Apostolatus officium
Bolla sulla punizione dei pirati e di coloro che impongono nuovi pedaggi
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1 merario quindi affinché contro di essi proceda ingiunge. — 5. Deroga degli ostanti. Urbano vescovo servo dei servi di Dio, al venerabile fratello Arnoldo arcivescovo Axiano nostro camerario, salute e apostolica benedizione.
2 L'ufficio apostolico, al quale, benché immeritevole, disponendo il Signore, presidiamo, esige che contro la presuntuosa moltitudine dei malvagi, che non riveriscono le sentenze della Sede Apostolica e le canoniche sanzioni, come esecutori della giustizia ottimi, quanto con Dio possiamo, diligentemente ci applichiamo.
3 § 1. Già infatti il nostro predecessore Bonifacio VIII di felice memoria, contro coloro che dalle Chiese o dalle persone ecclesiastiche, per cose proprie loro, che non per causa di commercio portano, o portano fare, o trasmettono, pedaggi o guiderdoni, a suo o altrui nome esigono o estorcono, se fosse persona singolare, di qualunque dignità, condizione o stato, volle che incorressero ipso facto nella scomunica, se invece collegio o università di città, castello, o di altro luogo qualsiasi, nella sentenza di interdetto; e che dall'anzidetta scomunica l'assoluzione o la remissione dell'interdetto non potessero ottenere, finché pienamente non avessero restituito l'esatto, e della trasgressione non avessero soddisfatto convenientemente.
4 § 2. E poi per mezzo di alcuni nostri predecessori Romani Pontefici, e infine per mezzo di noi, contro tutti i pirati, corsari e ladroni marini, e tutti i fautori, ricettatori e difensori di essi, e inoltre contro tutti coloro che nelle loro terre impongono nuovi pedaggi: e anche contro coloro che cavalli, armi, ferro, legname o altre cose proibite portano ai Saraceni, coi quali combattono i cristiani: inoltre contro tutti coloro che alla Sede Apostolica 1 venendo qui non assoggettati.
URBANO
5 neppure coloro che, secondo l'anno 1363, coloro che non hanno giurisdizione ordinaria, coloro che nella Curia Romana dimorano, con loro propria cappella, spogliare o defraudare, o di proposito deliberato ferire atrocemente o uccidere presumono, e coloro che vettovaglie o altri beni necessari all'uso della Curia Romana impediscono, affinché alla Sede predetta si portino, e coloro che tali cose non fanno o comandano, e altri che scientemente loro favoreggiano, o ricettano, o difendono, di qualunque ordine, preminenza e condizione e stato siano, benché di pontificale o di qualsiasi altra ecclesiastica o mondana dignità si fregiassero. E contro coloro che per sé o per altri, o per altre qualsiasi persone ecclesiastiche e secolari alla medesima Curia per cause superiori e affari ricorrenti, e quelli nella Romana Curia proseguenti, o procuratori, gestori, avvocati, promotori di essi, o che siano uditori, o giudici, che ai suddetti affari o negozi deputati, o dalla medesima Romana Curia ritornanti, occasione degli affari o negozi di questo genere, voltino, mutilino o uccidano o dei beni spoglino di essi, di qualunque preminenza, dignità, ordine, condizione o stato siano, anche se di pontificale o di qualsiasi altra dignità si fregiassero o alcuno di essi commettessero. Inoltre contro tutti coloro che per sé o per altri o per altri, direttamente o indirettamente, sotto qualunque titolo o colore, città, castelli, ville e luoghi e qualsiasi altri diritti della medesima Chiesa Romana, o alcuno o alcuni di essi, o di essi o di alcuni, o di alcuno di essi parte, cioè contea e città di Avignone e il suo territorio ad essa Chiesa pertinente, scientemente occupano o detengono occupati, nelle sentenze di scomunica e anatema in certe solennità dell'anno promulgate furono, come nelle nostre, e dei loro predecessori lettere più pienamente si contiene.
6 § 3. Poiché alcuni, come abbiamo appreso, ai quali il timore di Dio non è presente, non volendo obbedire alle predette sentenze, per mezzo di chierici e di persone ecclesiastiche, non in modo alcuno lecito, secondo i loro propri ruoli, che non esercitano per causa di negoziazione, o per difetto, eseguono e trasmettono, esigono e estorcono ciò che si muove, e alcuni esercitano la malvagità piratesca: altri invece, venendo alla predetta Curia e ritirandosi da essa, catturano o trattengono o spogliano; inoltre vivande e altre cose necessarie all'uso della Romana Curia, affinché non siano deferite alla predetta Curia, e commettono molti altri eccessi suddetti. E inoltre hanno osato violare i privilegi concessi dalla Sede Apostolica ai chierici e alle persone ecclesiastiche, e alla predetta Curia seguenti, e i canoni, le costituzioni e le consuetudini negli stessi curiali loro favore, specialmente degli ufficiali e dei familiari nostri, specialmente nelle predette loro proprie cose da deferire alla predetta Curia lungamente osservate, e incorrono nel pericolo delle loro anime, nel disprezzo della Sede Apostolica e nel danno e scandalo di molti.
7 § 4. Noi dunque contro le presunzioni e contro tali cose, che non insegna né conviene che rimangano non corrette, volendo applicare un rimedio salutare, alla tua fraternità, della quale in queste e in altre cose abbiamo piena fiducia nel Signore, per apostolica scrittura ordiniamo, affinché per te o per un altro o per altri, tanto nella Romana Curia quanto altrove, dovunque e come ti parrà opportuno, le predette sentenze tanto di diritto quanto da uomo date, esiga alla dovuta esecuzione, e questi nonché i canoni, i privilegi e le consuetudini suddetti, facendo osservare inviolabilmente ovunque con la nostra autorità, e dove sarà necessario, pubblicare, e la dichiarazione pubblica, l'annunzio e la citazione di tutti e singoli coloro che incorsero nelle predette sentenze, anche per editto pubblico affigere al tuo mandato alle porte del sacro palazzo apostolico e alle porte della chiesa di Avignone, e altrimenti nell'esecuzione e nell'aggravamento delle stesse sentenze, e in tutte le altre cose singolarmente suddette, tanto generalmente quanto specialmente, o nominatamente, con la medesima autorità procedi, anche per informazione semplice, sommariamente, semplicemente e pianamente, senza strepito e forma di giudizio, come la qualità del fatto avrà richiesto, e dove secondo Dio e giustizia parrà doversi fare; e delle loro città, terre, castelli e luoghi dei fautori, ricettatori e difensori dei detti pirati, corsari e ladroni marini, supponi l'interdetto ecclesiastico. Qualunque contraddittore e ribelle, di qualunque preminenza, dignità, stato, grado, ordine o condizione sia, anche se risplenda di dignità pontificale, o di qualsiasi altra ecclesiastica o mondana, comprimendo con la nostra autorità per censura ecclesiastica, postposta l'appellazione, invocando anche a questo, se sarà necessario, l'aiuto del braccio secolare.
8 § 5. Non ostante le costituzioni del nostro predecessore di felice memoria Bonifacio VIII, nelle quali si stabilisce che nessuno sia citato fuori dalla sua città o diocesi, se non in certi casi eccettuati, e in quelli non oltre un giorno di viaggio dalla fine della sua diocesi, e che i giudici delegati dalla Sede Apostolica non procedano fuori dalla città e diocesi in cui furono delegati contro chiunque, né altri commettano loro le loro veci, né trascinino alcuno oltre un giorno di viaggio dalla fine delle loro diocesi, e di due giorni nel concilio generale; come pure da tutte le altre costituzioni dei nostri predecessori Romani Pontefici, tanto riguardanti i giudici delegati, quanto le persone che non devono essere citate al giudizio oltre un certo numero, e da altri editti che potessero in qualche modo ostacolare questa giurisdizione o potestà e il suo libero esercizio, e da qualsiasi indulto concesso dalla predetta Sede a coloro che sono rivestiti della predetta dignità o di qualsiasi altra dignità, stato, ordine o condizione, anche se splendono di dignità pontificale o di altra qualsiasi dignità, per il quale non possano essere citati al giudizio fuori o oltre certi luoghi, o per il quale non possano essere interdetti, sospesi o scomunicati, o le loro Chiese, monasteri, città, terre, castelli e luoghi non possano essere sottoposti a interdetto ecclesiastico per mezzo di lettere apostoliche che non facciano piena e espressa menzione, parola per parola, di tale indulto e di tali persone e luoghi, ordini e nomi propri, e da qualsiasi altra indulgenza della predetta Sede, di tenore generale o speciale, per la quale le presenti, non essendo espressa o non essendo totalmente inserita, non possano in alcun modo impedire l'effetto di questa giurisdizione in questa parte, e della quale debba farsi menzione speciale, parola per parola, nelle nostre lettere, concediamo pienamente e liberamente a te, fratello, per mezzo del tenore delle presenti, la facoltà. Volendo e decernendo che le citazioni, che avrai fatto nei predetti modi, come sopra si è detto, abbiano lo stesso valore e vincolino i citati, come se fossero state loro personalmente comunicate e intime, non ostante qualsiasi costituzione contraria. Dato ad Avignone il quarto giorno delle idi di ottobre, nel primo anno del nostro pontificato.
9 Dato il 12 ottobre 1363, anno primo del pontificato.
IV. 1565
Note
- (I) Tutti costoro qui espressi solito essere scomunicati nella Bolla In coena Domini.
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Traduzione automatica, non rivista. Fa fede il testo originale.
Testo latino
1 merario itaqiie ut contra eos procedat iniungit. — 5. Obstanliuin derogatio. Urbanus episcopus servus servorum Dei, venerabili fratri Arnoldo archiepiscopo Aaxi> tano camerario nostro, salutem et apostoli* cam benedictionem.
2 Apostolalus ofticium, cui, quamquam Proamium immerili, disponente Domino, prssidemus, exposcii, ut conlra praesumpluosam malignorum lurbam, Apostolicae Sedissenlenlias el canonicasnou vereniium sancliones exequutores iuslitiae oplimos, quantum cum Deo possumus, studiose apponamus.
3 § 1. Olim siquidem felicis recordationis Bonifaoius viu Bonifacius Papa VII! praedecessor nosier, c's pe^agiTprreos qui ab Ecclesiis vel personis eccle- ''""''' "'«'• siaslicis pio eorum rebus propriis, quas non negociandi causa deferuni, aut deferri faciunt, vel transmillunt, pedagia seu guidacia, suo vel alieno nomine exigere vel exiorquere, si persona exislerel singularis, cuiiiscumque furet dignitatis, condiiionis, vel status, excommunicatioiiis, si aulem collegium vel universitas civilalis, castri, seu loci alterius cuiuscumque, interdicli senlenlias incurreie voluit ipso facto, et quod ab excommunicalione praedicla absolutionem vel interdicli relaxationem oblinere non possenl, donec exacla plenarie restiluerenl, et de transgressione saiisfacerenl compelenter.
4 § 2. Ac deinde per nonnullos Romanos AUique Pomi- Ponlifices, praedecessores nostros, et pò- „» stremo per nos, in omnes piratas, cursarios et latrunculos marinos, el omnes faulores, leceplalores el defensores eorum, el insuper in omnes illos, qui in lerris suis nova pedagia imponunl : ac etiam in illos, qui cqiios, arma, ferrum, lignamina vel alia proliibila deferunl Saracenis, quibus cbristianos impiignanl: praelerea in omnes illos, qui ad Sedem Apost. venien- 1 fìoes liic no alos analltesubiecere (IJ.
IRBAX'US
5 noonon illos, .S2« An. C ir.63 (es voi rooi'dcnips ali on, (|mÌ iiirisdiclioiK'ii) ordiiiari.iin \o\ <l(>l<'- ì>:ilai)i ali(|iiaiii non lialiPnios, fos, (|iii in Romana (Jiiia niorantnr, tcmoiilalf |ii'opiia cappif», (lolinerp vcl spoliaro, ani ex pioposilo (Icliltpralo vnlnoraro alrocilci' vel iiilorlicdo pra'siiinnnl, et qni virlnalia ve! alia liona ad nsnin Uoniaiini' CiUiia'' necessaria, impedinnl, no ad Sodcni piiiodiclam dt'fi'ranlnr, ri rpii lalia liori l'acinnl sive mandant, ar alios (pii scionl(>r eis favent, voi rocoplanl, ani (lol'ondnnl, cuinsciiniqne fnorinl ordinis, pra'oniinonliao ol oondilionis ao staliis, olianisi pontificali voi cpiavis alia ecclosiaslica vel ninndana praot'ids^oanl dii^nilalo. Kl in illos, ipii per se vel alinm, seu alias qnascnni(|uo personas ecclesiaslicas el saecnlaies ad eamdeni Ciiriam suporiornm [sic) cansis ol negociis reeurrentes, illaqne in Honiana Curia prosoqnenlos, voi |ii(icnralores, go- Stores, advocalos, proniolores ipsonini, son Pliant andimres, vel indicos, (pii snpr.idiclis cansis v( 1 negociis depntanlnr, vel de eadoni Romana Cnria recodonles, occasione caiisarnni voi negociornm liuinsmodi verloronl, mnliionl ve! occidanl voi honis sp(dieiil eornmdom.culnscnmqno prjeominentiao, dignitalis, ordinis, condilionis aul slaUis fuorinl, eliam si ponlificali ve! qnavis alia praefnigeani dignil.ilo vel eornm aliqnod committeniés. Ilom in omnes illos, qui per se vel alinm sen alios, direcle vel indirecle, sul) quocnmque lilulo vel colore, civiiales, castra , villas ac loca el inra quaelibel alia ipsins Ecclesiae Romanae, vel aliqna sen aliqnas eorum, ani ipsorum vel aliquornm, seu alicuius ipsorum partom, vidolicol, comitalnm el civitatom Avenionen. el eius lerrilorium ad ipsam Ecclosiam perlinonlem el scienler occupant vel delinonl occupala, oxcomniunicalionis el analliemalizalionis senlonliae in oorlis anni solomniiatibus promnlgatae fnerunt, proni in noslris, el ipsorum praedeccssornm literis plenius conlinelur.
6 § 3. Cum auloni,sicMt accepimus, non- Bìill. Rom. Voi. IV. OG nulli, a (jnorum oonlis Dei limor al)Hces3it, "'""* i""" ,. 1 . ' tJilMi.ii.l.i5 lepraodiclas sonlonlias non voronlos, a pr'*- i,,i,u, missis cloricis o( occlesiasiicis norsonis, '""• lon ob« - .,„,., pani* niiin^modl |iod:iL;i.i. son enidagia, uro linmiiio m prsn» I- ' 1 '^ .. ^ ' habill». iiisnioili eorum rolms proprns, quas'non nogociandi cau>a dolornni, ant (lel'orri Cacinnl voi transniiltnnl, oxegomnl el oxlorsornnl liaclenns, ol oxigore et oxlorqnere (|uoli(lio inoliunlur, et nonnulli pravilaieni piralicam exorcore: alii vero voniontos ad praodiclam Ciniam el recedenles ab oa capere voi retinere vel spoliare; necnon viclnalia et alia ad usuui Romaiiae (^nriae nocossaria, no ad praelatam deferanlur (^iiriam inqiodire, et nnnnullos alios ex excessibns supradiclis conimiltere. Et insuper privilegia per Sodom Aposlolicam cloricis ol porsonis occlesiasiicis, ac praediclani (Inriam se(|uenlil)us concessa, et canonos, conslitulionos et consueUidines in ipsorum curialinm lavoroni, praeserlim ofiicialium et familiarinm noslrorum, praeserlim in praodictis propriis ooruni rebus ad praodiclam (^.nriain doforondis diulius obsorvatas violare lonioro praesunqtsorunt liacionus el inaosumiinl in animarum suarnm poriculuni, Aposlulicao Sodis conlemptnm et praoiudicium et scandalum ()lurimorum.
7 § 4. Nds iiaquo conira nraosunipliones Camemrio iii- , " ,. ' 1. ' ■• que ul coulra liuiusmodi, qiias non docel nec expeoit ^„, pr^cejat incorreclas dimiiti, salubre apponere re- '"'•"?''• medium cnpionles, Iralernilati luae, de qua in bis el aliis plonani in Domino liduciam oblinemns, por apostolica scripla mandanius, qualonus por te voi alinm son alios, tam in Romana (luria (|uain alibi, iibicumqno ol quolioscumque libi expedire vidoliitnr, praedlclas lama iure, quamab liomine lalas senlentias, dobilao exequulioni (lemandetis, easque necnon canones, privilegia el consueludines supradiclas, i'acionles ubiqiie aucloriiate nostra inviolabiliter obsorvari, el ubi opus fuerit, publicari, ac declarationem pidilicam, nuncialionem et cilaliononi omnium el singulorum qui in pi«diclas soiilenlias incideruut, etiam per ediclum publicum aftigere dtj Bni.i.AninM mandalo luo in poilis sacri palalii apostolici Pi valvis ecclcsiac Avcnionensis, et alias in ipsarum sentcntiariim pxequiilionem el aggravationem, et alia omnia et singola supradicla, lam gcneraliter qiiani specialiler, vel nominatim, eadem aiiclolilate procedas, etiam per iiiforniatioiiem simplicem, summarie, simpiiciler et de plano, siile strepitìi el figura iiidicii, proul facti qnaiitas exegerit, el ubi seciindum Denm el iiisliliam videbilur faciendiim; ac eorum, necmm faiiloriim, receptalortim et defensoriim dictoriiin piralarnin, ciirsarioriini et lalninciiioriini marinoriim civilates,terras, castra el loca siipponas ecclesiastico inlerdiclo.Conlradiclores qiioslii)ot el lebelles, ciiiiisciinn]iie preeinineiiliae, dignilalis, status, gradiis, ordinis vel condilionis exislant , etiam si poiililicali , vel quavis alia ecclesiastica vel muudana prsfiilgeant dignitale, aucloritate nostra per rensuram ecclesiasticam, appellatione poslposita, compescendo, invocalo eliam ad hoc, si opus fuerii, auxilio brachii saecnlaris.
8 § 5. Non obstantibus tam fel. ree. Bo- Oistamiumdenifacii Papae Vili, nraedecessoris nostri, in quibus cavetur, ne aliquis extra suam civilateni vel dioecesim, nisi in cerlis exceptiscasibus, et in ìllis ultra unam dietam a fine suae dioecesis evocetur, seu quod iudices a Sede Apostolica deputali extra civiiaiem et dioecesim, in quibus deputati fiierÌDt,contra qiioscumque procedere, si ve alii, vel aliis vices suas commitlere, ani aliquos ultra unam dietam a (Ine dioecesium eanimdem traliere praesumant, et de dnabus dielis in concilio generali ; qiiam aliis qiiibuscumque conslilnlionibiis a praedecessoribiis noslris Romanis Pontificibus, lam de iudicibus dclegalis, quain personis ultra cerlum numerum ad iudicium non vocandis, ani aliis ediclis, quae tuae possenl in bac parie iurisdictioni aut poleslati, eiiisque libero exercitio quomodolibet obviare, seu qui praefatis, vel quibiisvis aliis cuiuscumque dignilalis, status, ordinis vel conditionis exislant, etiam si ponlilicali vel alia quavis diguiiale praefulgeaul, a dieta Sede iiidultum existal, quod extra vel ultra certa loca ad iudicium evocari, aut quod interdici, sospendi vel excommiinicari, aul eorum Ecclesiae, monasteria, civilales, lerrae, castra el loca ecclesiastico inlerdiclo supponi non possint per lileras aposlolicas non facienles plenain et expressam ac de verbo ad verbiim, de indulto liiiiusmodi et earum [tersonis et locis, ordinibiis el nominibus piopriis meiitionem, et quidibet alia diclae Sedis indiilgeiitia generali vel speciali ciiiiiscum- (jiie leuoris exislat, per quain praesentibus 11(111 expressam, vel totaliter non insertam liiae iiirisdiclionis in bac parie valeal quomodolibet eirecliim impedire, et de qua eiusipie loto lenoie liabeiida sii de verbo ad verbiim in noslris lileris menlio specialis, plenam el liberam eidem fralernilati tuae concedimus, tenore praesenlium, facultalem. Volenles el decernenles, quod cilationes, quas in praemissis perediclum, ut praemiltilur, feceris, perinde valeaot, ac cilalos arctenl, ac si eis personaliter insinualae et inlimalae fuissent, constilutione quacumque contraria non obslante. Datum Avenione quarto idus oclobris, pontif. nostri anno i.
9 Dal. die 12 oclobris 1363, poni, anno i.
IV. IS6S
Note
- (I) Omnes liic expressi excommunicari solent in Bulla In Coeiin Domini.
- The OCR source may not give this act complete (heading or dating clause not recognised); text as extracted.
Bullarum diplomatum et privilegiorum santorum romanorum pontificum : taurinensis editio locupletior facta collectione novissima plurium brevium, epistolarum, decretorum actorumque S. Sedis a S. Leone Magnus usque ad praesens, vol. 4 (1857) — Internet Archive OCR text, restored to continuous text (page breaks, hyphenation, running heads, footnotes); OCR errors of the source remain. Fonte: Internet Archive.
Testo inglese
1 therefore orders that proceedings be taken against them. — 5. Derogation of obstacles. Urban, bishop, servant of the servants of God, to our venerable brother Arnold, archbishop of Aachen, our chamberlain, greeting and apostolic benediction.
2 The apostolic office, which, although unworthy, we preside over by the disposition of the Lord, demands that against the presumptuous mob of the wicked, who do not revere the sentences of the Apostolic See and canonical sanctions, we diligently apply ourselves as executors of justice, as much as we are able with God.
3 § 1. Formerly indeed our predecessor of blessed memory, Pope Boniface VIII, willed that those who from Churches or ecclesiastical persons, on account of their own goods, which they carry not for the purpose of trading, or cause to be carried, or transmit, exact or extort tolls or guides, in their own name or another's, if the person were singular, of whatever dignity, condition, or status, should incur the sentence of excommunication; if however a college or university of a city, castle, or any other place, the sentence of interdict, in fact; and that from the aforesaid excommunication they could not obtain absolution or relaxation of the interdict, until they had fully restored what was exacted and had made competent satisfaction for the transgression.
4 § 2. And then by certain Roman Pontiffs, our predecessors, and lastly by us, against all pirates, corsairs and sea robbers, and all their supporters, receivers and defenders, and moreover against all those who impose new tolls in their lands; and also against those who carry horses, arms, iron, timber or other prohibited things to the Saracens, with which they fight Christians; furthermore against all those who come to the Apostolic See 1 and those who do not have ordinary jurisdiction, those who dwell in the Roman Curia, presume to rob or despoil with their own hands, or deliberately wound atrociously or kill; and those who impede victuals or other goods necessary for the use of the Roman Curia, lest they be carried to the aforesaid See, and those who do such things or command them, and others who knowingly favor, receive, or defend such persons, of whatever order, preeminence, condition and status, even if they are distinguished by pontifical or any other ecclesiastical or worldly dignity. And against those who, by themselves or through another, or through any other ecclesiastical and secular persons recurring to the same Curia on superior causes and business, and pursuing those matters in the Roman Curia, or procurators, managers, advocates, promoters of the same, or their auditors, or judges, who are deputed to the aforesaid causes or business, or returning from the same Roman Curia, on the occasion of such causes or business, turn aside, mutilate, wound or kill, or despoil of their goods, of whatever preeminence, dignity, order, condition or status they may be, even if they are distinguished by pontifical or any other dignity, or any of them committing such acts. Also against all those who, by themselves or through another or others, directly or indirectly, under whatever title or pretext, occupy or knowingly hold occupied cities, castles, villas and places and any other rights of the Roman Church itself, or any or some of them, or any part of them or some of them, namely the county and city of Avignon and its territory pertaining to the Church, have been subjected to the sentences of excommunication and anathematization promulgated in certain solemn seasons of the year, as is more fully contained in our letters and those of their predecessors.
URBANUS
5 not those who do not have ordinary jurisdiction, those who dwell in the Roman Curia, presume to rob or despoil with their own hands, or deliberately wound atrociously or kill; and those who impede victuals or other goods necessary for the use of the Roman Curia, lest they be carried to the aforesaid See, and those who do such things or command them, and others who knowingly favor, receive, or defend such persons, of whatever order, preeminence and condition and status, even if they are distinguished by pontifical or any other ecclesiastical or worldly dignity. And against those who, by themselves or through another, or through any other ecclesiastical and secular persons recurring to the same Curia on superior causes and business, and pursuing those matters in the Roman Curia, or procurators, managers, advocates, promoters of the same, or their auditors, or judges, who are deputed to the aforesaid causes or business, or returning from the same Roman Curia, on the occasion of such causes or business, turn aside, mutilate, wound or kill, or despoil of their goods, of whatever preeminence, dignity, order, condition or status they may be, even if they are distinguished by pontifical or any other dignity, or any of them committing such acts. Also against all those who, by themselves or through another or others, directly or indirectly, under whatever title or pretext, occupy or knowingly hold occupied cities, castles, villas and places and any other rights of the Roman Church itself, or any or some of them, or any part of them or some of them, namely the county and city of Avignon and its territory pertaining to the Church, have been subjected to the sentences of excommunication and anathematization promulgated in certain solemn seasons of the year, as is more fully contained in our letters and those of their predecessors.
6 § 3. Since some, as we have learned, from whom the fear of God has not been absent, are unwilling to obey the aforesaid sentences, and by means of clerks and ecclesiastical persons sent by them, they have in various ways brought it about that those same persons, using their own resources, which they do not carry or transmit for the purpose of negotiating or conducting business, have hitherto executed and carried out, and continue to exact and extort daily, and some exercise the wickedness of piracy: others indeed, coming to the aforesaid Curia and departing from it, seize or retain or despoil; and also victuals and other things necessary for the use of the Roman Curia, lest they be brought to the aforesaid Curia, they inquire into, and commit many other excesses from those aforesaid. And moreover they have presumed to violate the privileges granted by the Apostolic See to clerks and ecclesiastical persons, and to those following the aforesaid Curia, and the canons, constitutions and customs long observed in favor of those same curial officials, especially our officials and familiars, especially in the aforesaid proper things of theirs to be brought to the aforesaid Curia, and they have assumed this to the peril of their own souls, contempt and prejudice of the Apostolic See and scandal of many.
7 § 4. We therefore, wishing to apply a salutary remedy against these presumptions and against such things, which neither doctrine nor expediency teaches or permits to be left uncorrected, do by apostolic letters command your fraternity, in which we hold full confidence in the Lord in these and other matters, that you or another or others, both in the Roman Curia and elsewhere, wherever and whenever it shall seem expedient to you, demand the aforesaid sentences, as well those by law as those by man, to be duly executed, and cause the same canons, privileges and customs aforesaid to be inviolably observed everywhere by our authority, and where it shall be necessary, to be published, and cause public declaration, notification and citation of all and singular who have incurred the aforesaid sentences, even by public edict affixed to the doors of the sacred apostolic palace and to the doors of the church of Avignon, and otherwise in the execution and aggravation of the same sentences, and all and singular other matters aforesaid, both generally and specially, or nominally, proceed by the same authority, even by simple information, summarily, simply and plainly, without noise and form of judgment, as the nature of the case shall have required, and where according to God and justice it shall seem to be done; and subject the cities, lands, castles and places of those same pirates, corsairs and maritime brigands, and their favors, receivers and defenders, to ecclesiastical interdict. We compel all and sundry contradictors and rebels, of whatever preeminence, dignity, status, grade, order or condition they may be, even if they shine with pontifical or any other ecclesiastical or worldly dignity, by our authority through ecclesiastical censure, appeal being set aside, invoking also for this, if it shall be necessary, the aid of the secular arm.
8 § 5. Notwithstanding the constitutions of our blessed predecessor of happy memory, Pope Boniface VIII, our predecessor, in which it is provided that no one shall be summoned outside his own city or diocese, except in certain excepted cases, and in those not beyond one day's journey from the end of his diocese, or that judges appointed by the Apostolic See outside the city and diocese in which they were appointed shall not presume to proceed against anyone, or if others, or commit their authority to others, or draw anyone beyond one day's journey from the end of their dioceses, and concerning two days in a general council; and all other constitutions whatsoever made by our predecessors the Roman Pontiffs, both concerning delegated judges and persons not to be summoned to judgment beyond a certain number, and other edicts which in any way could hinder this jurisdiction or power and its free exercise, or which to the aforesaid or to any others of whatsoever dignity, status, order or condition existing, even if they shine forth with pontifical or any other dignity, an indult from the said See exists, that they cannot be summoned to judgment outside or beyond certain places, or that they cannot be interdicted, suspended or excommunicated, or their Churches, monasteries, cities, lands, fortresses and places subjected to ecclesiastical interdict by apostolic letters not making full and express mention, word for word, of such indult and of their persons and places, orders and proper names, and any other indulgence of the said See general or special of whatsoever tenor existing, by which the present matter, not expressly mentioned or not wholly inserted, may in any way hinder this jurisdiction in this part, and of which the entire tenor shall be had word for word in our letters with special mention, we grant to the same your fraternity, by the tenor of the present, full and free faculty. Willing and decreeing that the citations which you shall have made in the aforesaid matters, as is aforesaid, shall be valid in the same way, and shall bind the cited, as if they had been personally served and intimated to them, any contrary constitution notwithstanding. Given at Avignon on the fourth day before the Ides of October, in the first year of our pontificate.
9 Given on the 12th day of October 1363, first year of the pontificate.
IV. 1565
Note
- (I) All those here expressed are accustomed to be excommunicated in the Bull In coena Domini.
- The OCR source may not give this act complete (heading or dating clause not recognised); text as extracted.
Traduzione automatica, non rivista. Fa fede il testo originale.