PERCEZIONE. - Indica in generale l'avvertenza di qualche cosa tanto nell'esperienza esterna come interna e diventa quasi sinonimo di «coscienza» (v.): la p. comporta quindi un certo «giudizio di esistenza» oggetto (v.) nel campo della coscienza. In un senso più rigoroso la p. può essere indicata come l'atto completo della conoscenza concreta in quanto opera la sintesi della sfera sensitiva e intellettiva.
Nella sensazione pura si ha la presenza della qualità (colori, suoni... figure, movimenti) sensazione (v.) non si ha ancora il «significato» reale della qualità, che si ottiene soltanto in funzione del «tutto» appresso da parte del soggetto, che ha la sua espressione definitiva nel «concetto» (v.). Ma anche il puro concetto, così come può ESPERIENZA (v.), non può da solo attingere il concreto molteplice e mutabile e perciò si pronuncia unicamente sul valore formale dei contenuti di esperienza senza coglierne la realtà di esistenza. La p. è l'atto sintetico della coscienza che attua e contiene ambedue i movimenti nell'unità dinamica della coscienza sensitiva e della coscienza intellettiva. Nella psicologia tomista la p. del singolare
esistente, quando si tratti di oggetti del mondo esterno, non appartiene propriamente all'intelletto come tale, ma in quanto esso abbraccia nell'unità di coscienza la sensibilità e si continua in particolare con la cogitativa (v.) che è il senso interno proprio dell'uomo mediante il quale l'intelletto opera la « conversio ad phantasmata » e quindi la sua congiunzione al reale esistente: in questa sfera pertanto la p. è immediata, benché indiretta (« Indirecte et quasi per quandam reflexionem... »: Sum. Theol., 1°, q. 86, a. 1). Nella vita spirituale invece l'uomo ha p. immediata e diretta dei suoi atti e negli atti della stessa sua esistenza (ibid., q. 87, aa. 1-4); e deve dirsi p. immediata e diretta benché sia secondaria in quanto è condizionata dall'apprensione degli oggetti a cui si volge anzitutto la coscienza. Aristotele parla di una conoscenza « accessoria », ἐν πυρέψῃ (Met., XII, q. 1074, b 36), che s. Tommaso ha precisato cercando di avvicinarla all'interiorità agostiniana: « Et ideo id quod primo cognoscitur ab intellectu humano est huiusmodi obiectum, et secundario cognoscitur ipse intellectus cuius est perfectio ipsum intelligere » (Sum. Theol., 1°, q. 87, a. 3).
La psicologia moderna ha oscillato fra la teoria elementare della p. IDEA (v.) e la teoria sintetica di derivazione kantiana che ha avuto un'interpretazione originale nella « teoria della forma » (Gestaltheorie).