LIBANO. - Stato proclamatosi indipendente il 26 nov. 1941 e abbracciante la parte sud-occidentale della Siria. Prende nome dal massiccio omonimo, che tutto vi è compreso.
I. STORIA CIVILE
Come Stato politico unitario, il L. esiste soltanto dal 1920. Se si eccettuino dunque gli ultimi 30 anni, la sua storia deve intendersi proiettando a ritroso nei millenni i limiti, almeno approssimativi, di un'entità recente; si isolano così le vicende di una regione che, unita al presente, non agevolmente può considerarsi tale al passato.Se si esamina infatti l'aspetto geografico, difficilmente il L. può dissociarsi dal rimanente della striscia montuosa che separa il deserto arabo dal Mediterraneo; e ciò sebbene i fiumi che tagliano trasversalmente la catena di monti, incassandosi tra le rocce, costituiscano linee divisorie minori. Né dal punto di vista etnico e religioso potrà certo parlarsi nel L. di unità: pure, per un singolare paradosso, proprio la svariatissima gamma delle comunità etnico-religiose attestate nella regione dà ad essa una tipica individualità.
La condizione della terra - montagne impervie in doppia catena (Libano e Antilibano) declinanti verso la costa, rotte in frazioni da valli e torrenti - si riflette storicamente in due caratteristiche essenziali: la relativa autonomia degli abitanti, sotto qualsiasi governo; il rifugiarvisi e l'individuarvisi progressivamente di minoranze di ogni genere e di ogni provenienza.
Se dunque è legittima la trattazione di una storia del L., il suo carattere tipico vuole che essa si svolga facendo costante riferimento a regioni più decisamente individuate in sede storica, e nelle cui vicende
quelle libanesi possono agevolmente inquadrarsi: Fenicia (v.) Siria (v.) poi. È soprattutto la storia di quest'ultima che deve considerarsi quale filo conduttore. E, d'altronde, si dovranno anche seguire parallelamente gli eventi delle singole città e delle comunità etnico-religiose (v. le voci relative), la cui somma costituisce in ultima analisi la storia stessa del L.
1. Storia preislamica. - La storia più antica del L. è determinata dall'interesse delle grandi potenze circostanti alla ricchezza in legname delle sue foreste, poi progressivamente assottigliatesi. Sul commercio di questo materiale da costruzione, che si svolgeva attraverso le città costiere della Fenicia, esercitarono la supremazia fin dal III millennio a. C. gli Egiziani, e la continuarono fin ca. al sec. XIII a. C., solo interrotta dal periodo degli Hyksos (v. ca. 1750-1580). L'invasione dei cosiddetti « popoli del mare » portò poi un periodo di equilibrio instabile, in cui le città costiere assunsero maggiore autonomia. Tra esse primeggiò fin ca. il 1000 Sidone, poi Tiro. Nel sec. VIII la regione fu conquistata dagli Assiri e passò successivamente sotto i Babilonesi, i Persiani, Alessandro Magno, i Tolomei, i Seleucidi, e finalmente i Romani, che nel 64 a. C. la inclusero nella provincia di Siria. Da allora la storia della Fenicia perde ogni autonomia e le vicende del L. meglio s'inquadrano in quelle siriane.
2. Storia islamica. - La conquista araba, iniziatasi nel 634 d. C., non si estese subito alla montagna, che rimase, come in passato, in stato di parziale autonomia. Poi, con il califato umajade (661-750), la penetrazione araba si accentuò, incontrando però viva resistenza. Nella regione, impervia e ben difendibile, cominciarono ad affluire minoranze etniche e religiose, che poi rimarranno fino all'epoca attuale: da parte criatiana i maroniti, la comunità più importante e numerosa, e solo più tardi gruppi melkiti, armeni, siri, caldei, latini (tra i cattolici); « ortodossi », armeni, protestanti, giacobiti (tra i non cattolici); da parte musulmana, accanto ai sunniti, drusi, musajri, mutawali; infine piccoli gruppi curdi ed ebraici. A questo poliedrico frazionamento si aggiunga la tradizionale divisione degli Arabi in tribù del nord

(qajisti) e del sud (jemeniti), fortemente sentita anche in questa regione.
Tra le suddette dinastie, va segnalata quella degli « emiri di Garb », appartenenti alla tribù araba di Tanûh, che costituirono verso la fine del sec. IX un principato intorno a Beirut. Nel 1305 una rivolta delle sette musulmane fu soffocata dai Mamelucchi nel L. centrale; ne approfittarono i maroniti per diffondersi in quella regione. Alla fine del sec. XVI alla dinastia dei Tanûh subentrò quella di Banû Ma'n, drusi; il massimo rappresentante di essa fu il famoso Fahr ad-dîn II (Faccardino: 1585-1635), autore del primo grande tentativo di creare nel L. uno Stato indipendente, con una politica di ampio

la Porta dovette concedere alla regione l'autonomia
amministrativa, sotto un governatore cristiano approvato
dalle potenze europee.
Nel 1914, allo scoppio della prima guerra mondiale,
gli Ottomani soppressero unilateralmente l'autonomia
libanese. Le truppe francesi e inglesi liberarono però
nel 1918 la regione.
3. Il nuovo Stato libanese
Nel 1920 fu costituito lo Stato del « Grande L. », includente la regione costiera dalla foce del Nahr al-Kabir fino a Rās an-Naqūrah, con le città di Tripoli, Beirut, Sajdā, Tiro, ed all'interno la zona montagnosa del L. e parte dell'Anti-L., con l'intermedia striscia pianeggiante dell'al-Biqā'. Su questo Stato la Società delle Nazioni confermò ufficialmente il mandato alla Francia nel 1922. Nel 1926 fu promulgata la Costituzione del nuovo Stato: esso si erigeva a repubblica, con un presidente in carica per 3 anni e dopo un uguale intervallo di tempo rieleggibile, una Camera eletta a suffragio universale diretto per 4 anni ed un Senato in parte elettivo ed in parte di nomina presidenziale per 6 anni. Erano previsti esplicitamente i diritti della potenza mandataria. Tale Costituzione subì successivamente molte vicissitudini: fu sospesa a due riprese (1932-36 e 1939-43) e spesso modificata, fino a portare a 6 anni la durata in carica del presidente, a renderlo rieleggibile, ad abolire il Senato trasportando alla Camera, il numero dei cui membri fu a più riprese aumentato, i deputati di nomina presidenziale. Dal 1926 al 1933 fu presidente un greco ortodosso, Charles Debbās, mentre il capo del governo era maronita (varie persone). Poi la presidenza passò ai maroniti e la direzione del governo ai musulmani sunniti. Questa situazione dura fino ai nostri giorni.respiro e di intelligente cooperazione con gli Stati d'Europa. Ai Banū Ma'n succedettero nel 1679 gli Šihāb, musulmani sunniti. Come i loro predecessori, anch'essi si appoggiarono ai maroniti, favorendone l'immigrazione nel sud. Il più importante emiro degli Šihāb fu Bāṣir II (1788-1840), che ritentò di unificare sotto di sé il L.; la temporanea occupazione egiziana (1831-40), da lui favorita, gli fu fatale. Alla sua caduta, la Porta assunse il controllo diretto del L., dividendolo in due qa'immaqāmāt, uno druso ed uno maronita. I dissensi interni, acuti dagli Ottomani, sboccarono nei massacri dei maroniti nel 1860: le potenze europee in-
Nel 1936 la tendenza alla completa autonomia sboccò nel Trattato con la Francia, che prevedeva entro 3 anni la fine del mandato con l'ingresso del L. nella Società delle Nazioni (lo stesso avveniva per la Siria). Tuttavia il Trattato non fu ratificato da parte francese e non entrò mai in vigore; del resto, nel 1939 scoppiava la seconda guerra mondiale. Prima sotto un alto commissario del governo di Vichy, nel 1941 il L. fu occupato dalle forze degaulliste e britanniche; il generale Catroux proclamò in quell'occasione solennemente l'indipendenza del L. (e della Siria). Quando però, nel 1943, la camera libanese abolì i diritti mandatari, il delegato generale francese Helleu ordinò l'arresto del presidente e dei membri del governo. Tumulti scoppiarono in tutto il L.; il generale Catroux, inviato urgentemente, dispose l'immediato rilascio degli arrestati. Nel 1945 si compirono due eventi importanti per il L.: la sua adesione alla Lega dei paesi arabi e l'accordo anglo-francese per l'evacuazione del Levante. In base a questo accordo le forze francesi evacuarono il L. entro il 31 ag. 1946. L'indipendenza effettiva era così raggiunta.
Tra gli avvenimenti più recenti sono da ricordare: l'ostilità libanese al progetto per la « Grande Siria », che assorbirebbe il L. in un più ampio Stato arabo; la rielezione a presidente il 27 maggio 1948 del maronita Bišārah al-Ḥārī, già in carica dal 1943; la guerra contro lo Stato d'Israele e l'armistizio firmato il 13 marzo 1949.
II. CONDIZIONE GIURIDICA DELLA CHIESA
Il L. è stato lungo la storia il rifugio dei cristiani. I maroniti (v.), che ivi si svilupparono in un popolo importante. Nel sec. XVIII vi cercarono invece riparo dalle persecuzioni dei loro avversari i patriarchi cattolici degli Armeni, dei Melkit e dei Siri. Tuttora vi risiedono tre patriarchi cattolici: il maronita a Bekorki, l'armeno e il siro a Beirut, e uno dissidente, armeno, a Anjelias presso Beirut.La popolazione, secondo le statistiche più recenti, è di 1.241.598 e si distribuisce come segue: cristiani

Come si vede, nel L. vi è un groviglio di varie comunità religiose e la grande difficoltà è quella di formare di tutte queste un unico popolo, difficoltà tanto più grave in quanto dette comunità non sono soltanto confessioni differenti ma altrettanti gruppi sociali con diverso passato e molti contrasti storici. La più grave è l'antitesi fra cristiani e musulmani, che non è soltanto religiosa ma anche sociale, essendo i musulmani i discendenti dei conquistatori di una volta e i cristiani quelli dei vinti. Cristiani e musulmani hanno sì combattuto insieme per l'indipendenza, ma tuttavia la mutua diffidenza non è del tutto scomparsa (v. BEIRUT; MARONITI).
Nel L., come negli altri Stati ove vige il regime dello statuto personale, la condizione giuridica delle comunità religiose poggia su tale statuto. Ciò è particolarmente evidente nella composizione del Parlamento, ove i seggi sono ripartiti per confessione religiosa, in proporzione dell'entità numerica di ciascuna comunità, con l'intento di assicurare così, nel modo migliore, gli interessi di tutti i culti.
Questa particolare struttura confessionale del L. determina nel paese un equilibrio di forze ed un'atmosfera di tolleranza, che rende possibile la convivenza sullo stesso territorio di gruppi tanto diversi etnicamente e religiosamente. Non sono mancate, però, e non mancano apprensioni per la maggioranza cristiana. I gruppi musulmani, infatti, tendono ad avere la maggioranza ed il predominio politico nella nazione, e trovano un elemento favorevole a questo loro proposito nel movimento migratorio dei cristiani. Gli emigrati libanesi sono quasi altrettanti di quelli rimasti in patria, e nella grande maggioranza sono cattolici. Se si considera poi anche il fattore demografico, pur esso favorevole ai musulmani, si comprende la gravità del pericolo. Per questo motivo le comunità cristiane hanno accolto con particolare gradimento la decisione presa dal governo nel 1949 di riconoscere la nazionalità ai 168.000 emigrati, che hanno optato, ai sensi del Trattato di Losanna del 24 giugno 1923, per la cittadinanza libanese. L'80% di tali emigrati è cristiano, e di esso il 50% è cattolico.

Nel settore scolastico non sono mancati alla gerarchia cattolica libanese motivi di apprensione. Infatti il decreto n. 7000 del 1° ott. 1946, in contrasto con la Costituzione, che garantisce la libertà d'insegnamento senza speciali restrizioni (parte 1°, cap. 2, art. 10),
sottoponeva ogni scuola ad uno stretto controllo e faceva dipendere l'apertura delle scuole da formalità interminabili.
I vescovi libanesi presero subito un atteggiamento contrario al decreto, ed i loro sforzi furono coronati da successo, giacché il 23 marzo 1950 fu emanato dal Ministero della pubblica istruzione un decreto, il quale emendava il precedente e rappresentava nei suoi confronti un netto vantaggio, soprattutto se si tiene conto della difficoltà particolare che offre in materia la composizione confessionale del L.
I rapporti tra il L. e la S. Sede sono cordiali. In data 8 apr. 1946 ci fu uno scambio di note tra il governo libanese e la S. Sede, con cui il primo chiedeva il riconoscimento ufficiale dell'indipendenza e lo stabilimento di relazioni diplomatiche, ed offriva assicurazioni e garanzie circa la piena libertà dei cattolici; la seconda prendeva atto delle assicurazioni e riconosceva l'indipendenza del L. Il 17 marzo 1947 il primo ministro plenipotenziario della Repubblica del L. presso la S. Sede presentava al S. Padre le Lettere credenziali, e nel giugno successivo giungeva a Beirut il primo nunzio apostolico.
Ippolito Rotoli
III. IL L. NELLA S. SCRITTURA (ebr. Lèbhánôn; accadico Labnânu). - Catena montuosa fra la Siria interna e la Cilicia. Al nord termina con il Nahr el-Kebîr, al sud con il Nahr el-Litânî (il fiume Leonte degli antichi). La catena si allarga sempre più dal sud al nord e segue la direzione sud-sud ovest verso nord-nord est, raggiungendo una lunghezza di ca. 170 km. L'altezza maggiore si ha nella settentrionale con le punte del Dahr ed-Dubâb (3066 m.), Gebel Makmal (3126 m.) e Dahr el-Kotib (3063 m.); nella zona meridionale l'altezza media è inferiore (Gebel el-Barûk, 2200 m.). La vallata di el-Beqâ' separa il L. dall'antilibano (ebraico Sênîr), che costituisce una catena quasi parallela ad est. La vetta più alta di questa catena è il Grande Hermon (2760 m.).
Nella Bibbia si menziona spesso il L. come confine settentrionale della Palestina (cf. Deut. 11, 24; Ios. 1, 4) e come un monte altissimo (cf. Is. 10, 34; Ier. 22, 6.20; Os. 14, 6), sempre coperto di neve (Ier. 18, 14); ma anche più sovente si ricorda la sua vegetazione, di cui adesso restano solo tracce. Fra i vari legni pregiati, cedro (v.) del L. ha una parte notevolissima sia nei

#### LIBELLATICI : V. ASI.