REDISTRIBUZIONE

REDISTRIBUZIONE. - Nella classica ripar-tizione dell'economia politica che risale a G. B. Say (1803), ancora oggi in uso, dopo la produzione e la circolazione delle ricchezze, e prima del consumo, viene collocata la distribuzione. Questa può essere intesa: o in senso statico (da cui le varie questioni relative alla proprietà); o in senso dinamico, come ripartizione del prodotto annuale (v. REDDITO) tra i fattori della produzione: impresa, capitale, lavoro, sotto forma rispettivamente di profitto, interesse e salario, salvo le forme miste. Evidente è l'importanza della distribuzione, oltre che per il dinamismo sociale, per la statistica e l'ordinamento fiscale. I criteri, i sistemi e i risultati della suddetta riparti-zione non sono, infatti, soltanto l'argomento teorico del capitolo «distribuzione» nei trattati d'economia politica, ma formano in pratica l'oggetto della viva

polémica sulla struttura della società, cioè sulla cosiddetta questione sociale.

Le critiche odierne all’economia classica, o liberale, si appuntano infatti in modo particolare sulla distribuzione, generalmente riconosciuta ingiusta e anti-economica: onde l’importanza del concetto di r., termine moderno col quale vengono riassunti i meccanismi economicofinanziari, spontanei o forzati, attraverso i quali il reddito percepito da soggetti in qualunque modo privilegiati si riversa parzialmente a beneficio di individui o categorie meno favorite dall’ordinamento sociale vigente o dagli eventi. Strumenti della r. spontanea sono le spese voluttuarie dei ricchi (v. LUSSO), i risparmi, i profitti e le rendite terriere, gli extra-redditi industriali, impiegati produttivamente, nonché le donazioni ed elargizioni a vario titolo. Strumenti della r. forzata sono in prima linea le imposizioni fiscali, che attraverso lo Stato rifluiscono in finanziamenti, sovvenzioni e assistenze, oppure alimentano le pubbliche necessità; poi le previdenze sociali a carico dei datori di lavoro, i provvedimenti di politica economica in materia di prezzi, le integrazioni salariali, assegni familiari, cointeressenze e simili (v. SALARIO).

In attesa di ordinamenti economici e sociali ispirati a maggiore giustizia, la r. adempie al compito di una parziale correzione degli squilibri più evidenti che si verificano nella distribuzione del reddito, e permette l’attesa dei nuovi tempi in relativa tranquillità. Un pericolo risiede però nel pigro accomodamento ai meccanismi spontanei, e più ancora nella cieca fiducia in quelli forzati della politica economica e fiscale, praticamente inesauribili e facili a venire immaginati ed imposti, e che fanno normalmente sicurezza sociale (v.). Più che perfezionare i sistemi di r., importa perciò di diminuire l’attualità, provvedendo invece a regolare la formazione dei redditi secondo la quale attraverso una vera concorrenza e un’esatta misurazione del valore (v. VALORE).

Per la distribuzione e r. delle risorse naturali del mondo, V. MATERIE PRIME.

BIBL.: P. Leroy Beaulieu, Distribución de richesses, Parigi 1881; G. Bernstein, Socialismo teorico e socialismo pratico, Berlino 1899; M. Borguin, Les systèmes socialistes et l’évolution économique, Parigi 1904; R. Benini, Principi di statistica metodologica, Torino 1906; G. Mortara, Note di economia industriale, Sulla distribuzione dei redditi, Milano 1911; A. De Stefani, La dinamica patrimoniale nell’odierna economia capitalistica, Padova 1921; G. Mirabella, La r. dei redditi, Palermo 1932; A. Brucculeri, Sul problema della r., in Civ. catt., 1952, 1 pp. 502-509.

Mario Barone