Enciclopedia Cattolica vol. XI, 1953 Religioni non cristiane Particolari

TAUROBOLIO

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CRIOBOLIO rimanda qui.

TAUROBOLIO. - Cerimonia originaria dell'Asia Minore, dove era collegata al culto della grande divinità femminile, e che dalla Frigia (le cui testimonianze risalgono appena al 11 sec. d. C.), assieme al culto di Cibele, si diffuse a Roma e nell'Italia in generale, donde passò nella Gallia, Spagna e provincie romane dell'Africa del Nord.

Quasi nulla si sa dalle fonti orientali sullo svolgimento del rito; il termine greco dimostra che il toro da sacrificare doveva essere catturato nella caccia, mediante il lancio (βάλλω) di un'arma da getto, secondo un costume arcaico ed assai diffuso in tutto l'Oriente. Tale caccia finì poi per diventare un gioco da circo, una corrida, eseguita indipendentemente dal sacrificio religioso, il quale sopravvisse solo, senza caccia né corsa: tale ci appare, infatti, il t. all'epoca degli Antonini.

Le notizie più ampie sul t. sono di tarda fonte romana: Prudenzio (Peristeph., X, 1011-71), dove è descritto con molti particolari il t. del sommo sacerdote di Cibele, il quale si calava in una buca, la cui apertura superiore era poi chiusa da un tavolato mal connesso e appositamente bucherellato. Sopra questo i sacerdoti conducevano in processione, con musica di timpani e cembali (come dimostra l'iconografia degli altari ex-voto), un toro incoronato di fiori e ghirlande il quale era sgozzato con un arpione ad uncino (venubulum, sopravvivenza dell'arcaico rito di caccia?) ed in modo che il sangue colasse, attraverso il tavolato, nella fossa e inondasse interamente il corpo e la veste del sommo sacerdote, il quale anzi è pur la bocca volge all'in sù e pone di sotto le orecchie e sporge le labbra e le nari e gli occhi stessi si lorda di quel colaticcio. E non risparmia il palato e s'intride la lingua finché non sia tutto imbevuto del nero sangue (Prudenzio, loc. cit., trad. Marchesi). Dopo una tale ripugnante aspersione il celebrante uscito dalla fossa si offriva all'adorazione della folla degli iniziati. Anche i testicoli (vires) dell'animale avevano importanza nel rito, in quanto erano raccolti nel χέρνος, cernus (cf. CIL, VI, 508; specie di piatto che aveva un'alta funzione anche nei misteri di Eleusi), consacrati a Demetra e quindi sepolti (vires excepti, transtulit, condidit: CIL, XIII, 1751); cerimonia questa che, con ogni probabilità, intendeva sostituire quella (più antica e barbara) dell'autoevirazione dell'iniziato e dell'offerta alla dea dei propri genitali.

Da queste notizie si vede come il t. fosse essenzialmente una effusione e un lavacro di sangue, legato al concetto primitivo che bere e spandere su di sé il sangue della fiera appena uccisa significa trasfondere nella propria persona il vigore di questa; mentre la discesa nella fossa è come l'accesso all'Ade dal quale l'iniziato è tratto, appunto per la revivificazione mediante il sangue, come nell'episodio omerico di Ulisse che evoca l'anima di Tiresia (Odisea, XII). Occorre, inoltre, non trascurare il fatto singolare che il taurobolito, dovendo sottostare al toro per accoglierne il sangue, in certo modo veniva a costituire esso stesso l'altare del sacrificio.

TAUROBOLIO - Altare taurobolico di Périgueux.
TAUROBOLIO - Altare taurobolico di Périgueux.(da Exptrandien, Recueil general des bœuilles de la Gaule romaine, II, Parigi 1888, p. 236)

Chiunque poteva essere iniziato al t. che, per conferire veramente la nuova vita (cf. s. Agostino, De civ. Dei, VII, 24-

26), doveva esser ripetuto, sembra, una seconda volta dopo 20 anni (CIL, 6, 502: Taurobolio criobolioque repetito [il criobolio era cerimonia analoga al t. eseguita, però, con un ariete]). Esso si celebrava in ogni epoca dell'anno (e durava alcuni giorni) a beneficio proprio o di altri (p. es. pro salute imperii, CIL, XIV, 40), ed a Roma (celebrato nel Phrygianum, sul colle Vaticano) ebbe, forse dall'epoca di Antonino, carattere ufficiale di Stato, talora sotto l'autorità dei XV vari sacris faciandis.

L'imperatore Giuliano l'apostata attribuiva tanta efficacia al sanguinoso rito taurobolico, che volle sottoporsi ad esso nell'intento di cancellare il lavacro ricevuto un tempo nel battesimo cristiano (cf. Greg. Naz., Or., IV, 52; PG 35, 576).

Bibliografia3 opere
BIBL.: H. Graillot, Le culte de Cybèle, Parigi 1912, pp. 150-87; N. Turchi, Le relig. misteriosofiche del mondo antico, Roma 1923, pp. 147-52; F. Cumont, Les religions orient. dans le paganisme romain, 4ª ed., Parigi 1929, pp. 62-64.

Cesare D'Onofrio

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Di Cesare D'Onofrio

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Testo originale: Enciclopedia Cattolica, vol. XI (1953), coll. 1800–1801.

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D'Onofrio, Cesare. “Taurobolio.” In Enciclopedia Cattolica, vol. XI, coll. 1800–1801. Città del Vaticano: Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1953. https://azioneromana.com/it/article/taurobolio.

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D'Onofrio, Cesare. “Taurobolio.” Enciclopedia Cattolica, vol. XI, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1953, coll. 1800–1801. Azione Romana, https://azioneromana.com/it/article/taurobolio.

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