SPEDALIERI, NICOLA. - Apologeta e pubblicista, n. a Bronte (Catania) il 6 dic. 1740, m. a Roma il 26 nov. 1795.
Complì i primi studi nel Seminario di Monreale, dove, ordinato sacerdote, insegnò filosofia, matematica e teologia. Trasferitosi a Roma (1773), fu ammesso nell'Arcadia con diploma gratuito e vi assunse, secondo la consuetudine di quella istituzione, il nome di Melanzio Alcioneo, tenendovi frequenti dissertazioni. Coltivò pure la musica, la pittura e la poesia. Da Pio VI fu creato canonico beneficiato della Basilica Vaticana. Morì improvvisamente (si parlò perfino di avvelenamento) e fu sepolto nella demolita chiesetta del SS. Michele e Magno, dove lo ricordava un'epigrafe dell'amico mons. Nicolai. Nel 1903 gli fu eretta nella piazzetta di S. Andrea della Valle una grande statua di bronzo (opera di Mario Rutelli), su ispirazione di un comitato di esponenti massoni (promotore il conterraneo Cimbali) i quali però, svisandone, come fu poi dimostrato, per ignoranza, la figura e il pensiero, vollero esaltare così un preteso carattere rivoluzionario del « prete giacobino », quale lo S. non fu mai, suscitando contrasti e aspre polemiche, che, con evidente imbarazzo dei malcauti promotori, ristabilirono la verità. Il monumento, per ragioni di viabilità, è stato trasferito nel 1951 nella piazzetta Sforza Cesarini.
La fama dello S. è legata alla sua vasta produzione apologetica. Nell'Analisi dell'esame critico del sig. Nicola Freret sulle prove del cristianesimo (Roma 1778) egli difende la vericità e l'autenticità dei libri del Nuovo Testamento; e nella Confutazione dell'esame critico del cristianesimo fatto dal sig. E. Gibbon (ivi 1784) dimostra l'assurdità delle teorie razionalistiche sull'origine del cristianesimo. Alcune sue tesi, censurate a Monreale come sospette di eresia, furono invece, dietro suo ricorso, approvate dalla Curia Vaticana e pubblicate (1772) con il titolo Propositionum theologicarum specimen, ecc. In Roma aveva pure iniziato una Historia delle Paludi Pontine di cui Pio VI aveva iniziato il prosciugamento. Il lavoro rimasto incompiuto per la morte dell'autore, venne poi stampato, tradotto in italiano e ampliato, dall'amico mons. Nicolai.
L'opera maggiore, che suscitò al suo apparire discordie e polemiche, specialmente per la reazione dei giansenisti e delle corti europee, è: Dei diritti dell'uomo libri sei nei quali si dimostra che la più sicura custode dei medesimi nella società civile è la religione cristiana (Assisi 1791). Esaurita in breve la 1ª ed., uscita a Roma ma con la falsa data di Assisi per accordi con lo stesso Vaticano, si raggiunse presto la quarta, mentre quasi tutte le corti europee si affrettarono a proscriverla. In essa lo S., deismo (v.), ATEISMO (v.) e la cosiddetta «religione naturale», che avevano trionfato con il sorgere della Rivoluzione Francese, difende il cattolicesimo anche contro il giansenismo (v.) massoneria (v.), imperante dove più, dove meno, a sostegno appunto dell'assolutismo e del dispotismo dei principi riformatori. Con uno stile limpido ed elegante l'A. dimostra che alla proclamazione dei diritti deve seguire una valida tutela dei medesimi, possibile soltanto nella dottrina cristiana, dove diritti e doveri si fondono insieme nel carattere sacro della personalità individuale. L'opera destò tuttavia viva opposizione in molti ambienti cattolici, che accusarono lo S., ma senza solido fondamento, di Rousseau (v.). Nel l. I lo S. sostiene che la sovranità risiede nel popolo, il quale la depone tuttavia nelle mani dei principi e dei governanti che ne sono soltanto i deposi-
tari. Non pochi autori moderni (v. Mangano, V. Schilirò, E. Martire) ritengono e non a torto che lo S. rappresenti una autentica fonte di quella dottrina sociale e politica che fu in seguito sviluppata da altri scrittori cattolici, donando Democrazia Cristiana (v.).
