Dimostrò fin dai primi anni un desiderio ardente di salvare le anime e tanto senno e raccoglimento, da farsi più tardi chiamare la donna che non fu mai bambina. Però la via da percorrere fu assai lunga e irta di spine; entrata, infatti, nel monastero benedettino di S. Grato, ne uscì sei mesi dopo per epilessia; rientrata, ne uscì di nuovo dopo 19 mesi per ordine del suo direttore; la terza volta ne fu richiamata, alla vigilia della professione, dal vescovo e dal direttore insieme.
Questi, allora (8 febbr. 1831) le ordinò di prendere subito la direzione di una scuola e di iniziare senz'altro il nuovo Istituto, che egli aveva sognato da anni; di prendersi la cura delle giovani che volevano seguirne l'esempio osservare, sperimentare e stendere le regole della nuova Congregazione che si sarebbe chiamata «Società delle Figlie del S. Cuore». La V. eseguì a puntino gli ordini e Dio ne benedisse l'attività, accrescendo le vocazioni e le varie qualità di case: convitti, scuole, ricoveri, pensionati. Fu beatificata il 26 maggio 1946.