KANIŠKA. - La maggior parte delle notizie di fonte cinese, che riguardano il regno e la vita di K., il «re dei re» Kušana, sono prive di valore storico, ed è oggetto di controversia anche il tempo nel quale egli visse, poiché le date proposte dai più autorevoli storiografi, differiscono tra loro di secoli.
Gli scavi alla base del grande stupa o «tumolo» di Peshavār hanno dissotterrato un cofanetto di metallo, che porta incisi i nomi di K. e di Agesilso, il costruttore greco del monumento, ma non ha data. L'opinione del Hoernle, che K. abbia regnato dal 225 al 152 ca., sembra la più plausibile. Non si conoscono con precisione i confini del vastissimo impero di K., in gran parte extraindiano, che aveva per capitale Purusapura (Peshavār), ma pare giungesse, a nord, fino al bacino del Tarim e comprendesse il Gandhāra, il territorio dell'odierno Afghanistan fino all'Oxus (Amu Daria), e le province indiane del Panjab e del Sind, alle quali K. aggiunse anche il Kašmīr. Egli era impegnato in una campagna transimalayana, quando fu ucciso da ufficiali malcontenti di lui. Gli succedette il figlio Huviška. In età avanzata, K. diventò uno zelante fautore del buddhismo (v.), nel quale fu iniziato dall'ansiano Pārśvika. Nelle ore libere dalle cure dello Stato, egli studiava attentamente i testi sacri del buddhismo, e manifestò la sua venerazione per il Buddha (v.), facendo imprimere sulle sue monete l'immagine dell'Illuminato. Per sedare le contese fra i monaci, le quali erano causa di scismi, e ricondurre alla purezza la dottrina del Buddha, K. s'indusse a convocare un concilio che fu il IV dalla fondazione dell'Ordine monastico. Fu tenuto in un convento presso Jālandhara, sotto la presidenza di Pārśvika e Vasumitra, e v'intervennero, secondo la tradizione, 500 monaci. Questi non sottoposero a revisione il Canone; si limitarono a commentare il Tripitaka. Racconta Husen Tsang che i tre commenti elaborati dai monaci, incisi per ordine di K. su lastre di rame, furono occhiosi in un'urna di pietra, su cui fu eretto uno stūpa a perpetuo ricordo del concilio. Ma il pellegrino cinese scriveva alcuni secoli dopo K., e molte delle notizie ch'egli raccolse durante i suoi viaggi (630-44) hanno del favoloso. La tradizione associa al ricordo del IV Concilio anche il nome di Aśvaghoṣa, l'autore della vita del Buddha (Buddhācārtha), ch'è il più antico poema d'arte della letteratura sanscrita. Egli avrebbe preso parte al Concilio come vicepresidente. Alla corte di K. sarebbe anche vissuto, in qualità di archistro, il celebre Čaraka a cui si deve il più antico trattato di medicina indiana.
BIBL.: sources