UNIONE DI FRIBURGO. - Associazione tra cattolici europei studiosi di problemi sociali, attuata alla fine del secolo scorso, e che con periodiche conferenze, tenute a Friburgo, curò di unire e indirizzare in senso convergente le loro tendenze sociali.
A Roma, per iniziativa specialmente di mons. GIACOBBI (v.) e di mons. MERMILLOD, GASPARD (v.)
si unirono alcuni altri studiosi di economia sociale con un primo scopo di ricerche e discussioni. Per mezzo del Mermillod, dotto e vigoroso polemista, si posero in relazione nel 1883 con un gruppo di sociologi francesi, che dirigevano l'Oeuvre des cercles catholiques d'ouvriers, e con altro gruppo di cattolici tedeschi che sotto la Löwenstein (v.) promuovevano in Germania i loro primi congressi. Questa corrispondenza di studi e primordiale organizzazione fu l'origine dell'Unione de Fribourg, che nel 1884 iniziò le sue periodiche conferenze internazionali, ospitata con favore dal governo di quel Cantone cattolico. A tali riunioni, de Mun (v.) raccontò in pagine magistrali, non potevano mancare i cattolici italiani. Fra gli altri vi furono: il marchese Lorenzo Bertini, il conte Cesare Sardi, mons. Jacobini, mons. Talamo (v.) e il conte Edoardo Soderini.
E notevole la parte importante che nei lavori dell'U. di F. ebbero fra gli italiani il conte Medolago-Albani e il Toniolo. Medolago (v.) fu membro del Consiglio direttivo e corrispondente nazionale dill'Unione; inoltre, presidente nel 1886 della Commissione di studio per il regime della proprietà rurale, LÉRINS (v.), relatore nel 1887 sullo stato della legislazione sociale in Italia e membro fra i più attivi della Commissione per il regime corporativo. Giuseppe Toniolo (v.) portò, nelle discussioni e nei voti, il frutto della sua profonda preparazione scientifica, specialmente sul programma dell'organizzazione e rappresentanza delle classi operaie e sull'obbligo dello Stato ad intervenire con apposita legislazione. Questi convegni internazionali si susseguirono per vari anni e ciascuno si chiudeva con un indirizzo al S. Padre, presentando le tesi elaborate nelle sessioni ed invocando da lui un'alta parola direttiva. Il Mermillod, divenuto intanto vescovo di Ginevra e cardinale, era intermediarin tra Friburgo e il Vaticano e teneva informato Leone XIII, che seguiva con grande attenzione i lavori dell'Unione. Simili invocazioni in quegli anni giungevano al Papa dai Congressi internazionali scientifici di Parigi e dai Congressi di Opere sociali di Liegi. Tante speranze e preghiere non furono deluse e il 15 maggio 1891 Leone XIII emanava l'encicl. De conditione opificum (Rerum novarum [v.]) che riprovando le teorie del socialismo e del liberalismo, dettava un nuovo e completo programma sociale cristiano.