar (India).
DERVISCI - D. questuante maomettano a Peshawar (India).

DERVISCII. - La parola d., dal persiano darwāf è comunemente spiegata come « mendicante » (da dār = « porta »), ma l'etimologia ne è in realtà poco sicura. Nella maggior parte del mondo islamico questa parola indica il membro di una confraternita religiosa: in persiano e turco è anche impiegata nel senso più ristretto di monaco mendicante.

Le confraternite religiose cominciarono a sorgere nell'islam solo nel sec. vi dell'egira, mentre prima di tale epoca la vita mistica riposava su una base individualistica. La prima confraternita, fra le ancora esistenti, che abbia un'origine storica ben definita sembra essere quella dei qādiriti, fondata da 'Abd al-Qādir Gilānī (m. nel 561 egira). L'origine delle formole e dei riti propri di ciascuna confraternita si usa far risalire, attraverso una lunga catena (silsilah) di santi, al Profeta e a Dio stesso. Ogni d. è tenuto a conoscerla ed è tenuto anche a credere che la fede professata dalla sua confraternita è l'essenza interiore dell'islam. L'aspirante derviscio (murīd) viene « iniziato » dal suo padre spirituale (šefh, pir, ustād) con mezzi in cui talvolta entra dell'ipnotismo, e introdotto nella confraternita per mezzo di un contratto ('ahd), consistente in professione di fede religiosa e in voti che variano secondo le confraternite. I sistemi teologici delle varie confraternite variano da un quietismo ascetico ad un più o meno totale panteismo. La stessa confraternita può d'altronde rivestire forme diverse secondo i diversi paesi: in generale le confraternite persiane e turche sono più lontane dall'islam ortodosso di quelle siriane, arabe o africane. I riti religiosi propri della confraternita sono svariati e spesso producono fenomeni ipnotici e crisi estatiche. Un rito comune a tutte è il dīhr, che ha per scopo di ispirare al credente il pensiero del mondo dell'al di là e della sua dipendenza da esso. Il dīhr provoca una forte esaltazione religiosa, che è ancora aumentata da altri mezzi usati da certi ordini di mistici (danze circolari presso i cosiddetti d. « giranti », il cui ordine fu fondato dal celebre poeta persiano Galāl ad-dīn Rūmī, urla, ecc.).

Alcuni d. compiono, p. es., atti straordinari come l'inghiottire carboni ardenti, serpenti e scorpioni vivi, l'infilarsi lunghi aghi nel corpo e chiodi in testa, ecc.

Oltre ai membri regolari degli ordini, che sono pochi e vivono in monasteri (hangah, ribāt, zāwījah, tekkh) o che viaggiano come monaci mendicanti, esistono aderenti paragonabili a quelli dei nostri « terzi ordini », tenuti a recitare certe preghiere quotidiane e ad assistere ogni tanto a un dīhr nei monasteri.

I d. sono generalmente reclutati tra le classi basse della popolazione e in epoche recenti i governi hanno esercitato ed esercitano un controllo sulle confraternite. Anche le donne possono essere d. e nel medioevo avevano dei conventi speciali, mentre ora sembra appartengano solo ai terzi ordini.

Il numero delle confraternite religiose musulmane è enorme. Una delle più note in Italia è quella cirenaica dei Senussi.

Bibliografia2 opere
BIBL.: J. P. Brown, The Derwishes or oriental spiritualism, Londra 1868; D. B. Macdonald, Derwish, in Encyclopedia de l'Islam, I, pp. 990-91.

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Di Alessandro Bausani

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Testo originale: Enciclopedia Cattolica, vol. IV (1950), coll. 1459–1460.

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Bausani, Alessandro. “Derviscii.” In Enciclopedia Cattolica, vol. IV, coll. 1459–1460. Città del Vaticano: Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1950. https://azioneromana.com/it/article/derviscii.

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Bausani, Alessandro. “Derviscii.” Enciclopedia Cattolica, vol. IV, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1950, coll. 1459–1460. Azione Romana, https://azioneromana.com/it/article/derviscii.

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