VOLONTÀ SALVIFICA

VOLONTÀ SALVIFICA. - È la volontà per cui Dio vuole la salvezza soprannaturale degli uomini. È universale, seria, sincera e operosa, poiché Cristo è morto per tutti e Dio dà a tutti la Grazia sufficiente alla salvezza. L'universalità della V. s. PREDESTINAZIONE (v.).

I. I DOCUMENTI DELLA RIVELAZIONE

Nel Vecchio Testamento si dice che Dio ha pietà di tutti, perché tutti (Sap. 11, 24-26; 12, 18-20). Egli vuole la conversione del peccatore (Ev. 33, 11). La promessa dell'redenzione è senza restrizioni. Il regno messianico è prospettato dai profeti come universale. La salvezza sarà annunziata a tutte le nazioni (Is. 49, 6, 8; 42, 6). Lo stesso è affermato nei Salmi: tutti i popoli si orienteranno verso Dio (Ps. 21, 28; 85, 9). Nel Nuovo Testamento l'universalità della V. s. è chiaramente affermata da s. Paolo: «Deus omnes homines vult salvos fieri et ad agnitionem veritatis venire. Unus enim Deus, unus et mediator Dei et hominum homo Christus Jesus, qui dedit redemptionem semetipsum pro omnibus» (I Tim., 2, 4-6). Il contesto e la ragione addotta escludono ogni limitazione. La concezione di Gesù intorno al suo regno messianico è universalistica: «comando agli Apostoli di predicare il Vangelo a tutte le genti (Mt. 28, 18); egli è la luce, che illumina ogni uomo (Io. 1, 9); è morto per tutti (I Io. 2, 1-2, cf. 4, 10; I Tim. 2, 6; Hebr. 2, 9; II Cor. 5, 14-15; Rom. 5, 15-19).

I Padri concordemente insegnarono l'universalismo della V. s e della Redenzione. Lo riconoscono anche gli

avversari, i quali vedono una eccezione in s. Agostino, a cui tentano di allacciare la tesi restrizionistica.

I Padri si riferiscono ai testi biblici, alla bontà divina e al fatto che Dio è creatore di tutti. Egli dà a tutti, anche ai peccatori induriti (cf. Rouet de Journel, *Enchir. Patrist.*, 14a ed., Friburgo in Br. 1947, indice teol. n. 346) e agli infedeli (ibid., n. 347), la Grazia sufficiente. Per spiegare perché alcuni si perdano, i Padri ricorrono all'abuso della libertà e alla cattiva volontà, che respinge i mezzi di salvezza. Tertulliano distinse in Dio la bontà, e prior secundum naturam, e la severità, e posteriori secundum causam (Adv. Marc. 2, 11). S. Giovanni Crisostomo distinse la volontà prima e un non preant qui peccarunt, e seconda, e ut preant qui male egerunt (In Eph. 1, 3). S. Giovanni Damasceno introdusse la distinzione di volontà antecedente, con la quale « Deus vult omnes salvos esse », e conseguente, con la quale « peccantes puniri vult » (De fide orth., II, 29).

S. Agostino, prima del 418, ritenne che Cristo morto per tutti (De catech. rudibus, n. 52; In Io. tr., 12, 12) e spiegò universalisticamente il testo I Tim. 4, 4 (De spir. et littera, n. 58). Nelle opere posteriori restinse la portata del testo a quelli che si salvano (Epist., 194, 6: 217, 19; C. Fulianum, IV, 24, 44; De praed. Sanctorum, VIII, 14; Enchir., 103), ai predestinati (Decorret. et gratia, XIV, 44), a uomini di ogni popolo e condizione (Enchir., 103). Egli non mutò pensiero, ma modificò il senso del termine volontà. Si ha, in germe, la distinzione tra V. antecedente e conseguente. Nel *De spir. et litt.*, n. 58, intese la V. divina condizionata e ritenne che Dio vuole la salute di tutti. Dopo il 418, intese la V. assoluta, che si compie sempre; la restrinse perciò ad alcuni. Lottava infatti contro i pelagiani, che facevano dipendere la salvezza dalla V. umana; egli pertanto dovette difendere la V. divina conseguente e assoluta, per la quale i predestinati si salvano e di tale volontà intese, forzandolo, il passo I Tim. 2, 4. Nel dare però le nuove interpretazioni non ritrattò la dottrina e l'interpretazione precedente, anzi affermò di ammettere qualsiasi commento, purché non si frustrà la volontà divina (Enchir., 103). Anche dopo il 418, per provare l'esistenza in tutti del peccato cori-ginale, affermò che Cristo è morto per tutti (C. Fulianum, 6: Opus imperf. c. Ful., II, 64, 163, 174, 175). Ciò suppone evidentemente l'universalismo della V. s

II. L'INSEGNAMENTO DELLA CHIESA

Essa nel suo maf-gistero ha affermato spesso l'universalità della V. s. contro i tentativi restrizionisti.

Il Simbolo niceno costantinopolitano dice, senza restrizioni, che Cristo per noi uomini e per la nostra salute è disceso dal cielo. Il Conc. di Quierzy (v.) GODESCALCO D'ORBAIS (v.) il valore universale della morte di Cristo e l'universalismo della V. s. Gli uomini si perdono per propria colpa (can. 3-4; cf. Conc. di Valence, canon. 2-3). Il Conc. Tridentino condannò il predestinato-nismo di Calvino (sess. VI, cap. 12, can. 15, 17) e senza tratare direttamente il problema della V. s, nei cani. 2, 3 insegnò l'universalità della Redenzione. Importanti precisazioni furono apportate dalla condanna delle proposizioni gianseniste. La 5a prop. di Giansenio: « Semipe-lagianum est dicere Christum pro omnibus omnino hominibus mortuum esse aut sanguinem fudisse » fu condannata da Innocenzo X come « falsa, temeraria, scann-dalosa e, intesa nel senso che Cristo sia morto solo per la salvezza dei predestinati, come empia, blasfema, calunniosa, ingiuriosa alla divina bontà, ed eretica » (Denuz. U, 1966). Alessandro VIII condannò l'errore giansenista, che restringeva solo ai fedeli il valore della morte di Cristo e negava che Dio conceda a tutti la Grazia sufficiente (prop. 4-5; Denuz. U, 1949-95). Cf. le proposizioni 26-32 di Quesnel condannate da Clemente XI (Denuz. U, 1376-82).

III. DOTTRINA DEI TEOLOGI

L'indagine teologica ha approfondito il problema della sincerità della V. s e della distribuzione della Grazia necessaria alla salvezza.

I primi Scolastici non determinarono la natura della V. s, ma ne riconobbero l'universalismo. Le restrizioni di alcuni sono piuttosto verbali. S. Tommaso adottò illustran-dola la distinzione del Damasceno tra volontà antecedente e conseguente. Tale distinzione non deve riporsi nella volontà divina, ma negli oggetti. La volontà anteceden-te riguarda l'oggetto, considerato strettamente in se stesso; la volontà conseguente riguarda l'oggetto in concreto, con le circostanze; un oggetto, in se stesso buono, può, per le circostanze, essere cattivo e quindi non più voluto. Dio con volontà antecedente vuole che tutti si salvino, con volontà conseguente vuole che i cattivi si danno, secondo l'esigenza della sua giustizia. La volontà antecedente non sempre ottiene l'effetto. È detta *velleitas*, perché riguarda l'oggetto sotto un aspetto particolare, non risponde alle condizioni della sua realtà. Non è però una volontà sterile, perché prepara a tutti i mezzi necessari alla salvezza.

Dopo s. Tommaso, tutti i teologi si servono di questa distinzione, benché la concepcionare diversamente. Le principali divergenze sono tra tomisti e molinisti, che cercano di predestinazione (v.). Differenze di dettagli ricorrono anche nell'àmbito di uno stesso sistema. Comunque si concepisca la distinzione, per salvare la sincerità della V. UNIVERSALISTI, occorre ammettere che Dio prepari e conferisca a tutti i mezzi necessari alla salvezza.

Particolarmente i teologi hanno studiato il problema dei peccatori, comuni e ostinati, infedeli (v.) Battesimo (v.). Convengono nello stabilire il fatto, che cioè la V. s. si estende a tutte queste categorie di persone e che Dio concede loro la Grazia sufficiente. Dissentono però nell'assegnare il modo. Il motivo di queste divergenze va ricercato nelle oscurità proprie del mistero, che si cela nel problema della V. s

BIBL.: Sum. Theol., 1a, q. 19, a. 6; C. Gent., III, 159; De Veritate, q. 23, a. 2; In I Sent., dist. 46, q. 1, a. 1; In epist. I Tim., c. 2, 1; P. Mannens, Disquis. in doctrinam s. Thomae de voluntate Dei salvifica et de praedestinatione, Lovanio 1883; H. Lange, De Gratia, Friburgo in Br. 1929, p. 529 sgg.; R. Galdos, De universalismo in V. T., in Verbum Domini, 19 (1930), p. 39 sgg.; A. Michel, La volonté salve, univers., in DTHC, XV, col. 3356-74; F. Ceuppens, Theol. bibl., I, Torino 1949, p. 182 sgg. Per il pensiero dei Padri, cf. D. Petau, De Deo, lib. X, cap. 4 sgg.; De Incarnatione, lib. XIII, cap. 1 sgg.; C. Passaglia, De partitione div. voluntatis, Roma 1851; L. Capérán, Le pro-blème du salut des infidèles (essai historique), 2a ed., Tolosa 1934. Per il pensiero di s. Agostino, J. B. Faure, Enchiridion s. Augus-timi notis et assertionibus illustratum, Napoli 1847, col. 103; O. Pfaff, Zur Prädestinationslehre des hl. Augustinus, in Zeitsch. für kath. Theol., 17 (1893), p. 485 sgg.; M. Jacquin, La question de la prédestination aux Ve et Vie siècles: st Augustin, in Rev. d'hist. eccl., 5 (1904), pp. 265-83, 725-54.