PORFIRIO. - Filosofo, n. nel 232-33 d. C. probabilmente a Tiro (Vita Plotini, VII) o forse a Batanea, oscura terra della Siria o della Palestina, come si potrebbe supporre dall'appellativo sprezzante che gli vien dato da alcuni scrittori cristiani (s. Giovanni Crisost., Homil., VI, 3 in I Cor.; s. Girolamo, Praef. in ep. ad Gal.: « Bataneates et sceleratus ille Porphyrius »). M. probabilmente a Roma sul principio del sec. IV.
Spirito critico e insieme proclive a ogni forma di credulità superstiziosa, viaggiò per istruirsi, visitando la Siria, la Palestina e forse Alessandra. Incontrò Origene (v.) probabilmente a Cesarea di Palestina e fu per qualche tempo suo discepolo. Fino a che punto arrivarono i suoi rapporti con il grande maestro e se egli fu o non fu cristiano non è possibile affermare o negare con sicurezza. In Atene P. ebbe amico e maestro il celebre Longino. Ma decise della sua vocazione e della sua vita il soggiorno romano, alla scuola di Plotino (v.), che lo iniziò alla speculazione metafisica e l'ebbe per sei anni discepolo prediletto e quasi collaboratore. Distolto da un proposito di suicidio causato forse da eccessiva tensione intellettuale, si recò, per consiglio di Plotino, a Lilibeo in Sicilia dove rimase fino alla morte del maestro (Vita Plotini, 11). Ritornò una seconda volta a Roma e prese la direzione della scuola. A lui si deve l'edizione dei 54 libri lasciati da Plotino, raccolti in 6 Eneaedi o gruppi di 9 libri ciascuno. A questa egli premise una Vita di Plotino, documento prezioso per la storia del primo neoplatonismo (v.).
Benché fortemente proclive alle meditazioni filosofiche e religiose, P. non è pensatore originale, ma scrittore chiaro, dotto e spesso sottile indagatore quasi in ogni campo dello scibile (doctissimus lo dice s. Agostino). Egli inizia la serie dei commentatori neoplatonici di Aristotele e il suo nome è rimasto famoso soprattutto per la Εὐστινὴ ὁ Introduzione alle Categorie di Aristotele, che, tradotta in latino da Boezio (v.), ebbe grande autorità nelle scuole medievali e diede origine alle controversie sul problema degli universali (v.).
In quell'epoca critica in cui contro il vecchio mondo pagano si affermava sempre più la nuova religione, P. fu acerrimo avversario dei cristiani contro i quali scrisse una opera polemica in 15 libri (Κατὰ Χριστιανῶν). Questa opera fu confutata da Metodio di Olimpo, da Eusebio di Cesarea (v.) e da Apollinare di Lhodicea (v.). Circa dieci anni dopo l'editto di Milano (v.) fu proscritta una prima volta dall'imperatore Costantino, e nel 448 Valentiniano III e Teodosio II ne ordinarono nuovamente la distruzione. Anche delle confutazioni cristiane non restano che scarsi frammenti.
Bibliografia9 opere
Pietro Marrucchi