Da I Par. 5, 41, ove è detto che I. « andò esule allorché il Signore deportò Giuda e Gerusalemme », si potrebbe dedurre che I. fosse l'ultimo sommo sacerdote dell'antico Tempio. Ma da II Reg. 25, 16 (cf. Ier. 52, 24) risulta che tale carica era rivestita ancora da suo padre Saraia, che fu precisamente deportato nel 587-586. Quindi con ogni probabilità I. fu deportato insieme al padre in Babilonia. La sua qualifica di sommo sacerdote ha un valore genealogico ed ideale. Difatti sia i luoghi citati, sia Esè. 3, 2. 8; 5, 2; Neh. 12, 26, parlano di I. quasi unicamente come del padre del sommo sacerdote Gesù, che ebbe importanza notevole al tempo della ricostruzione di Gerusalemme.
Penna, Angelo. “Iosedec (Ebr. JĒHŌŠĀDhĀQ e JŌŠĀDhĀQ « Jahweh È Giusto »).” In Enciclopedia Cattolica, vol. VII, col. 156. Città del Vaticano: Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1951. https://azioneromana.com/it/article/iosedec-ebr-jehosadhaq-e-josadhaq-jahweh-e-giusto.
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Penna, Angelo. “Iosedec (Ebr. JĒHŌŠĀDhĀQ e JŌŠĀDhĀQ « Jahweh È Giusto »).” Enciclopedia Cattolica, vol. VII, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1951, col. 156. Azione Romana, https://azioneromana.com/it/article/iosedec-ebr-jehosadhaq-e-josadhaq-jahweh-e-giusto.
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