Enciclopedia Cattolica vol. X, 1953 Arte Artisti

SANSOVINO, JACOPO TATTI DETTO IL

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TATTI, JACOPO rimanda qui.

SANSOVINO, JACOPO TATTI detto il. - Architetto e scultore, n. a Firenze il 2 luglio 1486, m. a Venezia il 27 sett. 1570. Allievo di Andrea Sansovino, dal quale prese il soprannome, operò in un primo tempo a Firenze e a Roma, dove soggiornò dal 1503 al 1510 ca., e dal 1518 al '27.

SANSOVINO, JACOPO TATTI detto il - <em>La Deposizione</em>. Bassorilievo in bronzo della porta della basilica di S. Marco - Venezia.
SANSOVINO, JACOPO TATTI detto il - La Deposizione. Bassorilievo in bronzo della porta della basilica di S. Marco - Venezia.(fot. Alinari)

Fin dalle prime opere mostra di aver assimilato la grazia toscana del suo maestro e di sentire l'influenza di Raffaello, subordinando ogni ricerca di energia formale, ispirata da Michelangelo e dallo studio degli antichi, a quella di effetti pittorici e di eleganze lineari. Capolavoro di questo periodo è il Bacco (1514, Museo del Bargello) vibrante di gioiosa vitalità. Altre opere: le statue di S. Giacomo in S. Maria del Fiore e in S. Maria di Monserrato a Roma e la Madonna del Parto in S. Agostino, ivi, di classica maestà.

In Roma il S. compì anche le sue prime opere d'architettura: il progetto per S. Giovanni dei Fiorentini, non realizzato, il rifacimento dell'interno di S. Marcello (ivi è suo il monumento del card. di S. Angelo e del vescovo Urso) e il Palazzo Gaddi-Amici, che nella decorazione del cortile dà un primo esempio di quelle qualità pittoriche che l'artista svilupperà in pieno a Venezia dove riparò nel 1527 e divenne nel 1529 l'architetto ufficiale, con la carica di Proto di S. Marco.

Vi esordì con il restauro delle cupole della chiesa marciana e con il compimento della Procuratie vecchie, ponendo poi mano alle chiese di S. Giminiano e di S. Francesco della Vigna ed alla Scuola della Misericordia, opere condotte innanzi, come tante altre del S., a lungo e faticosamente, tra modifiche e interventi di aiuti, e non tutte ultimate. Nel 1534 egli data la Madonna dell'Arsenale, nel 1535 termina un rilievo nella basilica del Santo a Padova, lasciato incompiuto dal Minelli, e l'anno dopo ne inizia un altro, con il Miracolo di Carilla. Il 1537 segna l'inizio di un eccezionale numero di opere: la Zecca, la Libreria, la Loggetta del campanile, il Palazzo Corner, e un gruppo di rilievi per il presbiterio di S. Marco, completato nel 1544. Dal 1546 è la porta della sacrestia di S. Marco, del 1550 la statua di Ercole commessa dal Duca di Ferrara e ora a Brescello, del 1554 l'inizio delle statue di Marte e Nettuno per il Palazzo Ducale e la fusione della statua di T. Rangone per la facciata di S. Giuliano, costruita dallo stesso S. in collaborazione con il Vittoria. Di questi anni sono anche le Fabbriche Nuove di Rialto.

la facciata di S. Giminiano, il progetto della Scala d'oro nel Palazzo Ducale. Quasi ottantenne compì il monumento al dege Venier in S. Salvatore.

Nel clima artistico veneziano, specie a contatto con pittori come Tiziano, il S. poté esprimere appieno il suo temperamento: i rilievi della porta della sacrestia di S. Marco, di impostazione glibertiana, sono pieni di drammatica foga, realizzati con maniera impressionistica e vibranti di luce; mirabili, nella stessa chiesa, le statue degli Evangelisti, condotti « a colpi di stecca simili a pennellate tintorettesche » (Venturi), e i rilievi con le storie di S. Marco. L'intensità drammatica, che anima anche la statua del Battista ai Frari, piena di slancio nervoso, diviene composta e solenne dolcezza nelle numerose immagini della Madonna con il Bambino, a rilievo e a tutto tondo (Arsenale, Loggetta, Museo Correr e Ca' d'oro a Venezia; Vittorio Veneto; Bargello; Berlino; Louvre). Lo sforzo accademico raffredda invece i colossali Giganti delle scala ducale, mentre una grazia manieristica impronta le quattro immagini pagane del fronte della Loggetta. Particolarmente felici numerose sculture a carattere decorativo, o inserite in complessi architettonici: la statua di T. Rangone a S. Giuliano, il camino già a Ponte Casale, le tombe Pocodataro a S. Sebastiano e Venier a S. Salvatore.

Anche nel massiccio e severo edificio della Zecca il S. ricava effetti pittorici dal variare del bugnato, che impiega poi nel pianterreno di Palazzo Correr, i cui piani superiori, con il motivo delle colonne binate e la ricca ornamentazione dei pennacchi delle finestre, mostrano quella ricerca di moto chiaroscurale e di fasto solenne che avranno un'altra mirabile realizzazione nel doppio loggiato della Libreria. Quest'ultimo motivo darà vita anche alla massa grandiosa della Villa Garzoni a Ponte Casale ed al Palazzo Dolfin. Architettura e scultura gareggiano nel rendere pittoresca e fastosa la loggia del campanile.

Meno fortunato il S. nelle sue costruzioni religiose: demolite le chiese di S. Giminiano e di S. Spirito in Isola, alterato durante l'esecuzione l'interno di S. Francesco della Vigna, poco felice la facciata di S. Giuliano, ci è rimasto tuttavia un tipico esempio del suo stile pittorico nel completamento di S. Fantino. Tra le numerose altre sue opere si citano: il sepolcro Quignone in S. Croce a Roma, i rilievi con l'Ascensione in S. Marco e al Bargello, il rilievo con sacra conversazione a Berlino, i due bronzi di Marte e Nettuno a Detroit. - Vedi tav. CXVIII.

A sinistra: LA «ZECCA» - Venezia. A destra: INTERNO DELLA CHIESA DI S. MARCELLO - Roma.
Tav. CXVIII A sinistra: LA «ZECCA» - Venezia. A destra: INTERNO DELLA CHIESA DI S. MARCELLO - Roma.(fot. Allison) · (fot. Anderson)
Bibliografia21 opere
BIBL.: H. R. Weihrauch, Tatti Jacopo d'Antonio, in Thieme-Becker, XXXII, pp. 465-70 (con bibl. precedente); F. Sansovino, Venezia città nobilissima ecc., Venezia 1581; G. Vasari, Le Vite, ed. Milanesi, VII, Firenze 1906, pp. 485-532; id., Vita di J. T., con introduzione e note di G. Lorenzetti, Firenze 1913; W. Bode, Italienische Bildhauer der Renaissance, Berlino 1897; L. Coggiola Pittoni, J. S. scultore, Venezia 1909; G. Lorenzetti, Di alcuni bassorilievi attrib. a J. S., in Arte, 12 (1909), pp. 289-301; id., La loggetta al campanile di S. Marco, ibid., 13 (1910), pp. 108-33; id., J. S. scultore, Venezia 1910; id., La Libreria sansoviniana di Venezia, in Accad. e Bibliot., 2 (1928-29) e 3 (1929-30); id., Itinerario sansovin. di Venezia, Venezia 1929; G. Giovannoni, Un'op. sconosciuto di J. S. in Roma, in Boll. d'arte del Minist. pubbl. istruz., 1917, pp. 64-81; L. Pianisci, Venetianische Bildhauer der Renaissance, Vienna 1921, pp. 349-86; A. Callegari, Il Pal. Garzoni a Ponte Casale, in Dedalo, 6 (1925-26), pp. 569-98; V. Moschini, La villa Garzoni a Ponte Casale, in Arte, 33 (1930), pp. 532-40; A. Venturi, Bronzi di J. S. in S. Marco a Venezia, ibid., 34 (1931), pp. 30-42; Venturi, X, I, pp. 175-77; X, II, pp. 610-71; XI, III, pp. 92-174; H. R. Weihrauch, Studien zu bildnerischen Werken d. J. S., Strasburgo 1933; E. P. Richardson, Two bronzes by J. S., in Art Quarterly, 1930, pp. 3-11.

Nolfo di Carpegna

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Testo originale: Enciclopedia Cattolica, vol. X (1953), coll. 1821–1823.

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Di, Carpegna Nolfo. “Sansovino, jacopo tatti detto il.” In Enciclopedia Cattolica, vol. X, coll. 1821–1823. Città del Vaticano: Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1953. https://azioneromana.com/it/article/sansovino-jacopo-tatti-detto-il.

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Di, Carpegna Nolfo. “Sansovino, jacopo tatti detto il.” Enciclopedia Cattolica, vol. X, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1953, coll. 1821–1823. Azione Romana, https://azioneromana.com/it/article/sansovino-jacopo-tatti-detto-il.

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