PROPAGAZIONE DEL CRISTIANESIMO

PROPAGAZIONE DEL CRISTIANESIMO. - L'OPERA APOSTOLICA. - È facile seguire le tappe della crescente dilatazione della fede nell'epoca apostolica: i primi chiamati furono i Giudei ebrazzanti; a partire dalla Pentecoste (30) si convertirono numerosi Giudei ellenizzanti venuti a Gerusalemme dalla diaspora; poi l'evangelizzazione si estese ai Samaritani e anche fuori dell'ambiente palestinese, a qualche lontano seguace della Legge mosaica l'eunuco della regina Candace). Dopo si procede alla conversione dei Gentili, cominciando col centurione Cornelio e la sua famiglia a Cesarea di Palestina.

Da allora in poi si affermò sempre più la predicazione della fede cristiana «ad ogni creatura», senza distinzione tra Giudei e Gentili. Per opera sopratutto di s. Pietro e di s. Paolo, Antiochia di Siria di-

venne un centro importante di irradiazione evangelica, dove per la prima volta si parlò di « cristiani » e di Chiesa « cattolica ». Pietro per alcun tempo vi stabilì la sua sede; Paolo ne fece il punto di partenza delle sue spedizioni apostoliche. La missione universale della Chiesa si affermò al Concilio di Gerusalemme, con la dichiarazione che ai Gentili convertiti non si poteva imporre la legge mosaica. Conosciolo del primato conferitogli da Cristo, Pietro diede alla p. del c. il suo centro propulsore definitivo, fissando a Roma la sede della Chiesa cattolica.

Missione precipua di s. Paolo (v.) fu di predicare il Vangelo a tutte le genti. Egli si preoccupò di organizzare comunità cristiane nelle metropoli commerciali e nei centri più famosi del pensiero greco e del culto mitologico, da dove la dottrina di Cristo poteva facilmente allargarsi nelle località vicine. I suoi principali cooperatori furono Barnaba, l'apostolo di Cipro; Giovanni Marco, fondatore della Chiesa alessandrina, che fu anche interprete di s. Pietro; Luca, fedele compagno di s. Paolo nel secondo e terzo viaggio; Timoteo vescovo di Efeso e Tito che evangelizzò l'isola di Creta e la Dalmazia.

Degli altri Apostoli, Giacomo maggiore, Giacomo minore e Giuda Taddeo rimasero tra i Giudeo-cristiani in Palestina. Degli altri mancano notizie sicure; solo di s. Giovanni si sa che presiedette allo sviluppo delle chiese in Asia Minore: Efeso, Smirne, Pergamo, Tiatira, Sardi, Filadelfia e Laodicea. Alla sua morte, verso l'anno 100, il cristianesimo era solidamente stabilito nella Siria, nell'Aria Minore, nella Macedonia, a Roma; fioriva in alcune parti dell'Egitto, della Cirenaica, della Grecia, della Gallia e della Spagna e, superando i limiti dell'Impero, era stato diffuso in direzione della Mesopotamia e dell'Adriabene (Assiria).

II. LA DIFFUSIONE DEL CRISTIANESIMO DOPO LA MORTE DEGLI APOSTOLI FINO ALLO STABILIMENTO DEI BARBARI NELLO IMPERO ROMANO

Gli Apostoli e i loro cooperatori, pro-fetti e dottori, furono essenzialmente missionari ambulanti, preoccupati di predicare Gesù Cristo laddove non era ancora conosciuto, e di gettare nei centri più importanti le basi di comunità che, dirette da vescovi monarcchi, successori degli Apostoli, divennero chiese metropolitane, cioè madri di chiese filiali, grazie al costante proselitismo dei fedeli: ricchi e poveri, senatori e patrizi, schiavi e operai, mercanti e soldati. L'insegnamento orale di filo-sofi, moralisti e eseguiti cristiani, nonché gli scritti degli apologeti, contribuirono a diffondere la nuova fede negli ambienti pagani. Ben eloquente è il passo dell'esplosio ad Diognetum (vi, 1; sec. II): « Quod est in corpore anima, hoc sunt in mundo christiani ».

Non mancano le testimonianze che provano la propagazione del cristianesimo nel mondo allora conosciuto. Roma a metà del sec. III, sotto papa Cornelio, possedeva un clero completamente organizzato con importanti opere di assistenza; nel Sinodo del 251 erano presenti 60 vescovi d'Italia. In Gallia si sa di certo che esistevano comuni-nità fiorenti nel sec. II a Lione e Vienna, e poi a Marsiglia, Arles, Orange, Tolosa, Autun, Rouen, Parigi, Sens, Besançon, Bordeaux, Bourges, Reims. Per la Spagna, si ignorano i risultati dell'apostolato di s. Paolo ma l'esistenza di chiese nel sec. II è affermata da Ireneo (Adv. Haer., I, 10, 2) e da Tertulliano (Adv. Jud., 7). Nel secolo seguente, s. Cipriano scriveva alle Chiese di León-Astorga e Merida e ricordava quella di Saragozza (Ep. 67). Al Concilio di Elvira (ca. 300) presero parte 19 vescovi e 24 presbiteri.

In Germania, il cristianesimo si propagò, almeno fino dal sec. II, lungo la riva sinistra del Reno. Ireneo (Adv. Haer., I, 10, 2) fa menzione di chiese fondate in Germania. Le sedi di Colonia e di Treviri datano probabilemente dal sec. III. Monumenti e iscrizioni attestano l'esistenza di cristiani, nel sec. IV, a Metz, Magonza, Strasbourg, Bonn e Xanten. Nelle province romane di Rezia, Norico, Pannonia, Mesia, Dacia e Dalmazia, la fede venne predicata almeno fino dal sec. III, in cui si nota l'erezione di parecchie diocesi nelle province danu-biane: Poetovium (Pettau) in Stiria, Siscia (Sissak) in Croazia, Lauricum (Lorch) nel Norico, Salona in Dal-mazia; la sede di Augusta Vindelicorum (Augsburg) in Rezia data probabilmente dal sec. IV. Quanto alla Britannia, sembra che il cristianesimo vi sia penetrato la prima volta nel sec. II per mezzo di viaggiatori venuti dall'Asia Minore. Tertulliano (Adv. Jud., 7) parla dei « Britannorum inaccessa Romanis loca, Christo vero sub-dita a. Al Concilio di Arles (314) presero parte i vescovi di York, Londra e Lincoln (Eboracum, Londinium, Colonia Lindensium).

È probabile che nell'Africa romana la predicazione del Vangelo risalga alla fine del sec. I. Vi si nota una rapida moltiplicazione delle sedi episcopali, anche in località di minore importanza. Al Sinodo di Cartagine, presieduto dal vescovo Agrippino (ca. 220), assistettero 70 vescovi; a quello celebrato nel 256, s. Cipriano si vide circondato da 87 colleghi. In Egitto, il cristianesimo si propagò dalla sede centrale di Alessandria fino nella Tebaide e nella Libia, tanto che alla fine del sec. III vi si contavano ca. 100 cattedre episcopali. In Etiopia la prima evangelizzazione sarebbe dovuta all'opera svolta alla corte di Aksum da due giovani cristiani di Tiro, Frumentio e Edesio, dei quali il primo fu consacrato vescovo da s. Atanasio di Alessandria.

Alla fine del sec. III, il cristianesimo era la religione prevalente in tutta l'Asia Minore, eccetto nel centro e nella parte sud-est (Cappadocia-Cilicia); a Nicomedia (Bitinia), residenza imperiale, una grandiosa chiesa si al-zava di fronte al Palazzo imperiale. Quanto alla Siria, al Concilio di Antiochia (268), dove fu deposto Paolo da Sa-mosata, assistettero ca. 80 vescovi. Dalla Siria la fede si propagò in Orihone (Edessa) e oltre, in Mesopotamia (Nisibi), Assiria e nel regno indipendente della Armenia. In Georgia (Iberia), la fede cristiana penetrò forse già nel-l'ultimo decennio del regno di Costantino Magno (325); nell'Arabia meridionale (Yemen) lavorò con successo il vescovo Teofilo mandato dall'imperatore Costanzo; nel-l'interno dell'Asia, Turkestan, India, Cina e Mongolia, si segnalarono più tardi anche per il loro proselitismo i nestoriani, venuti dalla Persia.

Al momento in cui l'Impero romano riconobbe al cristianesimo piena legale esistenza (313), il cristianesimo era divenuto, per la sua forza numerica come per il suo valore intrinseco, una potenza morale di cui nessuna auto-rità politica avrebbe potuto trattenere l'affermazione cre-scente nella vita pubblica dell'Impero.

III. LA P. DEL C. NEL MEDIOEVO. — L'opera missionaria compiuta nel medioevo comprende in sostanza la conver-sione dei popoli germanici, scandinavi, slavi e affini in Europa (sec. IV-XIII), e i tentativi apostolici degli Ordini mendicanti nei Paesi Baltici, nell'Europa orientale, in Asia e in Africa (sec. XIII-XV).

1. La conversione dei popoli germanici, scandinavi, slavi e affini in Europa. a) Conversione dei popoli germanici. — I primi barbari che si convertirono al cristianesimo furono i Goti (Visigoti), stabiliti nel sec. III sul Danubio infe-riore e sulla riva ovest e nord del Mar Nero. Al Concilio di Nicea (325), prese parte Teofilo vescovo di « Gothia ». Ma il principale artefice della loro conversione fu un loro connazionale, il vescovo Ulfila (341-83), traduttore della Bibbia in lingua gotica. Subì l'influsso ariano e da lui i Goti appresero la dottrina cristiana sotto questa forma e la portarono seco trasmettendola agli Ostrogoti, Longo-bardi, Burgundi e Vandali nelle loro migrazioni successive in Italia, nella Francia meridionale e in Spagna. Qui abbracciarono la fede cattolica dietro l'esempio di re Re-caredo (586-601). La conversione dei Longobardi al catto-licesimo occupò tutto il sec. VII.
I Franchi passarono direttamente dal paganesimo alla fede cristiana, dietro l'esempio di re Clodovco (496). Essi ebbero sulle sorti della Chiesa un'influenza decisiva nei sec. VI-IX, sia per la sua difesa armata contro gli ariani ed i maomettani, sia per la protezione al papato « Vestra fides nostra victoria est », scriveva s. Avito vescovo di Vienna a Clodoveo. S. Gregorio Magno si sforzò di sta-bilire relazioni con i Merovingi (lettere a Childeberto III e a Brunehilde); i vescovi Germano di Auxerre, Venanzio

Fortunato di Poitiers, Eligio di Noyon, Niccazio di Treviri, Vedasto di Arras, Amando di Maastricht, Lamberto di Tongres e tanti altri adattarono il loro ministero all'organizzazione rurale dei Franchi; i monaci come s. Colombano (junior), il promotore delle migrazioni monastiche irlandesi, consolidarono l'opera iniziata dai vescovi e la estesero ai Burgundi, Alemanni e Longobardi.

In Irlanda, infatti, la fede era stata solidamente stabilita nel corso del sec. v da s. Patrizio (385-461 ca.) e dai suoi discepoli Benigno, Finniano, Brendano, Enna, Kevin, Comgall, per mezzo di monasteri, centri di formazione cristiana e di cultura (Bangor, Clonard, Durrow, Derry) eretti in ogni tribù. Dall'isola Iona (Hy), s. Colombano (senior), monaco irlandese (521-97), propagò il cristianesimo nelle Ebrei e in Iscozia. L'evangelizzazione degli Angli, Sassoni e Juti, che avevano invaso l'Inghilterra a partire dal sec. v, fu opera eminentemente romana, iniziata nel 597 da s. Agostino e compagni dietro mandato di s. Gregorio Magno. Il primo focolare di fede cristiana fu nel Regno di Kent (Canterbury) sotto il re Ettelbret. Presto vennero eretti espiropali a Londra, Rochester e York. Le istruzioni attribuite a Gregorio Magno, date al vescovo Agostino (601), sul modo di rispettare quanto più si poteva gli usi e costumi dei neo-conversi e sull'eccellentissimo liturgico, hanno un significato missionologico universale.

La conversione dei barbari rimasti in Germania, Turingi, Alemanni, Bavari, Frisoni e Sassoni, fu soprattutto opera di missionari venuti dall'Irlanda e dall'Inghilterra. Il nome di Chiliano è legato all'evangelizzazione della Turingia e della Franconia; Gallo e Pirmino predicarono Cristo tra gli Alemanni e gli Svevi; Ruperti, Corbiniano e Emmeramo tra i Bavari, dalla fine del sec. vii alla prima metà dell'VIII. Dal 690 al 739, Willibrordo, monaco e vescovo di Utrecht, si consacrò alla conversione dei Frisoni secondo il mandato avuto dal papa Sergio I. BONIFACIO, SANTO (v.), fu predicatore instancabile della fede in Assia, Turingia, Baviera e Alemagna, organizzatore delle diocesi in Germania e riformatore della Chiesa franca decaduta. La conversione dei Sassoni, imposta con la forza delle armi da Carlomagno, venne condotta a buon termine con la persuasione sotto Ludovico il Pio (814-40).

Primo predicatore della fede in Scandinavia (Danimarca e Svevia) fu s. ASCARICO (v.), cui Ludovico il Pio affidò la sede di Amburgo (831), la cui giurisdizione si estendeva ai popoli scandinavi e alle genti germaniche della Nordalbingia. I suoi principali cooperatori furono Gauzberto, Ansfrido e Rimberto. La conversione dei re danesi, a partire da Arnaldo Blaatand (930-86), con la conseguente eruzione di diocesi (Slesvig, Aarhus, Ribe, Lund, Drottning, Skara, Uppsala), nonché l'opera educatrice dei monaci di Cluny, diedero solida base all'evangelizzazione. Re Olaf Tryggvesson promosse la propagazione della fede nelle isole Faer-Oeer, Ebridi, Orcadi, nell'Islanda e nella Groenlandia.

b) La conversione dei popoli slavi e affini in Europa. - Nella conversione degli Slavi intervenne un triplice fattore: l'episcopato e l'Impero di Occidente, il patriarcato di Costantinopoli e l'Impero bizantino, e, tra i due, la potenza moderatrice della S. Sede. Tra gli Slavi meridionali, gli Sloveni pervenero alla fede per opera dei vescovi di Salisburgo, Passavia e Aquileia (sec. VIII-IX); la conversione dei Croati vicini, a sud della Savo, lungo il Mare Adriatico, è contemporanea con quella dei Serbi, che dipendeva dall'Impero bizantino. All'evangelizzazione dei Bulgari (di origine tartarica ma presto fusi con gli Slavi) contribuiscono, dopo la conversione del principe Boris (865), per breve tempo i sacerdoti romani mandati da papa Niccolò I, e poi il clero del patriarcato costantinopolitano (869). Al ramo degli Slavi occidentali appartengono i Moravi, Boemi e Polacchi. Tra i Moravi, missionari germanici ignari della lingua slava avevano tentato senza successo di propagare il cristianesimo (830-40). Nell'863, l'imperatore bizantino Michele III spedì loro METODISMO (v.), che possedevano la lingua slava meridionale. Con l'approvazione di papa Adriano II, celebrarono il culto in lingua slavonica. Nonostante l'opposizione politico-ecclesiastica dei vescovi di Passavia, Salisburgo e Frisinga, Metodio rimase fino alla morte (883) strenuo difensore della predicazione e della liturgia in lingua slava. I suoi discepoli, Clemente, Naeum, Angelar, espulsi dalla Pannonia, portarono seco in Bulgaria i libri liturgici slavi composti da Cirillo e Metodio.

In Boemia il Vangelo fu predicato per opera successiva di missionari venuti dalla diocesi di Ratisbona (840) e di s. Metodio o dei suoi collaboratori. Fin dall'880, la Boemia ebbe principi cattolici, tra i quali s. Venceslao, trucidato dal fratello Boleslao I (929). Nel 973 veniva eretta la diocesi di Praga, come suffraganea di Magonza. Primi propagatori del cristianesimo tra i Polacchi furono alcuni sacerdoti boemi del seguito della principessa Dobbova, andata sposa al principe polacco Mieszko I, che si convertì nel 966. La sede di Posnania fu eretta nel 968 e quella di Gnesna (Gniezno) nel 999. I Polacchi intrapresero la evangelizzazione della Prussia e della Pomezia (sec. XI-XII) e poi quella della Samogizia.

Fra gli Slavi orientali, primi ascoltarono la buona novella quella che occupavano la Podolia, la Galizia settentrionale, la Volinia e la regione intorno a Kiev, anticamente appellati Rus, Ruteni e oggi Ucraini. Ebbero missionari venuti dalla Bulgaria, dalla Germania e dall'Impero bizantino. I principi Vladimirio (980-1015) e Jeroslao (1015-54) vi organizzarono la Chiesa Kiev (v.). Il grande monastero vicino a Kiev (Petscherskaja Lawra) divenne il principale centro della vita nazionale e religiosa dei Russi. Anche gli Ungari, di stirpe tartarica, si avviarono al cristianesimo dietro l'esempio dei loro principi: Stefano, che ricevette la corona reale dal papa Silvestro II; suo figlio s. Emerico; Bela I (1061), che riportò la vittoria finale sopra i pagani. La conversione dei Cumani, popoli di origine finno-turca stabilirsi in Ungheria dopo le invasioni dei Mongolii nella Russia meridionale e in Romania, fu intrapresa da re Bela IV verso la metà del sec. XIII, con l'aiuto dei Domenicani e dei Francescani.

2. I tentativi apostolici degli Ordini mendicanti nei Paesi Baltici, nell'Europa orientale, in Asia e in Africa (sec. XIII-XV). Una nota caratteristica del loro metodo missionario fu di stabilire contatti personali e pacifici, sia con i cristiani dissidenti per condurli alla unione, sia con i musulmani per la liberazione dei fedeli ridotti in schiavitù (Trinitari e Mercedari), sia con i Mongolii nella speranza di convertirli e di avvicinarli alla Sede e ai principi cristiani.

In Livonia, Prussia, Finlandia e Lituania, al Battesimo imposto con la violenza dagli Ordini militari, i Frati Minori e Predicatori opposero la predicazione. Nel corso del sec. XIII, si stabilirono in Albania, Bosnia-Erzegovina, Serbia e Bulgaria, nonostante gli intrighi del clero dissidente e le sevizie dei padroni maomettani. Prima i Domenicani (fine sec. XIII) poi i Francescani (fine sec. XIV) crearono le «Societates peregrinantium pro Christo», società di missionari di professione formati in scuole speciali che, nell'Europa orientale, a Pera presso Costantinopoli, Caffa in Crimea, Trebisonda, Chios e lungo il Mar Caspio si preparavano alle conquiste apostoliche in Asia e in Africa.

Erigere missioni tra i Mongolii della Persia, del Kiptchak, della Cina e del Turkestan, fu durante un secolo e mezzo il grande proposito dei papi, da Innocenzo IV (1245) a Bonifazio IX (1392). I loro più fedeli informatori sullo stato interno dell'immenso Impero tartaro furono esploratori missionari, quali Giovanni da Pian della Carpine, Guglielmo da Rubruq, Ascelino di Lombardia e Andrea da Longjumeau. In Persia, Armenia e Georgia, sedi episcopali furono fondate nella prima metà del sec. XIV (Sultānjīeh 1318). Nel Kiptchak, a nord del Mar Nero, tra l'Ungheria e l'Ural, i Frati Minori ebbero una ventina di residenze e vi sorseva sedi episcopali a Kaffa, Tana, Sarai, Kertsch, Matrega. Le invasioni di Tamerlano (fine sec. XIV) segnarono il declino di questa fiorente missione.

Giovanni da Montecorvino penetrò in Cina passando per le Indie, e arrivò a Khan-Baliq (Pechino) nel 1293. In questa città edificò nel 1299 la prima chiesa cattolica della Cina. Una sede episcopale venne eretta, oltre che a

Pechino, anche a Zaiton, porto del Fo-Kien. I Frati Minori lavorarono in Cina fino a quando la dinastia cinese dei Ming, ostile al cristianesimo, soppiantò la dinastia tartara dei Gengis-Khan, benevola ai missionari (1368). Nel Turkestan, la p. del c. fu violentemente ostacolata dal fanatismo musulmano. In India passarono parecchi missionari domenicani e francescani destinati alla Cina, Odorico da Pordenone, Giovanni Marignola, Nicolo da Pistoia. Nel 1329, Giordano da Severac divenne il primo vescovo di Quilon. A partire dal 1215, i Frati Minori cominciarono a recarsi in Terra Santa, dove, fra il 1273 e il 1325, molti santuari vennero affidati a loro. Si sforzarono di conservare la fede tra i cattolici. A ovest del Marocco, nelle Isole Canarie, scoperte nella prima metà del sec. XIV, sembra che la predicazione della fede vi sia stata organizzata solo a partire dal sec. XV, per opera dei Francescani ai quali Sisto IV ingiungeva nel 1476 di difendere gli indigeni, soprattutto i convertiti, contro il commercio degli schiavi.

Si noti, infine, il contributo dato dai Frati Minori e Predicatori alla letteratura apologetica basata sulla conoscenza delle dottrine combattute e alla formazione tecnica dei missionari, mercè la conoscenza delle lingue e dell'ambiente. A questo scopo, s. Raimondo da Peñafort promosse la fondazione di collegi speciali in terra musulmana (Murcia, Tunisi) e in terra cristiana (Valenza, Xativa, Barcellona). Dietro sua domanda, s. Tommaso d'Aquino scrisse la Summa contra Gentiles. Due altri domenicani, Raimondo Martin in Spagna e Riccolò da Monte Croce a Bagdad confutarono gli errori dei musulmani, dei Giudei e dei Gentili (Pugio Fidei, contra legem Saracenorum). A Oxford, Ruggero Bacone compose il trattato geografico di Terra Santa (1267) e compilò una grammatica greca e una ebraica. Va ricordata anche l'opera del terziario francescano Raimondo Lullo (v.).

BIBL.: oltre i voll. di Fliche-Martin-Frutaz, cf. K. Pieper, Atlas Orbis christ. antiqui, Düsseldorf 1931; A. V. HARAN, Die Mission und Ausbreitung des Christent. in den ersten drei Jahrh., 2 voll., 4a ed., Lipsia 1924; J. Schmidlin, Kath. Missionsgesch., 2 voll., Münster in V. 1925; trad. it., 3 voll., Milano 1927-29; Streit, Bibl. IV; B. Descamps, Hist. générale comparée des missions, Parigi-Bruxelles-Lovanio 1932; F. Lot, Les invasions barbares, 2 voll., Parigi 1937. Per gli Slavi: F. Dvornik, Les Slaves, Byzance et Rome, ivi 1926; L. Bréhier, Les missions chrétiennes chez les Slaves (Le Monde slave, 4), ivi 1927, p. 29 sgg.; G. Grivec, Die hl. Slavenapostels Cyrillus und Methodius, Omiutz 1928; F. Dvornik, Les légendes de Constantin et de Méthode des Byzance; id., St Wenceslas duc de Bohême, Praga 1929. Per la Polonia: L. Kulczycki, L'organisation de l'Eglise de Pologne avant le XIIIe siècle, Strasbourg 1928. Per la Russia: K. Lubbeck, Die Christianisierung Russlands. Ein geschichtl. Überblick, Aachen 1922; N. Brian Chanonov, L'Eglise russe, Parigi 1928; G. K. Loukomski, La ville sainte de Russie, Kiev, ivi 1929; H. M. Ammann, Storia della Chiesa russa, Torino 1948. Per i popoli germanici: E. Kreusch, Kirchengesch. der Wendeland, Paderborn 1932; H. Oldekopp, Die Anfänge der halt. Kirche bei den Ostseeinamen, Revai 1921; F. Blanke, Die Entscheidung der Preussensmission, in Zeitschrift für Kirchengesch., 47 (1928), p. 18 sgg. Ordini religiosi: G. Golubovich, Biblioteca bio-bibliogr. della Terra Santa e dell'Oriente francescano, 5 voll., Quarachi 1906-27; A. van den Wyngaert, Sinica Franciscana, I, ivi 1929; id., Jean de Mont Corvin, Lille 1924; Mirabilia descripta del P. Giordano da Severac, ed. H. Cordier, Parigi 1925; Vita B. R. Lulli, ed. B. de Gaiffier, in Anal. Bolland., 48 (1930) sgg.; L. Lemmens, Die Heidemission des Spätmittelalters, Münster in V. 1919; B. Altaner, Die Dominikanermissionen des 13. Jahrhunderts, Habelschwerdt 1924; A. Batton, Wilhelm V. RUBRICHE, Münster in V. 1921; J. de Ghellinck, Les Franciscains en Chine aux XIIIe-XIVe siècles, Lovanio 1927; E. Allian Peers, R. Lull, A. Biograph, Londra 1929; G. Soranzo, Il Pabato, l'Europa cristiana e i Tartari, Milano 1930.

IV. LA P. DEL C. NEI TEMPI MODERNI. - Con la fine del sec. XV e gli avvenimenti che lo contrassegnano, la p. del c. nei tempi moderni prende una fisionomia diversa da quella che ebbe nei tempi anteriori e si muove in altre direzioni, al di là dei mari. Gli avvenimenti che condizionano queste nuove vie dell'evangelizzazione sono due: la scoperta della via marittima alle Indie orientali (1498: approdo di Vasco di Gama a Calicut), e quella delle Americhe (1492).

Con la fine del sec. XVII, dunque, si può dire che la Chiesa aveva posto piede in tutti i paesi dell'Asia e delle Americhe, anche se, di fatto, i suoi missionari non erano ancora presenti in ogni terra, causa la penuria del personale e le difficoltà di accesso; comunque, sopra tutti quei territori era ormai estesa la rete delle unità ecclesiastico-missionarie, che ne indicavano la «occupazione» almeno de iure.

Il sec. XVIII, l'epoca delle massime controversie giurisdizionali e metodologiche e delle persecuzioni cruente in Estremo Oriente, vide l'apostolato spingersi ancora oltre i confini raggiunti, penetrando nel Tibet (1703), poi in Corea (1784), con una punta alle Isole Caroline (1710).

Finalmente, con il sec. XIX, due altre grandi parti del mondo, l'Africa e l'Australia, o meglio, le isole dell'Oceania, entrano in pieno nell'orbita della Chiesa missionaria, che dispone di nuove forze, provvidenzialmente sorte proprio in quell'epoca.

Qualche decennio prima della metà del secolo (1833: vicariato dell'Oceania orientale; 1841: vicariato delle Due Guinee) vengono create le prime missioni, che si potrebbero dire «centrali», in quanto destinate ad una reale penetrazione in profondità negli arcipelaghi dell'Oceania e nell'interno del continente africano; penetrazione che, di fatto, avviene con ritmo continuativo, e che si realizza fino al giorno d'oggi dalle regioni dei grandi laghi dell'Africa centrale, per opera dei Padri Bianchi, alle tribù più inaccessibili e più restie del centro insediato della Nuova Guinea, per opera dei Missionari dei SS. Cuori di Picpus e dei Padri del Verbo Divino.

È ancora del secondo ventennio del sec. XIX la prima evangelizzazione delle diverse tribù indiane del nord-ovest e del nord del Canadà, per iniziativa di mons. Provencher (v.) degli Oblati di Maria Immacolata, i quali occuparono quasi tutte le regioni fino all'Oceano Gialcai, andando a scovare gli Eschimesi nei loro gliù, e scrivendo quella che fu chiamata l'«epopea bianca» (

V. CANADÀ; GROLLIER, P

H.; TACHÉ, A. A.).

Con questo si può dire che la carta geografica-missionaria del mondo, almeno nelle sue linee generali, era completa, e l'apostolato cattolico penetrava pure, in certa misura, nel cuore di queste unità geografiche, gettandovi il seme evangelico.

Fanno eccezione le terre cosiddette «chiusa» alla propaganda evangelica: l'Afganistan, l'Arabia, il Tibet, il Nepal, il Sikkim, la Mongolia esterna, il Turkestan cinese. A questi paesi si dovrebbero aggiungere quelle regioni di religione prevalentemente musulmana (indipendenti o colonizzate) dove, pur essendo legalizzata e riconosciuta la libertà religiosa, di fatto il missionario non può penetrare, o solo di passaggio, e con molte limitazioni; sono l'Irán, l'Iràq, la Turchia, la Siria ed altri paesi vicini; ed erano, fino a pochi mesi fa, alcuni Stati autonomi dell'India, ora conglomerati nell'Indostan, e alcune regioni dell'Indonesia, o porzioni di territori coloniali inglesi ed olandesi, proibiti sotto colore di sicurezza personale.

Astraendo da questi ultimissimi territori, il totale delle popolazioni dei grandi paesi chiusi al Vangelo assomma a ca. 32 milioni di ab. Tale il cammino del Vangelo attraverso questi quattro ultimi secoli, con la relativa «occupazione» ecclesiastica territoriale.

BIBL.: G. Schmidlin, Manuale di storia delle missioni cattoliche, vers. II. di G. B. Tragella, 3 voll., Milano 1927-20; R. Streit, Die kath. Weltmission. Zahlen und Zeichen, Hünfeld 1928; vers. it., Le missioni cattoliche: numeri e figure, Roma 1929; L. Deschamps, Histoire générale comparée des missions, Paris 1932; Joh. Thauren, Atlas der kath. Missionsgeschichte, Müdingh b. Wien 1932; Fr. X. Montalban, Manuale historiae missionum, Sciangai 1935; P. Lesourd, Histoire des missions catholiques, Paris 1937; G. B. Tragella, L'Impero di Cristo: le missioni cattoliche nel mondo, Firenze 1941; G. M. P. 119 sgg.; G. Monticioni, Atlante delle Missioni cattoliche dipendenti dalla S. Congr. di Propaganda Fide (Roma 1949).