SISTEMI MORALI. - Per s. m., in senso generale, si intende un complesso di principi atti a risolvere il dubbio di coscienza.
Quando nei confronti del bene e del male l'uomo si trova in uno stato di cognizione chiara, evidente e certa, raggiunta o per via di ragione o di Rivelazione, il dovere dell'uomo e il compito dei moralisti sono assai semplici e trovano la loro formulazione nel principio generalissimo: fa' il bene e fuggì il male. Il compito invece diviene più complesso nel caso di ignoranza, di dubbio e di adesione opinativa. Chi ignora, non sa, e neppure si pone la questione della moralità del proprio atto. Chi dubita sa che esiste un problema, ne conosce i termini ma, non avendo motivi per poter giudicare, sospende il proprio giudizio. Chi opina, conosce il problema e i termini del problema, e giudica in un certo senso, pur temendo che il vero possa anche trovarsi dal lato opposto. Perciò ogni dottrina morale deve prendere in considerazione anche le istanze della ignoranza, del dubbio e dell'opinione.
Ora la teologia morale risolve il caso dell'ignoranza con le note distinzioni di ignoranza iuris et facti ecc. (v. IGNORANZA), senza dar adito a differenze di grande rilievo, almeno allo stato attuale della questione. Anche il dubbio è suscettibile di diverse divisioni e si ha il dubbio iuris et facti, il positivo e il negativo (v. DUBBIO).
La probabilità, su cui fa leva chi giudica per una opinione con il timore che sia vera l'opinione opposta, può essere iuris et facti, speculativa o pratica, dubbia e lieve ossia leggera, assoluta o relativa, più o meno o ugualmente probabile che l'opposta e probabilissima (v. PROBABILITÀ). Da un altro punto di vista l'opinione può apparire sicura (tuta), più sicura (tutior) e meno sicuro (minus tuta) a seconda del grado con cui mette al riparo
dal peccato e dalla inosservanza formale della legge (v. OPINIONE). Ora i moralisti insegnano che quando l'uomo si trova in stato di dubbio, non gli è permesso agire, e deve fare quanto è in lui per acquistarsi la certezza, almeno pratica, per evitare il pericolo di peccare (v. COSCIENZA). Ove si tratti di un dubbio di fatto che da un lato è insuperabile e dall'altro non è convertibile in dubbio di diritto, quando si è nella necessità di agire, si deve seguire la parte più sicura: pars tutior est sequenda. Nel dubbio di diritto, quando si è solo nel campo dell'opinione e del probabile, siamo nel caso della probabilità: possiamo agire o dobbiamo rimettere l'azione fino a che non si sia raggiunta la certezza che molte volte è irraggiungibile?
Si usa chiamare s. m. i vari tentativi provati dai teologi per risolvere questo caso e per rispondere a questa domanda. In un senso più proprio, dunque, il s. m. è il complesso di principi per mezzo dei quali nel conflitto dell'opinione più mite a favore della libertà con una opinione più rigida a favore della legge, si perviene alla formazione della coscienza praticamente certa, necessaria per poter senza peccato (formale) determinarsi all'azione.
Tale problema non può essere ignorato da nessun corpo di dottrina morali; e tanto meno lo ignorò la teologia cattolica; la quale fino dai suoi inizi, lo risolve in un modo più o meno adeguato, più o meno soddisfacente. Alcuni Padri, specialmente s. Agostino e s. Tommaso, hanno lasciato del problema una soluzione, che alcuni giudicano offuscata da un altro di rigorismo o tuziorismo che sia, mentre ad altri è parsa l'unica soluzione possibile, logica e conforme ad una morale qualificata come morale dell'onestà (v. TUZIORISMO). Con il domenicano Bartolomeo Medina (1528-81) la teologia si è orientata verso soluzioni che alcuni dicono sviluppate ed evoluzionate dell'antica, mentre per altri sono deviazionate e spezzamento di continuità (v. PROBABILISMO). Quindi, dal sec. XVI in poi, intorno al concetto di partito più o meno sicuro, più o meno o egualmente probabile, largo, rigido e rigoroso, si sono venuti schierando vari tuziorismo (v.) assoluto e mitigato, lassismo (v.), probabiliorismo (v.), PROBABILISMO (v.), compensazionismo (v.) e probabilismo.
L'esistenza dei sistemi non dispensa alcuno dalla sincera ed ardente ricerca della verità e soprattutto dai grandi accorgimenti della prudenza. D'altra parte la questione non pare ancora chiusa. La teologia morale, come quella speculativa, è in via di progresso e nulla impedisce di sperare e magari di provocare, con contributi più reali di una critica semplicemente negativa, l'avvento di qualche cosa di meglio che prenda il posto dei sistemi e del sistema.