COLLEZIONI CANONICHE

COLLEZIONI CANONICHE. - Raccolte elaborate nei secoli, che contengono parte delle leggi della Chiesa e costituiscono, nel linguaggio dei canonisti, alcune tra le fontes cognoscendi iuris canonici.
A) C. C. OCCIDENTALI.

SOMMARIO: I. Premesse. - II. C. c. generali. - III. C. c. speciali. - IV. C. c. sistematiche. - V. Le fonti del diritto canonico dallo pseudo-Isidoro a Graziano. - VI. Le grandi c.c. dei secc. XII-XIV.

I. PREMESSE

Queste fonti sono di varie specie: fonti di diritto divino o di diritto ecclesiastico; genuine o spurie o apocrife, cronologiche o sistematiche, autentiche o pubbliche.
Se si vuole tracciare la genesi logica delle c. c. si trovano le prime testimonianze del diritto canonico nel Nuovo Testamento, specialmente del diritto costituzionale della Chiesa; poi nei Padri Apostolici; per il periodo pre-costantiniano, negli altri Padri della Chiesa dei secc. II e III e negli scritti pseudo-apostolici.
La pace costantiniana apre una nuova era nella storia del diritto canonico: i vescovi, aiutati e spinti talvolta dall'imperatore, possono tenere più facilmente e frequentemente delle adunanze e prendere comuni deliberazioni sui vari punti della disciplina ecclesiastica. Nasce così un diritto scritto, il quale sostituisce la consuetudine, che nel periodo precedente era stata fattore principale della disciplina ecclesiastica.
I Concili, sin da questa epoca, sono di varie specie e si celebrano in vari luoghi: sono quattro Concili generali (Nicea, Costantinopoli, Efeso, Calcedonia), ma di essi due soli hanno una grande importanza per la disciplina ecclesiastica; vi sono poi una ventina di Concili particolari: orientali, africani, gallicani, spagnoli e romani. Più tardi avranno un certo influsso nelle collezioni latine gli altri due Concili Ecumenici di Costantinopoli, il secondo e il terzo.
Si intensifica, a partire dall'ultima parte del sec. IV, l'attività epistolare dei romani pontefici; con le Decentrali i papi stabiliscono i principi della organizzazione ecclesiastica; alcune costituzioni imperiali fissano lo statuto temporale dei chierici e dei beni consacrati al culto.
Le lettere dei pontefici entreranno a far parte delle c. c. sin dal sec. V, e, da allora in poi, sempre più formeranno parte notevole di esse.
In alcuni Padri la disciplina trova i suoi legislatori, e la dottrina raggiunge la maggior perfezione, specialmente in s. Agostino.
Altre fonti suppleorie e recettizie del diritto canonico sono la legislazione civile romana in materia ecclesiastica e il diritto dei vari stati barbarici.
Questi elementi, che collaborano insieme, permettono di ottenere una disciplina ecclesiastica con inquadrature abbastanza uniformi e stati nettamente differenziati.
Agli archivi ecclesiastici va il merito di aver conservato i canoni e le decretali, che erano notificati alle varie Chiese attraverso sistemi analoghi a quelli della burocrazia imperiale; il diritto che una Chiesa conosce ed osserva è anzitutto il diritto contenuto nei suoi archivi. Quando più tardi, dei compilatori sentiranno la necessità di raccogliere in sillogi questi elementi, essi potranno agevolmente ritrovarli negli archivi delle proprie Chiese.
Qui vien data una rapida sintesi delle c. c. occidentali. Per quelle orientali, V. più sotto: C.C. ORIENTALI. Ma occorre notare subito che le prime c. c. occidentali sorsero per influsso e ad imitazione delle collezioni dell'Oriente. Un *syntagma canonum*, la cui storia complessa è variamente esposta dagli studiosi, circolava già in Oriente dopo la celebrazione del Concilio di Calcedonia del 451, e comprendeva i canoni di Ancira (314), Neocesarea (314-25), Nicea (325), Gangre (341-42), Antiochia, Laodicea (348-380), Costantinopoli (380), Calcedonia (451). Le c. c. latine hanno vita ininterrotta a partire dalla seconda metà del sec. V; le più antiche che si conoscono nascono in Africa, ma è a Roma che si inizia una attività canonistica, non ufficiale, è vero, ma preziosa per lo sviluppo posteriore del diritto canonico.
Le epoche delle c. c. sono comunemente divise in quattro periodi.
Primo periodo, studiato principalmente e radicalmente dal Maassen: va dall'epoca di Dionigi il Piccolo alle Decretali pseudo-isdoriane. È l'epoca della elaborazione del diritto canonico dell'Occidente che si integra massimamente con elementi regionali, si aggiorna secondo il sorgere delle varie situazioni e necessità della disciplina ecclesiastica e non è contaminato ancora dall'imponente falsificazione letteraria, che sarà la caratteristica del periodo seguente.
Secondo periodo, degli pseudo-isdoriani e delle

c. c. che precedettero, attuarono e seguirono la riforma di Gregorio VII. Terzo periodo, delle classiche e fondamentali c. c. che dettero vita al Corpus Iuris Canonici.
Quarto periodo, che parte dal Concilio di Trento, documenta l'attività delle Congregazioni romane, ed è caratterizzato da nuovi tipi di raccolte: gli Atti dei Pontefici, dei Concili e le varie collezioni di Atti o Decisioni della S. Sede.
Secondo il sistema di esposizione del Maassen, le c. c. si dividono in generali, speciali e sistematiche; non seguiamo il criterio geografico, spesso incerto.
Sono generali le c. c. che hanno un fondo comune, costituito dai Concili ecumenici e dai concili topici dell'Oriente; a questi concili si aggiungono talvolta, in ordine cronologico, i canoni dei Concili dell'Africa, della Spagna e della Gallia, e decretali pontifici. Saranno queste differenze che daranno individualità a ciascuna c. c.
Talvolta, e sempre dopo il sorgere delle c. c. cronologiche, il materiale anzidetto è ordinato sistematicamente, oppure da esso si raccolgono solo elementi particolari di diritto, o solo canoni di qualcuno dei tanti concili celebrati qua e là nella cristianità, in questi secoli e negli anteriori. Nascono così le c. c. sistematiche nel primo caso, e le speciali nel secondo.
Il C. c. GENERALI - Oltre alle collezioni diioni siane (v. DIONIGI il PICCOLO), si ricordano:
1. Collectio ms. Frisingensis: fondo comune; versione isidoriana dei canoni greci, buon numero di decretali della Dionysiana da Damaso (366) a Gelasio (496), atti della causa di Acacio; probabilmente italiana, della fine del sec. V e inizio del VI. Accanto a questa c. c. si segnala anche una Coll. Wein-gartenis.
2. Collectio Quesnelliana, simile alla Frisingensis con in più i canoni di Calcedonia, gran numero di documenti relativi ai conflitti domattizi del sec. IV e V. Oggetto di polemica il suo luogo di origine: QUERELA (v.), la Gallia secondo i Ballerini, il Maassen; di nuovo sono per Roma, o almeno per l'Italia, il Duchesne e P. Fournier.
3. Quattro c. c. italiane del sec. VI: Coll. ms. s. Blasii, Coll. ms. Vaticani, Coll. ms. Theatini, Coll. ms. Iustelli; fondo comune, versione prisca, dibattito della prima sessione del Concilio di Cartagine del 419; italiana, del sec. VI. 4. Coll. ms. Colbert, di tempo incerto, originaria della Gallia, affine in parte alla Quesnelliana e in parte alla s. Blasii.
5. Tre c. c. dei Concili greci e africani: Coll. ms. Pari-sienis, Coll. Theodosii diaconi, Coll. ms. Wirceburgensis.
6. C. c. generali con concili gallicani. A partire dal sec. VI, quasi ogni diocesi ebbe una c. c. generale, un Liber canonum; queste raccolte erano fatte perché le diocesi avessero a portata di mano le norme di diritto da applicare; se ne conservano diverse, composte in Gallia; esse sono: Coll. ms. Corbeiensis, Coloniensis, Laureshamensis (Lorsch), Albigensis, Pithouensis, Bigotiana, s. Mauri, Diesensis, Burgundiae, Remensis.
7. Si hanno infine le c. c. generali della Spagna. Cronologicamente viene prima la Epitome. Hispanica, posteriore al 598, che ha, in riassunto, lo stesso materiale delle c. c. seguenti.
Collectio Hispana chronologica oppure Isidoriana: contiene in ordine cronologico, per lo più secondo la versione dionisiana, i Concili greci, africani, gallici, spagnoli e decretali dei Romani Pontefici.
La redazione della c. Hispana subì vari mutamenti nel corso dei tempi; sicché i vari manoscritti presentano due redazioni diverse delle medesime c. c.
La c. Hispana è stata sempre attribuita alla Spagna, ma vi è una appassionata discussione tra i dottori se essa sia sorta nell'ambiente della Chiesa di Arles, come pensa il Tarrè con il Duchesne, che propongono perciò di chiamarla Collectio Arleatensis-vitogitica. Ritengono alcuni che ne sia autore s. Siviglia (v.); è stata composta, secondo una buona ipotesi, intorno all'epoca del Concilio Tolletano IV del 633.
8. La Coll. ms. Novariensis è l'ultima c. c. generale.
Il C. c. speciali - Prima di tutto una serie di c. c. di atti dei Concili greci:
Coll. c. concernenti il Concilio ecumenico di Efeso: Coll. ms. Turonensis, Coll. ms. Veronensis, Coll. ms. Saliburgenensis, Synodicon Casinense; c. c. concernenti il Concilio ecumenico di Calcedonia: Coll. ms. Vaticani 1322, Coll. ms. Nostrae Dominae, Coll. Rustici (di Rustico, diacono romano, nipote di papa Vigilio); Codex encyclicus; c. c. degli atti del V Concilio ecumenico, Costantinopolitano II; la c. c. è stata composta prima del 590; c. c. degli atti del VI Concilio ecumenico, Costantinopolitano III; Coll. temporis Sergii I, Coll. ms. Claromontani.
Fragmentum Veronense, si riferisce soprattutto alle eresie sec. IV e V. C. c. relative all'affare di Acacio: Coll. ms. Veronensis, Coll. ms. Virodunensis.
C. c. circa la controversia donatista.
C. c. delle Chiese di Tessalonica e di Arles: Collectio

Ecclesiae Thessaloniceensis, concerne l'affaire del metropolita di Tessaglia, Stefano di Larissa; fu fatta nel 531 prima della Collectio Ecclesiae Avelatensis della fine del sec. VI. C. c. dei Concili africani: Coll. Concilii Carthaginiensis 419; Coll. Concilii Carthaginiensis 526; Collectio Conc. africani, concorruunt in Hispana: è una c. c. speciale di canoni africani; scritti nella Hispana; di patria incerta e di autore ignoto.
C. c. di Concili gallicani e tedeschi: Coll. ms. Lugdunensis, Coll. Concilii a. 813 con i canoni dei cinque Concilii riformatori di Arles, Reims, Magonza, Tours, Chalon - sur-Saône. Coll. ms. Bellovacensis, c. c. di tempo intermedio perché pare appartenente in parte a questo periodo; l'ottemperanza per altri documenti. Coll. ms. s. Anandi, contenenti i canoni dei Concili spagnoli riuniti ad altri Concili gallicani.
C. c. dei Concili d'Irlanda e Gran Bretagna: Coll. ms. Fécamp, che contiene canoni penitenziali irlandesi, bretoni, anglosassoni, estratti dei Libri Santi e dei Padri, gli altri argomenti forse furono aggiunti in Gallia. Coll. ms. Sangermanensis ha molti contatti con la precedente.
Collectio Avelana (v. FONTE AVELLANA).
Collectio Conc. Romani del 649, di Martino I contro il monofisismo e molte lettere di questo papa.
Costitutioens Sirmodianae, contiene diciotto costitutioeni imperiali in materia ecclesiastica, dal 321 al 425, posteriore al 581; è di origine gallicana.
Collectio ms. Mutinensis, è posteriore al 601 e composta probabilmente in Italia; ha canoni e decretali.
IV. C. c. SISTEMATICHE. — La più antica c. c. sistematica è di origine africana: Breviatio canonum Fuldgentii Ferrandi (v. FLORENZIO).
Capitula Martini, opera di Martino di Braga, che, per correggere ciò che vi era di oscuro nella collezione dei canoni greci, classifica tutto ciò che ha relazione con il clero e che concerne i laici; ebbe una larga diffusione.
Concordia canonum Cresconii, di un Cresconio, forse vescovo e poeta. Riunisce l'insieme delle prescrizioni canoniche in una concordia, allo scopo di renderle più intelligibili per mezzo di rubriche. Attinge alle c. c. dionisiame. È posteriore alla Breviatio di Ferrando e fu largamente usata.
Collectio Hispana systematica. Usa quasi esclusivamente la Hispana chronologica. È di origine spagnola, posteriore alla Concordia di Cresconio.
Tra le c. c. sistematiche occorre ricordare una serie di c. c. gallicane e precisamente:
Coll. ms. Andegavensis, Coll. Herovalliana, I Coll. Bonaventuris, Coll. ms. Sangermanensis, II Coll. Bonaventuris, Coll. in 400 capitula, Cresconius Gallicus, Coll. Dacheriana, Coll. in quatuor libros, Coll. Halitgarii Cameracensis, Coll. ms. Bibl. Vallicellianae, Poenitentialia Rhabani Mauri.
Di esse meritano speciale menzione la Dacheriana e i due Penitenziali.
La Dacheriana dà canoni di tutti i Concili fino a quello di Costantinopoli, secondo la Dionysio-hadriana e decretali di tutti i Papi, ad eccezione di Felice III e di Ormisda.
I Poenitentialia Rhabani Mauri sono due c. c. appartenenti attraverso le loro fonti con alcune delle c. c. precedenti, e documentate descritte. Di questi penitenziali il più antico è stato composto verso l'841; l'altro è dell'853 (v. PENITENZIAIRO, LIBRI).
Altre speciali piccole c. c. sono notate nell'opera del Maassen.
Collectio Hibernica. La c. c. irlandese fa parte delle c. c. sistematiche più notevoli di questo periodo; ha una certa importanza soprattutto nei riguardi del materiale patristico di cui fa uso, ma è specialmente interessante per il diritto ibernico.
Coll. IX librorum, dell'inizio del sec. IX, ha dei punti di contatto con la c. c. irlandese.
Occorre avvicinare alle c. c. sistematiche le raccolte, ben conosciute, di diritto romano ad uso del clero, Lex Romana canonice compta (v.), Excerpta Bobiensia (v.) e un estratto di manoscritto di Haenel.
Le ultime c. c. di questo periodo furono composte durante una grave crisi che attraversò la Chiesa merovingia tra il 680 e il 740: disprezzo dell'antico diritto, deplorevole situazione delle sedi episcopali, membri del clero che si reclutano senza osservanza delle regole canoniche, e conseguente rilassamento dei costumi nei capi e nelle membra. La riforma carolingia cercherà di porre rimedio a tale stato di cose, riorganizzerà la gerarchia, ristabilirà la disciplina nel clero e i beni ecclesiastici saranno tutelati nelle loro sacre finalità.
Fase culminante di questa attività di riforma è la consegna della Dionysio-hadriana a Carlomagno nel 774; la Dionysio-hadriana si diffuse rapidamente; ad essa si appellavano i concili e i capitolari quando volevano restaurare l'antico diritto. L'Hispana, arricchita dei Concili di Spagna, modificata alquanto da vari rimaneggiamenti franchi, fiancheggierà la riforma, e si fonderà nell'810 con la Dionysio-hadriana.
La Dacheriana corona lo sforzo della riforma carolingia per il risanamento, la coordinazione e la classificazione dei testi; è la fonte principale delle c. c. della prima metà del sec. IX e la sua influenza si prolungherà sino alla riforma gregoriana.

di buono spirito romano, risente dello pseudo-Isidoro, della Dionysio-hadriana, delle lettere di s. Gregorio Magno, della Novariensis e della Lex Romana canonice compta.
Reginonis Prumienis libri duo de synodalibus causis et disciplinis ecclesiasticis, riportano le regole da osservare nell'istituire processi canonici durante la visita delle diocesi; composti nel 905 (v. REGINONE DI PRÜM).
Collectio Abbonis abbatis Floriacensis, composta in difesa dell'esenzione monastica dall'abate di Fleury tra il 958 e il 976; notevole per la distinzione e discussione sulle fonti del diritto.
Collectio quinque librorum Codicis Vaticani, scritta, all'inizio del sec. XI, in appoggio alla riforma di Benedetto VIII. Dopo questa c. c., P. Fournier-G. Le Bras segnalano altre c. c. minori che chiamano cisalpine e transalpine. Si hanno ancora di notevole:
Decretum Burchardi Wormalensis (v. BURCARDO di WORMS), composto intorno al 1012 da Burcardo, della diocesi di Magonza, che divenne poi vescovo di Worms; appoggia la riforma della Chiesa.
P. Fournier e G. Le Bras segnalano varie altre c. c. minori dalla fine del sec. IX all'inizio dell'XI che classificano così: germaniche, occidentali, italiane.
2. C. c. gregoriane. - L'appoggio dato alla riforma da queste c. c. ha due direttive: raccogliere solo i documenti dei Romani Pontefici, rigettare le consuetudini corrotte.
Collectio septuaginta quatuor titulorum o Diversorum sententiae patrum, composta a Roma nel 1050 da ignoto a difesa del primato, della esenzione monastica, e a tutela delle regole sulla nomina dei vescovi.
Capitulare cardinalis Attonis, vescovo di Milano, scritto alla fine del pontificato di Alessandro II o al principio di quello di Gregorio VII. Collectio Anselmi Lucensis, ha materiale vario, tanto originale che interpolato; da essa attinsero i polemisti in difesa della riforma di Gregorio VII; composta intorno al 1083 Anselmo vescovo di Lucca (v.).
Collectio cardinalis Deusdedit, espone le disciplina del clero romano; composta tra il 1083 e il 1087.
Hanno subito l'influenza gregoriana:
Liber de vita christiana, di Bonizone vescovo di Sutri, promosso poi a Piacenza; composto tra il 1089 e il 1095. Collectio Britannica, così detta perché conservata in un codice del Museo Britannico, di speciale importanza per le lettere pontificie; composta in Italia all'inizio del sec. XII. Polycarpus, composta dal card. Gregorio, sotto Pasquale II (1110-118); favorisce la riforma gregoriana, ma è influenzata anche da Burcardo.
Varie altre c. c. minori sono segnalate specialmente da P. Fournier-G. Le Bras; i medesimi segnalano altre piccole c. c. che non hanno subito l'influenza gregoriana.
3. C. c. post-gregoriane. - C. c. della Gallia della fine del sec. XI: Le tre c. c. Ivo di Chartres (v.).
C. c. che hanno subito l'influenza di Ivo: Collectio Caesaraugustana, da un codice di Saragozza, composta in Borgogna o Aquitania nel primo decennio del sec. XII (dipende da Ivo, favorisce la riforma gregoriana); e altre minori segnalate da P. Fournier-G. Le Bras.
Collectio Algeri Leodiensis o Liber de misericordia Algero di Liegi (v.); altre c. c. minori, sempre segnalate da P. Fournier-G. Le Bras.
VI. LE GRANDI COLLEZIONI DEI SECC. XII-XIV. - Il periodo che segue è Decreto di Graziano (v.), ARS ANTIQUA (v.) e delle altre collezioni Corpus Iuris Canonici (v.), e si inquadra in quel periodo di rinascenza letteraria delle materie ecclesiastiche, che vide fiorire e nascere la scienza del diritto canonico, il quale ormai si sviluppa di vita propria, diventa sistema organico. È l'epoca delle grandi c. c., e molte di esse meritano ed hanno in questa enciclopedia una esposizione a sé.
Trovano posto, tra tanto rigoglio di opere, una serie di piccole c. c. che qui accenniamo, anteriori alla Compilatio I, una Appendix Concilii Lateranensis, che contiene insieme ai canoni del Laterano (1179) decretali e canoni tra cui quelli del Concilio di Tours del 1163.
Tale c. c. fu imitata da altre meno conosciute come le c. c. Bamberensis, Lipsiensis, Casselana. Queste c. c., oggetto di studio di valenti ricercatori moderni, si sogliono distinguere in: c. c. non sistematiche anteriori alla I Compilatio; c. c. sistematiche anteriori alla I Compilatio; c. c. sistematiche posteriori alla I Compilatio.
Se ne ignorano gli autori e la patria; il loro tempo di composizione si deduce da elementi intrinseci; si designano con il nome della biblioteca nella quale se ne conservano i manoscritti; la loro importanza è nella conservazione di testi di decretali che altrimenti non sarebbero meglio conosciuto e non conosciuto affatto; sono tutte magistralmente passate in rassegna dal Kuttner.
Con il Corpus Iuris Canonici si chiude l'epoca delle c. c. Con la celebrazione del Concilio Tridentino e con il riordinamento della Curia romana operato da Sisto V, il diritto universale emanato dal Papa o, per suo ordine, dai dicasteri romani, verrà raccolto in sillogi che non hanno la forma delle vecchie c. c.: si avranno ormai i Bollari, gli Atti dei Romani Pontefici, gli Atti delle varie Congregazioni, uffici e tribunali, sinché non si arriverà alla unificazione e semplificazione, anche formale, del diritto con il CIC.

BIBL.: Opere fondamentali: F. Maassen, Geschichte der Quellen und Literatur des kanonischen Rechts im Abendlande, I. Graz 1870; J. F. Schulte, Geschichte der Quellen und Literatur des kanonischen Rechts von Gratian bis auf die Gegenwart, 3 voll., Stocca 1875-80; P. Fournier-G. Le Bras, Histoire des collections canoniques en Occident depuis les Fausses Décrétales jusqu'au Décret de Gratien, 2 voll., Parigi 1931-32; S. Kuttner, Repertorium der Kanonitik (1140-1234), Città del Vaticano 1937; A. van Hove, Commentarium Lovaniense in CIC, 2a ed., I. t. I. Prolegomena, Malines-Roma 1945; tutte con ampie indicazioni di bibliografia, di edizioni, e di manoscritti.
Giuseppe D'Ercole

B) C. C. ORIENTALI.

SOMMARIO:

I. Collezioni di rito bizantino

II. Collezioni di rito alessandrino

III. Collezioni di rito antiocheno

IV. Collezioni di rito armeno

V. IL RITO CALDEO.

I. COLLEZIONI DI RITO BIZANTINO

I. Collezioni greche (bizantine)

a) La c. c. primitiva. La Chiesa al principio della sua esistenza non disponeva di un sistema completo di norme e regole, ma, se si eccettua un certo numero di principi fondamentali e di precetti particolari che erano contenuti nei libri del Nuovo Testamento o nella tradizione orale, doveva creare il suo diritto. In questo processo le Chiese particolari, nei primi secoli, dovevano di una largissima autonomia, benché l'influsso delle Chiese-madri e quello delle città più importanti si sia fatto sentire anche in quell'epoca.
Più che la legislazione regnava la consuetudine, il costume. Il desiderio di fissare tali norme consuetudinarie o tradizionali e di dar loro una autorità superiore spinse alla composizione degli scritti ed ordini pseudopastolici, dei quali si trova un numero così rilevante nei primi secoli cristiani.
Con il sorgere delle eresie e con il crescere del numero dei fedeli, il bisogno di una maggiore determinazione di una più grande uniformità si fece sempre più vivo. Nella seconda metà del sec. II si incominciano a convocare sinodi dei vescovi. Nel III sec. tali sinodi regolano accanto alle questioni di fede e di dottrina anche questioni disciplinari. Specialmente nella seconda parte di questo secolo sorge in questa guisa una disciplina penitenziale di cui si trova l'eco ancora nei canoni posteriori. Il IV sec. fa un ulteriore passo in quanto l'autorizzazione di questi principi, che si sono sviluppate in diversi paesi, ha portato a un'ulteriore progresso nella storia della Chiesa.
Giacomo De Rossi, Il Concilio di Rito Bizantino. -

I. Collezioni di rito alessandrino

II. Collezioni di rito armeno

V. IL RITO CALDEO.

I. COLLEZIONI DI RITO BIZANTINO

I. Collezioni greche (bizantine)

a) La c. c. primitiva. La Chiesa al principio della sua esistenza non disponeva di un sistema completo di norme e regole, ma, se si eccettua un certo numero di principi fondamentali e di precetti particolari che erano contenuti nei libri del Nuovo Testamento o nella tradizione orale, doveva creare il suo diritto. In questo processo le Chiese particolari, nei primi secoli, dovevano di una largissima autonomia, benché l'influsso delle Chiese-madri e quello delle città più importanti si sia fatto sentire anche in quell'epoca.
Più che la legislazione regnava la consuetudine, il costume. Il desiderio di fissare tali norme consuetudinarie o tradizionali e di dar loro una autorità superiore spinse alla composizione degli scritti ed ordini pseudopastolici, dei quali si trova un numero così rilevante nei primi secoli cristiani.
Con il sorgere delle eresie e con il crescere del numero dei fedeli, il bisogno di una maggiore determinazione di una più grande uniformità si fece sempre più vivo. Nella seconda metà del sec. II si incominciano a convocare sinodi dei vescovi. Nel III sec. tali sinodi regolano accanto alle questioni di fede e di dottrina anche questioni disciplinari. Specialmente nella seconda parte di questo secolo sorge in questa guisa una disciplina penitenziale di cui si trova l'eco ancora nei canoni posteriori. Il IV sec. fa un ulteriore passo in quanto l'autorizzazione di questi principi, che si sono sviluppate in diversi paesi, ha portato a un'ulteriore progresso nella storia della Chiesa.

rità dei canoni dei Concili ecumenici non è più dipendente dalla libera accettazione, ma obbliga senz'altro tutti i vescovi e fedeli.
I canoni dei concili non trattano sistematicamente un soggetto. Essi rispondono a questioni di attualità, sciolgono difficoltà del momento proposte dai vescovi al sinodo. Si presentano perciò incompleti e presto si nota la tendenza di raccogliere i vari gruppi di canoni. In Oriente ci sono rimaste poche vestigia di tali tentativi. Forse perché presto una collezione di canoni ebbe il sopravvento e soppiantò tutte le altre raccolte. Già i Padri del Concilio di Calcedonia avevano nelle mani una collezione che comprendeva in primo luogo i canoni di Nicea (325), seguiti da quelli del Sinodi di Ancira (314), Neocesarea (314320), Antiochia ( 328-32, ma falsamente già dall'antichità attribuiti al concilio in Encaenïs del 34I), Gangra (342) e Laodicea ( 347-78 ), tutti con numerazione continua. I canoni del Concilio di Costantinopoli (381) formavano una specie di appendice. Essi, assieme ai canoni di Calcedonia (451), primo della fine del sec. v, entrarono pure nella collezione, al cui principio furono posti gli 85 cosiddetti canoni apostolici (composti ca. il 360-80 ).
Le origini di questa collezione sono ancora oscure. Secondo l'opinione più comune un primo nucleo si sarebbe formato al principio del sec. IV, consistente di 24 canoni del Concilio di Ancira (i 10 ultimi appartengono in realtà a un Concilio di Cesarea, come ha lucidamente provato il Lebon, Le muséon, 51 [1938], pp. 89-132) e da 14 canoni del Concilio di Neocesarea. Si aggiunsero presto i 20 canoni del I Concilio ecumenico di Nicea, cui fu dato il primo posto per ragione della sua autorità, come viene dichiarato espressamente in una nota aggiunta. A questo primo nucleo accedettero poi i canoni dei tre Concili di Antiochia, Gangra e Laodicea.
Più recentemente però Ed. Schwartz ha proposto una nuova spiegazione. Secondo lui il Corpus canonum sarebbe l'opera degli Ariani «omei» i quali dirigevano difatto la Chiesa durante gli anni 360-78. Con gli stessi intenti con cui producevano una vasta letteratura pseudopostolica (le costituzioni apostoliche, i canoni degli Apostoli, le false Ignaziane ecc.) avrebbero composto la collezione dei canoni, cioè per dare più autorità alla Chiesa di Antiochia. Guidati da tale criterio scelsero i

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Collezioni canoniche - Nomocanone - biblioteca Vaticana, Vat. gr. 2060, (let. Enc. Cat.).
(let. Enc. Cat.).

tantinopoli, il quale, essendo ancora laico e avvocato (scholastikós), compose ca. il 550 una collezione in 50 titoli, dividendo fra questi titoli (rubriche) i canoni o anche brani di essi secondo la materia. La Synagogé contiene gli 85 canoni degli Apostoli, quelli dei 10 sinodi e anche i canoni della 2ª e 3ª lettera canonica di s. Basilio. Circolavano già raccolte di canoni e di detti dei SS. Padri, ma Giovanni Scolastico fu il primo ad introdurli nelle collezioni dei canoni, preparando loro così la via per acquistare un'autorità che da sé non avevano.
Con la Synagogé è spesso unita la Collectio LXXXVII capitulorum, aumentata talvolta dalla Collectio XXV capitulorum, ossia dalla Collectio XXI capitulorum, arricchita da 4 capi che contengono Novelle. Il Benešević pensa che l'autore della collezione e della sua aggiunta alla Synagogé sia stato lo stesso Giovanni Scolastico. Più tardi la Synagogé fu trasformata in Nomocanone; sotto i singoli titoli furono collocati i testi presi sia dalla Collectio LXXXVII capitulorum, sia da altri fonti del diritto civile. Ma questo avvenne probabilmente dopo la morte del patriarca.

c) Il *Syntagma di XIV titoli*. Il metodo usato da Giovanni Scolastico fu perfezionato dall'autore di un'altra c. c., scritta poco dopo (ca. il 580). L'opera è divisa in due parti: la prima comprende 14 titoli, suddivisi in 329 capi, nei quali non viene già posto il testo stesso dei canoni, ma solo un rinvio. La seconda parte contiene la collezione "cronologica" dei canoni. In tal maniera fu possibile non solo di specificare molto più la materia, ma anche di citare i canoni quante volte piaceva, senza ingombrare il testo. Inoltre furono accolte nella collezione nuove fonti, in specie i canoni del Concilio di Costantinopoli (394) e quello di Cartagine (419) e di dodici SS. Padri, fra cui s. Basilio con tutt'e tre le lettere canoniche. L'autore aggiunse alla fine una raccolta delle leggi civili riguardanti le cose ecclesiastiche, la cosiddetta *Collecio constitutionum ecclesiasticarum* (chiamata anche *Collecio tripartita o Paratitia*). Non si sa niente di preciso sull'autore.
Nell'a. 629 o 630 l'opera subì una trasformazione importante (vedi II. IX, cap. 1). Un legisperito, vivente, a quanto pare, a Costantinopoli, identificato da quanto vien detto nel tit. N, cap. 10 con il cosiddetto *Enantiofhanes*, autore noto nel diritto bizantino, tramutò il *Syntagma* in un *Monacone*, riportando brevi estratti o testi epitomati delle leggi civili (desunti però non dalla Collezione tripartita, ma da altre raccolte) sotto i rispettivi capi della prima parte della collezione. Aggiunse inoltre al monacone quattro Novelle di Eraclio e i canoni di s. Gregorio di Nazianzo e di s. Atanasio.
In seguito tanto il *Syntagma* quanto il *Monacone di XIV titoli* furono spesso trascritti, sia integralmente, sia nelle loro parti separate, in varia maniera aumentati, trasformati ecc. I padri del Concilio in *Trullo* (691-92) nello stabilire il 2° canone avevano nelle loro mani una collezione che rispondeva alla seconda parte, "cronologica", già aumentata, del *Syntagma*. Nell'883, sotto il patriarcato di Fozio, fu fatta una seconda recensione del *Monacone*, la quale si limitò però ad aggiungere i concili tenuti nel frattempo. È discussa la questione se il patriarca stesso sia intervenuto in questo lavoro o no. Ad ogni modo il *Monacone* presto incominciò a circolare sotto il suo nome. Una terza edizione, la quale peraltro non ebbe molta diffusione, fu fatta da Teodoro Bestes nel 1090, dietro ordine del logoteta Michele ed ebbe lo scopo di indicare dappertutto il luogo dei Basilii che rispondeva alla citazione giustiniane delle fonti di diritto. Il Concilio dell'Unione del 920 riconobbe al *Monacone* un'autorità ufficiale. Più importante ancora divenne il fatto che i grandi commentatori bizantini scrisero i loro commentari al *Monacone*, Zonara alla parte "cronologica" di esso, Balsamone ad ambedue le parti. Oggi il *Monacone di XIV titoli* è la collezione più autorevole del diritto ecclesiastico bizantino e come tale considerato da tutte le Chiese dissidenti di rito bizantino.
d) La *Synopsis sacrorum canonum*. Accanto alle grandi collezioni dei canoni sorse nel sec. VI una collezione con il testo compendiato dei canoni, la quale comprendeva oltre i canoni apostolici quelli dei 10 sinodi, i canoni del Concilio di Cartagine e le tre lettere canoniche di s. Basilio. Essa viene ascritta nei manoscritti a vari autori, Stefano di Efeso (sec. vi), Simeone logoteta (sec. x), Alessio Aristino, di cui il primo sarà stato probabilmente l'autore dell'opera, gli altri autori di nuove recensioni. L'Aristino scrisse alla *Synopsis* un commentario molto stimato per la sua chiarezza e concisione. Essa ebbe larga diffusione anche fuori dei confini dell'Impero bizantino.
e) Il *Syntagma* *kata stoiyelov* (Syntagma alphabeticum). Il *Monacone di XIV titoli* con i commentari dello Zonara e del Balsamone si indirizzava a persone di una certa coltura ecclesiastica. Negli ultimi tempi dell'impero, quando assieme alla potenza politica il livello dell'educazione si era abbassato, si voleva per i chierici un manuale del diritto chiaro, breve e di facile consultazione. Tale libro fu scritto nel 1335 dallo ieronomaco Matteo Blastares, residente, a quanto pare, a Salonicco. L'opera è divisa, secondo il numero delle lettere dell'alfabeto greco, in 24 parti, sottodivise in 303 capi; le materie sono ordinate secondo l'alfabeto.
Oltre che i canoni dei concili e dei SS. Padri, e qualche citazione di Zonara e di Balsamone, contiene anche le disposizioni del diritto profano nelle materie civili che possono più interessare un chierico, aggiunta che gli dava un pregio particolare. Tutto ciò è riportato in forma compendiata e, ordinariamente, senza particolareggiata indicazione della fonte. Quanto favore però il libro incontrasse, mostra il fatto che fu tradotto in molte lingue, neogreca, slavica, serba, russa ecc.
f) Il *Monacone di Manuele Malaxos*. Questo libro ci porta già nel tempo della dominazione turca. Malaxos, notaio del metropolità di Tebe, scrisse il suo libro a Nauplia nel 1561. Alla prima edizione in lingua letteraria, di cui oggi si conservano tre copie, egli fece seguire una versione in lingua neogreca (1562-63), di cui oggi si conoscono più di 300 manoscritti ai quali molti altri si dovranno aggiungere. La prima edizione sembra aver avuto 580 canoni; il numero dei canoni della seconda varia fra 203 e 694, varietà dovuta senza dubbio ai copisti dell'opera. Non è il valore intrinseco della collezione - accanto ai canoni si trovano anche notizie riguardanti la geografia, meteorologia e filosofia - ma l'accensibilità a tutti che ne spiega la grande diffusione.
g) Il *Synopsis canonum*, per supplire ai bisogni della Chiesa del loro tempo, i due monaci atoniti Nicodemus e Agapios alla fine del sec. XVIII compreso un manuale dei canoni, accompagnandoli con un commentario, una "concordia" dei canoni e con note. Il libro fu stampato nel 1800 a Lipsia. Nel patriarcato di Costantinopoli e nella Grecia ebbe autorità ufficiale. Fu ristampato parecchie volte e nel 1844 anche in lingua romena nel monastero di Neamt.
h) Altre c. c. Una *Synopsis canonum*, opera di non grande merito, ebbe l'onore indebito di esser stampata due volte; il suo autore, un monaco del monte Athos di nome Arsenio, è stato identificato senza ragione con il patriarca omonimo (1254-61, 1261-64). Più completa, benché opera breve e semplice, è la "Eritroph" *Tov Belov* *kali lepov* *xovovov* del giudice di Salonicco Costantino Harmenopoulos, autore ben noto del *Hexabiblos* o *Ippoyepov* *Tov vovovov* (1335). Esso tratta in sei libri successivamente dei vescovi, dei sacerdoti, dei diaconi e suddiaconi, dei chierici inferiori, dei monaci e monasteri, dei laici e delle donne.
Sotto la dominazione turca, nel 1645, fu composta dall'archimandrita Giacomo di Gianina dietro mandato del patriarca Partenio la collezione intitolata "H Baktripiz *Tov apyepov* (Il bastone dei vescovi). L'autore seguendo nella disposizione dell'opera il Blastares, lo supera molto per la vastità di essa: essa contiene 1274 capitoli. Fu usata nei Balcani e specialmente presso i Romeni dopo che ne era stata fatta, nel 1754, una versione nella loro lingua. Non fu mai stampato.
Vi sarebbero da nominare ancora altre collezioni, sia stampate, come il *Kavovovov* del monaco Cristoforo (Costantinopoli 1800), sia rimaste negli archivi; ma esse non hanno esercitato una influenza durevole.
2. C. melchite. - La storia giuridica dei tre patriarcati "orientali" di Alessandria, di Antiochia e

di Gerusalemme è poco esplorata. Non c'è da dubitare che i canoni dei concili ecumenici e locali vi furono conosciuti ed applicati, ma sulla recezione o no di certe collezioni mancano dati sicuri.
Solo più tardi, secondo recenti ricerche, appare una collezione propria dei Melchiti che nei manoscritti dal XII fino al XVIII sec. mostra caratteristiche che la distinguono nel loro insieme dalle altre; i canoni del Concilio di Nicea vengono posti dopo quelli di Ancira e Neocesarea, si aggiungono i canoni pseudoniceni arabi, i canoni spirituali, i canoni di Epifanio, i canoni apocrifi di Basilio, la seconda serie dei canoni del II Concilio di Nicea (cioè, difatti, la Collettio LXXXVII capitulorum), il Prócheiros Nómos, ecc. Vi sono rapporti con le collezioni calde e copte, ma esse non sono abbastanza esplorate per poter dare un giudizio sicuro.

3. Collezioni bulgare e serbe

Durante i primi tempi dopo la conversione del paese la Chiesa bulgara spiegò una vivissima attività nel campo delle traduzioni dei libri ecclesiastici greci nella lingua slava ecclesiastica, perseguendo l'impulso dato dai discepoli dei ss. Cirillo e Metodio. Molte di queste traduzioni trovarono la via per la Russia, dove facilitarono il compito di fondare una Chiesa di rito slavo. Nulla però è noto di versioni bulgare delle opere più importanti di diritto canonico. Più tardi i Bulgari, secondo le circostanze e i tempi, si servirono delle opere greche o delle traduzioni ed edizioni fatte dai loro vicini.
Anche i Serbi si riferivano da principio agli scritti bizantini. Ma all'inizio del sec. XIII Saba, in seguito fondatore della Chiesa serba autocfefala e il suo primo arcivescovo, durante il suo soggiorno nel monastero di Chilandar del monte Athos, curò la compilazione di una nuova c. c. in lingua slava, la cosiddetta Kormčaja Kniga, la quale accolse non il testo in legno dei canoni, ma il testo epitomato della Synagma, appresso canonum, assieme, per lo più, al commentario di Aristinos, e inoltre molti documenti della legislazione bizantina posteriore, decreti sinodali dei patriarchi di Costantinopoli, Novelle di Alessio I Comneno, risposte di vescovi o altri periti del diritto canonico ecc. Sono conservati oggi ancora manoscritti di questa opera con varie recensioni.
Non meno importante per la prassi divenne la versione in lingua slava del Synagma alfabetico di Matteo Blastares, fatta prima della fine del sec. XIV. Nei tempi recenti la Chiesa serba si è servita anche delle edizioni russe e greche dei canoni.

4. Collezioni russe

Già nei secc. XI e XII le principali c. c. tradotte in lingua slava ecclesiastica circolavano nella Russia, in specie la Synagógé di 50 titoli (nella versione fatta probabilmente dallo stesso s. Metodio). e il Synagma di XIV titoli. Con il tempo, specialmente quest'ultima, si accrebbe di molti altri documenti, ordini ecclesiastici, trattatelli, risposte dei metropoliti, statuti dei principi, ecc., di origine russa. D'altra parte il metropolità Cirillo II ottenne nel 1270 (1262?) dal despota bulgaro Giacomo Svjatoslav la Kormčaja Kniga serba che fu letta e raccomandata nel Sinodo di Vladimir (1274).
Così si formarono due famiglie di manoscritti della Kormčaja Kniga, l'una con il testo integro dei canoni e aggiunte di origine russa, l'altra con il testo epitomato con fonti bizantine. Quando per ragione delle innumerevoli divergenze e delle gravi corruzioni che avevano pian piano sfigurato il testo, verso la metà del sec. XVII una riforma si imponeva, la tendenza allora dominante nella Russia e nella Chiesa russa che cercava un avvicinamento ai costumi della Chiesa greca, decise per la stampa della Kormčaja serba. Essa fu data alla stampa, con mutamenti solo di secondaria importanza, nel 1650 dal patriarca Giuseppe. Ma appena finita l'opera Giuseppe morì e il suo successore Nikon, uomo religioso e pio, ma autoritario, fatte ritirare le copie già distribuite, sotto il pretesto di voler correggere le inesattezze, pubblicò nel 1653 un'altra edizione, nella quale pochi sono i cambiamenti, riguardanti specialmente i trattati posti al principio e alla fine dell'opera. I 70 capi contenevano quasi esclusivamente documenti di provenienza bizantina. Accanto ai canoni dei concili nel testo della Synopsis, dei 14 titoli, di risposte di vescovi, ecc. si trovano anche la Donatio Constantini — come prova della superiore della Chiesa sopra lo Stato — dei codici bizantini come l'Ecloga degli imperatori isaurici, il Prócheiros Nómos di Basilio I, novelle, trattati polemici contro i latini, nel capo 50 un'istruzione sul matrimonio, nella quale ha trovato posto anche un estratto del Rituale Romanum di Paolo V. La Kormčaja Kniga rimase il libro ufficiale di diritto anche nei secoli seguenti (i «vecchi credenti» invece si attaccarono alla Kormčaja di Giuseppe, della quale di nascosto fecero delle nuove edizioni). Con il progresso però della cultura ecclesiastica russa ne apparvero le deficenze e perciò il S. Sinodo, nel 1830, procurò l'edizione in lingua slava del testo completo dei canoni, la Kniga pravila. Da quel tempo l'autorità pratica della Kormčaja Kniga è molto diminuita.

5. Collezioni romene

Dopo la formazione dei due principati danubiani la Chiesa romena rimase per molto tempo ancora sotto l'influsso sia dei Bizantini, sia dei Serbi. La versione slava del Synagma alphabeticum del Blastares era particolarmente usata e stimata. Dalla seconda parte del sec. XVI i Romei, dapprima nella Transilvania (per l'opera del diacono Coresio), poi anche nei principati, incominciarono a pubblicare qualche opera minore di carattere penitenziale. Nel 1652 viene poi edita, con l'approvazione del principe Matteo Basarab a Tirgoviste la Indreptarea legei (= Nomocanone), chiamata pure Pravila cea Mare, codice ecclesiastico piuttosto che civile, che rimase ufficialmente il codice della Chiesa romena fino ai nostri giorni. La prima parte contiene 417 canoni di cui 314 sono desunti dal Nomocanone del Malaxos, 103 dal codice del principe Basilio Lupu della Moldavia (1646). La seconda parte dà la Synopsis canonum con il commentario dell'Aristinos. Il testo di ambedue le parti però ha spesso il carattere di una parafrasi piuttosto che di una versione letterale.
Per qualche tempo godettero di molto favore anche la Bakteria, tradotta nel sec. XVIII in romeno, e il Pedalion, pubblicato nel 1844 in versione romena nel monastero di Neamț.

6. Collezioni georgiane

Nonostante i frequenti rapporti culturali e letterari che la Georgia ha avuto dal tempo della sua conversione con l'Armenia e la Palestina, si sa di una versione dei canoni nella lingua georgiana solo nel tempo del massimo influsso bizantino. È ancora s. Eutimio (m. nel 1028), l'instancabile traduttore del monastero Iviron (= dei Georgiani) del monte Athos, che oltre il Nomocanone penitenziale di Giovanni il Digiunatore diede ai suoi connazionali in georgiano anche i canoni del Concilio di Trullo. Controversa è la data della versione del «Grande nomocanone georgiano», ossia del Nomocanone di 14 titoli. Il Kekelidze stima che esso sia stato tradotto da Arsenio Iqlathoeli verso la fine del sec. XI, mentre altri, nominatamente il Benešević, vogliono che già nel sec. X ne fosse esistita una versione e che Arsenio abbia fatto solo una versione perfezionata. Più tardi furono fatte anche raccolte dei canoni dei concili nazionali e dei katholikós. Esse

furono poi accolte nella grande collezione delle leggi georgiane fatta dal re Vakhtang VI alla fine del sec. XVII.

Bibl.: Per le collezioni greche, a) J. B. Pitra, Iuris ecclesiae Graecorum historia et monumenta, 2 voll., Roma 1864-68; P. e H. Ballerini, De antiquis collectionibus et collectionibus canonum: PL 56, 11-35; F. A. Riener, De collectionibus canonum Ecclesiae Graecae, Berlino 1827; F. Maassen, Geschichte der Quellen und der Literatur des kanonischen Rechts, I, Graz 1870; C. H. Turner, Ecclesiae occidentalis monumenta iuris antiquissimi, Oxford 1890; e.g., E. Schwartz, Die Kanonessammlungen der alten Reichskirche, in Zeitschrift, d. Savignystiftung, Kan. Abt., 25 (1936), pp. 1-114; G. Bardy, Antioche (I Concile de), in DDC, coll. 589-98.
b) V. N. Bencsévici, Ioannis Scholastici Synagoge L'Italorum, Monaco 1937; J. Voelts et Chr. Justellus, Bibliotheca iuris canonici veteris, II, Parigi 1661, pp. 490-602; J. B. Pitra, op. cit., II, pp. 375-85; V. N. Bencsévici, Synagoge V. 50 titulov i druge juridiskie sborniki Ioanna Scholastika, Pietroburgo 1914; E. Schwartz, Die Kanonessammlungen des Joh. Scholastikums (Sitzungsber. d. Bayr. Akad. d. Wiss., Phil.-hist. Abt., 6), Monaco 1933.

1983 COLLEZIONI CANONICHE — COLLIER ARTHUR 1984
queste fonti, come anche le collezioni pseudo-apostoliche, ad es., l’Octateuchos siriaco, servirono poi a Barreo, il più grande scrittore della Chiesa siriaca (monofisita), a compilare il suo «Libro delle direzioni», diviso in 40 capi, di cui gli 8 primi trattano del diritto ecclesiastico, gli altri del diritto civile, penale e processuale. Questo Nomocanone costituisce sino ai nostri giorni il codice dei siri giacobiti.
Lo stesso vale per i malankaresi giacobiti, ossia quella parte dei cristiani di s. Tomaso nell’India meridionale, i quali nel sec. XVII si misero sotto la giurisdizione dei patriarca giacobita di Antiochia.

7. Le collezioni maronite

Anche i Maroniti ricevettero nel medioevo la loro collezione canonica. Un metropolita David, nel quale molti volevano vedere l’autore, sembra esser stato piuttosto il traduttore di questo «Libro della direzione» (1058-59). Le fonti sono quelle che si trovano in simili collezioni, i canoni dei concili ecumenici e locali fino a quello di Calcedonia (di Efeso solo un canone), i 23 canoni ascritti al Concilio di Costantinopoli, i 130 «canoni degli imperatori Costantino, Teodosio e Leone», ossia il «Libro Siro-Romano» ecc. I maroniti si servirono pure molto del Nomocanone di as-Safi.
IV. COLLEZIONI DEL RITO ARMENO: V. ARMENIA.

V. COLLEZIONI DEL RITO CALDEO

La Chiesa dell’impero persiano sembra aver ricevuto i canoni di Nicea (e forse anche quelli dei concili locali e di Costantinopoli) da Mărūtā, vescovo di Majperqat, quando nella qualità di ambasciatore bizantino venne per la seconda volta in Persia e riformò la Chiesa caldea (409-10). Da parte loro i sinodi nazionali emisero decreti e canoni. Si formò così il materiale, raccolto, sembra, dal patriarca Timoteo I (780-823), nel libro del Synodikon.
Le collezioni posteriori, dovute all’opera di privati, si valsero molto del Synodikon aggiungendovi i decreti dei sinodi recenti e dei Katholikos e delle decisioni e risposte di altri ecclesiastici di grande autorità. Una versione in lingua araba del Synodikon con molte omissioni fu fatta da Elia, metropolita di Damasco (dopo 1893; — Elias al-Gawhari?). Le stesse fonti, ma secondo criteri differenti sono state adoperate nella collezione «Abdallah ibn at-Tajjib, dott. filosofo, medico, sacerdote del sec. XI (m. nel 1043). Ma tutti i suoi predecessori vinse il metropolita «Abdīsō» (Ebedjesu) di Nisibi (m. nel 1318). Nella sua «Epitome dei canoni sinodali» (chiamata pure Nomocanone) e nell’«Ordine dei giudizi ecclesiastici» dà una esposizione sistematica dei canoni, introdotta e accompagnata da osservazioni personali. Nel sinodo del 1318 la sua opera fu approvata ufficialmente dalla Chiesa nestoriana. Anche oggi ne è ancora la collezione più autorevole.
Presso i malabaresi cattolici, ossia i cristiani di s. Tomaso uniti con la Chiesa cattolica dal sec. XVI, le collezioni indicate sono sconosciute e forse mai sono state in uso.