GERMANI, RELIGIONE DEI

GERMANI, RELIGIONE dei - Odino (Wotan) su di un cavallo a otto zampe guida nel Walhalla gli eroi morti in battaglia raffigurati entro una barca, proveniente da Tjängvide (Götland).
GERMANI, RELIGIONE dei - Odino (Wotan) su di un cavallo a otto zampe guida nel Walhalla gli eroi morti in battaglia raffigurati entro una barca, proveniente da Tjängvide (Götland).

midabile martello a manico corto, lo si può dire il più germanico di tutti gli dèi, quello che anche nella letteratura norrena ottenne la massima idealizzazione senza elementi stranieri. Il suo nome prese il posto di Giove nella formazione del vocabolo corrispondente a giovedì in tutte le lingue germaniche.

Nei territori occidentali e settentrionali della Germania propriamente detta il primo posto fra gli dèi sembra essere stato tenuto sempre da Wodan che i Romani identificarono con Mercurio. Originariamente di carattere demoniaco, condottiero, nelle notti di tempesta, della caccia selvaggia, cioè della schiera delle anime ch'egli poi riconduce nel grembo delle montagne, egli perdette in seguito questo carattere e assunse gli attributi di un dio celeste, signore della guerra e della vittoria, ma anche della vita spirituale e della civiltà. Nel settentrione, ove fu al centro del culto e divenne il dio aristocratico delle corti e il prediletto degli Scaldi, si sviluppò intorno alla sua figura un ricco complesso di miti che lo rappresentano come padre universale e supremo ordinatore del mondo, sovrano dell'arte magica e inventore delle «rune» (i primi caratteri scritti tolti all'alfabeto latino e usati come segni misteriosi a scopo divinatorio). Come signore della guerra egli troneggia nel meraviglioso Walhall, o «tempio degli uccisi», specie di paradiso aristocratico, ove vengono accolti i morti in battaglia, che vi continuano le occupazioni predilette della vita terrena, intrattenendosi in esercizi guerreschi e in sontuosi banchetti, allietati dalle Walchirie, specie di side, ancellie di Odino, che cavalcano in gruppi per il cielo coperte di elmo e armate di scudo e di corizza, col compito di scegliere, come dice l'eticologia del loro nome, i predestinati a soccombere, concedendo ad altri la vittoria. Nell'Edda gli si attribuisce anche una attività creatrice; insieme con i suoi fratelli Vili e Ve egli avrebbe creato il primo uomo e la prima donna, animando un olmo e un frassino sulla riva del mare. È superfluo avvertire che il mito germanico non sa nulla di una creazione nel senso della nostra Genevi: esso presuppone l'eternità della materia e gli dèi non stanno già al principio del mondo, ma all'inizio della storia. Il nome di Odino so-

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Il seme; un nuovo sole risplende che camminerà per la medesima via. Degli antichi dèi solo Balder e pochi altri rivivono; ma essi hanno perduto per sempre l'antica sovranità, che spetta ormai a un nuovo dio, «l'onnipotente che viene dall'alto al supremo giudizio». In tutto ciò è facile isolare ciò che può essere veramente concezione antica germanica o più specialmente nordica, da quanto è elemento di importazione, tolto, cioè, al corredo dei motivi classici, o delle speculazioni orientali, o delle idee giudaico-cristiane sulla fine del mondo, pervenute nel nord al tempo delle scorrerie dei Vichinghi. Solo bisogna guardarsi dal pensare, sulla scorta di questi e di altri vaghi sebbene genuini motivi, ad inconsci presagi, a voci profetiche, dell'antichità germanica, a rapporti di affinità tra due concezioni religiose e morali, che sono lontane l'una dall'altra come la verità dell'errore.

BIML.: E. II. Meyer, Mythologie der Germanen, Strasburgo 1903; S. Buge, Studien over de nordiske Gude - og Heltesags Opindelse, Cristiana 1909; W. Golther, Handbuch der germanischen Mythologie, Lipsia 1909; J. Grimm, Deutsche Mythologie, nuova ed., Berlino 1930; F. R. Schröder, Quellenbuch zur germanischen Religionsgeschichte, Berlin-Lipsia 1933; J. De Vries, Altgermanische Religionsgeschichte, 2 voll., Strasburgo 1935-37; H. Schneider, Die Götter der Germanen, Tubingen 1938; G. Dumé- li, Mysteries et dieux des Germains, Parigi 1939; E. Tonnelat, La religion des Germains (Maua, 2), ivi 1948.

GERMANIA. - La G. (Deutschland) abbraccia la parte maggiore dell'Europa centrale.

SOMMARIO:

I. Geografia

II. Storia civile e religiosa

III. Condizione giuridica della Chiesa

IV. Letteratura

V. Archeologia

VI. Arte

VII. Ordinamento scolastico.

I. GEOGRAFIA.

È lo Stato europeo che negli ultimi ottant'anni, vale a dire dopo il raggiungimento della sua unità politica (1871), ha subito le più ampie variazioni territoriali. Ridotta di 1/7 dopo la prima guerra mondiale, riprese con il 1936 (plebiscito del Saarland) la sua espansione, che, allo scoppio della seconda guerra mondiale, ne aveva accresciuto il dominio di oltre 1/6 rispetto al 1913 e lo aveva triplicato nel 1942, quando con le vittorie militari il suo confine orientale correva dal Golfo di Finlandia alla Crimea e quello meridionale si internava nelle Alpi sino alla Croazia.

| | Superfice in kmq. | Popolazione in (1000 ab.) | Densità a kmq. |
| 1913 | 540.835 | 65.000 | 74 |
| 1929 | 468.768 | 59.177 | 126 |
| 1937 | 470.300 | 69.300 | 147 |
| 1939 (I = IX) | 635.733 | 86.000 | 135 |
| 1942 (I = I) | 1678.200 | 160.919 | 96 |
| 1950 | 353.300 | 66.500 | 188 |

In seguito alla sconfitta finale, e prima ancora che un trattato di pace regolasse la nuova delimitazione territoriale della G., quanto presumibilmente le verrà conservato è stato ripartito in quattro zone di occupazione, ognuna delle quali comprende un certo numero di unità amministrative (Länder), come dal prospetto a fianco.

Il 23 maggio 1949 la trionza occupata dalle potenze occidentali si è costituita in Repubblica federale tedesca (Bundesrepublik Deutschland) con costituzione democratica e rappresentanza bicamerale elettiva; mentre il 7 ott. dello stesso anno i Länder della zona sovietica si riunivano nella Repubblica democratica tedesca (Deutsche Demokratische Republik), di tipo sovietico, ciò che ha accentuato la separazione in atto fra le due parti della G. controllate dai due gruppi antagonisti di occupanti. La G. ad E. dell'attuale confine tedesco-polacco (Oder-Neisse: 110 mila kmq. con 9,5 milioni di ab. nell'anteguerra, di cui meno di 1 milione non germanofoni) è stata annessa alla nuova Polonia, come compenso dei territori già po-

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La G. è così passata al 5^{°} posto fra gli Stati europei per superfice dopo U.R.S.S

| | Superfice in kmq. | Popolazione in (1000 ab.) | Densità a kmq. |
| 1942 | 470.300 | 69.300 | 147 |
| 1943 | 635.733 | 86.000 | 135 |
| 1944 | 1678.200 | 160.919 | 96 |
| 1950 | 353.300 | 66.500 | 188 |

Renania sett. e Vestfalia
Bassa Sassonia
Schleswig-Holstein
Amburgo
Zona britannica
Baviera
Württemberg e Baden
Assia
Brem
Zona statunitense
Renania merid.
Palatinate
Württemberg-Hohenzollern
Baden merid.
Territorio della Saar
Zona francese
Sassonia-Anhalt
Brandeburgo
Mecklenburg
Sassonia
Turingia
Zona sovietica
Berlino (4 settori)
Bundesrepublik D.
D. Demokra
tische R.

| | Superfice in kmq. | Popolazione in (1000 ab.) | Densità a kmq. |
| 1942 | 470.300 | 69.300 | 147 |
| 1943 | 635.733 | 86.000 | 135 |
| 1944 | 1678.200 | 160.919 | 96 |
| 1950 | 353.300 | 66.500 | 188 |

| | Superfice in kmq. | Popolazione in (1000 ab.) | Densità a kmq

di boschi, cosparso di laghi e poco popolato percreda la zona alpina, ricca di pascoli, che culmina, nella massa calcarea delle Alpi bavaresi, con lo Zugspitze (2693 m.).

Il clima, relativamente mite, risente tanto meno dell'influenza mitigatrice dei venti oceanici, quanto più ci si avvicina al bassopiano sarmatico; si fa perciò via via più rigido e continentale (cioè con crescente escursione termica) piuttosto procedendo da O. ad E. che non da S. a N.; a S., d'altronde, il rilievo s'inaspisce, con abbandonata di nevi invernali, nelle alte aree alpine. Le piogge, in genere abbastanza copiose, ben distribuite in tutto l'anno, ma con massimi estivi, od autunnali (G. di NO.), diminuiscono nello stesso senso. Ne consegue che i fiumi, orientali - salvo il Danubio - tutti da S. a N., sono generalmente ricchi d'acqua e ben navigabili.

Il paesaggio della G. è stato profondamente modificato dall'uomo, che ha largamente bonificato i terreni paludosi e sabbiosi e sostituito le colture all'originario tegumento boschivo; questo copre tuttavia ancora ca. 1/4 del territorio tedesco.

La popolazione, etnicamente compattissima anche prima della recente contrazione territoriale, è andata aumentando con ritmo regolare, anche se l'attivo demonografico s'era venuto riducendo nell'anteguerra: il totale (nei confini del 1913) era di 24,8 milioni di ab. all'inizio del sec. XIX e, nonostante le due catastrofi belliche del nostro secolo (oltre 2 milioni di vite umane sacrificate nella prima e 6 milioni nella seconda guerra mondiale), è ormai quasi quadruplicata, potendosi calcolare di ca. 95 milioni i tedeschi sparsi in tutto il mondo (non meno di 10 milioni negli U.S.A.). Il movimento migratorio, che aveva superato le 220 mila unità annue nel 1881, è

dicesso a cifre assai modeste (20 mila) dopo il 1930. La percentuale della popolazione urbana o l'irrepassata nel 1939 i 1/4 della totale: le tremende distruzioni operate dai bombardamenti aerei non hanno impedito che ancora oggi, cd in più ristretti confini, la G. noveri due città con oltre 1 milione di ab. (Berlino e Amburgo), tre con oltre 500 mila (Monaco, Lipsia, Essen; ma erano 8 nel 1939, entro l'attuale territorio), 41 con più di 100 mila (44 nel 1939), e 55 con più di 50 mila ab. (40 nel 1939). Per dare un'idea dei danni sofferti, basterà ricordare che a Berlino fu distrutto il 34% e più o meno danneggiato il 54% degli edifici; dopo la guerra appena il 12% della metropoli era rimasto illeso.

Agricoltura e allevamento occupano poco più di 1/4 della popolazione tedesca (oltre 1/4 al principio del secolo). Della superfice territoriale l'arrivo assorbe intorno a 3/5, ed è destinato soprattutto alle colture cerealiche, che dànno, in ordine decrescente di produzione, segale (35,2 milioni di q. nel 1947), avena (31 milioni di q.), frumento (20,3 milioni di q.), e orzo (11,3 milioni di q.) insufficienti però al consumo interno e tanto più dopo la perdita dei territori orientali, prevalentemente agricoli e poco popolati. La patata (248 milioni di q.) destinati in parte alla distillazione dello spirito, la barbabietola da zucchero, il luppolo (birra), il lino ed il tabacco sono le colture industriali più diffuse. Notevole importanza hanno inoltre la frutta ed il vino (G. meridionale). Anche l'allevamento, sebbene curato razionalmente ed in forme estensive (14 milioni di bovini; 8,4 di suini; 3,5 di ovini; 2,2 di cavalli nel 1947) non basta al fabbisogno interno di grassi, carne ed uova. Notevoli cespiti di guadagno sono poi assicurati dalla silvicoltura e dalla pesca (il cui quantitativo prebellico si aggirava sulle 600-750 mila tonn. metriche).

Di risorse minerarie la G. non può dirsi certo eccezionalmente dotata: ma l'abbandanza del carbone e la presenza di minerali metallici e soprattutto ferroviari da ragione del moderno sviluppo delle sue industrie, affermatesi anche in grazia di una tecnica progredita e di una organizzazione sempre più efficiente. Alla vigilia della seconda guerra mondiale più di 2/3 della popolazione tedesca era impegnato nelle industrie e la G. figurava, con gli U.S.A. e l'Inghilterra, fra i paesi sotto questo riguardo meglio attrezzati e più altamente produttivi del mondo. L'industria tedesca poggiava, in sostanza, sull'estrazione del carbone fossile, che forniva forza motrice, combustibile per la metallurgia, e materia prima per l'industria chimica: le sue aciere consistevano soprattutto nella ne-

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