Enciclopedia Cattolica vol. XI, 1953 Filosofia Filosofi

SOREL, GEORGES

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SOREL, GEORGES. - Sociologo francese, n. a
Cherbourg il 2 nov. 1847, m. a Boulogne-sur-Seine
il 30 ag. 1922. Esercitò per alcuni anni la profes-
sione d'ingegnere.

Dei suoi scritti (L'avenir socialiste des syndicats [1900];
Les illusions du progrès [1908]; La décomposition du marxis-
me [1908]; Matériaux d'une théorie du prolétariat [1919],
ecc.) il più significativo resta Réflexions sur la violence
(1908; trad. it. sulla 6ª ed. del 1923, Bari 1926). Egli
è uno dei maestri del sindacalismo (v.) moderno e uno
dei critici più acuti del marxismo (v.). Il suo pensiero
politico-sociale è fortemente influenzato dal Bergson (v.)
e dal bergsonismo, dalle filosofie dell'azione (v.) e della vita,
tra cui bisogna annoverare la sua propria. Ciò spiega il suo
disprezzo per la democrazia, espressione della mediocrità
borghese e la sua critica severa dei « dogmi ciarlataneschi
del sec. XVIII ». In questa condanna del mediocre egoismo,
di cui la democrazia è espressione e nella contrapposi-
zione ad esso della lotta eroica, dell'eccezionale e del vitale,
il S. s'incontra con altri rappresentanti della Lebensphilo-
sophie, quali Nietzsche (v.), Ortega, ecc.

Il punto di contatto essenziale tra S. e Marx (v.) è
la lotta di classe come eliminazione radicale della società
capitalista; per il resto, la « filosofia » del S. si muove su
direttrici diverse da quella di Marx e precisamente si
svolge sulla base di un assoluto volontarismo (v.): la
storia è divenire, azione, libertà, che si conquista attra-
verso la lotta violenta. Da qui il tema centrale della dottrina
del S., la contrapposizione tra « mondo fantastico » e
« mondo storico »; il primo, negazione del secondo, di-
pende dalla nostra attività, è creato dalla nostra volontà
e perciò rende possibile la libertà. Agire ed esser liberi
è crearsi un mito, che, sentito e voluto dalla massa, diventa
sociale. Il mito si oppone all'« utopia », prodotto dell'« in-
telletto » e non della volontà, modello o esemplare (nel
senso platonico) di una società perfetta, alla quale si con-
frontano quelle esistenti (storiche) per riformarle o correg-
gerle. Al contrario, il mito non modifica il mondo storico,
lo distrugge; non si adatta, rivoluziona; non si dimostra
e non si confuta, si attua con la lotta di classe e la violenza.
In tal modo il volontarismo del S. sposta il socialismo dal
piano intellettualistico e riformista della utopia (anche il
marxismo è, secondo lui, appesantito da elementi utopi-
stici) a quello del mito o della volontà appassionata e del-
l'azione libera, che, esaltata dal mito, irrompe e distrugge
la situazione storica attraverso la lotta di classe totale e
violenta. Questo il « sindacalismo », in cui il S. vede l'espressione più alta del socialismo, l'affer-
mazione delle virtù eroiche del proletariato,
dello slancio vitale, che solo la guerra aperta
e violenta può salvare dalle mortificazioni
inevitabili, in cui vorrebbero imbrigliarlo il
riformismo e le concessioni parziali. Alla vio-
lenza il socialismo deve « gli alti valori mo-
rali con cui offre al mondo moderno la sua
salvezza » (Réflexions, p. 333). Oltre che
espressione di energia vitale e di potenza d'a-
zione, la violenza è infatti anche assertrice di
valori morali, in quanto distrugge la « forza »,
che è propria della società e dello Stato
borghese: la forza è dei deboli ed è op-
pressiva della libertà, la violenza è degli
eroi che, negata la forza, rendono pos-
sibile una società di uomini liberi; la forza,
potrebbe dirsi con Bergson, è della morale
« statica », la violenza della morale « dina-
mica », che è slancio ed eroismo. Il mito ca-
pace di alimentare, secondo il S., la lotta
di classe e di mantenerla in uno stato con-
tinuo d'incandescenza è lo sciopero (v.) ge-
nerale; il solo che possa tener desta la com-
battività del proletariato e segnare il pas-
saggio dalla società capitalista a quella socialista; che è molto di più e diverso di un passaggio: è
una « catastrofe », qualcosa di « grave, temibile, e sublime »
(ibid., p. 168), il risultato di una potente energia spirituale.
Né ha importanza che il mito si realizzi o no, in quanto il
suo valore è nell'essere suscitato di azione. Così il S. dà
alla lotta di classe e al socialismo una portata non più eco-
nomica ma spirituale; però il suo « mito », che prescinde
da ogni situazione di fatto e vuole essere l'espressione
dell'antintellettualismo, è anche esso una costruzione in-
tellettualistica e perciò una utopia nel senso non migliore
del termine.

Il S. ha avuto grande influenza sul movimento
sociale francese e anche sul comunismo russo come
pure, in Italia, sul fascismo (v.), che vide in lui, oltre
che un sociologo volontarista e di spiriti nietzschiani
e anche « dannunziani », il critico di Wilson (v.) e di
Versailles e il sostenitore delle rivendicazioni italiane.

Bibliografia6 opere
BIBL.: G. Perou, S. G., Parigi 1924; P. Perrin, Les idées sociales de S. G., ivi 1925; P. Angel, Essais sur S. G., I: De la notion de la classe à la doctrine de la violence, ivi 1936; J. de Kadt, S. G. Het einde van een mythe, Amsterdam 1938; P. Th. Neill, S.s social myth., in The modern schoolmann, 22 (1944-45), pp. 209-21; R. Humphrey, G. S., Cambridge, Mass., 1951.

Michele Federico Sciacca

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Testo originale: Enciclopedia Cattolica, vol. XI (1953), coll. 987–988.

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Sciacca, Michele Federico. “Sorel, georges.” In Enciclopedia Cattolica, vol. XI, coll. 987–988. Città del Vaticano: Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1953. https://azioneromana.com/it/article/sorel-georges.

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Sciacca, Michele Federico. “Sorel, georges.” Enciclopedia Cattolica, vol. XI, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1953, coll. 987–988. Azione Romana, https://azioneromana.com/it/article/sorel-georges.

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