MARIA, santissima - M. con il Bambino. Musaico d'arte italo-bizantina (sec. IX) - Roma, chiesa di S. Prassede, cappella di S. Zenone.
pp. 16-67), s. Alberto Magno (cf. J. Bittremieux, S. Alber-tus M. Ecclesiae doctor praestantissimus ma-riologus, in Ephe-merides theol. Lovanienses, 10 [1933], pp. 217-31), s. Bonaventura (cf. E. Chietini, Mariologia s. Bonaventurae, Sebe-nico-Roma 1942), s. Tommaso d'Aquino (cf. G. Rosch-lia marilogia di s. Tommaso d'Aquino, Roma 1950), S. Coto (cf. C. Balic, Ioannis Duns Scotti doctoris Mariani theologiae Marianae elementa, Sebenico 1933), Raimondo Lullo, Rai-mondo Giordano, Giovanni Gersone, s. Bernardino da Siena (cf. G. Folgarait, La Vergine Bella in s. Bernardino da Siena, Milano 1939), Ambrogio Spiera (cf. A. Poka, Doctrina Mariana in sermonibus magistri Ambrosii Spiera Tarvisini, Roma 1943), Dionisio Cartusiano, Bernardino de Bustis (cf. F. Cucchi, La mediazione universale della S.ma Vergine negli scritti di Bernardino de Bustis, Milano 1943). La questione della Immacolata Concezione, risolta in senso negativo da s. Bernardo e dai grandi dottori scolastici, fece tali progressi da riportare, verso la metà del sec. XV, un pieno trionfo. Anche la questione della mediazione mariana, da s. Bernardo in poi, ebbe notevoli svi-luppi. L'Assunzione di M. in anima e corpo alla gloria celeste, dopo alcuni dubbi sollevati nei secc. IX-XII, dal sec. XIII in poi fu comunemente ammessa come certa.
La marilogia aveva raggiunto queste mete, allorché sorse l'opposizione protestantica del sec. XVI. La marilo-gia tradizionale venne violentemente attaccata da Lutero, Calvino, Zuinglio e loro seguaci. Contro i novatori com-batterono valorosamente s. Roberto Bellarmino, s. Pietro Canisio con la sua opera polemica De B. Virginie incompa-rabili, s. Lorenzo da Brindisi con il suo aureo Mariale (cf. G. Roschini, La marilogia di s. Lorenzo da Brindisi, Padova 1951), G. B. Novati con l'opera De eminentia Deiparae, e il p. Ippolito Marracci, autore di moltissime opere marilogiche, strenuo difensore della Immacolata Concezione.
Dopo l'opposizione protestantica sorse, assai più pericolosa perché più subdola, l'opposizione giansenistica, di cui si possono distinguere tre periodi: quello iniziale, ossia dei giansenisti di Port-Royal, quello della codif-cazione dei vari errori giansenistici mediante i famigerati Monita salutaria B. Mariae ad cultores suos indiscretos di A. Windenfeldt (messi all'Indice nel 1676), e quello del-l'attuazione dei Monita salutaria nella riforma liturgica gallicana. Sono da annoverarsi tra i giansenisti Launoy (1603-78), Baillet (1649-1706), Tillemont (1637-1750) e sotto alcuni aspetti anche L. A. Muratori (1672-1750). Combatterono il giansenismo marilogico s. Luigi Gri-gnion da Montfort (1716), s. Alfonso M. de' Liguori (1787), G. Grasset (1618-92), E. Boudon (1624-1702), Bossuet (1628-1704), Bourdaloue (1632-1704), T. Raynaud (1583-1632), Giorgio De Rhodes (1661), Contenson (1641-174), P. Poiret (1584-1637). Vinto il giansenismo, si profilò l'idea della definibilità dell'Immacolata Concezione, a cui si giunse con la proclamazione di Pio IX nel 1854. Fu quella, dopo la definizione efesina della divina Maternità di M., la seconda pietra miliare della marilogia, un punto-di partenza e, più ancora, un punto di arrivo. Nel nuovo periodo ha inizio il progresso rigorosamente scientifico della marilogia, alimentato prima di tutto e in maniera-ricchissima dal Magistero ecclesiastico con le sue cincicliche e gli altri documenti. Si possono citare di Leone XIII le encicli. Magnae Dei Matris (8 sett. 1892), Tacuanda semper (8 sett. 1894), Adiutricem populi (5 sett. 1895), Augustis-simae Virginis (12 sett. 1897), dove la dottrina mariana viene riassunta sotto gli aspetti principali di Madre di Dio, Madre nostra, Mediatrice (cf. J. Bittremieux, Doctrina mariana Leonis XIII, in Eph. theol. Lovanienses, 4 [1927], p. 359 segg.); di Pio X l'encicli. Ad diem illum laetissimum (2 febbr. 1904) dove, in occasione del 50° anniversario della definizione dell'Immacolata Concezione, espone i frutti e i doveri che ne derivano; di Benedetto XV le lettere apostoliche: Inter sodalicia (22 marzo 1918) e Locarni intra fines (3 genn. 1919), che s'indugiano sugli argomenti della mediazione, di M., della maternità spirituale, della dispensazione delle grazie; di Pio XI le encicli. Lux veritatis (25 dic. 1931) e Ingravescentibus malis (29 sett. 1937) sulla maternità divina di M. e sul Rosario (cf. G. M. Roschini, La Madonna nel pensiero e negli insegnamenti di Pio XI, in Marianum, 1 [1939], pp. 121-72); di Pio XII, le encicli. Mystici Corporis (29 giugno 1943), Auspicia quaedam (10 maggio 1948), la cost. apost. Muni-ficentissimus Deus (10 nov. 1950 per la definizione della Assunzione di M.) e molteplici discorsi e radiomessaggi, con cui svolge, in meravigliosa sintesi dottrinale, gli argomenti della maternità divina, santità, mediazione, assunzione, regalità, culto di M. (cf. Le encicliche ma-riane, a cura di A. Tondini, Roma 1950, con completo elenco dei documenti mariani dal 1849 al 1950 a pp. 579-626). Si aggiungano le pubblicazioni di documenti patri-stici e liturgici, i congressi mariani di studio, le varie riviste teologiche.
III. Lo Stato attuale
La marilogia attualmente è in pieno sviluppo. In vari istituti universitari e facoltà teologiche sono state erette cattedre speciali, ove il Trac-tatus de B. Maria Virgine, separato dal trattato De Verbo-incarnato, è diventato organico e a sé stante. Sono nati così vari trattati sulla Madonna, tra i quali si devono ricor-dare quelli di Scheeben, Jamar, Van Combriggh, Lè-picier, Campana, Müller, Alastruey, Merkelbach, Neu-bert, Lennarz, Ceuppens, Roschini, Boyer, Bertetto. Varie monografie su diverse questioni marilogiche sono-state pubblicate da J. Bittremieux, Godts, M. Jugie, Lebon, J. M. Bover, C. Balic, G. Philips, A. Luis. Nel-l'intento di promuovere sempre più lo sviluppo scienti-fico della marilogia, sono sorte società marilogiche in varie nazioni, in Francia, nella Spagna, nel Portogallo, nel Canadà e negli Stati Uniti dell'America del nord.Gli studi di queste varie società vengono pubblicati nei loro relativi bollettini, che costituiscono una vera-miniera per la scienza mariana. A questi si aggiunge la rivista Marianum (Ephemerides marilogiae), pubblicata dal 1939 dai pp. Servi di Maria del Collegio internazionale S. Alessio Falconieri di Roma, ove è stato stabilito, dal 1940, un Centro mariano internazionale con varie-iniziative. Altro centro marilogico è la Commissione-

Maria, santissima - M. con il Bambino, Muszico d'arte italo-bizantina (sec. Ix) - Roma, chiesa di S. Prassede, cappella di S. Zenone.
mariana francescana, istituita nel 1946 e che ha già organizzato vari congressi mariologici assunzionistici.
IV. LE QUESTIONI MARIOLOGICHE NELLA TEOLOGIA
Le questioni mariologiche, trattate in teologia, possono dividersi in due serie: questioni di indole generale e questioni di indole particolare. Tra le questioni di indole generale dominano quelle sul modo di organizzare un trattato mariologico, le fonti della mariologia e i principi che la regolano, particolarmente il primo principio di tutta la scienza mariana. Le questioni di indole particolare trattano: a) dei privilegi di M.: maternità divina, concezione immacolata, immunità da ogni colpa, pienezza di Grazia, verginità perpetua, assunzione e glorificazione, culto; b) della sua missione: maternità spirituale, mediazione universale nella sua duplice fase, in quanto cioè significa cooperazione sia all'acquisto (corredazione) sia alla distribuzione di tutte le grazie, regalità.III. IL CULTO MARIANO.
Il culto mariano considerato in se stesso, ossia nella sua intima costituzione, abbraccia le questioni, che ne trattano la natura, gli elementi costitutivi, la legittimità, l'utilità e la necessità.
I. NATURA DEL CULTO MARIANO
Viene espressa dal termine tecnico iperdulia (cf. Sum. Theol., 3a, q. 25, a. 5), il quale significa un onore speciale, superiore a quello che si dà ai santi, tributato alla Vergine S.ma per la sua singolare eccellenza, quale Madre di Dio e quale Regina dei santi (cf. Denz-U, nn. 1225, 1316, 1570; CIC, can. 1255). Questo culto di iperdulia, reso a M., differisce solo di grado dal culto di semplice dulia, se si prende come motivo di tale culto la sua singolare santità, superiore di grado, non di specie, a quella degli altri santi; differisce invece di specie se si prende come motivo di tale culto la sua singolare dignità di Madre di Dio, la quale la colloca in un ordine a sé, specificamente superiore a quello in cui si trovano tutti gli altri santi (cf. Sum. Theol., 2a-2a, q. 103, a. 3, a. 4, ad 2). Hanno errato per eccesso i collidiani i quali, come attesta s. Epifanio (Adv. haer., III, haer. 78; PG 42, 735), tributavano alla Vergine un culto di latria o di adorazione dovuto a Dio solo. Hanno errato invece per difetto gli antidicomarianiti (sec. iv), i protestanti (sec. XVI sgg.) e i giansenisti, i quali hanno rigettato come superstizioso, idolatrico o almeno eccessivo il culto tributato a M.II. ELEMENTI COSTITUTIVI
Tre principalmente sono gli atti o elementi costitutivi o integranti del culto mariano, corrispondenti ai tre principali titoli di eccellenza propri della Vergine S.ma, vale a dire: la venerazione, l'invocazione e l'imitazione. Quale Madre del Creatore e delle creature, ella è degna di una speciale venerazione; quale mediatrice fra il Creatore e le creature, ella è da invocarsi con la più illimitata fiducia; quale Tutta Santa per annotomasia, piena di grazia e di virtù, ella è da imitarsi in modo particolare.Il culto di speciale venerazione, fondato sulla singolare grandezza di M., ha le sue solide basi sia nella S. Scrittura che nella tradizione. Dal Vangelo appare che l'angelo Gabriele (Lc. 1, 28) e s. Elisabetta (Lc. 1, 42) le rivolgono parole piene di venerazione profonda, parole echeggiate poi da tutti i secoli cristiani nei rozzi dipinti delle catacombe fin dal sec. II-III, nella liturgia, nei vari templi
eretti, fin dal sec. IV, in suo onore e in modo speciale negli scritti dei Padri e dei Dottori d'ogni secolo.
Il culto speciale di invocazione, fondato sulla singolare grandezza di M., trova solide basi nella antica tradizione della Chiesa. In un papiro egiziano che, secondo l'esame paleografico del Lobel, risale al sec. III, pubblicato dal Roberts (in Catalogue of the Greek and Latin Papyri in the John Rylands Library, III, Manchester 1938, n. 470), è contenuta la notissima preghiera Sub tuum praesidium, entrata poi nella liturgia romana, ambrosiana, bizantina e copta, preghiera che è tutta un'invocazione

fiduciosa al presidio della Madre di Dio per essere liberati da tutti i pericoli. Nel sec. IV, s. Gregorio Nazianzeno (m. nel 389) racconta il fiducioso ricorso di una vergine cristiana a M. (Or. XXIV in laudem s. Cypriani: PG 35, 1181). Verso la fine dello stesso secolo, s. Ambrogio esortava le vergini a ricorrere alla Vergine per antonomasia (De instit. virg., nn. 86-88: PL 16, 339 sg.).
Il culto di speciale imitazione, fondato sulla singolare santità di M., fu messo in grande rilievo da s. Ambrogio, il quale asserì che «la vita di M. da sola è scuola per tutti», e perciò esorta tutti ad imitarla (De Virgin., II, c. 2, n. 9, 15; c. 3, n. 19: PL 16, 221-23). In modo tutto particolare la Vergine S.ma, nell'antichità cristiana, venne proposta come modello delle vergini. Così, nelle catacombe di Priscilla, sulla Via Salaria, in un cubicolo del sec. III, v'è rappresentato un vescovo il quale, nell'atto d'imporre il sacro velo ad una vergine, le addita come modello M. S.ma ivi dipinta col bambino Gesù in seno. Non è mancato chi, come Erasmo di Rotterdam, seguito da Lutero e da altri, esagerando questo elemento di culto, è arrivato a dire che l'attuale imitazione della Vergine S.ma appartiene all'essenza del culto mariano. I cattolici comunemente ritengono che, quantunque il vero culto di M. senza il proposito o un certo desiderio di imitarla non sia neppure concepibile, l'attuale imitazione di lei, tuttavia, non è essenziale al suo culto, e ne è piuttosto il frutto.

III. LEGITTIMITÀ DEL CULTO MARIANO
La legittimità del culto prestato alla persona di M. appare dalla singolarissima ed impareggiabile eccellenza della medesima, essendo Madre di Dio, «piena di grazia», «benedetta fra tutte le donne». Per la legittimità del culto al Cuore di M. V. voce relativa. La legittimità del culto (relativo) prestato alle religie della Vergine (qualora ne fosse provata l'autenticità), negato con particolare acrimonia dai protestanti, appare da quella legge psicologica che spinge a venere non solo la persona, ma anche le cose che le sono appartenute (Sum. Theol., 3ª, q. 25, a. 6). La legittimità del culto (relativo) tributato alle immagini di M. S.ma (negato dagli iconoclasti [sec. VIII] e dai protestanti), oltreché dalle decisioni dei concili (Concilio Niceno II e Concilio Tridentino, sess. XXV), dall'uso antichissimo della Chiesa e dai prodigi da esse operati, appare legittimato dal fatto che l'immagine, in quanto immagine (non in quanto è una cosa materiale) costituisce una sola cosa con colui che essa rappresenta, al quale pertanto va a terminare l'atto di culto.IV. UTILITÀ
L'utilità del culto mariano risulta chiaramente dagli innumerevoli benefici sia individuali che sociali derivanti dal medesimo. I benefici individuali si estendono alla vita (fonte di grazie, segno di predestinazione), alla morte (assistenza speciale) e dopo la morte. I benefici sociali invece riguardano la società domestica (sorgente di Grazia), la società civile (progresso del vero, del bello e del buono, mediante il progresso delle scienze, delle arti e dei buoni costumi) e la società religiosa ossia la Chiesa (progresso e custodia della vera fede e dei buoni costumi).Ma oltreché utile, il culto mariano appartiene anche moralmente necessario per raggiungere l'eterna salvezza, contrariamente a quanto insegnò Ludovico Antonio Muratori (Epistolario, ed. di Michele Campori, IV, Modena 1901, lett. 1273, pp. 1471-80), confutato specialmente da s. Alfonso M. de' Liguori il quale concludeva: «Onde si fa mal prognostico di taluno che vive abitualmente alieno da tal divozione» (Selva, ed. napol. 1871, app., punto II, p. 230). Che un certo culto verso M. S.ma sia necessario per salvarsi appare dal CIC (can. 1276), dalla prassi liturgica e dal fatto che un tale culto costituisce un elemento fondamentale nella vita cristiana» (Pio XII, nel radiomessaggio al Congresso nazionale mariano argentino del 12 ott. 1947), essendo la Vergine S.ma vera Madre di Dio e madre nostra, mediatrice di tutte le grazie.
V. LITURGIA MARIANA.
I. ORIGINE E PRIMO SVILUPPO DEL CULTO LITURGICO DI M. IN ORIENTE E OCCIDENTE. — La storia del culto liturgico primitivo della Madonna può esser divisa in due periodi: I. Dall'età apostolica al Concilio di Efeso (431); II. Dal Concilio di Efeso all'epoca carolina.
1. Dall'età apostolica al Concilio di Efeso (431)
È il periodo preparatorio che termina in un vero culto liturgico. In questa evoluzione si deve bendistinguere tra venerazione, forme di culto anche liturgico e feste propriamente dette. E si deve dire subito che per trovare una vera festa mariana si deve discendere alla seconda metà del sec. IV in Oriente, e al sec. VI in Occidente. Per chi riflette come si formò il calendario ecclesiastico nell’antichità cristiana, questo ritardo non fa meraviglia; e a spiegarlo non è affatto necessario ricorrere, come qualcuno ha pensato, a pretese cautele, volte a impedire confusioni pericolose, in un mondo ove il culto della grande madre degli dèi, Cibele, era divulgatissimo. Il calendario ecclesiastico si è andato formando fin dall’epoca apostolica, intorno ad un punto centrale: Cristo e i misteri della Redenzione; in un secondo momento, dal sec. II in poi, vi si inseriscono i testimoni di Cristo, i martiri. E neanche tutti i misteri della Redenzione ebbero subito un’espressione liturgica; basti pensare al Natale, che come festa liturgica non è anteriore al sec. IV.
Se però manca nei primi tre secoli una festa liturgica della Madonna, non manca affatto, e fin dal tempo apostolico, una grande venerazione verso di lei, considerata come madre del Salvatore. Tale venerazione aveva il suo fondamento nella stessa S. Scrittura. Gli Atti degli Apostoli la presentano unita ai discepoli nell’attesa dello Spirito Santo (Act. 1, 14). I Padri Apostolici (Ignazio, Ephes., VII, 2; Smyrn., 1, 1) mettono in rilievo la sua divina maternità. Durante il sec. II, Giustino a Roma, Ireneo a Lione e Tertulliano a Cartagine, partendo dal parallelo Adamo-Cristo, inculcato con tanta forza da S. Paolo (Rom. 5, 12-21), sviluppano il parallelo analogo: Eva-M. (B. Capelle, La liturgie mariale en Occident, in Maria. Etudes sur la ste Vierge, Parigi 1949, p. 217; per la tradizione patristica prima del Concilio di Efeso, le principali testimonianze sono state raccolte da A. D’Ales, in DFC, III, coll. 155-87). L’antichissima formula del simbolo battesimale (II sec.) richiamava di continuo ai fedeli la grandezza di M. come vergine e madre del Salvatore: Natum ex Maria Virgine. Vari apocrifi del Nuovo Testamento, soprattutto il Protoevangelo di Giacomo, hanno pagine leggendarie, ma piene di poesia e di ammirazione per la Madonna. Tutto ciò sta a dimostrare la singolare venerazione delle prime generazioni cristiane verso di essa. Un riflesso significativo di tale venerazione, e una testimonianza insieme della fiducia nella intercessione della Madonna, l’offrono i copiosi monumenti dell’arte funeraria romana dei secc. II e III, con le immagini della Madonna nelle catacombe (cf. G. Belvederi-G. Bovini, La catechesi di S. Pietro e il «Credo» della Chiesa antica dell’arte paleocristiana, Città del Vaticano 1950, pp. 48-53). A proposito della invocazione della Madonna è di particolare significato la preghiera Sub tum praesidium, ritrovata in un papiro copto del sec. III, e che pertanto è ritenuta come la preghiera mariana più antica (cf. C. Cecchelli, op. cit. in bibl., I, Roma 1946, pp. 305-308).

poesia e di ammirazione per la Madonna. Tutto ciò sta a dimostrare la singolare venerazione delle prime generazioni cristiane verso di essa. Un riflesso significativo di tale venerazione, e una testimonianza insieme della fiducia nella intercessione della Madonna, l’offrono i copiosi monumenti dell’arte funeraria romana dei secc. II e III, con le immagini della Madonna nelle catacombe (cf. G. Belvederi-G. Bovini, La catechesi di S. Pietro e il «Credo» della Chiesa antica dell’arte paleocristiana, Città del Vaticano 1950, pp. 48-53). A proposito della invocazione della Madonna è di particolare significato la preghiera Sub tum praesidium, ritrovata in un papiro copto del sec. III, e che pertanto è ritenuta come la preghiera mariana più antica (cf. C. Cecchelli, op. cit. in bibl., I, Roma 1946, pp. 305-308).
Non molto posteriori sono da ritenersi alcuni veri dorati, nei quali la Vergine è rappresentata in mezzo a due santi, talvolta in mezzo agli apostoli Pietro e Paolo come personaggio superiore ad essi (R. Garrucci, Vetri ornati di figure in oro, Roma 1858, tav. IX, 6, 7).
Si aggiunga poi il fatto che con il diffondersi, dal sec. III in poi, dell’ideale della vita ascetica, la Madonna fu considerata, soprattutto per la sua verginità e obbedienza, come il modello delle vergini cristiane. In un celebre affresco del cimitero di Priscilla, conosciuto come rappresentazione d’una velatio virgini (sec. III), il vescovo addita alla vergine consacrata, come modello da imitare, la Madonna assisa in cattedra e con il bambino Gesù in grembo. Potrebbero essere commentato a tale pittura le parole che s. Ambrogio, parlando della Madonna, rivolgeva alle vergini consacrate: «Hanc imitamini, filiae» (De instit. virgini, cap. 14: PL 16, 340). Un’altra osservazione: lo sviluppo del pensiero teologico intorno a Cristo durante il sec. IV mise sempre più in evidenza la parte essenziale dovuta alla Madonna nella Redenzione, e contemporaneamente si accrebbe sempre più il concetto della sua somma santità. È della prima metà del sec. IV l’espressione πανταχής (= tutta santa), usata per la Madonna (primo esempio in Eusebio, De ecclesiastica theologia, III, 16: CB, XIV, p. 174, lin. 31), espressione che diverrà poi comune nella letteratura bizantina. Per avere finalmente un’idea dello sviluppo che la pietà mariana raggiunse durante il sec. IV,
2. Dal Concilio di Efeso all'epoca carolina
Il Concilio di Efeso, con la solenne proclamazione della maternità divina di M., segna un punto decisivo per lo sviluppo del culto mariano. Si osserva tale sviluppo attraverso tre elementi principali: le chiese a lei dedicate; le sue immagini poste in venerazione; le varie feste mariane.a) Le chiese. — Dal Concilio di Efeso in poi, in Oriente e in Occidente, sorgono e si moltiplicano ovunque chiese dedicate alla Madonna. Se ne ricordano alcune principali. Due chiese in Palestina durante il sec. V, una a Gerusalemme sul luogo additato come il sepolcro della Vergine, una sul Monte Garzium. In Alessandria di Egitto, l'antica chiesa patriarcale, eretta sotto il patriarca Alessandro (313-54), nel sec. V, era dedicata certamente alla Madonna. A Ravenna la basilica di S. Maria Maggiore risale al tempo dell'arcivescovo Ecclesio (521-34). Più ampie notizie sulle varie chiese mariane postefesse, in Oriente e in Occidente, sono state raccolte da C. Cecchelli (op. cit., 1, pp. 243-73). A Roma il più antico catalogo di chiese, quello aggiunto all'itinerario De locis sanctis martyrum, del sec. VII (R. Valentini-G. Zucchetti, Codice topografico della città di Roma, II, Roma 1942, pp. 119-22), elenca quattro chiese mariane: Basilica quae appellatur Sancta Maria Maior, cioè S. Maria Maggiore, la celebre basilica dell'Esquilino, eretta da Liberio (352-66), rinovatata da Sisto III (432-40), che la decorò di meravigliosi musei tuttora esistenti e che devono considerarsi come il monumento storico del Concilio efesino; Basilica quae appellatur Sancta Maria antiqua, eretta nel Foro romano, che sembra essere la chiesa mariana più antica in Roma; Basilica quae appellatur Sancta Maria Rotunda, cioè il Pantheon, trasformato in chiesa da Bonifacio IV (608-15), da lui dedicata alla B. Vergine e a tutti i martiri; Basilica quae appellatur Sancta Maria Transtiberim, cioè l'antico titolo di Callisto, che almeno nel sec. VI era già dedicato alla Vergine. Nel corso dei sec. VII e VIII non vi è città in Oriente e in Occidente che non abbia una chiesa dedicata alla Madonna. Un'omelia già attribuita a S. Cirillo Alessandrino (m. nel 444), ma che invece non è altro che una compilazione del sec. VII-IX (cf. A. Ehrard, Eine unechte Marienhomilie des hl. Cyrill V. ALEXANDRÉION, in Röm. Quart., 3 [1889], pp. 97-113), offre questa preziosa testimonianza: «Salve, Maria Deipara,... propter quam in civitatibus, in pagis et insulis orthodoxorum fundatae sunt ecclesiae» (PG 77, 1034).
b) Le immagini. — Con la erezione e dedicazione di chiese alla Madonna, entrò in uso anche il culto delle sue immagini. Celeberrima in Oriente quella attribuita a S. Luca e che l'imperatrice Eudossia inviò da Gerusalemme a Pulcheria, a Costantinopoli, nel 451 (Hodegteria), che divenne poi il tipo di innumerevoli immagini mariane. A Roma una scoperta recente, fatta nella chiesa di S. Maria Nova, ha riportato in luce un'immagine della Madonna, che deve provenire da S. Maria Antiqua, e che si fa risalire al sec. V (cf. P. Cellini, Una Madonna molto antica, in Proporzioni [estratto], 1950, n. 3). Da questa epoca in poi le immagini della Madonna poste in venerazione sono sempre più numerose, in Occidente (vedi, p. es., quella del museico absidale di Parenzo, sec. V) e più ancora in Oriente.
c) Le feste. — La festa mariana preefesina, in Siria e a Costantinopoli, era in relazione con il Natale. Durante il sec. V e VI appaiono in Oriente varie altre festività mariane: Purificazione (v.) ANNUENCIAZIONE (v.), che però erano considerate come feste del Signore, Natività (v.) e quella della Dormizione e Assunzione di M. (v.). Quest'ultima assume ben presto un posto di preminenza tra le feste mariane e l'imperatore Maurizio, verso il 600, ne prescrisse la celebrazione in tutto l'Impero alla data del 15 ag.
In Occidente non si riscontra alcuna festa mariana anteriore al sec. V. sec. VI. Ne fa testimonianza S. Gregorio di Tours (m. nel 594): «Huius Mariae festivitas sacra, mediante mense undecimo celebratur» De gloria martyrum, cap. 9: PL 71, 713).

si tengano presenti le devotissime Precationes ad Deiparam di s. Efrem siro (m. nel 373), da lui scritte forse per uso liturgico dei suoi
Dato che l'anno si iniziava con il mese di marzo, il mese
undecimo era il genn. Difatti in alcune recensioni del
Martirologio geronimiano (Martyr. Hieronymianum, p. 34), si
trova, al 18 genn. questo annunzio: Depositis sanctae Ma-
riae; la festa però, come si sa da testi liturgici gallicani, si
riferiva alla Madonna in generale, senza relazione a qualche
Mistero particolare. Anche in Spagna si trova una Festi-
vitas Sanctae Mariae celebrata in die, dunque nel quadro
dell'Avvento. Il X Concilio di Toledo (646) ne impose di
autorità la data: 18 die, otto giorni prima del Natale.
A Roma, la «feria IV quattuor temporum Adventus»,
la cui celebrazione è del sec. VI, ha elementi mariani evi-
denti. Verso la stessa epoca vi è una commemorazione
particolare della Madonna nell'ottava del Natale (10 genn.).
L'Octabas Domini, che si celebrava in S. Maria Rotunda
(Pantheon), presentava formulari prettamente mariani,
che in parte sussistono tuttora e che si riferiscono princi-
palmente alla maternità divina. Quanto però alle quattro
grandi feste mariane: Purificazione, Annunciazione, As-
sunzione, Natività, al tempo di s. Gregorio Magno erano
ancora assenti nella liturgia romana. Sullo scorcio invece
del sec. VII, non solo esse erano state già accolte nei libri
liturgici dell'Urbe, ma vi avevano acquistata una grande
solennità. Ne è prova una costituzione di Sergio I (687-
701), riferita nel Liber Pont. (I, p. 379): «Constituit,
ut diebus adnunciationis Domini, dormitionis et nativi-
tatis Dei genitricis semperque virginis Mariae ac sancti
Simeonis, quod Ypapanti Greci appellant, litania exeat
a sancto Hadriano et ad sanctam Mariam populos occur-
rat». Sergio I dunque rese più solenni quelle feste, che
però dovevano esser già in uso da un certo tempo. Si è
cercato di precisare come e quando esattamente le dette
feste siano entrate a Roma. La spiegazione più probabile
sembra questa: nei primi decenni del sec. VII vari gruppi
di monaci orientali, in seguito alle invasioni dei Persiani
e degli Arabi, migrarono dalla Palestina, Siria ed Asia
Minore a Roma. È un fatto che mentre nessun monastero
orientale esisteva a Roma al tempo di s. Gregorio Magno,
nel Sinodo romano del 649 compariscono gli abati di
tre monasteri orientali costituiti nella città (Mansi, X,
p. 903 sg.). È chiaro che questi monaci portarono con sé
i loro libri ed usi liturgici. Così sembra logico pensare che
le quattro grandi feste mariane, già in uso in Oriente, da
questi monasteri di monaci orientali di Roma siano pas-
sate, verso la metà del sec. VII, nell'uso del clero romano
(cf. F. Antonelli, La festa dell'Assunzione nella liturgia
romana, in Studia Mariana, Atti del Congresso nazionale
mariano dei Frati Minori d'Italia, Roma 1948, p. 232 sg.).
Comunque sia, l'introduzione delle dette feste nei libri
liturgici romani, attesa la diffusione che questi ebbero,
soprattutto in seguito alla adozione che ne fece Carlo-
magno, fu un elemento decisivo per la rapida diffusione
delle stesse feste in tutto l'Occidente.
Riassumendo, si può dire che il Concilio di Efeso
determinò un rigoglioso e rapido sviluppo del culto
liturgico della Madonna in Oriente e in Occidente.
Chiese a lei dedicate sorsero ovunque, tanto che
all'epoca carolina se ne contavano in ogni città o
paese; le immagini mariane poste in venerazione si
moltiplicarono in Occidente e più ancora in Oriente;
durante il sec. VI si trova finalmente una festivitas
sanctae Mariae anche nella Gallia, in Spagna, a
Roma; nello stesso tempo si organizzano in Oriente
le quattro grandi feste mariane le quali, durante il
sec. VII, trovano larga ospitalità nella liturgia romana,
e da qui, nel secolo seguente, si diffondono rapida-
mente in tutto l'Occidente.
II. M. NELLA LITURGIA OCCIDENTALE DAL ME-
DIOEVO AI GIORNI NOSTRI. —
I. Il medioevo
Per ilculto e la devozione a M., il medioevo costituisce
un'epoca d'oro: da una parte l'indagine teologica,
specialmente dei grandi scolastici, penetra sempre
più nel profondo della posizione unica di M. nel
piano divino della Redenzione, giungendo a stabilire
4. - ENCI

Maria SS.m. - Madonna orante. Rilievo bizantino in marmo (sec. xi) - Ravenna, chiesa di S. Maria in Porto.
CLOPEDIA CATTOLICA. - VIII.
MAMIA SS.MA - Madonna orante. Rilievo bizantino in marmo
(sec. XI) - Ravenna, chiesa di S. Maria in Porto.
D'altra parte, anche il senso cristiano del popolo
fu sempre maggiormente attratto dalla grandezza e
magnificenza della Madre di Dio, e così venne a
formarsi, nel medioevo, una somma di devozioni
mariane che penetrarono profondamente in tutta la
vita religiosa e profana, ecclesiastica e civile.
Sin dal sec. IX le chiese dedicate alla Madonna si
moltiplicano senza limiti; da notare che specialmente
molte cattedrali ebbero il titolo di Maria Assunta. Anche
le chiese dedicate ad altri titoli avevano almeno uno o
più altari in onore della Madonna. Anche le campane
si dedicano al suo nome. Come nome battesimale (da
quando sorge tale usanza) il nome di M. supera di gran
lunga anche quello dei santi più popolari. Nel basso me-
dioevo si diffonde per vaste plage di Europa la gentile
usanza di costruire edicolle sacre mariane, nelle città e nelle
campagne. Sorgono santuari mariani, mete di più pelle-
grinaggi, ordinariamente di carattere locale o regionale;
più noti, fra gli altri, Puy-en-Velay in Francia, Loreto
(dal sec. XV) in Italia.
Cresce in infinito, anche prima dell'invenzione della
stampa, la letteratura devota mariana; la predicazione
ama mettere in evidenza la grandezza e la pietà della
Madonna; i più rinomati oratori e missionari medievali:
s. Bernardo, s. Bernardino da Siena e tanti altri, dedicano
a M. interi cicli di predicazioni o conferenze. Pie leggende diffondono la fiducia in M.; le arti e mestieri si organizzano in confraternite mariane, solennizzano le sue feste, le erigono chiese, oratori, altari; le arti (pittura, scultura) traggono dalla pietà mariana le più grandi di esse e belle ispirazioni.
Intere famiglie religiose si gloriano di una pietà mariana particolare, come i Cistercensi e Pre-mostrantesi; soprattutto i due grandi Ordini mendicanti, Domenicano e Fran-cescano, diventano i più forti propagatori mariani dell'epoca, diffondono anche certe devozioni particolari (co-rona, i gaudì di M.); i Serviti nascono allo scopo di dilagare la venerazione dei dolori di M.; anche altre famiglie religiose o ordini cavallereschi si pongono sotto la sua protezione.
Tutto questo immenso movimento mariano medievale, di natura piuttosto devozionale-privata, o paraliturgica, ha evidentemente anche un grande influsso diretto sulla liturgia stessa. Sin dal sec. IX si incomincia a considerare un giorno della settimana, cioè il sabato, come dedicato particolarmente alla Madonna. Dal sec. X in poi si hanno le prime tracce dell'Officium parvum, da recitarsi in un primo tempo ogni sabato, e soprattutto dai devoti laici. Ma poi i Cistercensi e i Camaldolesi lo sussurrano anche nella recita comune, dopo l'Ufficio divino, seguiti anche da canonici e altre comunità ecclesiastiche; s. Pier Damiani ne diventa fervido propagatore e urbane II lo prescrive in coro dopo l'Ufficio divino per tutti i sabati. L'Officium parvum restò per il medioevo la forma più popolare, anche per le confraternite, di venerare M. Nel sec. XII poi appariscono, in varie forme, le prime litanie popolari della Madonna, mentre quella detta «lauretana», perché diffusasi da Loreto, data soltanto del sec. XV e XVI.
Tra le formole di devozione mariana primeggiano nel medioevo l'Ave Maria e la Salve Regina. La prima (sol-tanto le parole della S. Scrittura, con l'aggiunta «Jesus») si trova come formula di preghiera usuale sin dal sec. XII; si incomincia a completarla con varie invocazioni, che prendono poi la forma attuale, sin dal sec. XIII; ma l'introduzione ufficiale nella liturgia spetta a s. Pio (1568). I Greci e i Serviti ritengono ancora l'uso medievale primitivo, senza il «Sancta Maria...».
I laici, ad imitazione del Salterio davidico, usavano presto unire 150 Ave in una recita; ed anche un altro numero minore e con varie invocazioni e aggiunte; ecco l'origine delle varie corone e del Rosario, che raggiunsero verso la fine del medioevo la forma attuale e che rimasero carissime al popolo. L'altro formulario mariano prediletto nel medioevo fu la Salve Regina, nota già prima di s. Bernardo; molte confraternite medievali sorsero sotto il titolo del Salve; i Domenicani la cantano ancora solennemente alla fine di Laudi e Vespro. Da non dimenticare poi gli innumerevoli inni, sequenze (celeberrimo lo Stabat Mater), gli Uffici ritmici in onore della Madonna, e, più popo-lari, le laudi e le sacre rappresentazioni. Dal sec. XIII in poi incomincia anche la pratica detta oggi Angelus Domini; in un primo momento ci fu solo il suono delle campane al mattino, poi, soprattutto da quando, nel 1456, Calisto III lo prescrive espressamente anche a mezzogiorno per pregare contro il pericolo turco, ebbe per scopo, con le invocazioni aggiunte, di venerare il mistero dell'Incarnazione; ma soltanto durante il sec. XVI anche il suono della sera fu considerato, con quello al mattino e a mezzodì, come devozione unitaria mariana. Superfluo dire che durante questo periodo, così profondamente mariano, anche le feste mariane antiche diventarono sempre più solenni, spesso con vigilia ed ottava, mentre se ne aggiunsero dappertutto altre, sotto i più svariati titoli, testimoni della fiduciosa pietà cristiana verso M.
3. L'epoca recente e lo stato attuale
Anche questo periodo, caratterizzato dalla grande apostasia del sec. XVI, dalla restaurazione cattolica dei secc. XVI e XVII, dalla definitiva repressione del pericolo turco (secc. XVII e XVIII) e poi dalle profonde rivoluzioni, che sin dal sec. XVIII sconvolsero popoli e Stati, è contrassegnato in modo consolantissimo e provvidenziale da un mirabile movimento mariano, tuttora crescente. Esso è basato, come è doveroso, sopra una più accurata elaborazione speculativo-teologica del mistero di Cristo e della Chiesa, dal quale scaturisce necessariamente sempre più limpida e grandiosa la figura della Madre di Dio.Grandi teologi, fra essi alcuni santi «mariani», come, p. es., S. Roberto Bellarmino, s. Francesco di Sales, s. Luigi M. Grignion de Montfort, s. Alfonso M. De' Liguori, prepararono il terreno alle ultime definizioni mariane dell'Immacolata Concezione e dell'Assunzione in anima e corpo della Madonna (Pio IX, 1854; Pio XII, 1950), verità già largamente credute e professate, come attesta la liturgia, l'arte e la pietà popolare. L'Immacolata soprattutto diventò l'oggetto prediletto della pietà cristiana (anche per reazione antiluterana), soprattutto durante la restaurazione cattolica e l'epoca barocca. Ne sono testimoni eloquenti le innumerevoli immagini, anche di sommi artisti, dell'Immacolata, e, in molte regioni, i caratteristici monumenti (colonne statuarie) nelle piazze, eretti spesso durante il periodo del pericolo turco, e, sopra ogni altra cosa, monumento vivo e costruttivo, le con-grazioni mariane, nate a Roma nel 1563 e che costituiscono un continuato e sempre rinnovato apostolato mariano in tutto il mondo e fra tutti i ceti sociali. Così la devozione all'Immacolata venne a formare, in questi ultimi secoli, una sezione particolare, e assai feconda e popolarissima, della pietà mariana. Innumerevoli sono le più associa-zioni, le famiglie religiose recenti sotto la sua invoca-zione, le chiese dedicate a questo suo mistero e le preghiere e devozioni speciali, indulgenziate. Dopo la solenne definizione del 1854 si ebbe una grandiosa conferma celeste nelle apparizioni di Lourdes (1858), diventato rapidamente santuario di fama mondiale, che continua, con le sue guarigioni scientificamente controllate, ad essere un faro della pietà mariana. Parallelamente alla devozione all'Immacolata venne a svilupparsi anche quella al suo purissimo e immacolato Cuore, venerato già anteceden-temente in forma privata e in varie parti. Spetta a s. Giovanni Eudes (m. nel 1680) aver introdotto per la prima volta il culto liturgico pubblico al Cuore di M., devo-zione che prese profonde radici nel popolo cristiano; molte confraternite fiorenti, soprattutto per la conver-sione dei peccatori (Parigi, Montmartre), sparse per tutto il mondo, ne sono testimoni. Finalmente, durante la se-conda guerra mondiale, Pio XII, con la solenne e pubblica consacrazione del mondo al Cuore immacolato di M. (1942), e con la conseguente estensione della festa alla Chiesa universale (1944), diede anche a questa devozione mariana il suo pieno riconoscimento pubblico litur-gico.
Durante l'epoca barocca poi si diffuse molto, anche

Maria SS.xıa - Vergine Annunciata (sec. xili) - Monastero di Milinava.
fuori d'Italia, il culto alla Madonna di Loreto; le cappelle «laureate», sempre con una statua conforme all'originale e portata da Loreto, sono sparse per il mondo. Contemporaneamente si diffusero le litanie «laureate», diventate poi l'unica litania mariana ufficiale della Chiesa. Durante il sec. XVIII poi, sempre dall'Italia, si osserva la diffusione su vasta scala dell'immagine della Madre del Buon Consiglio (Gonzazano di Roma), accolta dal popolo con grande fiducia.
In questa stessa epoca, sempre in Italia, ebbe origine la pia pratica del maggio mariano, che si diffuse, agli inizi del sec. XIX, per il Belgio, la Svizzera, i territori austro-ungheresi, e poi per tutta la cristianità, uno che attira tuttora il popolo intorno agli altari della Madre di Dio. Nell'emigrante meridionale (Sud-America) la stessa pia pratica si esegue in diec., mese, in quelle plage, primaverile, mentre il maggio cade in pieno inverno.
Ma anche certe pratiche mariane popolari del medioevo continuarono a fiorire nell'epoca moderna. In primo luogo occorre nominare il Rosario mariano, la preghiera mariana più popolare che esista, e sempre portata a nuovo vigore nei grandi pubblici travagli della cristianità. Le vittorie sopra il Turco, il tremendo pericolo latente per secoli, sono legate alla preghiera del Rosario. La vittoria di Lepanto (1571), la cacciata dei Turchi da Vienna (1683) e dall'Ungheria (1716), sono i punti culminanti di questa epopea del Rosario. La sua festa fu concessa appunto nel 1571, ed estesa alla Chiesa nel 1716. Anche recentemente, nei gravi pericoli dei tempi nostri, si assiste ad una vigorosa ripresa del Rosario. Leone XIII lo raccomandò vivamente in una serie di encicliche (1881, 1891, 1895, 1896) come recentissimamente Pio XII (1951), e sin d'allora l'uso di dedicare alla Madonna un secondo mese dell'anno, l'ott., come mese del Rosario, è diventato generale. Innumerevoli sono le pia associazioni intitolate al Rosario, anche con diversi scopi (riparazione, suffragio ecc.). Si è acquistato fama mondiale il santuario del Rosario, a Pompei, fondato dal pio laico avv. Bartolo Longo (1887), ed è noto a tutti come la stessa M., apparsa a Fatima (1917) e anche altrove, va raccomandato espressamente la pia recita del suo Rosario.
Un'altra devozione di origine medievale, che ha resistito ai tempi, è quella dello scapolare. A quello primitivo carmelitano si sono aggiunti vari altri scapolari in onore della Madonna, e il loro uso, reso più facile con la sostituzione di una medaglia, permessa da Pio X (1910, 16 die.), si mantiene vivo e fruttuoso. La raccolta ufficiale delle indulgenze (Enchiridion indulgentiarum, ed. 1950) presenta una immensa varietà di devozioni particolari e di preghiere indulgenziate in onore di M. La pietà cristiana non cessa di produrre sempre altri nuovi fiori, ed è impossibile accennare a tutti. Come è anche assolutamente impossibile elencare o numerare le iniziative di ogni genere, gli istituti scientifici, caritativi, scolastici, oppure le famiglie religiose: congregazioni, sodalità, associazioni, istituti secolari ecc., con scopi che comprendono tutta la possibile attività umana e cristiana, nati nell'epoca moderna, e che si sono messi sotto uno qualunque dei mille titoli o invocazioni mariane possibili. La pietà cristiana non cessa di venerare la divina Madre con immutata fiducia ed anche sotto nuovi titoli. Per terminare, si ricorda una istituzione mariana di carattere internazionale, cioè i congressi mariani internazionali, incominciati nel 1902 e continuati, fino al 1914, ogni due anni, poi ripresi, di cui l'ultimo si celebrò a Roma nel 1950.
Una cosa è certa: il culto prestato alla divina Madre nella Chiesa cattolica, per vastità e grandiosità, si presenta veramente come culto di perduria, pur restando sempre nettamente distinto dal culto di latria, dovuto unicamente a Dio stesso. È uno dei fenomeni più grandi della storia interna della Chiesa, e costituisce, nel suo sviluppo storico attraverso i secoli, costante e logico, dal primo germe scritturale alla posizione odierna, un argomento validissimo per la perenne vitalità della Chiesa stessa.
4. Feste mariane della Chiesa universale (stato attua-
le). — Attualmente la Chiesa universale è celebrata in tutto 17 feste mariane (senza contare le vigili e ottave); genn., apr., maggio e giugno ne sono completamente privi.
FEBBRAIO: 2, Purificazione, tra le quattro feste primitive, doppio di IIa classe. 11, Apparizione dell'Immacolata (Lourdes), doppio maggiore; prima concessione (per Lourdes) 1890; estensione alla Chiesa universale: Pio X, 1907 (13 nov.). — MARSO: 25, Annunciazione, tra le quattro feste primitive, doppio di Ia classe, Sette Dolori (festa mobile, Venerdì di Passione), doppio

Rui. de la Bibliothèque nationale, Maron 1811, Sec. 26)
maggiore. Celebrazione medievale (prima notizia, Colonia, 1423), diffusasi per molti luoghi, estesa alla Chiesa universale da Benedetto XIII nel 1727 (22 apr.). — LUGLIO: 2, Visitazione, doppio di IIa classe, festa di origine orientale, introdotta dai Frati Minori nel 1263, estesa alla Chiesa universale nel 1389 (6 apr.). 16, M. del Monte Carmelo, doppio maggiore, originariamente festa propria dei Carmelitani, estesa alla Chiesa universale nel 1726 (23 sett.). — AGOSTO: 5, Dedicazione di S. M. «ad Nives», doppio maggiore, festa particolare della basilica di S. Maria Maggiore di Roma, di cui ricorda la dedicazione, assunta poi da altre chiese, estesa alla Chiesa universale da S. Pio V. — 15, Assunzione, massima festa mariana, doppio di Ia classe con ottava comune, fra le feste mariane primitive; ha vigiliata e ottava sin dal sec. VIII. 22, Immacolato Cuore di M., doppio di IIa classe, festa già celebrata in varie date e luoghi, ma estesa alla Chiesa universale da Pio XII, nel 1944 (4 maggio); supplisce al giorno ottavo dell'Assunzione. — SETTEMBRE: 8, Natività, fra le feste primitive, doppio di IIa classe, con ottava semplice. 12, Nome di M., doppio maggiore, festa imposta alla Chiesa universale da Innocenzo XI nel 1683 (25 nov.) in ricordo della liberazione di Vienna dall'assedio dei Turchi; fu celebrata la domenica entro l'ottava della Natività di M., fissata da Pio X alla storica data della liberazione. 15, Sette Dolori, doppio di IIa classe. Festa medievale, favorita dai Serviti, celebrata la terza domenica di sett., estesa alla Chiesa universale da Pio VII nel 1814 (18 sett.), da Pio X in ricordo del suo giubileo sacerdotale (1908) elevata a doppio di IIa classe, fissata poi al 15 sett., sostituendo il giorno ottavo della Natività. 24, M. della Mercede, doppio maggiore, festa particolare dei Mercedari, estesa alla Chiesa universale da Innocenzo XII nel 1696 (22 febbr.). — OTTOBRE: 7, Sacratissimo Rosario, doppio di IIa classe. Festa nata nelle Confraternite del s. Rosario, e celebrata la prima domenica di ott., concessione di Gregorio XIII del 1573 (1 apr.), in ricordo della vittoria di Lepanto (7 ott.); estesa alla Chiesa universale da Clemente XI nel 1716 (13 ott.) in ricordo della vittoria sopra i Turchi a Pietrovaradino (5 ag. 1716); doppio di IIa classe, Leone XIII, nel 1888 (5 ag.); fissata alla data storica del 7 ott. da Pio X nel 1914. 11, Maternità di M., doppio di IIa classe. La divina maternità di M. fu proclamata nel Concilio di Efeso, il 22 giugno 431; una festa particolare, in diverse date, appare durante il sec. VIII; Pio XI, in ricordo del 15° centenario del Concilio, estese la festa alla Chiesa universale, fissandola alla data 11 ott.
(6 genn. 1932). - Novembre: 21, Presentazione, festa di origine orientale, forse come anniversario della dedicazione di «S. Maria nuova» a Gerusalemme, sotto Giustiniano nel 543; appare in Occidente nel sec. XI, fu celebrata nella curia papale di Avignone nel 1373, e accettata a poco a poco da tutta la Chiesa; doppio maggiore. - Dicembre: 8, Immacolata Concessione, doppio di 1 classe, con ottava comune; festa imposta alla Chiesa universale da Sisto IV nel 1476 (27 febbr.); l'ottava è del 1693, la vigilia del 1879. Dopo la definizione del dogma della Concezione immacolata (1854) diventata una delle feste mariane più popolari.
5. Alcune feste mariane, «pro aliquibus locis»
Dopo la riforma di Pio X (1911-14) il numero delle feste mariane dell'appendice del Messale romano, «pro aliquibus locis», fu ridotto a 21; le più note fra esse sono (secondo la data): Sposalizio di M. (23 genn.), festa apparsa già nel 1413 a Chartres, e approvata da Paolo II; Madre del buon Consiglio (26 apr.), titolo che godette grande devozione, soprattutto nel sec. XVIII: si tratta di un'immagine di M. affrescata e apparsa miracolosamente a Genazzano, come la tradizione vuole, il 25 apr. 1467; la prima concessione della festa è del 1727; M. Ausiliatrice (Auxilium christianorum, 24 maggio), festa introdotta con decreto del 16 sett. 1815 da Pio VII, in ricordo del suo felice ritorno a Roma (24 maggio 1814): grandissima diffusione ebbe questo titolo da s. Giovanni Bosco; Mediatrice di tutte le grazie (31 maggio): prima concessione, ad istanza del card. Mercier arcivescovo di Malines, del 21 genn. 1818, festa accettata da moltissime chiese e famiglie religiose; Madonna delle Grazie (e simili titoli, 9 giugno e altre date), titolo di molti santuari mariani, alle volte rinomati anche al basso medioevo; Patrocinio di M. (2° o 3° domenica di nov., ma anche in varie altre date): concesse sin dall'inizio del sec. XVIII, spesso in ricordo di certe grazie pubbliche attribuite alla Madonna; Traslazione della s. Casa di Loreto (10 dic.): la festa fu concessa soltanto nel 1632 e estesa allo Stato pontificio nel 1725, da Pio X soppressa, venne restituita da Benedetto XV nel 1916 e imposta a tutta l'Italia; Aspettazione del Parto (18 dic.), detta anche Festa della O (in questa data hanno inizio le antifone «O»); festa che ricorda una delle più antiche festività mariane dell'Occidente; continua in Spagna, e da qui diffusa per molti luoghi. Dopo le soppressioni di molte feste mariane particolari in occasione della riforma di Pio X, esse sono state riprese da molte chiese e famiglie religiose. Il noto liturgista F. G. Holweck è riuscito a raccogliere in una poderosa opera: Calendarium liturgicum festorum Dei et Dei Matris Mariae (Filadelfia 1925) tutte o quasi tutte le feste mariane esistenti nel mondo cattolico con notizie storiche: sono più di 1025.Per la storia, e ancora più per la psicologia della devozione mariana popolare, è assai interessante notare i titoli mariani che sono i più venerati con feste proprie: M. Agonizantium, Auxiliatrix, Mater boni Consilii, Consolatrix (de Consolatione): innumerevoli furono le feste, sotto varie denominazioni, del Cuore di M. (Cor purissimum, immaculatum ecc.), prima dell'estensione alla Chiesa universale; Gratiarum; Humilitas, de Itria (si tratta della celebre icone costantinopolitana della Odigitria), Mater nitas, De Pace (Regina Pacis), Patrocinium, de Pietate (Mater dolorosa), de Providentia, Refugium peccatorum, Salus infirmorum, de Victoria; ma i titoli con massima diffusione sono: Divini Pastoris Mater, Miracolorum; de Misericordia e de Succursus (de bono et perpetuo succursus). Da questi titoli si vede come la Madonna è venerata soprattutto come la grande benefattrice della cristianità, nelle difficoltà corporali e spirituali, la vera Madre degli uomini.
III. M. NELLA LITURGIA ORIENTALE DAL SEC. V IN POI. - Se gli inizi della dottrina mariologica e le prime effusioni di pietà mariana sono da ricercarsi nell'Oriente cristiano, lo stesso deve dirsi del culto liturgico della Madre di Dio. La prima festa mariana è conosciuta da un lezionario armeno (cf. F. C. Conybeare e A. J. Maclean, Rituale Armenorum, and the East Syrian Epiphany rites, Oxford 1905, p. 526)
ad uso degli Armeni stabiliti a Gerusalemme; fu scritto verso l'anno 450 e porta la notizia: «15 ag. è il giorno di M. Theotokos. Al terzo miglio da Betlemme si recita Ps. 132, 8; Is. 7, 10-15; Gal. 3, 29-4, 7; alleluia, Ps. 110, 1; Lc. 2, 1-7». Inoltre un'omelia di Crisippo, sacerdote di Gerusalemme, tenuta in un giorno di festa della Madonna ai suoi fratelli monaci di S. Eutimio, illustra le tre letture della Messa, Isaia, Paolo e Luca, che corrispondono esattamente alle pericope del lezionario armeno. Crisippo fu ordinato sacerdote verso il 455 e morì nel 479. L'omelia fu pubblicata da M. Jugie (PO 19, 336-43). Su questo problema V. B. Capelle, La fête de la Vierge à Jérusalem au V° siècle, in Le Muséon, 56 (1943), pp. 1-33. E più antica forse è la «memoria della Theotokos» celebrata dopo la festa dell'Epifania o dopo quella di Natale quando questa fu introdotta in Oriente, prima in Siria poi presso gli altri Orientali, festa che, come quella di Gerusalemme, celebra la maternità divina della purissima Vergine (cf. A. Raes, Aux origines de la fête de l'Assomption en Orient, in Orient. christ. per., 12 [1946], pp. 268-74). In Oriente sorse e si stabilirono prima le grandi feste, l'Annunciazione nel sec. VI, l'Assunzione ca. l'anno 600, la Natività, la Presentazione, la Concezione nel sec. VII. Le invocazioni e gli inni a M. vengono introdotti nella liturgia orientale; l'inno Sub tuum praesidium, ad es., è la versione di un originale greco del sec. III (cf. F. Mercener, L'Antenne mariale grecque la plus ancienne, in Le Muséon, 52 [1939], pp. 229-33) e l'inserzione del nome di M. nel Memento dei santi alla Messa è riferita da Filossono di Mabbug (dopo il 522). Il grande mistero della maternità divina di M., proclamata solennemente al Concilio di Efeso (431), riempiva l'anima degli Orientali di stupore e di ammirazione: come può M. contenere in sé l'Infinito, come può nascere da essa l'Innato, come può chiamare figlio suo il Figlio di Dio? Eguali sentimenti provocano la sua maternità verginale e la sua purezza inviolata. Onde sorge l'immensa fiducia con la quale s'invoca la sua intercessione presso Dio per tutti i bisogni degli uomini. Queste sono le tre idee che pervadono le invocazioni, preghiere ed inni delle liturgie orientali. Però non tutte hanno raggiunto lo stesso livello di pietà né lo stesso sviluppo nel culto liturgico. La liturgia caldea celebrata dai nestoriani, che negavano a M. il titolo di Madre di Dio, è la meno ricca; la liturgia armena, già assai ricca, è sorpassata dalla sìra e dalla maronita, come la superano ancor più la copta e l'etiopica; la bizantina, elaborata definitivamente a Costantinopoli, vera città di M., trascende tutte le altre liturgie nel suo culto per la Madre di Dio.
I. Liturgia bizantina
Le feste mariane comuni del rito sono: la Natività (8 sett.), la Presentazione (21 nov.), l'Incontro con Simeone e la Purificazione (2 febbr.), l'Annunciazione (25 marzo), la fondazione di Costantinopoli (11 maggio), la Deposizione della preziosa veste nel tempio delle Blacherne (2 luglio), la Dormizione (15 ag.), il Trasporto della cintura nel tempio Calicopratia (31 ag.), il Sabato dell'inno acatisto (5° settimana di Quaresima). Molte immagini venerate nei santuari hanno la loro festa e il loro Uffizio liturgico; da citare fra le più celebri presso i Greci la «Eunagelistria» a Tinos, la fonte di vita a Costantinopoli (cf. L. Petit, Bibliogra-phie des acolouthies grecques, Bruxelles 1926, pp. 151-79). Presso i Russi: la Iverskaja (13 ott.), la Kazanskaja (22 ott. e 8 luglio), la Consolazione degli afflitti (24 ott.), l'Apparizione della Madre di Dio a Novgorod (27 nov.), la Vladimirska (21 maggio, 22 giugno e 26 ag.), la Tichvinskaja (26 giugno), la Hodigitria di Smolensk (28 luglio), la Donskaja (19 ag.); si aggiunge la grande festa della «Pokrov», non più nel calendario dei Greci, ma assai celebrata dagli Slavi. Presso i Ruteni: la Pocaevskaja (8 sett.), la Zirovitskaja (7 maggio). Presso gli italo-albanesi, la Hodigitria e la Madonna di Grottaferrata. Nell'Uffizio settimanale, la Madre è celebrata la domenica accanto al suo Figlio sorso, e anche il mercoledì e il venerdì; ma il mercoledì è più specialmente dedicato alla Madre di Dio. Nell'Ufficiatura quotidiana non vi è ora nella quale uno o più tropari non siano cantati in onore di M. Si manifesta così una devota esuberanza a cantare le sue lodi o a supplicarla: in ogni litania essa è l'oggetto di una domanda, in ogni anno è celebrata nell'ultima strofa; non esiste quindi una cerimonia senza una invocazione a M.; nella S. Messa essa è commemorata già alla Procomedia con la deposizione in suo onore di un pane sul discos accanto all'Angello, poi nelle numerose litanie, con un theotokion dopo il piccolo Introito, con il canto dell'"Αξιόδου έστι» al Memento dei Santi durante l'anafora; e ad ogni incensazione dell'iconostasi si rende onore alla sua immagine. Fra gli inni mariani meritano una menzione speciale i versi «dogmatici», chiamati così perché proclamano la dottrina delle due nature in Cristo, della sua incarnazione e della maternità divina di M. Il mese di M. è quello di ag., nel quale il popolo ama cantare il piccolo uffizio chiamato «Paraclisis».6. Liturgia armena
Feste fisse: Natività, Presentazione, Concezione, Purificazione, Annunciazione. Feste mobili: Assunzione (la domenica la più vicina al 15 ag.), Trasporto del velo della Madre di Dio (sesta domenica del periodo di Pentecoste), Trasporto della cintura (terza domenica del periodo dell'Assunzione). Durante la settimana, l'Uffizio del mercoledì ricorda più particolarmente M. S. Ma. Nell'ufficiatura quotidiana le menzioni di lei si trovano quasi a tutte le Ore; il Magnificat si canta all'Ora del mattino; anche nella S. Messa vi sono alcune brevi suppliche. Ma soprattutto negli inni della feste sette i privilegi della Madre di Dio sono celebrati con parole ardenti e varietà abbondante di espressioni.7. Liturgia sive a maronita
Il periodo dell'anno liturgico, precedente il Natale si chiama Annunciazione ricorda in sei domeniche successive l'annuncio a Zacchira, l'annuncio a Maria, la visita a Elisabetta, la natività di s. Giovanni Battista, la rivelazione a s. Giuseppe, la genealogia del Messia. Le feste annuali sono: la Natività, la Presentazione, la Concezione, le Felicitazioni (26 dic.), la Purificazione, l'Annunciazione, la Visitatazione (presso i soli maroniti, 2 luglio), l'Assunzione. Più particolari sono le feste mariane che cadono il 15 del mese: Nostra Signora delle semenze (genn.), delle spighe o della raccolta (maggio), delle vigne (ag.), la dedica della prima chiesa alla Madonna (giugno), la sua memoria (sett.).Il mercoledì di ogni settimana la Madre di Dio viene specialmente celebrata nel Vespro, nell'ora di Mattino e di Terza. Nell'Ufficio divino quotidiano si trovano in suo onore un inno al Vespro, il seda del primo Not
e della Visitazione (quest'ultima il 21 giugno). I malabaresi seguono in tutto il calendario della Chiesa romana. Presso i restoriani serve per le diverse feste mariane un solo Uffizio divino. Nelle Ore dell'Uffizio divino sono piuttosto rare le suppliche a M. S.ma; spesso una strofa di un inno, talvolta una domanda nella kàràzìtà, regolarmente una invocazione nelle preghiere finali. Il mercoledì si canta un inno alla Madonna nel Notturno e dove occorre cantare uno dei 71 qàlè dè-ìùrànè, la penultima strofa celebra M. S.ma. Nella S. Messa si fa di essa un breve ricordo dopo la deposizione dei doni sull'altare, nel Memento dei Santi e nel hùttàmà finale per i defunti. Mai i restoriani dànno a M. il titolo di Madre di Dio, la chiamano Madre di Cristo; ma poiché vedono in lui più che un uomo, non esitano a esaltare la sua madre con i titoli più diversi e fastosi ed a riconoscere i suoi esimi privilegi, in special modo Giorgio Wardà, poeta del sec. XIII (cf. G. P. Badger, The Nestorians and their Rituals, II, Londra 1852, pp. 70-71).
8. Liturgia copta ed etiopica
Non contenti di celebrare tutte le grandi feste mariane, Natività ecc., i copti e gli etiopi festeggiano la Madre di Dio il 21 di ogni mese e hanno un numero rilevante di feste particolari. Anche nell'ufficiatura quotidiana non si recita una Ora o un Notturno senza cantare almeno un theotokion di composizione molto antica (cf. O. H. E. Burmestcr, The Canonical Hours of the Coptic Church, in Or. Christ. per., 2 [1936], pp. 78-100). Dagli etiopi le invocazioni e i saluti (salàm) sono ancora più numerosi, anche per il fatto che con grande libertà introducono nei loro Uffizi ogni sorta di poesia liturgica (almeno presso i dissidenti). Occorre tuttavia menzionare un libro contenente unicamente gli inni consacrati alla Madre di Dio e perciò chiamato Theotokia o Wèddàsè Màrìàm, diviso secondo i sette giorni della settimana; questi inni sono cantati anzitutto nel mese di Chioak (dic.; cf. A. Mallon, Les Theotokies, in Rev. de l'Orient chrét., 9 [1904], pp. 17-31, e ad imitazione di questo, un altro libro composto in ge'ez da Giorgio l'Armeno, L'Argànona Dèngèl; cf. la versione tedesca di S. Euringer, Die Marienhafte, in Oriens Crist., 3a serie, 2 [1927], pp. 120-45, 338-55; 3-4 [1929], pp. 79-108, 248-78; 5 [1930], pp. 202-31; 6 [1931], pp. 60-89, 209-39).Nella S. Messa, oltre un ricordo nel Memento dei santi, nell'omologia prima della Comunione e nell'ultima benedizione è notevole l'inno: «Tu sei il turibolo d'oro», che si canta durante l'incensazione al principio delle Lezioni. Più curioso è il fatto che gli Etiopi hanno composto due delle loro anafore in onore della Madonna, una chiamata comune, l'altra di Ciriaco di Behnesà, maniera audace di associare la Madre al sacrificio eucaristico dal suo Figlio.
IV. Iconografia mariana.
I. La «Madre di Dio»
Nell'iconografia cristiana antica l'immagine di M. appare quale «Madre di Dio» EPIFANIA (v.) dipinta nell'arco della cosiddetta cappella greca, in Priscilla (J. Wilpert, Practio panis, Parigi 1866, pp. 24-25, tav. 7; Enc. Catt., V, col. 422). In questa scena, così frequente nell'arte cimiteriale si fa in pittura che in scultura, M., velata, è assisa in cattedra, di profilo, mentre è di fronte in Domitilla (Wilpert, Pitture, tav. 116, 1 e 141), nell'atto di presentare ai Magi il Bambino Gesù. Nello stesso cimiterio di Priscilla si trovano ancora: a) l'immagine di M., velata e assisa, che sostiene il Bambino Gesù ed ha alla sua destra un profeta (Balaam o Isaia) che addita la stella (id., loc. cit., pp. 52, 175, tav. 22; per la datazione della pittura è preferibile quella di P. Styger, cioè le fine del sec. II [Die römischen Katakomben, Berlino 1933, p. 123 sgg.]); b) l'immagine che offre il più antico esempio dell'Annunciazione (Wilpert, Pitture, p. 187 e tav. 45, 2); c) l'immagine nel cubicolo detto della velata (data dal Wilpert alla fine del sec. III o all'inizio del IV) che rappre-
turno, il Magnificat con megalinari nel Mattino. In genere in molti inni le ultime strofe celebrano la Madonna, i santi e i defunti. Meritano una menzione speciale gli inni (telfobjot) attribuiti a Rabbülâ di Edessa, atrenuo
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senta M. assisa con il bambino Gesù tra le braccia (id., loc. cit., tav. 81), che alcuni, invece, hanno ritenuto una semplice scena di maternità (O. Mitius, Ein Familienbild aus der Priscillakatakombe, Friburgo in Br. 1895; tesi combattuta dal Wilpert in Erlebnisse und Ergebnisse im Dienste der christl. Archiol., ivi 1936, pp. 86-93).
Queste immagini cimiteriali di M. con il Bambino mostrano come l'iconografia primitiva ha sempre rappresentato M. Vergine quale «Madre di Dio», Theotokos, «MHTHP EEOY», «Sancta Dei Genetrix», come si legge in altre due rappresentazioni posteriori: a) quella di M. con il Bambino e la scritta «Sancta Dei Genetrix», rinvenuta da A. Bosio in una nicchia nel cimitero di S. Valentino sulla Flaminia (A. Bosio, Roma solterr., Roma 1632, pp. 576 e 579) e dal Marucchi attribuita al tempo di papa Teodoro (642-49); b) quella simile, pure dentro una nicchia, con uguale scritta, e verosimilmente della stessa età, nel cimitero di Panfilo sulla Salaria veter (E. Josi, Il cimitero di Panfilo, in Riv. di arch. crit., 1 [1924], pp. 75-79).
Il «M. ADVOCATA» — Alla metà del sec. IV, MAGGIORASCATO (v.) di Via Nomentana si trova l'immagine frontale di M. orante, vestita di tunica e dalmatica, con collana di perle e pietre preziose e orecchini di perle; e con dinnanzi il Bambino in tunica purpurea, tra due monogrammi R. a. affrontati (Wilpert, Pitture, tavv. 207-209). È l'immagine di «M. advocata» come insegna s. Ireneo (Contra Haeres., 5, 19; PG 7, 1175). A quest'immagine un'altra ne va aggiunta, assai più tarda, di grandezza naturale, COMMODIANO (v.), sul sepolcro della vedova Turtura: M., assisa su trono gemmato, tiene il Bambino sulle ginocchia tra i due martiri locali Felice e Adautto; quest'ultimo è in atto di presentare la defunta.
III. «M. REGINA» — Nell'arte non cimiteriale, cioè nei musaici dell'arco trionfale di S. Maria Maggiore, M. appare quale «Regina», vestita come la figlia del Fa- raone nei musaici della navata, cioè con diadema, col- lana, orecchini e vesti tempestate di gemme, sia nella Annunciazione che nella Adorazione dei Magi, nella Pre- sentazione al Tempio e dinanzi al re Afrodisio (v. EFESO, Enc. Catt., V, tav. fuori testo). M. tra i martiri e quindi «Regina Martyrum» figurava nella parete interna d'in- gresso della basilica di S. Maria Maggiore in Roma, come attesta il carme di Sisto III (432-40), conservato dalle Sillogi epigrafiche (G. B. De Rossi, Inseript. Christ., II, 1888, p. 71). J. Strzygowski propose di riconoscere il tipo di «M. Regina» in un aureo rappresentante Flavia Massima Fausta Augusta, datato tra il 317-24 (altri invece vi vedono un'analogia con un aureo della zecca di Costantinopoli raffigurante l'imperatrice Licinia Eudossia, moglie di Valentiniano III (437-55)). Alla seconda metà del sec. VI appartiene l'affresco, purtroppo frammentario, di «M. Regina» in S. Maria Antiqua al Foro Romano, assisa in trono fra due angeli adoranti (Wilpert, S. Maria Antiqua, in L'Arte, 13 [1910], pp. 1-20; id., Mosaiken, tavv. 133-34). Ivi pure un'altra immagine di M., assisa, porta l'iscrizione verticale MARIA REGINA (W. De Grüneisen, S. te Marie Antique, Roma 1911, p. 110, fig. 84). L'immagine di M. Regina si trova pure nella cappella argentea di Grado, del sec. VI (A. Morassi, Antica oreficeria ita- liana, Milano 1936, pp. 33, 67).
Il p. L. Bruzza segnalò che, secondo un documento del 587, nella basilica di S. Maria in Trastevere era un sacello dedicato alla B. Vergine (Regesto della chiesa di Tivoli, in Studi e Documenti di Storia e Diritto, 1 [1880], p. 130). Più tardi, nell'itinerario De locis sanctis mar- tyrum, si attesta che nella metà del sec. VII si venerava in detta basilica una «imago sanctae Mariae, quae per se facta est» (R. Valentini e G. Zucchetti, Codice topogr. della città di Roma, II, Roma 1942, p. 122); evidentemente si tratta della stessa del documento precedente. L'attuale immagine, detta di S. Maria della Clemenza, esistente nella Cappella Altemps, rappresenta M. Regina assisa in trono tra due angeli; ai piedi della Vergine è prostrato un papa, forse Giovanni VII. L'immagine è attribuita al sec. VIII con rifacimenti posteriori dei sec. XII e XV (Wilpert, Mosaiken, tav. 274). Un'immagine della Ma-

donna "quae Antiqua dicitur" è ricordata anche presso la Basilica Vaticana in una descrizione della seconda metà del sec. viII (R. Valentini e G. Zucchetti, op. cit., p. 9
pert, Sarcofagi, 111, pp. 52-54). Sulle ampolle di Monza si hanno esempi di M. in trono, sostenente il Bambino tra i Magi e i pastori (R. Garrucci, op. cit., tavv. 433, nn. 7, 9; 434, 1). Il soggetto sarebbe stato tolto, secondo Ch. Diehl, dalla rappresentazione esistente sulla facciata della basilica di Bethlehem (Manuel d'art Byzantin, I, 2a ed., Parigi 1926, pp. 311-312). Tipica è la rappresentazione nei musei di S. Martino «in caelo aureo», poi S. Apollinare nuovo, in Ravenna (496-523) dove la Vergine è assisa in trono con il Bambino sulle ginocchia tra quattro angeli. A questo tipo si ricollegano: l'avorio di Berlino (Venturi, I, pp. 506-508, fig. 384); il museo absidale del duomo di Parenzo (535-543); il museo absidale di S. Maria in Domnica, a Roma, dove è in trono, tra due cori di Angeli e ai piedi il papa redifficatore, Pasquale I (817-824; G. B. De Rossi, Musici cristiani, Roma 1872-93, tav. 23); il museo contemporaneo della cappella di S. Zenone in S. Prassede, dove M. è in trono tra gli Apostoli Pietro e Paolo (Wilpert, Mosaiken, tav. 115); la Vergine in trono con il Bambino, a Costantinopoli, a cui Costantino offre il modello della città e Giustiniano quello di S. Sofia (A. M. Schneider, Die Hagia Sophia zu Konstantinopel, Berlino 1938, fig. 59-60); la Vergine, tra gli angeli Michele e Gabriele (sec. XI), a Dafni. Nella volta del presbiterio di Notre-Dame-la-Grande, a Poitiers, dalla parte orientale, sta M. in trono, con il Bambino sulle ginocchia, dentro una riquadratura ovale contenente un'iscrizione, di cui rimane solo la parola Matri, da integrare forse con «in gremio Matris resident sapientia Patris»; come a Notre-Dame-des-Pommiers, a Beaucaire nel Gard, dove in alto volano due angeli e in basso stanno tre santi per ogni lato; l'affresco è del sec. XII (P. Deschamps, Les peintures du chœur de Notre-Dame-La-Grande de Poitiers, in Comptes Rendus de l'Acad. des Inscr. et Belles Lett., 1949, pp. 288-292). M. in trono è pure a S. Demetrio di Salonicco (Ch. Diehl, op. cit., p. 102, fig. 91); e nell'abside di S. Sofia a Costantinopoli (id., loc. cit., p. 473, fig. 230). Così M. tra due angeli adoranti si ritrova nella pala d'argento di Cividale, donata dal patriarca Pellegrino II (1195-1204); nel trittico di bronzo dorato del Victoria and Albert Meusel, con la scritta MP ÖY (sec. XII); nella pittura, del tempo di Onorio III (1216-127), sulla parete d'ingresso alla cosiddetta Platonica «in Catacumbas» (Wilpert, Mosaiken, tav. 262, 3). M. in trono, con il Bambino coronato (Cristo Re) sulle ginocchia, tra due angeli, si trova a Modena in una miniatura del sec. XIII della Biblioteca Estense (cod. lat. 461). La stessa immagine anche in sigilli, come quelli del card. Ranieri (m. nel 1252) e dell'Università dei carcerati pisani a Genova (1284-1300). Una statua M. Regina è quella della cattedrale di Solsona (A. Kingsley Porter, Spain or Toulouse? and other questions, in Art Bulletin, 7 [1924-25], pp. 3-25) e quella lignea del duomo di Altari (P. Toesca, Storia dell'arte italiana, II, Torino 1927, fig. 556).
Il tipo di M. Regina tra angeli adoranti si ritrova pure in una delle placchette eburnee del paliotto del duomo di Salerno della prima metà del sec. XIII. Costantinopoli ca. il 520 ebbe tre centri di venerazione della B. Vergine: alle Blachere, a Calchopratia e agli Hodeghi (Teodoro Lettore, Hist.: PG 86, 165-68); nelle prime due si veneravano il nastro o la cintura della B. Vergine; agli Hodeghi l'immagine di M. con il Bambino in braccio, che Eudossia avrebbe inviato da Gerusalemme all'Imperatrice Pulcheria; è l'immagine detta Hodigitria (böööööööööööööööööööööööööööööö, conduttrice, attribuita in seguito a S. Luca (Teo-fane Kerameus, Omelia 20: PG 132, 410; Niceta Aco-minato: PG 139, 744). Cl. Henze informando l'interpretazione corrente del passo del De Trinitate di S. Agostino (8, 5, 76: PL 42, 932) ha ritentato attribuire a S. Luca la prima immagine dell'Hodigitria (Lucas der Muttergotter-s-maler. Ein Beitrag zur Kenntnis des christlichen Orients, Lovanio 1948). Recentemente sotto un'immagine su tavola di M. con il Bambino in braccio, attribuita al sec. XIII e conservata in S. Maria Nova, sono stati distaccati frammenti di tela che hanno restituito una rappresentazione di M. con il Bambino da alcuni attribuita al sec. V; ma tale datazione è ancora discussa (P. Cellini, Una Madonna molto antica, in Proporzioni, 1 [1950], pp. 1-6).
A questo tipo appartiene la tavola in S. Maria Maggiore (sec. XII-XIII), oggi nella cappella di Paolo V. medioevo, quale «Salus populi Romani». L'icono partecipava alla processione di quella del S. Mol Savatore, detta achoropita, nella notte del 15 ag. Nel 1264 fu eretta la Insignis Societas Recommendatorum B. M. Virginis (Arciconfraternita del Gonfalone) incaricata della custodia dell'immagine. Si comprende perciò come tale icone venne copiata per i centri minori del Lazio, come la Madonna della Carbonara, in Viterbo, della prima metà del sec. XIII, e sia stata diffusa specialmente da S. Francesco Borgia, quando, ca. il 1566, ottenne dal papa S. Pio V di farne eseguire copie in pittura e in rame inviate poi in Portogallo, in India, in Cina, in Brasile, in Etiopia, dove costituì l'archetipo della Madonna abissina dall'inizio del sec. XVII (P. Suau, Hist. de st François Borgia, Parigi 1910, p. 414; P. M. D'Elia, Le origini dell'arte crist. cinese, Roma 1939, p. 49, n. 2; U. Monneret de Villard, La Madonna di S. Maria Maggiore e l'illustraz. dei miracoli di M. in Abissinia, in Ann. Lateranensi, 11 [1947], pp. 9-90). Allo stesso gruppo appartengono le tavole della Madonna del Popolo (Wilpert, Mosaiken, tav. 299, 2); di Tivoli (id., loc. cit., tav. 208), l'affresco in S. Cosma e Damiano (tav. 299, 1); della Madonna con il Bambino ritto, nel Museo civico di Padova, ecc. Si ritrova anche su smalto, come l'immagine di S. Maria in Campitelli, o su ricamo, come quello donato da Bonifacio VIII ad Anagni, o l'altro di S. Maria, a Zara (sec. XIII). Dall'Odigitria bizantina poi si formò il tipo di M. Eleousa, cioè M. che abbraccia o accarezza il Bambino che porta sulle braccia. Anche bizantino è il tipo di M. «Galaktotrophousa» o «Virgo lactans», che allatta il Bambino, tipo sviluppato poi anche nella Rinascenza e che alcuni invece ritengono di origine egizia, tipologicamente derivato dalle rappresentazioni della «da nutrix» pagana.
M. orante tra gli apostoli Pietro e Paolo si trova in uno dei pannelli della porta lignea di S. Sabina (C. Cecchelli, Note iconografi. su alcune ampolle bobbiesi, in Riv. di arch. crist., 4 [1927], p. 134, fig. 11); e ricorre pure in alcuni vetri dorati. Così pure M. orante appare nella scena dell'Ascensione dell'Evangelario di Rabbulla (a. 586); in quelle d'un frammento di ampolla di Bobbio (G. Celi, Cimeli Bobbiesi, in Civ. Catt., 1923, III, pp. 37-39); nel museico absidale dell'oratorio di S. Venanzio al Laterano del tempo di Giovanni IV (640-42); nella scena dell'Ascensione in S. Clemente del tempo di Leone IV (847-55; Wilpert, Mosaiken, tav. 210); a Ravenna nel museico del 1112, già nella Cattedrale, dove M. è distinta con la scritta SCA MARIA (G. Gerola, Il mosaico absidale della Ursiana, in Felix Ravenna, 1 [1912], pp. 185-190); M. orante è pure nell'avorio di S. Gallo del sec. X attribuito al monaco Tutilo con l'Ascensio sanctae Mariae (J. Schlosser, Quellenbuch zur Kunstgeschichte des abendländischen Mittelalters, Vienna 1896, p. 151, 3-5); a Murano nell'abside di S. Donato e a Torcello, dove l'immagine orante è accompagnata dall'iscrizione MP ÖY (sec. XII).
IV. M. CALCHOPRATIA. - Il tipo della Vergine Calchopratia è quello stesso che si ALBANI (v.); esso ricorre nelle scene della Crocifissione, come nella Madonna ai piedi della Croce dell'Evangelario di Rabbulla (586); nell'affresco scoperto da A. Bosio in S. Valentino sulla Via Flaminia, attribuito da O. Marrucchi al tempo di papa Teodoro (642-49), e nel noto affresco in S. Maria Antigua al Foro romano; nella chiesa inferiore in S. Clemente al tempo di Leone IV (Wilpert, Mosaiken, tav. 209, 2), nella Crocifissione del trittico eburne di Costantino Porfirogenito, ora nel Museo di Palazzo Venezia; nella Crocifissione del ciclo di S. Angelo «in Formis»; nella croce, già di Maastricht, ora nel tesoro della Basilica Vaticana; nella croce reliquario in oro e smalti della cattedrale di Cosenza (sec. XII). La tavola di Tivoli del sec. XIII ha la leggenda: «Ave gratia plena, Dominus tecum» (Wilpert, Mosaiken, tav. 273). La stessa
immagine ricorre in alcune scene del Giudizio universale (p. es., Torcello). In tutte queste rappresentazioni la Madonna è rappresentata «stantem non flentem», secondo l'espressione di s. Ambrogio.
V. M. BLACHERNIOTISSA. — Un altro tipo costantinopolitano è quello della Blacherniotissa: la b. Vergine in piedi sostiene con le due mani il Bambino e lo tiene sul suo petto come nell'immagine delle tre ss. Madri nella nicchia di S. Maria Antigua, dove sono rappresentate s. Anna con M. bambina, la b. Vergine con il Bambino e s. Elisabetta con il precursore e in quella, all'esterno della cappella di S. Zenone, in S. Prassede, del tempo di Pasquale I (817-824), circondata da dieci medaglioni (due santi e otto sante) e ancora il tipo della Vergine eretta con il Bambino, come nel portale nord di Notre-Dame a Parigi (1257).
Quanto ai fatti e avvenimenti della vita di M., rappresentati nell'iconografia non cimiteriale, si hanno: la natività di M. Vergine (v.), M. in braccio a s. Anna; M. al servizio del tempio di Gerusalemme, ANNUENCIAZIONE (v.), lo Sposalizio, la prova delle acque amare; l'andata a Bethlehem, la nascita del Salvatore (v. NATIVITÀ DI MARIA S.M.A), l'adorazione dei pastori, quella dei Magi (v. EPIFANIA), fuga in Egitto (v.), il ritrovamento di Gesù nel tempio tra i dottori, Cana (v.), la Crocifissione del Signore, Croce (v.) e nel sepolcro, ASCENSIONE (v.), Pentecoste (v.) la morte o dormitio della b. Vergine (v. KOIMESIS), la sua Assunzione al cielo, Incoronazione (v.); M. figura ancora nel IESSE (v.).
V.
I. ICONOGRAFIA
L'evoluzione del tipo iconografico della Vergine era avvenuto nei primi tempi del cristianesimo e quindi durante l'alto medioevo con relativa lentezza. Ma quando si giunge al 1200 tale evoluzione assume un ritmo molto più veloce, mentre accanto agli antichi temi altri se ne definiscono che, in parte almeno, vanno intesi quali una loro derivazione o diramazione. Ciò, naturalmente, è anche in rapporto con il nuovo senso della vita affermato in quella età, allora che profondi rivolgimenti spirituali e vaste riforme nel campo del viver civile segnano l'inizio di una epoca nuova. Ed è lo stesso senso individualistico, preminente ormai nelle coscienze, quello che tende a differenziare le sacre figurazioni, aiutato in questo anche da quella «santificazione di tutti gli aspetti della vita» che poi nel sec. XV avrà la sua massima estrazione. D'altro canto contribuisce o esorta al rinnovamento degli antichi schemi il gusto diffusissimo per le cose inusitate o nuove, ed il grande valore che s'attribuisce all'originalità della espressione. È così che gli antichi temi della Madonna orante, della Madonna di gloria, della Madonna interceditrice o presentatrice, della Madonna col Bambino in braccio, eretta o seduta, e quindi della Madonna nei vari momenti della sua vita terrena e della sua gloria celeste, vengono gradualmente evolvendosi. E mentre la sua figura assume per la stessa virtù dell'arte — che procede decisamente verso l'espressione naturalistica — aspetti sempre più reali e vivi, da renderla quasi familiare ai fedeli, agli occhi di costoro essa presto apparirà quale l'essere sublime che insieme ai più eletti moti dello spirito assomma le più nobili idee e i più dolci sentimenti umani.
nderla quasi familiare ai fedeli, agli occhi di costoro essa presto apparirà quale l'essere sublime che insieme ai più eletti moti dello spirito assomma le più nobili idee e i più dolci sentimenti umani.
Nella Madre di Gesù, nella Regina del Cielo, gli uomini riconosceranno, riflessa nello specchio dell'arte, anche e soprattutto la Madre comune.
In tale senso lo sviluppo iconografico dei temi diversi propri dell'antichità può essere sintetizzato più che in un continuo superamento dei precedenti schemi figurativi nel loro perfezionarsi. Cosicché la figura eretta isolata di M. Vergine divenne presto la imponente architettonica «Madonna della Misericordia» che sotto le ampie ali del suo manto accoglie e protegge i fedeli ingiocchiati e città intiere. Esempi bellissimi di un tale tipo si hanno, oltre che nella tavola di Lippo Memmi che è nella cappella del Corporale nel duomo di Orvieto, GONFALONE (v.) delle Confraternite umbre del sec. XV e nella tavola di Piero della Francesca che è nel Museo di Borgo S. Sepolcro.
Sempre meno frequente il tipo della Vergine nell'atto di indicare o intercedere. In tale atteggiarsi si ritroverà invece sempre più spesso a figura intera nelle scene della Crocifissione (v.) e in quelle della Pietà (v.) come nelle altre ove è lei medesima, nella gloria del Cielo, a presentare o raccomandare con pietoso gesto materno al Redentore, santi o fedeli.
Più aderente ai consueti schemi antichi la scena dell'Assunzione. In essa durante il Duecento, il Trecento ed anche il Quattrocento l'immagine della Vergine è raffigurata in piedi o seduta entro una mandorla raggiunta circondata da angeli in volo mentre sale verso l'empireo.
In tale aspetto si incontra spesso nella scultura romana e gotica anche d'oltralpe (Parigi, Notre-Dame) ma è frequentissima anche in Italia ove può valere l'esempio del rilievo di Andrea Orcagna nel ciborio d'Orsammiche e Firenze, e nella pittura, come nella tavola del Perugino che è ugualmente a Firenze nella Galleria degli Uffizi. Poi quella immagine si libera della schematica mandorla raggiata, residuo di consuetudini medievali, per campeggiare splendente nel cielo (Tiziano, Venezia, S. Maria dei Frari). Da collegarsi iconograficamente all'Assunzione è anche la rappresentazione del Madonna del Sacro Cingolo, di cui sono belli esempi in una serie di predelle trecentesche e in una tavola assegnata a Filippo Lippi conservate nella Pinacoteca di Prato.
Tuttavia il tema più intensamente e poeticamente svolto da tutta l'arte cristiana è senza dubbio quello della Vergine col Bambino. Sia essa raffigurata in piedi o seduta o inginocchiata nell'atto di adorarlo. La scultura dell'età romana e gotica ne ha lasciato in ogni regione esempi mirabili e qui basti ricordare accanto alle sculture degli avori francesi e tedeschi di quella età (Notre-Dame e Museo del Louvre a Parigi) i capolavori di Nicola da Puglia, di Arnolfo di Cambio, di Giovanni Pisano rispettivamente a Pisa, Orvieto, a Siena e a Padova, raffigurati appunto la Vergine che tiene il Bambino affettuosamente tra le braccia. Si è negli anni in cui Giotto affermava i suoi nuovi ideali di bellezza e maestà nella grande tavola degli Uffizi, ove la Madonna, che ha sulle ginocchia il Bambino benedicente, è l'immagine soprattutto della Madre; di una umanissima donna ad ogni altra superiore per grandezza morale. Allora i maestri senesi, da Duccio a Simone Martini ai Lorenzetti, davano del tema una interpretazione nella quale di volta in volta, a seconda che l'immagine era raffigurata tra i cori angelici e nello splendore della maestà celeste o nel tenero atteggiamento umano, l'arricchirono degli splendori sognati nella loro fervida fantasia o dei tesori della loro affettuosa sentimentale.
Già nell'arte orientale il tipo della Madonna che accosta il capo a quello del piccolo Gesù era stato trattato come era stato trattato l'altro in cui si vede il piccolo Gesù accarezzare il volto della Madre; ma ora quei temi vengono ripresi e trattati con la maggiore libertà che le conquiste dell'arte consentono (Ignoto senese, Torino Museo civico; Simone Martini, Roma, Palazzo Venezia; Pietro Lorenzetti, Firenze, Uffizi) mentre nello stesso senso si procede definendo la rappresentazione di un vero e proprio colloquio tra Madre e Figlio. Esempio mirato, a volte affrescato, che è nella chiesa inferiore di Assisi, opera di Pietro Lorenzetti, ove la Madonna, che ha il Bambino tra le braccia, gli indica s. Francesco, mentre s. Giovanni assiste alla scena. Sarà questo tipo di composizione lo spunto a quelle S. Conversazioni frequentissime nell'arte non solo italiana sul finire del Quattrocento e nei primi anni del Cinquecento, nelle quali santi e fedeli circondano la Vergine in atto di intrattenersi con lei quasi sempre sullo sfondo di splendidi paesaggi.
Così pure l'arte orientale aveva accennato tra le effusioni di tenerezza del piccolo Gesù verso la Madre ad un vero abbraccio che ora nel Trecento viene sempre più naturalisticamente espresso (Maestro riminese del'1300, Monaco di Baviera, Pinacoteca; Ugolino Lorenzetti, Lucca, Pinacoteca). Come anche nel'1300 assume diffusione larghissima il tema della Madonna del Latte di cui si ha un esempio veramente mirabile nella tavola di Ambrogio Lorenzetti che è a Siena nella cappella del Seminario presso S. Francesco, tema che attraversò infinite variazioni (Francescucchio Ghissi) giungerà fino alla bellissima Madonna del Cuscino di Andrea Solario che è al Louvre a Parigi.
D'altro canto il Bambino talvolta non più stretto tra le braccia della Madre, ma in piedi sulle ginocchia di lei, dà sempre maggiore scioltezza e vivacità alla composizione cui intervengono altri personaggi quali s. Anna e s. Giovanni Battista che con il piccolo Gesù si intrattiene anche in giuochi infantili (Raffaello, Madonna del Cardellino, Firenze, Pitti; Leonardo, Vergine delle Rocce, Parigi, Louvre). Ma ormai con la seconda metà del Quattrocento e più con il Cinquecento l'immagine della Vergine quale appare nella narrazione svolta con accenti sempre più naturalistici dei vari episodi della sua vita (v. ANNUENCIAZIONE; Assunzione; Fuga in Egitto; Immacolata Concezione; Incoronazione; RAPPRESENTAZIONE; PRESBITERIO), sembra veramente svincolarsi da ogni preconcetto schema per essere affidata essenzialmente alla devota interpretazione dei committenti e degli artisti. Elencare le innumerevoli sculture e pitture di quelle età e anche delle epoche successive ove la rappresentazione della Vergine assume particolare interpretazione del tema antico e quasi impossibile, ma non si può non rammentare quale sublime grandezza morale sia riflessa nelle immagini della Vergine che Michelangelo ha tanto volte interpretato nelle opere sue, quale bellezza ideale sia riflessa in quelle di Raffaello, quale un'umanissima dolcezza in quelle del Correggio. Allora si va sempre meglio determinando un tema particolare, quello della Madonna del Rosario che, forse, in parte, va iconograficamente collegato a quello della Madonna del S. Cingolo, e che viene chiaramente definito in quello che sarà il suo aspetto più diffuso durante il Seicento e il Settecento ad opera di Michelangelo da Caravaggio (Vienna, Museo) e del Sassoferrato (Roma, S. Sabina). Ma fu appunto durante l'età barocca, quando la libertà della fantasia degli artisti, orientata verso la rappresentazione realistica, tanto spesso sfocia anche nell'infasi e nella retorica, che le sacre immagini della Vergine s'allontanano sempre più dai motivi tradizionali.
FIGLI DI MARIA IMMACOLATA (v.), il cui dogma fu proclamato nel 1854, ha trovato nelle opere degli artisti fin dal 1300 spunti interessantissimi alla sua rappresentazione.
Durante l'800 dopo un ritorno a schemi figurativi antichi (v. MODERNA ARTE SACRA; NAZARENI; PURISMO) la tendenza naturalistica delle espressioni ha proseguito nel suo cammino. Ma in epoca molto recente specie negli ultimi trent'anni è possibile riscontrare nelle sacre immagini della Vergine dipinte o scolpite dagli artisti migliori, specie in Francia, una evidente aspirazione a ridare alla sua figura la spiritualità che seppe infonderle l'arte medievale e primitiva, anche se ora espressa nelle forme che sono proprie del più drammatico linguaggio artistico moderno (H. Matisse, G. Rouault). Vedi tav. VI-XI.
VI. FOLKLORE MARIANO.
Il culto popolare si manifesta attraverso infinite forme di devozione ispirate a un acceso sentimento di assoluta fiducia nella misericordia e nel potere miracoloso della Madre di Dio. Essa è venerata dal popolo sia nei suoi principali attributi (Madonna Addolorata, Annunziata, Assunta, Ausiliatrice, Immacolata, ecc. o anche Madonna del Buon Consiglio, del Carmine, del Divino Amore, delle Grazie, della Misericordia, della Pace, della Pietà, del Soccorso, del Suffragio, ecc.), sia nei particolari aspetti con cui è fatta oggetto di culto per le sue immagini miracolose e per i santuari o le località ove queste si trovano, o per altre cause. Onde le denominazioni di Madonna di Aspromonte, di Caravaggio, di Loreto, di Monte Nero, di Oropa, di Piedigrotta, di Pompei, della Schiavonia, di Trapani, di Valverde, ecc., in Italia; di Lourdes, di Montserrat ecc. all'estero; o anche di Madonna della Catena, della Cintola, della Corona, della Croce, della Febbre, delle Lagrime, della Luce, delle Milizie, dei Miracoli, del Parto, della Preghiera, del Popolo, del Rosario, della Soledad, ecc. A ciascuna di queste denominazioni corrispondono particolari aspetti del culto popolare e delle relative credenze e manifestazioni.
La dedicazione di chiese a S. Maria ad nives risale al medioevo ed è largamente diffusa in Francia e in Germania come in Italia. Più recente la tradizione delle chiese e cappelle erette in luoghi che sarebbero stati indicati dalla Madonna stessa. I temi e i motivi di tale