RINGRAZIAMENTO

RINGRAZIAMENTO. - Atto di fede con cui si riconosce di avere ogni bene da Dio quale dono gratuito e gli si esprime la dovuta gratitudine. È il secondo aspetto « veramente degno e giusto, equo e salutare » (Prefazio della Messa) preghiera (v.), il secondo fine del Sacrificio.

Nelle transazioni commerciali, l'uguaglianza mercantile delle cose scambiate al loro giusto prezzo mantiene da ambedue le parti il livello giuridico di possesso: ognuno conserva il suo; il guadagno materiale proviene indirettamente dalla scelta delle cose scambiate; terminata l'operazione, le parti si ritengono sciolte da ogni ulteriore debito (M.I. 20, 14). Nel caso di un dono, invece, il beneficato viene arricchito direttamente e gratuitamente. Terminata la libera comunicazione, il benefattore, come tale, ha diritto, non a un dono reciproco (il che si ridurrebbe ad una velata mercanzia: Lc. 14, 12), ma al ricordo del suo dono, al « riconoscimento » della sua benevolenza, ad un affetto di « riconoscenza » da parte del donatario, pronto ad esprimere il suo r. ed a testimoniare effettivamente la sua gratitudine, ossia la volontà di ri- tribuire al benefattore un ossequio gratuito (Tob. 12, 32-33; M.I. 25, 40; 18, 32-33).

La legge morale di gratitudine s'impone principalmente nei riguardi di Dio; e benché tutto sia assolutamente dovuto a Dio (Lc. 17, 7-10), nella sua benignità e clemenza, Dio accetta la gratitudine dell'uomo come prestazione spontanea. Il sentimento di gratitudine verso Dio trova dunque campo immenso nella generosità con cui il cuore fedele rende a Dio i suoi doni, mirando al massimo ed al più perfetto nel divino servizio (I Cor. 9, 4-27). Il dovere naturale di gratitudine è elevato a legge di grazia nell'economia evangelica (Eph. 1, 3-14), il cui inizio assoluto sta nella carità di Dio verso l'uomo: dono primo, nel quale Dio comunica all'uomo non solo l'essere creato, ma inoltre l'Essere divino nella Grazia soprannaturale (I Io. 3, 1). La carità verso Dio sarà dunque fondamentalmente ritorno dell'amore dimostrato nella Grazia (ibid. 4, 19). Il r. darà il suo nome al culto cristiano (Eucaristia), il suo valore all'umiltà (Rom. 5, 1-11), il suo ardore alla penitenza (Lc. 7, 47), alla fede il suo eloquio (Ps. 115, 1-10), alla speranza il suo giubilo (ibid. 47), alla carità la sua sovrabbondanza (Mt. 5, 43-48) nella brama di rendere a Dio uguaglianza d'amore (I Cor. 13, 12).

Lungi dal riservarsi a Dio solo, la riconoscenza evangeliaca si diffonde premurosamente verso i liberi cooperatori delle divine munificenze (Phil. 4, 10-20). La carità cristiana non si lascia sopraffare dall'ingratitudine, ma neppure rimane insensibile alla gratitudine bene ordinata (Lc. 17, 15-19): il che è nella natura disinteressata dell'amore, trionfare cioè unicamente nel ricambio di amore (Apoc. 5, 9-10).

Bibl.: s. Tommaso, Sum. Theol., 2a-2a, qq. 106 e 107. Michele Ledrus
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“RINGRAZIAMENTO.” Enciclopedia Cattolica, vol. X (1953), p. 551. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/ringraziamento.