SCIENTISMO

SCIENTISMO. - È la scienza (v.), come filosofia (v.), nonché dalla fede religiosa, è l'unica conoscenza valida ed è sufficiente a risolvere tutti i problemi umani.

Il termine s. (usato soprattutto con significato peggiorativo da coloro che polemizzarono contro questa posizione) si riferisce specialmente all'atteggiamento dominante nella seconda metà del sec. XIX presso i materialisti e i positivisti francesi. Il materialismo (v.) di Vogt, di Moleschott, di Büchner, monismo (v.) di Haeckel si presentano come soluzioni definitive date in nome della scienza a problemi filosofici e religiosi. La scienza, come conoscenza di leggi naturali fisse e immutabili, postula, secondo questa concezione, il determinismo e il materialismo. Nello scritto polemico di C. Vogt, Köhler, glauber und Wissenschaft (Giessen 1854) si trova la frase, poi spesso ripetuta, che il pensiero sta al cervello come la bile sta al fegato. Nel monismo propugnato da E. H. Haeckel (v.) la teoria dell'evoluzione è presentata come la spiegazione scientifica da sostituire al mito della creazione. I dogmi di quella che Haeckel chiama filosofia dualistica e della religione tradizionale sono stati definitivamente confutati dalla scienza moderna della natura.

positivismo (v.) specie francese (Comte, Littré, Le Dantec) ha cercato di dare la giustificazione epistemologica di tale assolutizzazione della scienza. Per sé, il positivismo, asserendo di limitarsi alla conoscenza dei fatti, non si pronuncia sull'essenza della realtà, e quindi non implica una concezione materialistica, ma spesso la presuppone di fatto. Comte (v.) teologia e metafisica sono forme mitiche di sapere, rispondenti a stati non ancora evoluti dell'umanità: unico sapere valido è quello scientifico: osservazione dei fatti e formulazione delle leggi che li regolano. Nello stadio scientifico la filosofia non è che la sintesi delle scienze particolari. E. Littré (1801-81) considera come risultato acquisito dalla filosofia di A. Comte «l'immutabilità delle leggi naturali, contro la teologia che introduceva interventi soprannaturali; la limitazione del mondo speculativo, contro la metafisica che persegue l'infinito e l'assoluto» (cit. da Bréhier [V. op. cit. in bibl.], p. 932). F. Le Dantec (1869-1917), che accetta per sé la qualifica di scientista, ritiene che le leggi naturali scoperte dalla scienza esprimano una assoluta necessità, e che la scienza, unico sapere valido, implichi una concezione materialistica e deterministica della realtà.

La critica allo s. venne in primo luogo da scienziatipistemologi, come E. Mach, H. Poincaré, P. Duhem, i quali osservarono che la scienza non è una conoscenza perfetta e definitiva della realtà: anzi secondo Mach e Poincaré essa ha un valore puramente economico: i concetti scientifici sono schemi per l'azione. Questa teoria del valore puramente economico dei concetti scientifici fu accettata anche da B. Croce. Altri filosofi come E. Bourboux (La contingence des lois de la nature, Parigi 1874) e H. Bergson (Matière et mémoire, 1886) determinismo (v.) e l'altro il materialismo che gli scientisti ritenevano impliciti nelle conquiste della scienza. I primi decenni del sec. XX segnarono una reazione allo s. POSITIVISMO (v.). Questo, che nei suoi primi fautori si è appellato a E. MARCHE (v.), ha tenuto

presenti le critiche mosse al vecchio positivismo e s., e non pretende affatto che la scienza abbia valore assoluto, nel senso di attingere il fondo della realtà. Volendo depurare la scienza da ogni presupposto metafisico, prescinde da qualsiasi giudizio sulla realtà e considera la scienza come un complesso di proposizioni che si dividono in due grandi tipi: gli enunciati protocollari (corrispondenti a quelli che il vecchio positivismo chiamava «fatti») e le proposizioni che si possono ricavare per induzione da essi, e, d'altra parte, i principi, gli assiomi (p. es., gli assiomi della matematica e i principi della logica) che sono pure convenzioni e servono come regole di trasformazione (vulgo: dimostrazione) delle proposizioni. I problemi non risolubili con l'aiuto degli assiomi applicati agli enunciati protocollari sono pseudo-problemi, i concetti e le proposizioni non verificabili nell'esperienza sono privi di significato. E in queste negazioni sta appunto il carattere scientifico del neopositivismo: nella negazione cioè di valore teorico a tutto ciò che non è scienza sperimentale (fondata su enunciati protocollari) o logica-matematica (scienza delle convenzioni per la trasformazione delle proposizioni). V. CONOSCENZA; LOGICA.

BIBL.: per il materialismo tedesco della seconda metà del sec. XIX, cf. Überweg, IV, pp. 285-92, 321-31. Per una critica del monismo da parte cattolica: F. Klimke, Der Monismus und seine philo. Grundlagen, Friburgo 1911; trad. it., Firenze 1914. Per il positivismo francese Überweg, V, pp. 15-20, 27-41; F. Geymonat, Il problema della conoscenza nel positivismo, Torino 1931; E. Bréhier, Hist. de la philo., II, 11, Parigi 1932, pp. 861-93, 932-41; F. Amerio, Epistemologia, Brescia 1948, pp. 205-42 (positivismo), 243-308 (critica della scienza). Per le neopositivismo: J. R. Weinberg, Introduzione al positivismo logico, Torino 1950; C. E. M. Joad, A critique of logical positivism, Chicago 1950.