ORIENTE ASIATICO, CIVILTÀ dell'. - I popoli che hanno costituito la civiltà dell'Asia e ne hanno intessuto la trama storica sono la Cina ad oriente, l'India a sud e l'Iran a sud ovest, attraverso il qual paese è penetrato in un secondo tempo in Asia centrale l'influsso della civiltà arabo-semitica fiorente nella Mesopotamia.
Il nord siberiano, popolato da genti mongoloidi primitive (Samoiedi, Ostiachi, Tungusi, Iacuti, Ciukci) fu dalla metà del sec. XVI ridotto, con Ivan il Terribile, sotto il fermo e dispotico dominio della Russia e non ebbe influenza sui territori più a sud.

L'India, con il buddhismo, ha recato all'Asia il sentimento della pietà per tutti gli esseri, la sensibilità di fronte al dolore della vita, l'apostolato della pace e della mansuetudine che la sua arte ha così bene espresso e diffuso per tutta l'Asia, dalla Mongolia alla Corea, al Giappone, all'Indocina e all'Insulindia.
L'Iran medievale, con l'accentramento teocratico portato nel paese dall'islamismo arabo vincitore, ha dato una unità di visione alle genti mongole e fatto sì che, oggi, due sole religioni dominino più largamente nell'immenso territorio: il buddhismo e l'islamismo.
I movimenti della storia nell'Asia e i loro riflessi in Europa hanno inizio tutti dalla sua parte centrale, Mongolia (v.), popolata da genti nomadi, dedite alla pastorizia, che la deficienza dei pascoli dovuta a periodica siccità spinge a grandi ondate verso l'est, l'ovest, il sud contro i popoli confinanti, distruggendoli per riportare il paese al regime pastorale, utile per il loro immenso bestiame.
I. LE DINASTIE CINESI
I Cinesi sono scesi a popolare il grasso terreno alluvionale del bacino inferiore delFiume Giallo, penetrandovi dal nord-ovest e trovandolo già occupato da genti aborigeni: Miao, Lolo, ecc. che ridussero in ristretti confini al sud del paese. Essi recavano con sé alcuni elementi della civiltà dei metalli attinti dal vicino Oriente attraverso il Turkestan, ma che una volta giunti nel paese poterono svilupparsi in forma autonoma e conservarsi secondo una forma tradizionale, data la separazione della Cina dal resto del mondo a causa delle montagne e della Grande Muraglia che la limitano ad Occidente e dal mare che la chiude ad Oriente; separazione che la fissò in un costante conservatorismo e talora lo spinse quasi ad un orrore per quanto è straniero.
Senza tener conto della cronologia tradizionale della Cina fondata sulla successione delle dinastie imperiali, tradizione che eroizza i sovrani fondatori delle prime dinastie (Iᵃ e IIᵃ), ai quali vengono attribuiti l'istituzione dell'agricoltura, l'allevamento del bestiame, la navigazione, la scrittura, il calendario, la metallurgia, le norme di amministrazione dello Stato, soltanto con gli ultimi secoli della IIIᵃ dinastia (Ciou, 1122-256 a. C.) si procede sul terreno solido della storia. Durante questa dinastia, nonostante le interne ribellioni dei singoli re feudali che hanno fatto dare al periodo il nome dei « regni combattenti », si sviluppa il pensiero cinese dominato, dal punto di vista economico-sociale, dall'idea che l'ordine umano deve essere in armonia con quello della natura, il quale è a sua volta regolato dal Signore del Cielo; e dal punto di vista etico, dall'insegnamento di una schiera di filosofi: Confucio, Mongtu, Meit, Chuangtze, che tale idea hanno applicato alla vita politico-sociale del paese.
Spentasi senza gloria la IIIᵃ dinastia, dopo vari decenni di lotte intense contro i principi locali, si affermò la IVᵃ dinastia (Ts'inn, 255-207 a. C.) la quale con il duca Ceng, che prese l'epiteto di Scehuangti (= primo imperatore), dopo aver debellato il feudalesimo, fondò l'Impero cinese centralizzato, che dal 221 a. C. ha durato attraverso 23 dinastie e innumerevoli rovesci di fortuna fino al 1912. All'unificazione del territorio seguì quella dell'amministrazione, l'aggregazione allo Stato della maggior parte della Cina meridionale e la costruzione della Grande Muraglia contro le incursioni degli Unni (Hiong-nou) antenati dei nomadi Turchi e Mongoli. Ma a sua colpa sta la distruzione dei libri classici, in odio ai letterati che magnificavano, contro le introdotte riforme, la tradizione antica del paese. Ne seguì una guerra civile capeggiata da Liupang che portò al suicidio del sovrano e all'inizio, con Liupang stesso, della Vᵃ dinastia (Han anteriori; 202 a. C. - 8 d. C.). Di questa dinastia il più grande fu Wu-ti che operò contro gli Unni nell'alta Mongolia, si spinse nel Turkestan orientale, cuore dell'Asia abitato allora da popolazioni di stirpe indoeuropea, attraversato dalla famosa « strada della seta » che fin dai tempi dell'Impero romano era percorsa dalle carovane che recavano in Occidente la seta e la scambiavano con prodotti che salivano dalla Siria e dall'India verso la Cina; si annesse il Kansu ed estese il suo dominio nella Corea e nel Tonchino. Nell'interno si ebbe la rinascita delle lettere come reazione contro l'oscurantismo dei Ts'inn, la ripresa del commercio, l'introduzione del buddhismo, penetrato da ovest attraverso l'Afganistan e il Turkestan, che, ricevuto da principio con diffidenza come contrario alle idee cinesi sulla famiglia e sullo stato sociale, fu poi largamente accolto e introdusse nel paese i modelli dell'arte greco-buddhistica.
La VIᵃ dinastia (Han posteriori, 25-220) fondata da Liusiu, un discendente dei Han messosi a capo del brigantaggio periodicamente risorgente, visse tra battaglie e competizioni accanite (i tre regni: Han minori, durati 45 anni e considerati come VIIᵃ dinastia, Wei, Wu) finché nel 280 tutto il paese fu di nuovo riunito da Semayen fondatore della VIIIᵃ dinastia (Ts'inn occidentali, 265-316). È un periodo di paurose ribellioni. Nel 311 gli Unni occupano la capitale Lo-yang costringendo la dinastia a rifugiarsi a Pechino dove si costituì l'Impero nazionale della Cina del sud mentre a nord si succedono effimeri sovrani stranieri unni (=Turchi) o mongoli. Proprio durante questi torbidi tempi il buddhismo, entrato in Cina da Occidente già nel sec. II a. C., prosegue la sua
penetrazione pacifica nel paese dove i missionari affluiscono sia per la via terrestre del Turkestan, sia per la via marittima sbarcando a Canton e a Nanchino.
Le dinastie IXᵃ-XIIIᵃ (419-589) sono dette rispettivamente del sud e del nord e si seguono senza vantare nessuna speciale benemerenza verso il paese. Durante il sec. VI appaiono per la prima volta nella scena dell'Asia, con il proprio nome storico, i Turchi (=forti) i quali fondano, a spese della Cina, un Impero che abbracciò la Mongolia (552) e il Turkestan occidentale (565) e controllò il centro dell'Asia dalla Grande Muraglia alla frontiera della Persia sāsānide.
La dinastia più grande della storia cinese è la XIVᵃ (T'ang, 618-907) che con Tai-tsong il Grande (627-49) riunì di nuovo sotto il suo scettro tutta la Cina ritogliendo ai Turchi le loro conquiste nella Mongolia e nel Turkestan; ebbe per capitale Singanfu, favorì il taoismo e fu benevola per i missionari nestoriani, il ricordo della cui operosità è fissato nella stèle commemorativa
detta appunto di Singanfu, eretta nel 781, contenente l'esposizione dei punti fondamentali della religione cristiana, il ricordo dell'introduzione del cristianesimo nella città (635), dovuta all'opera del monaco nestoriano A-lo-pen, e della buona accoglienza ricevuta da parte dell'imperatore Tsitsong.
Il terzo imperatore T'ang Kao-tsong (650-83) occupò la Corea e Hinan-tsong (712-56) estese l'autorità dell'Impero fino a Tashkent nel Turkestan occidentale, presso il fiume Sirdaria. Sotto di lui si ebbe l'età aurea nella letteratura e nell'arte, che produsse le statue buddhistiche di Long-men e di T'ienlong-chen. Il buddhismo, sempre più fiorente, sentì il bisogno di conoscere più a fondo i testi originali della sua fede e con il pellegrino Huang-tsang (600-64) viaggiò fino in India per riportarne i testi della scuola mahayanica.
Ma ormai gli Arabi musulmani, padroni già della Siria e dell'Egitto, invadono la Persia ancora mazdea, la vincono nelle battaglie di Qādisijjah (637) e di Nihāwand (640) e la piegano all'islamismo ch'essa accetta sotto la forma sī'ita, in opposizione al sunnismo ufficiale degli Umajjadi; poi all'inizio del sec. VIII attraversano l'Asia centrale giungendo al confine del Turkestan cinese e costituendo un forte blocco che offrì ai vinti una lingua e una religione unitaria.
Pure alla Persia, attraverso l'espansione manichea, si deve la conversione al manicheismo (v. MANIA) dei Turchi Uiguri che occuparono la Mongolia dal 744 all'840 e lasciarono presso Turfan, già ricca di pregevoli opere d'arte buddhistiche, pitture manichee delle quali è evidente la provenienza iranica.
II. LA CONQUISTA MONGOLA
Caduta nel 907 la dinastia T'ang la Cina ricadde nell'anarchia; seguono le cosiddette « Cinque piccole dinastie » XVᵃ-XIXᵃ (907-60) a nord, mentre a sud si succedono piccoli reami provinciali, finché la XXᵃ dinastia Sung (960-1280) ricostituisce con T'aitsu l'unità cinese. Questa tuttavia dovette cedere sotto i colpi della grande invasione mongola di Temugin, detto Gengis-Khan, il quale, dopo aver unificato la Mongolia, occupò la Cina del nord con Pechino (1213), il Turkestan orientale (1218), il Ḥwārīzm e inviò (1220) i suoi due luogotenenti Gehe e Sabutai a fare con 25 mila cavalieri una scorreria attraverso l'Asia oc-cidentale e l'Europa orientale fino in Crimea e al Danubio, ma non poté vincere la resistenza del Giappone (1274-81; V. GIAPPONE). Questa scorreria, oltre a mettere in contatto genti che fino allora si ignoravano, fu di particolare vantaggio all'islamismo in quanto con Timūr (Tamerlano) riuscì ad esaltare la forza unificatrice dell'Islām, animato dall'ardente fede semitica contro l'indifferentismo laico dei Mongoli, cui dette una legge religiosa, alla quale era sottomesso anche il sovrano, una cultura e un'arte musulmana con scuole e moschee, donde irradiava verso
Oriente e verso Occidente la religione di Maometto, sia pure accomodata alle tradizioni e superstizioni indigene.
A Tamerlano si deve l'invasione dell'India (1398-99) già conquistata all'islamismo dal 711; al suo discendente Bābar la fondazione dell'Impero Mogul che durò dal 1526 fino alla conquista inglese nel 1858 (v. INDIA).
L'armata mongola di Gengis-Khan precipitò come una valanga sopra la Cina e sopraffecce la dinastia Sung che imperava da 320
anni e aveva favorito gli studi storici e le arti belle, particolarmente la pittura e la ceramica che toccarono allora altezze non più raggiunte.
La dinastia XXI fu mongola (Yūan, 1280-1368) fondata da Qubilai Khan, figlio di Ogōdāi, a sua volta figlio di Gengis Khan. Egli assimilò presto la cultura dei Cinesi di cui apprezzò il fasto, fu benevolo verso il popolo, ricevette con onore Marco Polo, che si trattenne luoghi anni alla corte mongola in funzione di ambasciatore imperiale, rispettò da tollerante mongolo i seguaci dei quattro « profeti »: Gesù, Mosè, Maometto e Buddha, accolse i missionari cattolici con Giovanni da Montecorvino (1333), che fu il primo arcivescovo di Pechino. Sui contatti della Chiesa con i Mongoli, V. CINA.
Ma l'origine straniera della dinastia e Giappone (v.) suscitarono una reazione nazionale di cui si pose a capo l'ex bonzo Ciuyuang il quale con il nome di T'aitsu fu il fondatore della XXIIᵃ dinastia (Ming, 1368-1644).
T'aitsu favorì il confucianesimo, religione tradizionale della Cina, contro il buddhismo, e riformò il codice e il rituale di corte. Al suo successore si deve il trasporto della capitale da Nanchino a Pechino e la costruzione del grande canale tra Pechino e la Cina del Sud; a Hsientsung (1463) la riparazione della Grande Muraglia, storico baluardo, per quanto non sempre efficace, contro i Mongoli.
III. LA PENETRAZIONE EUROPEA
Nel sec. XVI comincia la penetrazione degli Europei in Cina. Nel 1557 i Portoghesi si stabiliscono a Macao; nel 1582 sbarca in questa città il p. Ricci, il quale nel 1601 si porta a Pechino dove muore nel 1610. Dieci anni dopo i Tartari (Mongoli) varcano la frontiera a nord, avanzano nel Liaotung e nello Shansi, danno Pechino alla fiamme e al saccheggio: l'ultimo imperatore della dinastia Ming si suicidò (1643).Succede ai Ming l'ultima dinastia, la XXIIIᵃ, che è di origine mancese (Ts'ing, 1644-1912). Di questa dinastia il miglior sovrano fu Kang-hsi (1662-1722) che è stato detto il Luigi XIV della Cina. Intelligente, pronto nelle decisioni, ben disposto verso i cattolici dai quali lo alienò la « questione dei riti » che si dibattava tra i missionari cattolici dei diversi Ordini religiosi (v. MALABARICI), autore di un dizionario, non riuscì tuttavia

Così per l'importazione dell'oppio, giustamente proibita dal governo cinese in nome dell'igiene sociale, contro l'avidità commerciale degli Inglesi, si ebbe una guerra che finì nel 1842 (per riprendere nel 1848), con l'occupazione di Hong Kong da parte dell'Inghilterra e lo smantellamento dei forti di Canton.
Questa umiliazione, esasperando lo spirito antieuropeo dei Cinesi, portò alla ribellione, detta dei T'ai p'ing (=grande pace) capeggiata dal fanatico visionario Hang-Sieu-Ts'iuang, che fissò la sua capitale a Nanchino e nel corso di 15 anni devastò 16 provincie e costò la vita a 20.000.000 di uomini; ribellione che divenne anche antieuropea quando gli stranieri, visti minacciati da vicino, prestarono man forte alla dinastia mancee e nel 1864 posero fine alla ribellione che finì per aprire all'Europa le porte della Cina imponendole anche lo scambio di missioni diplomatiche tra Pechino e le capitali europee.
Venti anni dopo scoppia la guerra cino-giapponese (1894-95) che termina per la Cina con la perdita della Corea, di Formosa e della penisola di Liaotung. Nel 1900 comincia il movimento xenofobo dei boxer (alimentato dall'imperatrice vedova Tsehai, quantunque fosse in origine antidinastico), che portò alla strage di migliaia di cristiani e provocò l'intervento armato delle potenze europee, con gravi conseguenze economiche e politiche per la Cina. Otto anni dopo, la vecchia imperatrice moriva e con lei si spegneva l'ultima dinastia imperiale.
IV. LA REPUBBLICA CINESE
Infatti, dopo tre anni il socialista Sun-yatsen, che aveva compiuto i suoi studi in Inghilterra ed in America, prendendo occasione da una rivolta popolare contro le truppe mancee, rientrò in Cina, dove il 14 febbr. 1912 fu proclamata, in nome del partito nazionale (Kuo-min-tang), la Repubblica popolare cinese della quale, dopo una breve reggenza di Sun-yatsen, fu proclamato presidente Yuan shik'ai; questi, per aver tentato di restaurare la monarchia a suo vantaggio, dovette sparire dalla scena politica (1916). Il Giappone, traendo occasione dei torbidi interni della Cina contesa tra nordisti e sudisti, nel 1937 dichiarava guerra alla Cina occupando Pechino, Nanchino e le città costiere: indi, profitando della seconda guerra mondiale, sconvolgeva a suo profitto i possessi americani ed europei nell'Asia sudorientale: Filippine, Hong-Kong, Singapore, Insulindia (1941-45), insieme ad altri loro possedimenti dell'anteguerra.I comunisti cinesi, che durante la seconda guerra mondiale si erano tenuti in disparte, non senza il solito doppio gioco, dopo la sconfitta del Giappone, con l'appoggio dei Russi e sotto la guida di Mao-tse-tung invadono tutta la Cina continentale, costringono il governo nazionale a rifugiarsi a Formosa e proclamano nel 1950 la Repubblica democratica comunista. La quale tuttavia, con applicare drasticamente il criterio e il metodo bolscevico dell'annullamento dell'individuo di fronte al potere statale, criterio quanto mai contrario alle abitudini di un popolo che vanta un'antica civiltà e una nobile cultura, ha finito per tramutare in odio quel sentimento di simpatia da cui era stata all'inizio salutata.
La seconda guerra mondiale ha significato la rivolta della civiltà dell'Asia contro l'Europa, in Estremo Oriente; nell'India, che in seguito all'azione tenace di Gandhi ha ottenuto la sua indipendenza dalla dominazione inglese; nell'Annam, sollevatosi contro i Francesi, e nell'Indonesia (1949), ribellatasi agli Olandesi. Una nuova pagina è cominciata per la storia e la civiltà dell'Asia.