Enciclopedia Cattolica vol. V, 1950 Sacra Scrittura

FORME, STORIA DELLE (FORMGESCHICHTLICHE METHODE)

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FORME, STORIA delle (Formgeschichtliche Methode). - Corrente esegetica, affermatasi fra il 1919 ed il 1922 specialmente in Germania. In inglese è detta form-criticism; in italiano da taluni è usata la perifrasi « metodo della storia delle forme », da altri quella di « metodo morfologico ». Tale sistema è in un certo senso l'applicazione al Nuovo Testamento, particolarmente ai Vangeli sinottici, della teoria dei « generi letterari » (v.), formolata in modo speciale per il Vecchio Testamento. Suo fine è fissare la formazione dei testi evangelici, concepiti come frutto non di scrittori particolari o di determinate fonti letterarie, ma di una lenta elaborazione anonima.

Con sfumature diverse, i propugnatori della storia delle f. presuppongono un intenso lavoro nel seno della comunità prima che i vari racconti così elaborati fossero raccolti in scritti particolari da redattori (= Evangelisti). All'origine vi sarebbe l'opera di predicatori o missionari anonimi, che ripetevano, adattavano e completavano i «detti» (v. LOGIA) di Gesù, oppure si dilungavano, per fini parenetici, in particolareggiati racconti di miracoli. Considerati sotto l'aspetto letterario, questi due generi sono chiamati «paradigmi» e «novelle» da Dibelius, «apofegmi» e «racconti di miracoli» dal Bultmann. Ad una narrazione più ampia, che abbraccia un periodo della vita di Gesù o un episodio di primaria importanza, si dà il nome di «leggendo» nel senso primitivo del vocabolo, senza un giudizio implicito circa la sua attendibilità storica.

In tale sistema occupa una parte primaria lo studio dell'ambiente (Sitz im Leben), nel quale si svilupparono e si trasmisero le varie f. Mentre Dibelius procede dalla ricostruzione dell'ambiente alla delimitazione dei generi letterari o f. più connaturali ad esso, Bultmann parte dall'esame delle varie f. discernibili nel Vangeli per scoprirvi la storia intima delle primitive comunità cristiane. Solo indirettamente nella critica costruttiva si tenta da costoro una spiegazione più o meno razionalistica della vita di Gesù Cristo e del dogma cristiano. Il loro interesse è rivolto innanzi tutto ad uno studio letterario dei brevi racconti, che costituirebbero il substrato dei Vangeli.

Merito incontestabile di tale scuola è di avere richiamato l'attenzione sulle varie forme della letteratura popolare e sull'importanza della primitiva catechesi orale. Talvolta essa offre vantaggiose soluzioni di singole difficoltà letterarie. Infine, pur pretendendo spiegare in modo razionalistico la vita di Gesù, il metodo della storia delle f. riconosce in pieno la fede nella divinità del Cristo nell'epoca apostolica. Altri principi, però, sono meno accettabili od erronei sicuramente, come la netta distinzione di f. letterarie, che di solito appaiono molto più complesse, il compito eccezionale assegnato alla comunità non solo nella trasmissione dei racconti ma anche nella loro formulazione, la pretesa di sminuzzare i Vangeli in frammenti; anche minimi, la possibilità che tale lavoro si potesse effettuare in breve tempo da parte di una folla amorfa. Quest'ultimo postulato impone una datazione dei Vangeli posteriore a quella affermata dalla tradizione e misconosce l'importanza di talune personalità predominanti. Anche il continuo paragone con la letteratura mitologica pagana e con quella apocrifa e rabbinica spesso si basa su elementi secondari oppure quanto mai discutibili.

BIBLI. Tra i sostenitori del metodo della storia della 8 basta ricordare: K. S. Schmidt, Der Rahmen der Geschichte Jesu, Berlino 1919; M. Dibelius, Die Formgeschichte des Evangelismus, Tübing 1919; 2ª ed. ivi 1935; R. Bultmann, Die Geschichte der synoptischen Tradition, Gotting 1921; 2ª ed. ivi 1931; id., Die Erforschung der synoptischen Evangelien, Giessen 1925; 2ª ed. ivi 1930; M. Alberts, Die synoptischen Streitgespräche, Berlino 1921; G. Bertram, Die Leidensgeschichte Jesu und der Christenthalt, Gotting 1922; id., Neues Testament und historische Methode, Tübing 1928.

Fra i critici del metodo i più notevoli sono: E. Fischer, Die Formgeschichtliche Methode, Giessen 1924; O. Cullmann, Les récentes études sur la formation évangélique, in Revue d'histoire et philosophie religieuse, 5 (1925), pp. 450-77, 564-79; F. Fiebig, Radioinische Formgeschichte und Geschichtlichkeit Jesu, Lipsis 1926; E. Florit, La «storia delle f.» nei Vangeli in rapporto alla dottrina cattolica, in Biblica, 14 (1933), pp. 312-48; id., Il metodo della «storia delle f.» e la sua applicazione al racconto della Passione, Roma 1933; M. Braun, a. v. in DBs, III, coll. 312-17; A. Richardson, The Gospels in the making. An introduction to the recent criticism on the Synoptic Gospels, Londra 1938; P. Benoit, Réflexions sur la «Formgeschichtliche Methode», in Revue biblique, 53 (1948), pp. 481-512; F. Sava, Studio sul Vangelo. Un saggio sul metodo morfologico. Esposizione e critica del Paradigma di Martino Dibelius, Roma 1940.

Angelo Penna

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Testo originale: Enciclopedia Cattolica, vol. V (1950), coll. 1519–1522.

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Penna, Angelo. “Forme, storia delle (formgeschichtliche methode).” In Enciclopedia Cattolica, vol. V, coll. 1519–1522. Città del Vaticano: Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1950. https://azioneromana.com/it/article/forme-storia-delle-formgeschichtliche-methode.

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Penna, Angelo. “Forme, storia delle (formgeschichtliche methode).” Enciclopedia Cattolica, vol. V, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1950, coll. 1519–1522. Azione Romana, https://azioneromana.com/it/article/forme-storia-delle-formgeschichtliche-methode.

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