Enciclopedia Cattolica vol. I, 1948 Letterature

APOLLINARE SIDONIO

Festa: 23 agosto

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SIDONIO APOLLINARE rimanda qui.

Noto anche come: inglese: Saint Sidonius Apollinaris; francese: Sidoine Apollinaire; latino: Gaius Sollius Modestus Apollinaris Sidonius

APOLLINARE SIDONIO. - Gaio Sollio Modesto A. S. n. a Lione, fra il 430 e il 433. Dopo il consueto corso di studi, in cui coltivò con particolare passione la poesia, sposò Papianilla, figlia di Avito, già prefetto delle Gallie, che nel 455 venne proclamato imperatore. A. S. l'accompagnò a Roma, dove ne pronunciò il panegirico il 1° genn. 456. Sconfitto Avito da Ricimero e morto nell'ott. 456, A. S. lesse il panegirico del successore Maggioriano. Caduto anche questi assassinato nell'ag. 461, il poeta trascorse il periodo dell'imperatore Severo nella quiete dei suoi possedimenti di Avitaeus. Rientrò nella vita politica nel 467, quando, assunto all'impero Antemio, fu mandato a lui ambasciatore dall'Alvernia; anche del nuovo sovrano pronunciò il panegirico a Roma il 1° genn. 468, e in compenso fu nominato prefetto di Roma e poi patrizio. Ritornato nelle Gallie, venne ad Arvernum (Clermont-Ferrand) e lavorò per riparare alle malefatte del prefetto Seronato; i cittadini, riconoscenti, lo elessero vescovo, vincendo le sue riluttanze, verso il 470. Ebbe un episcopato difficile, soprattutto a causa delle minacce di Eurico, re dei Visigoti, che agognava al possesso dell'Alvernia, di cui si impadronì nel 474. A. S., che era anche l'effettivo governatore civile dalla regione, subì la prigione e l'esilio; passò gli ultimi anni prodigandosi per il suo gregge, venerato dai fedeli e dai confratelli. Morì verso il 489, in chiesa, dove aveva voluto che lo trasportassero. Il Martirologio romano lo ricorda come santo il 23 ag.

L'attività letteraria di A. S. è tipico esempio di quella educazione superficiale che considerava la bella forma, prodotto dei ricercati artifici della scuola, fine a se stessa, senza saperla avvivare di sincera e forte ispirazione. Tale carattere mostrano i 24 carmi che costituiscono tutta la sua produzione anteriore all'episcopato. I più importanti sono i tre panegirici degli imperatori, già ricordati; vi sono poi due epitalami, elogi di città e di ville, brevi epigrammi, ecc. Abbonda l'elemento mitologico, mentre invano vi si cerca la nota cristiana, salvo nel XVI, indirizzato a Fausto vescovo di Riez. Fatto vescovo, stimò di dover dire addio alla poesia; le brevi composizioni in versi che inserì nella raccolta delle lettere sono in maggioranza d'ispirazione cristiana. Anche alle lettere, pubblicate durante l'episcopato, A. S. dedicò un'attentissima cura formale. In nove libri, usciti in varie riprese, ne raccolse 147, indirizzate ad amici; alcune furono scritte solo in vista della pubblicazione. Gli argomenti sono vari: congratulazioni, raccomandazioni, affari, ecc. Le 12 lettere del VI libro e le prime del VII sono dirette a vescovi. Non risulta che A. S. abbia eseguito il disegno annunciato (Ep. 9, 16) di comporre inni in lode dei Martiri. Andarono perdute: la traduzione latina del romanzo di Apollonio scritto da Filostrato, che A. S. dichiara (Ep.

8, 31) d'aver riveduto, e le contestatiunculae inviate al vescovo Megezio (Ep. 7, 3, 1), probabilmente preghiere per la Messa o prediche.

Gli scritti di A. S. non rivelano originalità di pensiero né vigore d'ispirazione, ma hanno notevole interesse storico-culturale dandoci notizie di personaggi politici e di chiesa, ma specialmente di retori e poeti, altrimenti sconosciuti, e rappresentandoci al vivo i costumi della società romana delle Gallie e dei barbari invasori. Presso i contemporanei e i posteri vicini essi godettero molta fortuna e furono largamente imitati. Tuttavia sarebbe far torto ad A. S. giudicarlo solo da quelli: mentre il letterato, ligo all'andazzo del tempo e alla scuola, ci appare vacuo e preoccupato solo di problemi esteriori, il vescovo è degno di stare a fianco di quei numerosi pastori del suo tempo che si mostrarono ben consapevoli della loro missione, promovendo, con saggezza e con forza, il bene del popolo nel primo assestamento dei rapporti fra la società romana e il mondo barbarico.

BBL.: Edizioni: PL 58; critiche di C. Luetjohann, in MGH, Auct. Ant., VIII, e di P. Mohr, Lipsia 1895 (Teubneriana). - Studi: L. A. Chaz, S. Sidoine Apollinaire et son temps, a voll., Clermont-Ferrand 1867-68; Th. Mommsen, Apollinaris Sidonius und seine Zeit, in Sitzungsberichte der hgl. Preuss. Akad. der Wiss., Berlino 1885, pp. 215-23; M. Schanz-C. Hosius-G. Krüger, Geschichte der röm. Liter., IV, 2°-3° ed., Monaco 1920, pp. 43-55; C. E. Stevens, Sidonius Apollinaire and his age, Oxford 1933; A. Loyen, Recherches historiques sur les panteyriques de Sidoine Apollinaire (Bibl. Ecole des Hautes Etudes, 283), 1942; id., Sidoine Apollinaire et l'esprit précieux en Gaule aux derniers jours de l'Empire, Parigi 1943. - Michele Pellegrino

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Di Michele Pellegrino

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Testo originale: Enciclopedia Cattolica, vol. I (1948), coll. 1641–1642.

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Pellegrino, Michele. “Apollinare Sidonio.” In Enciclopedia Cattolica, vol. I, coll. 1641–1642. Città del Vaticano: Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1948. https://azioneromana.com/it/article/apollinare-sidonio.

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Pellegrino, Michele. “Apollinare Sidonio.” Enciclopedia Cattolica, vol. I, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1948, coll. 1641–1642. Azione Romana, https://azioneromana.com/it/article/apollinare-sidonio.

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