Enciclopedia Cattolica vol. X, 1953 Ascetica e mistica Particolari

RINUNCIA (ASCETICA)

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RINUNCIA (ASCETICA). - Distacco ascetico dai beni e dalle gioie terrestri in quanto impediscono o rallentano l'unione con Dio.

Nella dottrina evangelica l'abnegazione (v.) è requisito fondamentale (Mt. 16, 24): la r., requisito preliminare, ne è l'indispensabile propedeutica; chiunque tentenni dinanzi alle r. richieste dalla Grazia non riuscirà a seguire Cristo nella via dell'abnegazione (Lc. 14, 33; 9, 57-62). Infatti l'abnegazione, « rifiuto » (ἀπόργησις), opposto alla persona stessa dell'asceta, cioè alla volontà propria, al desiderio di soddisfazione naturale, esercizio del tutto interiore e spirituale, presuppone praticamente la r. corrispondente ai mezzi di soddisfarsi, l'« abdicazione » (ἀποταγή) dei beni e piaceri in qualunque modo sensibili.

Dalla r. attuale o effettiva si distingue la r. abituale o affettiva. La r. attuale racchiude in sé la separazione morale, o disappropriazione (Act. 4, 37), e la separazione fisica (ἄρσαις): questa è attiva quando dipende da una libera determinazione, è passiva quando proviene dall'ordine provvidenziale (Mt. 4, 20; 19, 27; Hebr. 10, 32-34). La r. abituale consiste nella prontezza permanente a compiere ogni r. attuale richiesta dal Cristo (s. Ignazio, Es. spir., nn. 149-55).

Il primo grado di r., necessario alla salvezza, è la prontezza a sacrificare tutto anziché commettere un peccato mortale. Il secondo grado, proprio delle anime ferventi, sinceramente bramose di perfezione, mette l'uomo senza riserva alla disposizione di Cristo per compiere ogni suo desiderio. Il terzo e supremo grado va incontro alle r. quanto mai gravose con gioia e slancio spirituale: s. Ignazio attribuisce questi gradi all'umiltà a cagione della volontà di proprie diminuzioni e subordinazioni che li ispira (Es. spir., nn. 164-67).

La r., esercizio dell'« odio » evangelico (Lc. 14, 26), non implica disprezzo per il valore proprio dei beni creati, ma indifferenza (v.) spirituale di volontà a loro riguardo in confronto della volontà di Dio amato « sopra ogni cosa », e mortificazione delle passioni: uno non può essere pronto ad abbandonare ciò che continua a desiderare e volere decisamente. Il prototipo della r. evangelica si può ravvisare nell'obbedienza di Abramo mentre sale per sacrificare Isacco (v.), il figlio della Promessa (Gen. 22, 1-19).

Bibliografia2 opere
BIBL.: s. Tommaso, De perfectione vitae spiritualis; s. Giovanni della Croce, Salita, l. I, capp. 5 e 13.

Michele Ledrus

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Di Michele Ledrus

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Testo originale: Enciclopedia Cattolica, vol. X (1953), coll. 945–946.

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vol. 10, coll. 945–946

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Ledrus, Michele. “Rinuncia (Ascetica).” In Enciclopedia Cattolica, vol. X, coll. 945–946. Città del Vaticano: Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1953. https://azioneromana.com/it/article/rinuncia-ascetica.

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Ledrus, Michele. “Rinuncia (Ascetica).” Enciclopedia Cattolica, vol. X, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1953, coll. 945–946. Azione Romana, https://azioneromana.com/it/article/rinuncia-ascetica.

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