TEATINI. - Prima, cronologicamente, delle Congregazioni di Chierici Regolari sorte nel sec. XVI, fu fondata in Roma il 14 sett. 1524 da S. Gaetano Thiene (v.), il quale ebbe come primi compagni: Gian Pietro Carafa, Paolo IV (v.) e già vescovo di Chieti (Teate donde il nome di T.), Bonifacio De’ GHISLERI, MICHELE (v.). Membri tutti e quattro dell’Oratorio romano del Divino Amore, miravano alla riforma del clero e del popolo cristiano mediante una vita sacerdotale esemplare e l’esercizio di un austero apostolato.
La fondazione, previamente approvata da Clemente VII con breve del 24 giugno 1524, non solo autorizzava i fondatori all’emissione dei voti, ma poneva l’Ordine nascente sotto l’immediata giurisdizione e speciale protezione della S. Sede; dava loro facoltà di ricevere, dopo un anno di prova, altri soggetti, di stabilire proprie costituzioni e conferiva loro i privilegi dei Canonici Regolari Lateranensi. Il 14 sett. successivo, tutti e quattro emisero la professione solenne nella Basilica Vaticana, e preposito fu eletto il Carafa. Dimorarono prima in Via Leonina presso S. Nicola ai Prefetti; quindi si trasferirono sul monte Pincio. Ospiti dei Chierici Regolari furono, tra altri, Lodovico da Fossombrone, seguace di Matteo da Buscio, e Paolo Giustiniani con Pietro Gabrielli da Fano ai quali il Carafa appianò presso la Corte le difficoltà per le riforme dei loro rispettivi Ordini da essi allora propugnate. Malmenati dalla soldataglia durante il sacco di Roma nel 1527, ripararono a Venezia, dove ebbero stabile sede in S. Nicola da Tolentino. Nel sett.
dei Settanta e nella revisione della Volgata e del Marti-
rologio romano. Nel 1588 i T., che fino allora avevano
avuto quale supremo organo direttivo l'anno capitolo
generale, eleggevano primo preposito generale il p. Giam-
battista Milani. Nel 1604 le Costituzioni elaborate nei
Capitoli generali venivano approvate da Clemente VIII
(28 luglio). Egregiamente commentate da A. Caracciolo,
il card. De Bérulle le fece ristampare a Parigi per gio-
varsene nella riforma ecclesiastica da lui promossa. Ag-
giornate e rivedute secondo il nuovo Codice, sono state
approvate di nuovo da Pio XII il 12 luglio 1948.
L'Ordine è diviso in province, case e residenze. Il
preposito generale è eletto per sei anni, per tre i prepo-
siti provinciali e locali. Caratteristico è il «vocalato»,
integrato dai padri eletti dal Capitolo generale in merito
alle loro doti personali; essi formano il Capitolo provin-
ciale a cui spetta, fra altri compiti, l'elezione dei delegati
per il Capitolo generale.
Dopo la morte del fondatore l'Ordine, che aveva
solo le case di Venezia, Napoli e Verona, ebbe da Paolo IV
la casa di S. Silvestro al Quirinale (1555) e si diffuse
poi rapidamente in Italia dove alla fine del sec. XVII
contava oltre cinquanta case. Meno rapida fu la diffu-
sione all'estero. Nella Spagna, che accolse i T. nel 1622,
si stabilì in Madrid, Saragozza, Barcellona, Salamanca,
Alcalá, Palma di Maiorca. Seguirono le fondazioni di Pa-
rigi (1647), Lisbona (1648), Monaco di Baviera (1662),
Praga (1663), Leopoli (Collegio Armeno, 1663), Varsavia,
Salisburgo (1663). Nel medesimo tempo i T. iniziarono la
loro attività missionaria. Parte importante nell'erezione del
Collegio di Propaganda Fide ebbe il p. Michele Ghisleri,
di cui era figlio spirituale il fondatore mons. Giambattista
Cives; ai T. furono affidati da Urbano VIII la direzione e
l'insegnamento degli alunni (1641). Nel 1626, guidati dal
ven. Pietro Avitabile, fondavano le missioni della Georgia
orientale e successivamente quella della Mingrelia, Guria
e Imeretia, dove per oltre 70 anni si prodigarono 41 reli-
giosi. Celebre fra questi è il p. GAETANO (v.)
a cui si deve la fondazione dei Collegi armeni di Costan-
tinopoli e di Leopoli, centro il secondo dell'unione degli
armeni alla Chiesa Romana. Altri missionari, condotti
dallo stesso p. Avitabile, nel 1646 si stabilivano a Goa
(Indie portoghesi) e di là nelle regioni di Golconda,
Idalcan, Gerlim, Coromandel. Il ven. Antonio Venti-
miglia evangelizzò il Borneo, mentre altri suoi confra-
telli si spingevano in Sumatra (1702) e fino a Meliapur
e Manila. Nelle condizioni politiche dell'Europa dell'800,
l'Ordine subì la sorte che fu comune alle altre famiglie
religiose. Alcune case d'Italia resistettero alle soppressioni
finché, per la protezione del b. Pio X, l'Ordine si ripren-
deva, ed oggi, con le case d'Italia, Spagna, Stati Uniti,
Argentina, Messico, Brasile, è in fiduciosa rinascita.
Nella nuova corrente della spiritualità cristiana i T.
vi sono rappresentati con il Combattimento spirituale del
p. Lorenzo Scuphol (v.), uno dei trattati fondamentali
della spiritualità moderna. Particolarmente venerata dai
T. è la Madonna della Purità, patrona dell'Ordine,
mentre le devozioni praticate sono quelle dell'abitino
ceruleo dell'Immacolata e del voto in favore delle anime
del Purgatorio illustrato e propagato dal p. Gaspare de
Olden (v.). L'Ordine continuò sempre nella originaria
sua cura dello splendore del culto divino e della vita litur-
gica, come si rivela nei trattati, quali il Tomasi
e il Merati e nelle magnifiche chiese costruite la più parte
da architetti teatini (Grimaldi e Guarini [v.]).
L'Ordine conta due santi: ANDREA AVELLINO, SANTO (v.); tre beati: Giovanni Marinoni
(v.), Paolo card. GUIDO D'AREZZO (v.) e Giuseppe card.
Tomasi e un numero cospicuo di venerabili. Ha
avuto un papa: Paolo IV (Carafa), 8 cardinali e oltre
250 vescovi per cui meritò nei primi tempi l'appellativo
di Seminario di vescovi. Altri poi in buon numero
hanno illustrato la scienza sacra e profana e le arti:
teologi (Diana, Pasqualigo, Verani), biblisti (Agelli [v.]),
liturgisti, orientalisti (Galano [v.], Lamberti), filosofi (Ven-
tura [v.]) storici (A. Caracciolo [v.], Silos, Paciaudi),
matematici, astronomi (Piazzi [v.], Cossali), architetti, pit-
tori (Zoccolini, Galletti).
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TEATINI - S. Gaetano con i suoi compagni fonda nella basilica di S. Pietro in Vaticano, i Chierici Regolari T. Tempera a C. Maiola (1625-64?) - Ferrara, chiesa di S. Maria della Pietà.
dello stesso anno Gaetano Thiene succedeva al Carafa quale preposito della Congregazione.
Ciò che contraddistingue sin dalla inizio la vita teatina fu di non aspirare a benefici ecclesiastici e di vivere in perfetta povertà senza possedere rendite nemmeno in comune, fidando nella Provvidenza per il sostentamento. Attesero i T. a promuovere nel clero e nel laicato la vita ascetica con la frequenza alla Comunione, allora assai poco praticata, e l'esercizio della carità verso i poveri ed ammalati, com'era anche nel programma Divino Amore (v.) da loro promosse ed assi-
stite. Si preoccuparono pure della purezza della dottrina cattolica e del decoro del culto, dedicandosi anche alla
revisione dei libri della liturgia romana giusta l'autorità
zazione avutane da Clemente VII (brevi del 24 giugno
1524 e 21 gen. 1529).
Dopo quasi un decennio di vita, i T., con breve del
7 marzo 1533, ricevettero da Clemente VII pieno stabi-
limento e approvazione. Nello stesso anno s. Gaetano,
il b. Giovanni Marinoni (v.) e altri soci fondavano la
prima casa in Napoli dove nel 1538 ebbero dal viceré
Pedro de Toledo la chiesa di S. Paolo Maggiore e vi
realizzarono un vasto programma di riforme. I novato-
tori Ochoino, Valdés, Vermigli trovarono in essi i più
risoluti avversari. Si prodigavano nell'ospedale degli In-
curabili, nella riforma dei monasteri femminili (Dome-
nicane della Sapienza, Francescane di S. Maria in Geru-
salemme, Convertite agli Incurabili) e nell'assistenza so-
ciale: il Monte di Pietà, da cui è derivato il Banco di
Napoli, ritiene quali suoi ispiratori il Thiene e il Mari-
noni. Cresciuti di numero i T. stettero sempre a fianco
della Sede Apostolica per la riforma della Chiesa. Nel
Concilio di Trento ebbe parte attiva il teatino inglese
Tommaso Goldwel (1500-85), vescovo di S. Asaph, a cui
furono affidate le scabrose questioni riguardanti l'Inni-
ghiterra; mentre in Roma i pp. Geremia Isachino e
Bernardino Scotti, poi cardinale, leto (v.) a importanti affari conciliari. Documentata è la
parte primaria avuta dai T. nella riforma del Breviario
sancita poi da Pio V (1568), come pure quella dei pp.
AGELIO (v.) e Vincenzo Massa nell'edizione greca.