SAN TORALE

SAN TORALE. - Messale (v.) Breviario (v.), chiamata anche Proprium de sanctis, che contiene i formulari propri per la Messa e l'Ufficio di alcune feste a data fissa di N. Signore, non inserite nel Temporale, come, ad es., il Preziosissimo Sangue (10 luglio) e la Trasfigurazione (6 ag.), delle feste della Croce, di Maria S.ma, degli Angeli, dei Santi, degli anniversari della dedicazione delle chiese e della Commemorazione di tutti i fedeli defunti. La storia del rito di ognuna di queste solennità e trattata nella voce CALENDARIO DELLA CHIRSA UNIVERSALE (per le feste della Madonna V. MARIA SANTISSIMA, IV. Nella liturgia; tutti i santi ricordati nel S. hanno voce propria nell'Enc. Catt.); il numero e il rito delle feste proprie a una diocesi o a un Ordine o congregazione religiosa libri liturgici (v.), se si tratta di una liturgia speciale, oppure dai Propri. Parte integrante del S. Sanctorum (v.), in cui sono raccolti i formulari liturgici comuni a determinate categorie di santi.

L'origine e il graduale arricchimento del S. segnano le stesse tappe della diffusione del culto dei Martiri (v. MARTIRIO e MARTIRE), dei Confessori (v. storia; CONFESSORE), delle sante vergini e non vergini. Nell'antichità e nell'alto medioevo ogni Chiesa aveva il suo S. in cui figuravano i santi locali, soprattutto martiri, e quei santi più celebri il cui culto ebbe presto un carattere universale, sia per la loro sovremamente personalità come Maria S.ma, i principi degli Apostoli, s. Giovanni Apostolo, s. Andrea, s. Tommaso, s. Stefano, s. Giovanni Battista, sia per la loro taumatur

gica potenza, come, ad es., i ss. Cosma e Damiano, s. Martino di Tours e altri. Istruttivi al riguardo sono i S. primitivi delle Chiese di Roma, di Napoli, delle liturgie galiliane, mozarbica e ambrosiana. In quanto al S. romano c'è da osservare che al sustrato primitivo molto ridotto sono state aggiunte nuove feste dal compilatore del Sacramentario gelasiano antico e da quello del Sacramentario gregoriano. Queste due liste di feste proprie sono poi state fuese insieme a. Il 750 dal compilatore del Gelasiano del sec. VIII, il quale, a sua volta, aggiunse qualche altro santo allora assai venerato, come ad es. gli Apostoli che non ebbero culto in Occidente nell'antichità. Questo nuovo S. rielaborato cinquant'anni dopo da Alcuno e dai liturgisti franchi del sec. IX, accolto poi nel Messale e nel Breviario della Curia (fine sec. XII, inizio sec. XIII) e accresciuto per influsso dell'Ordine Francescano, costituisce dalla riforma di s. Pio V il sustrato dell'odierno S. dei libri liturgici della Chiesa romana.

In origine il S. non voleva essere altro che un completamento del Temporale (v.), tanto è vero che nei libri liturgici antichi, ad eccezione del Sacramentario gelasiano primitivo, le due parti erano fuese in un tutto armonico con rare feste dei santi nei periodi, come l'Avvento, la Quaresima e il Tempo pasquale, in cui più intensa e sentita era la liturgia del Temporale. Dal tardo medioevo in poi, nonostante la riforma di s. Pio V, il S. ebbe un tale sviluppo da soffocare il Temporale; si deve al b. Pio X il merito di aver riportato con la bolla Divino afflatu (1° nov. 1911) il S. alla sua primigenia funzione e di aver ridato al Temporale i suoi classici lineamenti.

Ecco ora, mese per mese, le feste dell'attuale S. romano anteriori alla metà del sec. IX; tra parentesi sono indicate le fonti con le seguenti sigle: DE. = DEPOSITIO EPISCOPORUM (v.); DM. = Deposito martyrum (sec. IV ed. R. Valentini-G. Zucchetti, Roma 1942); L. = cosiddetto Sacramentario leoniano (sec. V-VI ed. C. L. Feltone, Cambridge 1896); G. = Sacramentario gelasiano antico (fine sec. V-metà sec. VIII, data del codice ed. H. A. Wilson, Oxford 1894); Gr. = Sacramentario gregoriano del tipo del codice di Padova (sec. VII-IX, data del codice ed. K. Mohlberg, Münster in V. 1927); G. VIII = Sacramentario gelasiano del sec. VIII (vari tipi sec. VIII-IX, cf. sotto De Puniè); Gr. A. Sacramentario gregoriano adriane (fine sec. VIII ed. H. Lietzmann, 1912); Kl. = Capitoli romani del sec. VII (ed. Th. Klauser, Das römische Capitulare Evangelium, 1913); Kl. 740, 750 = Capitoli romani del 740 e 750 ca. (ed. cit.); Kl. VIII = Capitoli del tipo del Sacramentario gelasiano del sec. VIII (ed. cit.; V. EVANGELIARIO).

Bibl.: oltre le opere ricordate nelle voci CARLOMAGNO, X. Riforma della liturgia; LIBRI LITURGICI; MESSALE; SACRAMENTARIO, ed. A. H. Kellner, L'anno ecc. e le feste dei Santi, 2ª ed., Roma 1914, p. 181 seg.; J. P. Kirsch, Der studtrömische christliche Fehlender im Altertum, Münster in V. 1924; A. Baumstark, Mitlehre Romanum, Eindhoven 1920, pp. 205-38; G. Lefebvre, L'anno liturgique, in R. Aigrain, Liturgia, Parigi 1930, pp. 634-635; V. LÉRINS, Les bréviaires mis. des bibl. publ. de France, I, Mâcon 1934, pp. LXXXVIII-XXVIII; P. De Puniet, Le Sacramen-taire romain de Gellone, estratto dalle Eph. lit., 1934-38, Roma [1938]; E. Donckel, Ausserrömische Heilige in Rom, Von den Anfängen unter Liberius bis Leo IV. (347), Lussemburgo 1938; A. Bourque, Etude sur les Sacramentaires romains, Città del Vaticano 1948; P. Bruylants, Les oraisons du Missel romain, 2 vol., Lovanio 1952.

NEI RITI ORIENTALI. - I ritri orientali hanno oggi un ben separato dal Temporale, eccetto due: il rito ar-menato e quello siro-orientale.

Nel rito armeno solamente sette feste cadono in un giorno fisso di un mese determinato: Natale, Epifania, Purificazione, Annunziazione, Natività, Presentazione, Concezione della Madonna; i santi sono celebrati in un lunedì, martedì, giovedì o sabato di una settimana determinata di uno dei cicli che formano l'anno liturgico. Se una settimana di un ciclo viene spostata, la commemorazione dei santi segue lo spostamento. Quel sistema sembra essere stato sempre in uso nella Chiesa armena (cf. C. Ton-dini dei Quarenghi, Etude sur le calendrier liturgique de la nation arménienne, in Bessarione, fasc. 90 [1906], pp. 275-294; fasc. 91-92 [1906], pp. 71-114).

Lo stesso principio si osserva presso i Caldei e i Nestoriani, per le poche feste dei santi che celebrano

(presso i cattolici 23); il venerdì è riservato ad esse. I cattolici hanno aggiunto 26 feste, comprese quelle del Signore e quelle della Madonna, a una data fissa del calendario civile (cf. per i nestoriani, A. J. Maclean, East Syrian daily Officer, Londra 1894, pp. 264-83).

Negli altri riti orientali il S. occupa tutti o quasi tutti i giorni del calendario civile; i mesi di marzo e apr., tempo di Quaresima e Pasqua, sono meno abbondanti. Ammette diversi santi in un giorno e determina il grado della loro solennità.
A. Baumstark ha tracciato alcune linee generali sulla formazione del S., che possono valere anche per l'Occidente: il primo nucleo sarebbe dei martiri e dei vescovi locali; esso sarebbe stato aumentato dagli anniversari della deposizione delle reliquie e della dedica delle chiese; prima del sec. vii alcuni grandi santi (megalomartiri) erano già celebrati universalmente; feste concomitanti si raggruppano intorno al Natale. Epifania, festa dei ss. Pietro e Paolo, ecc.; finalmente si sviluppa il ciclo mariologico.

Ciascuna Chiesa ha il suo S. proprio. E da notare presso le comunità cattoliche orientali la tendenza si aumentare sempre di più il S. e che la Chiesa malabarese, dopo il Sinodo di Diamper (1599), ha, a diverse riprese, uniformato interamente il suo S. a quello romano.

Bibl.: N. Nilles, Kaleud. manuale utriusque Ecclesiae orient. et occident., s voll., Innsbruck 1896-97; A. Baumstark, Liturgic comparée, Chevenogne 1939, pp. 187-203. Alfonso Rave