ORATORIA SACRA

ORATORIA SACRA. - È la presentazione orale delle verità cristiane, fatta da chi ne ha l'autorità, per chiamare gli uditori alla fede o alla pratica della legge morale.

I. OGGETTO DEL L'O. S. - È indicato da Cristo stesso: « Praedicate Evangelium... » (Mc. 16, 15): « Docentes eos servare omnia quaecumque man-

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ORANTE - La defunta Bessula o. tra due candelieri (sec. IV). Roma, Museo Cristiano Lateranense.
(fot. Enc. Catt.)
davi vobis » (Mt. 28, 20). S. Tommaso, sviluppando il contenuto, pur comprensivo ma sintetico delle due frasi, scrive: « I predicatori debbono illuminare a riguardo di ciò che si deve credere, dirigere nell'operare, indicare quanto è da evitarsi e, ora minacciando, ora esortando, predicare agli uomini » (Comment. in Mt., V). Il Concilio di Trento soggiunge: « Annunziando loro i vizi che devono evitare e le virtù che debbono praticare » (Sess. V, can. 2; cf. ancora Pio IX, enciclica del 9 nov. 1846).

La propagazione e conservazione del Vangelo è affidata essenzialmente alla parola viva, parlata, più che allo scritto od altro. Cristo non lasciò nulla di scritto; gli Apostoli stimavano loro compito particolare (cf. Act. 6, 2) la predicazione come imprescindibile mezzo di apostolato: « Fides ex auditu » (Rom. 10, 14 seg.). Quel che Apostoli e discepoli scrissero fu solo per supplire alla parola viva. Materia ordinaria dell'o. sono il Simbolo e il Decalogo, i precetti della Chiesa e i Sacramenti, le virtù e i vizi, i doveri propri delle diverse classi di persone, i novissimi dell'uomo e le altre verità eterne (cf. Motu proprio Sacrorum antistitum di Leone XII, 31 luglio 1894). Accidentale e come involucro esterno è il modo di presentare i dogmi, di spiegarli per quanto possibile con il ragionamento, di scorgere la loro coordinazione, il loro adattamento ad ogni tempo, l'incremento al bene che apportano ai singoli e alla collettività. L'o. di oggi, nel suo contenuto essenziale, è quella stessa dei primi tempi della Chiesa; le verità di fede proclamate in successione di tempo fino ai presenti giorni, non sono altro che una esplicitazione di quanto era già contenuto, ma in modo implicito, nei primissimi Simboli.

Fonte per l'o. è la S. Scrittura che contiene per eccellenza la parola di Dio, completata e interpretata autenticamente dalla Tradizione divino-apostolica e perciò si aggiungono le decisioni infallibili della S. Sede e dei Concili ecumenici, e quelle, sebbene non infallibili, dei concili provinciali e sinodi diocesani. Fonte derivata è l'insegnamento teologico, quando espone non opinioni

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(fot. Pent. Ist. d'Arch. Cristiana) ORANTE - Particolare del sarcofago di La Gayolle (fine sec. II - inizio III).
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ORATORIA SACRA - Predica di s. Tommaso a un uditorio di laici e di ecclesiastici. Miniatura di corale di scuola bolognese (inizio sec. XIV) - Milano, collezione Hoepli.
(da P. Toscica, Monumenti e studi per la storia della miniatura italiana, Milano 1930, tav. 27)
controverse e dispute scolastiche, ma ciò che è indiscutibile, universalmente certo, dogmatico insomma. Tutto questo contenuto essenziale della fede è dovere del predicatore presentarlo in conformità con le esigenze dei suoi tempi, confrontato quindi con la storia, con le scienze, rivestito dall'eloquio corrente, adattato alla mentalità; la o. perciò avrà, come fonti secondarie, le scienze, la storia, la letteratura.

II. I FONDAMENTI GIURIDICI DELL'O. S., I PREDICATORI, GLI UDITORI. - Cristo, cui « fu dato ogni potere in cielo, ed in terra » in virtù della missione affidatagli dal Padre, si propose al mondo come maestro di verità ed affidò agli Apostoli il compito di continuare l'opera sua, facendoli garanti della genuinità dell'insegnamento: « Chi ascolta voi, ascolta me, chi disprezza voi, disprezza me. Chi poi disprezza me, disprezza Colui che mi ha mandato » (Lc. 10, 16). « Ecco io sono con voi fino alla consumazione dei secoli » (Mt. 28, 18 sgg.). Gli Apostoli ebbero quindi da Cristo il potere più ampio di predicare, che trasmisero per diritto divino ai loro successori, papi, e vescovi, costituiti predicatori nati, autentici, che costituiscono insieme la Chiesa docente; sacerdoti e diaconi predicano in loro nome. Un sacerdote, quindi, perché possa predicare, deve averne commissione dal proprio Ordinario; fuori della propria diocesi, dall'Ordinario del luogo; nessuno si può arrogare di propria autorità questo diritto.

Non mancarono ribelli, che proclamandosi illuminati da una mozione superiore pretesero diffondere dottrine in contrasto con l'insegnamento della Chiesa e furono prontamente condannati. I « pauperes de Lugduno » (Valdesi) si arrogarono il potere di esercitare il ministero della predicazione senza dipendere dalla legittima gerarchia, imitati in questo in Italia da quei numerosi eretici che facevano capo al Segalelli, fra' Dolcino (v.), Fraticelli (v.), ecc. Wicleff ed Huss pretesero che ai preti di buona vita e di sufficiente istruzione competesse il diritto di predicare in forza dell'ordinazione sacerdotale, anche contro la volontà del vescovo e nonostante la scomunica; pretesa condannata da Martino V nel 1418

(Denz-U, 643-44). I protestanti ammisero un eguale diritto anche per i laici, ricollegandosi così ai valdesi; e l'esperienza ha dimostrato a quale confusione e quali eccessi si possa giungere per questa via.

La legislazione odierna (CIC, tit. XX, cann. 1327-51) ricalca il principio che l'ufficio di predicare la dottrina cattolica spetta principalmente al Romano Pontefice per la Chiesa universale, ai vescovi per le loro diocesi (can. 1327 § 1). I vescovi hanno di per se stessi il dovere di predicare il Vangelo, ove non ne siano impediti da legittima causa: di più, oltre che dai parroci debbono farsi aiutare anche da altre persone idonee a disimpegnare fruttuosamente questo ufficio della predicazione (can. 1327 § 2).

È lecito esercitare la predicazione, solo a chi ne abbia ricevuto espressa commissione dal legittimo superiore, od ottenuto un ufficio cui sia annesso, secondo i sacri canoni, il dovere di predicare (can. 1328). Ai chierici del clero secolare e ai religiosi questa facoltà è data dall'Ordinario del luogo nell'ambito del suo territorio (can. 1337). Per i religiosi occorre di più la licenza del proprio superiore (can. 1339 § 2).

Quanto alla predicazione a religiosi, a novizi, a persone che per ragioni di servizio, di educazione, di ospitalità, o di malferma salute abitano notte e giorno in case religiose, se si tratta di religione clericale esente la facoltà di predicare viene data a norma delle costituzioni dal superiore competente, e questi può chiamare anche membri del clero secolare, o di altre religioni, purché approvati dal loro Ordinario, o superiore (can. 1338 § 1); se si tratta di religiosi non esenti, o di religione laicale, anche esente, la facoltà di predicare è data dall'Ordinario del luogo, cui va aggiunta, se si tratta di monache soggette ai regolari, la licenza del superiore regolare; se si tratta di religione laicale, l'assenso del superiore (can. 1338 §§ 2-3). Dal che appare che l'Ordinario del luogo è di per sé il supremo moderatore della predicazione nel proprio territorio. Per sfuggire tuttavia ogni esagerazione, il CIC raccomanda all'Ordinario del luogo di non negare senza grave motivo la facoltà di predicare ai religiosi presentati dal proprio superiore e di non revocarla una volta data, e specialmente di non toglierla in globo a tutti i religiosi di una casa (can. 1339 § 1).

Nei predicatori poi si esigono quelle doti intellettuali e morali che rendano efficace la loro parola; il giudizio su tale idoneità spetta immediatamente o mediatamente, sempre dall'Ordinario del luogo. Per le doti intellettuali l'idoneità deve constare da esame, che può essere imposto anche dopo data una prima volta la facoltà, se sorgono dei dubbi (can. 1340). Se viene invitato a predicare un sacerdote extra-diocesano, occorre la licenza dell'Ordinario del luogo dove avviene la predicazione e dovranno chiederla i preposti locali, secondo i casi (can. 1341). La facoltà di predicare può essere data solo ai sacerdoti, ai diaconi, agli altri chierici in casi particolari; non ai laici. In questi ultimi tempi, da Pio IX a Pio XI non vi fu pontefice, che direttamente o mediante la S. Congregazione concistoriale, non abbia dato disposizioni circostanziate e precise a riguardo della predicazione. La stessa sollecitudine fu sentita da molti santi, che fondarono dal medioevo ai giorni presenti ordini e congregazioni religiose con lo scopo preciso di dare alla Chiesa ottimi predicatori.

Al predicatore, chiunque esso sia, il can. 1347 prescrive di dire « ciò che i fedeli debbono credere e fare per salvarsi »; vi si raccomanda inoltre di schivare argomenti profani e astrusi, eccedenti la comune capacità degli uditori e di esercitare il ministero evangelico non nelle persuasive della umana cultura, non nello sfoggio profano e lusinghiero di una vuota e pretenziosa eloquenza, ma nella manifestazione dello spirito e della virtù; di non predicare se stessi, ma Cristo Crocifisso. La S. Congregazione concistoriale, in data 28 giugno 1917, Regolamento circa la sacra predicazione, art. 20 prescrive: « Gli argomenti delle prediche debbono essere essenzialmente sacri. Se un predicatore volesse trattarne altri... sempre tuttavia convenienti alla Casa di Dio, occorre licenza dell'Ordinario. A tutti i predicatori, comunque, è assolutamente e affatto proibito di trattare di politica in Chiesa ».

Nessuna autorità umana ha diritto d'impedire la predicazione stessa, come hanno proclamato s. Pietro e s. Giovanni davanti al sinedrio: « Non possiamo non dire quello che abbiamo visto e udito » (Act. 4, 20); s. Paolo asserisce che « la parola di Dio non è legata » (II Tim. 2, 9) e sentiva in sé l'obbligo urgente di predicare: « Necessitas mihi incumbit » (I Cor. 9, 16). Da parte di tutti gli uomini c'è l'obbligo di ascoltare frequentemente predicatori e di mettere in pratica i loro insegnamenti, poiché ciò è condizione per la vita eterna (can. 1348).

III. FINI DA RAGGIUNGERE E VARIE FORME DI O. S. — Dalle varie classi di persone cui si predica e dalle varie circostanze in cui si svolge la predicazione sono sorte varie forme o specie di o. Così i vescovi tengono nelle feste maggiori le loro omelie, che possono tenere in qualsiasi chiesa del proprio territorio, ma ordinariamente vengono fatte nella cattedrale. Mentre il vescovo predica, o assiste alla predica, può proibire che si predichi contemporaneamente in altri luoghi, fatta eccezione per le grandi città (can. 1343).

Così i parroci fanno la spiegazione del Vangelo domenicale e festivo, che viene anch'essa detta omelia. È questo un obbligo personale per il parroco: l'omissione dell'omelia può essere consentita solo nelle grandi feste (can. 1344). Questa spiegazione del Vangelo sarebbe desiderabile che fosse fatta anche alle altre Messe celebrate in pubblico: l'Ordinario può comandarlo (can. 1346).

Nei tempi liturgici, segnatamente in Quaresima e Avvento, la Chiesa vuole (can. 1346) che si predichi con più frequenza, anche quotidianamente, per dare al popolo una visione più completa, esatta e organica della verità. Si sono così avuti Quaresimali e Avventi, di cui alcuni giustamente celebri. Le lezioni tenute dal canonico teologo (can. 400) avranno come oggetto la spiegazione della S. Scrittura o, secondo il desiderio del vescovo, altri argomenti dogmatici, morali, apologetici. In preparazione a ricorrenze annuali o periodiche, p. es., la visita pastorale, furono istituiti tridui, novene, ottavari. Divozioni particolari hanno dedicato mesi interi ad un dato culto con predicazione: mesi di maggio alla Madonna, mesi di giugno al S. Cuore, mese di marzo a s. Giuseppe e in qualche posto il mese di nov. per i defunti. In molti luoghi, modificando un poco le disposizioni clementine, fu istituito il triduo delle Quarantore con predicazione corrispondente. Il clero ed i religiosi debbono a scadenze fisse, o in particolari circostanze (cann. 1367 n. 4; 1001; 126; 541; 571 § 3; 595 § 1, n. 1; 465 § 3; 420 § 1, n. 7, § 2; 2313 § 1, n. 5) esercizi spirituali (v.), che sono per lo più predicati, e ne è sorto tutto un genere di o. specializzata. Su questo esempio, gli esercizi chiusi si tengono anche per laici d'ambo i sessi, distinti, ordinariamente secondo le professioni, affinché la predicazione abbia uno scopo più preciso e frutti più abbondanti. Il CIC (can. 1349) ha sancito come obbligatorio, almeno ogni dieci anni per ogni parrocchia, un corso straordinario di predicazione; sono le Missioni (v. MISSIONI INTERNE) risalenti nella loro istituzione a s. Vincenzo de' Paoli. Così la predicazione è in continuo sforzo di evoluzione e di adattamento alle esigenze sempre nuove delle svariate forme di vita sociale. La Chiesa, sempre vigile custode del deposito della Rivelazione, controlla se questo deposito è presentato esattamente ai fedeli; ha sancito pene a volte gravissime (can. 1347 §§ 2-3) contro i banditori della divina parola, che non si attenessero alle sue prescrizioni o addirittura diffondessero errori e scandali.

In certi periodi e con magnifici esponenti dell'episcopato e del sacerdozio, l'o. cristiana, per profondità di pensiero, armonia di parti, eleganza di lingua e calore di esposizione, fu portata agli splendori della eloquenza, costituendo un genere a sé nelle diverse letterature, l'o. s. Come ogni altro però, in questo senso, ha avuto le sue parabole e conosciuto le sue decadenze.

BIBL.: documenti pontifici da Pio IX a Pio XI; CIC, specialmente cann. 1327-51; A. Gallerani, La guida del predicatore, Roma 1894; E. Santini, L'elequenza italiana dal Con-

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ORATORIA SACRA - S. Pietro martire ferma un cavallo in coma durante una predica. Dipinto di Bernardo Daddi (sec. XIV). Parigi, Museo delle arti decorative.
(fot. Alinari)
cilio Tridentino ai nostri giorni, Palermo 1923; M. Cordovani, Corso di predicazione, Milano 1930; A. D. Sertillanges, L'oratore cristiano, trad. it., Torino 1938. Per un'idea dello stato della o. in Francia, prima del sorgere dei grandi oratori e dell'apporto decisivo di s. Vincenzo, cf. P. Coste, Il grande Santo del gran secolo, trad. it., II, Roma 1934. Per la parte canonistica, cf. P. Hayoil, Le devoir de la prédication, in Rev. diocés. de Tournai, 2 (1947), pp. 132-35; id., Directives canoniques à propos de la prédication, ibid., pp. 412-17; I. L. Allgeier, The canonical obligation of preaching in parish Churches, Washington 1949; e i vari commenti al CIC. Elio Degano

IV. SVILUPPO STORICO

I primi accenni ad un'o. s. propriamente detta si possono riscontrare negli apologisti (v. APOLOGETICA, LETTERATURA) ma essa ebbe la sua più luminosa manifestazione con i secc. IV e V quando, non senza influsso delle scuole retoriche pagane, raggiunse il suo apogeo. Già s. Atanasio (v.) in Egitto e s. Ilario di Poitiers (v.) in Occidente cominciarono a darne illustri prove; più ampio sviluppo essa ebbe tosto con s. BASILICA (v.), s. Gregorio di Nazianzo (v.), s. Gregorio Nisseno (v.) e culminò con s. IAVELLI, CRISOSTOMO (v.). In Occidente l'o. non raggiunse forse lo splendore formale dei greci, quantunque fosse spesso pari e talvolta superiore per il contenuto, con s. Ambrogio (v.) e particolarmente con s. Girolamo (v.) e s. Agostino (v.).

L'età che segue segna già una decadenza. Non mancarono però in Oriente grandi predicatori, da s. Cirillo d'Alessandria (v.) a s. Giovanni Damasceno ed altri. Ed in Occidente mirabili si manifestarono s. MAGOG (v.) per la solennità della sua eloquenza e s. MAGOG (v.) per la praticità del suo insegnamento, e fanno loro bella corona s. Pier Crisologo, s. Massimo di Torino (v.), s. ARLES (v.), Ennodo di Pavia e qualche altro. Con il sec. VI l'o. s. si può dire che sparisca come oratoria e la stessa predicazione raramente si manifesta nella letteratura. La Spagna dà s. Isidoro di Siviglia (v.) e l'Inghilterra s. BIEDA (v.); ma poi vengono a mancare non certamente i predicatori, ma quasi del tutto i monumenti letterari in fatto di o. s., finché questa risorge rigogliosa con Ugo di S. Vittore (m. nel 1141)

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(fot. Enc. Cott.) ORATORIA SACRA - Frontespizio dei Sermoni da morti latini e vulgari (Perugia 1521) di Baldassarre Olimpio da Sassoferrato - Esemplare della Biblioteca Vaticana.
ed i suoi 100 sermoni, 19 omelie e varie lezioni scritturali, e s. Bernardo da Chiaravalle (m. nel 1153) con gli 86 sermoni sul Cantico dei Cantici, 17 sul salmo Qui habitat, 67 sermoni sulla Vergine e parecchi elogi di santi e commenti omiletici.

Con il formarsi delle nuove nazionalità e col sorgere delle nuove lingue si profila quella che giustamente viene chiamata l'oratoria popolare, preparata dalla predicazione di s. Domenico di Guzman e di s. Francesco d'Assisi, e continuata dai loro discepoli. Del primo si hanno pochi frammenti, del secondo si conservano poche « ammonizioni » contenute nei Verba aurea S. P. Francisci. Alla scuola francescana, oltre s. Bonaventura da Bagnoregio, mistico e predicatore, crebbe s. Antonio di Padova (v.), ritenuto il primo dei predicatori popolari: i suoi Sermoni, pervenuti a noi in latino, dovettero servire come materia predicabile per i sermoni in volgare. Celebre fu anche Bertoldo di Ratisbona (m. nel 1272), « il Bernardino del '200 », predicatore popolare della Germania. Per la scuola domenicana si deve ricordare s. Tommaso d'Aquino, che, al pari di Bonaventura, fu insieme teologo e predicatore. Nel '500, se non mancano i predicatori « gonfi di vento » sferzati da Dante (Par., XX), ve ne sono anche di eccellenti: il b. Giordano da Pisa (m. nel 1311) del quale si conservano circa 200 prediche, raccolte dai soliti « cimatori di panni »; Agostino d'Ancona, successore di s. Bonaventura al Concilio di Lione, e s. Nicola da Tolentino (v.), ambedue agostiniani; i due domenicani Domenico Cavalca e Jacopo Passavanti, del quale resta un Quaresimale detto l'anno 1354, condensato poi nello Specchio di vera penitenza. Notevole anche la predicazione del b. Giovanni Dominici (m. nel 1415), domenicano, che compose due Quaresimali, un Trattato della s.ma Carità ed una Regola del governo di cura familiare. Ma forse il più alto esponente dell'oratoria popolare fu s. Bernardino da Siena ([v.] 1380-1446). Alla sua scuola si formarono il b. Alberto da Sartiano (m. nel 1450) e s. Giovanni da Capestrano (m. nel 1456), gli scritti dei

quali andarono perduti; s. Giacomo della Marca (m. nel 1479: Quaresimale ancora manoscritto); Michele Carcano (m. nel 1485: vari Quaresimali) e Michele da Milano (m. nel 1480: Sermoni in volgare). Da ricordare anche s. Lorenzo Giustiniani, primo patriarca di Venezia (m. nel 1455: Sermoni per le varie solennità dell'anno) e s. Antonino, Firenze (v.). Si giunge alla fine del '400, con fra' Roberto da Lecce, il cui Quaresimale fu stampato cinque volte, lui stesso vivente, con il b. Bernardino da Feltre ([v.] m. nel 1494) e con Mariano da Genazzano, agostiniano (m. nel 1498), oratori ammiratissimi ai tempi loro. Emulo di s. Vincenzo Ferreri (m. nel 1419) che predicò in tutta Europa durante il grande scisma, SAVONAROLA, GIROLAMO (v.), domenicano come lui, che fece di Firenze il campo della sua predicazione.

Si giunge così al Cinquecento, quando la maggior fama in TONCHINO (v.), cappuccino, prima che passasse al protestantesimo, nel 1542; ma dopo di lui l'o. s. si fa ricercata, con tendenze retoriche. Non mancano però ottimi predicatori come Callisto di Piacenza, canonico regolare, Franceschino Visdomini, francescano ferrarese (m. nel 1573), predicatore sostanzioso a volte assai aspro con l'uditorio; Gabriele Fiamma, canonico regolare veneto, distinto letterato, superiore allo stesso Visdomini quanto alla forma; Cornelio Musso, dei Minori Conventuali di Piacenza (m. nel 1575), vescovo di Bertinoro e Bitonto; Egidio da Viterbo, generale degli Agostiniani e poi cardinale, molto ammirato dai contemporanei. Nel mezzo della Riforma cattolica appare s. Carlo Borromeo (v.), autore di 126 omelie in volgare, conservateci in latino, e di 17 sermoni per monache. Fu difensore del predicatore francescano Alfonso Lupo, condannato per le sue minacce profetiche che risentono della maniera savonarolana e dello stesso Francesco Girolamo Panigarola; quest'ultimo, francescano, poi vescovo (1548-94), fine ed incalzante, si dimostra formidabile per intelligenza e memoria. Si conservano di lui le Dichiarazioni sul Salmi, le Lamentazioni di Geremia, le Lezioni di Catechismo ai parroci, un Quaresimale, i Panegirici e un Trattato sul modo di comporre una predica.

Nel Cinquecento anche l'o. s. di altri paesi ha ottimi esponenti. In Francia il domenicano P. Divolé, G. Fresceau (m. nel 1575), Riccardo di Borgogna (m. nel 1574), J. Fourré di Mainvilliers (m. nel 1578), G. de Monluc, il gesuita A. E. de Alleman (1530-91). In Spagna e Portogallo fiorisce anche la trattatistica: si ricordino l'Ars concionandi di A. Zorilla (1508-70), il Methodus concionandi di A. García Matamoros (1490-1572) e la famosa Ars concionandi di fra' Diego di Estella. Fra i grandi oratori emergono il francescano b. Luigi Sotelo di Siviglia, poi missionario nel Giappone; s. Tommaso di Villanova, arcivescovo di Valenza (m. nel 1555), Dionigi Vasquez di Toledo; i domenicani Pasquale De la Fuensanta (m. nel 1512), Baldassarre Sorio di Valenza (m. nel 1557), Alfonso di Cabrera, predicatore di corte sotto Filippo II e Filippo III (m. nel 1598); i francescani A. Guevara (1475-1545) e A. Lopez (m. nel 1559). Notevoli anche i gesuiti G. Perpinan e il b. Ignazio d'Azevedo, ucciso dal calvinista Souire con altri 39 compagni; il francescano Antonio di S. Maria, poi missionario in Cina; L. Bolanos, in seguito evangelizzatore dei selvaggi Guarani; il domenicano Bartolomeo Las Casas (1474-1566), apostolo e difensore degli Indi; Luis De Léon (1527-91), specie per il suo Nombre de Cristo; i gesuiti G. Lainez (m. nel 1562), poi generale del suo Ordine, e A. Salmeron (m. nel 1585), predicatore in tutta l'Italia e provinciale di Napoli; Gracián y Morales (1601-68), autore del Criticón; Juan de Ávila, apostolo dell'Andalusia (1500-1569), oratore dall'anima di apostolo; Luis de Granada (1504-88), domenicano, oratore famosissimo nel suo tempo, confessore della Regina del Portogallo, autore de Il Libro della orazione e della meditazione, La guida dei peccatori; Pedro Malón de Chaide, agostiniano (1530-89); s. Giovanni della Croce ([v.] 1542-91), mistico insieme ed oratore con le sue opere principali: La salita al monte Carmelo; Notte oscura dell'anima. In Germania operano

B. Arnoldo di Usigen, agostiniano, con la sua predicazione profetica (m. nel 1532); G. Faber, poi vescovo di Vienna, chiamato «il maglio dagli eretici»; il domenicano M. Zittardt di Aquisgrana, anche scrittore (m. nel 1570); il francescano G. Wilt, predicatore della cattedrale di Magonza (m. nel 1554); s. Pietro Canisio, di Nimega, chiamato dagli eretici, rifacendosi al suo nome, «il cane d'Austria» (m. nel 1597); Bernardo di Lussemburgo, autore dei Sermones de Rosario (m. nel 1535). Di altre nazionalità sono i predicatori Matteo Bembo, gesuita di Posen; C. De Snekis (m. nel 1531), domenicano, che lasciò 75 sermoni sopra il Misis est e quattro su s. Giuseppe; A. Holstadt di Lovanio (m. nel 1598).

Nel Seicento l'o. s. si lascia trascinare dalla ricerca retorica d'una novità artificiosa e paradossale, in cui malamente si stempera il genuino sentimento religioso. Persino nei titoli delle prediche si palesa l'ampollosità e la bizzarria della concezione; si ricordano quelli dell'Altogradi, di A. Puccinelli, di F. A. Monforte. Tipico esempio dell'o. secentesca il gesuita L. Giuglaris (m. nel 1653); più noto, per i suoi capricci, il cappuccino Emanuele Orchi (m. nel 1649). Ma ormai la riforma dell'o. s. era imminente: se ne avvertono i sintomi nel cappuccino G. da Nardi (m. nel 1631); nei gesuiti L. Fabrizi, T. Reina, G. Ro; emersero poi i gesuiti F. M. Spinola, D. Bartoli (m. nel 1685) e C. A. Cattaneo.

Anche in Francia l'o. s. aveva delirato con le volgarità e le intemperanze degli oratori delle guerre di religione e particolarmente della Lega; la risollevò al principio del sec. XVII con la sua predicazione s. Francesco di Sales, sicché fu in grado di offrire i più luminosi esempi con Bossuet ([v.] 1627-1704), Bourdaloue ([v.] 1632-1704), Massillon (1663-1742) e Fénelon ([v.] 1651-1715). Un secondo quadrumvirato formano nel sec. XIX il Lacordaire ([v.] 1802-61), il Felix ([v.] 1810-91), Bougaud ([v.] 1824-88), Monsabré ([v.] 1835-1907). Attorno a costoro, che sono i maestri dell'o. francese, meritano una menzione: Claudio di Lingendes, gesuita, studiato dallo stesso Bourdaloue; s. Vincenzo de Paoli (1576-1660), del quale si conservano due volumi di Sermoni; J. Lejeune (m. nel 1671), prete dell'Oratorio; F. Bourgoing (m. nel 1641), lodato dal Bossuet; A. Godeau, socio dell'Accademia di Francia; Claudio Joly (m. nel 1678), noto per i suoi brevissimi discorsi sul Vangelo, i famosi Prônes; il Faure, vescovo d'Amiens, e il Mascaron (m. nel 1703) accusato da Luigi XIV per la sua franchezza. Minori sono L. Cellot (m. nel 1658), pangrista, e L. Chrislet di Besançon (m. nel 1658) noto per il suo catechismo in 16 lezioni. Da ricordare pure O. Bienville (m. nel 1680) per il suo Paradiso Terrestre o Esercizi spirituali; il b. Claudio de la Colombière (m. nel 1682), direttore spirituale di Margherita Alacoque. Di qualche valore anche A. G. Limoges, il domenicano G. Fréderix del Brabante con sei Quaresimali, l'agostiniano G. Cortade; il belga Van Hoorn di Gand e Niccolò Stassart, ambedue agostiniani; il francescano Ivone di Parigi (m. nel 1678); Jacopo Bridaine (m. nel 1676), che tenne 256 missioni; Giovanni Billot (m. nel 1767); Carlo Frey de Neville (m. nel 1774), gesuita, brillante e vivace, che lottò molto contro Voltaire; l'abate L. Poulle (m. nel 1784), membro dell'Accademia, che predicava come il Fénelon su breve traccia; l'abate N. Thyrel de Boismont (m. nel 1786), N. S. Bergier (m. nel 1790), buon apologista, che si oppose a Rousseau con Il deismo confutato da se stesso e a Boulanger con l'Apologia della religione cristiana; G. B. De Beauvais (m. nel 1790), l'abate Cambacères (m. nel 1802). Degni di considerazione i gesuiti L. A. Cuny (m. nel 1755), S. Parissault (m. nel 1753), C. G. Perrin (m. nel 1767), E. Griffet di Moulins, difensore dei gesuiti (m. nel 1771); Francesco de Ligny (m. nel 1788), accetto al pubblico per la dottrina e la convinzione nell'esporre; A. Lenfant di Lione (m. nel 1792), predicatore in Vienna per volere di Maria Teresa; F. Nonnotte (m. nel 1799), apologista e avversario di Voltaire. Degni di nota anche J.-J. Olier (m. nel 1657); Nicolas de Dijon (m. nel 1694), cappuccino, considerato uno dei migliori predicatori del sec. XVII; P. Richard, detto l'Avocat (m. nel 1719), predicatore e teorico della predicazione; V.

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ORATORIA SACRA - Frontespizio della Concio de duplici mysterio (Brescia 1562) di Francesco Visdomini - Esemplare della Biblioteca Vaticana.
Houdry (m. nel 1729); A. Antoine (m. nel 1737); F. Ballet (m. nel 1762); Bertrand de la Tour, oratore e scrittore (m. nel 1780); B. Baudrand, gesuita (m. nel 1787); Daniel de Paris, cappuccino dei primi del sec. XVIII; mons. de Boulogne (m. nel 1825), di stile esuberante, ma eloquentissimo anche se abusa delle antitesi: MacCarthy (m. nel 1833) di Dublino, ma considerato francese, predicatore piuttosto moralista alla maniera italiana (sembra anzi sia un imitatore dell'oratore italiano Turchi); mons. Frayssinous (m. nel 1841), forse il migliore oratore sacro durante la Restaurazione; il p. de Ravignan, gesuita, ed altri. Le conferenze di L. Besson, vescovo di Nîmes (m. nel 1892), specialmente quelle sull'Uomo-Dio e sulla Chiesa, profonde per dottrina teologica e popolari nell'esposizione, son corse da vigorosa eloquenza e giovano alla conoscenza delle controversie sociali del sec. XIX. Il gesuita F. Faller (m. nel 1802), scrittore più che oratore, fu polemista antivolterriano; noto per la sua franchezza il confratello G. N. Beauregard di Metz (m. nel 1804); G. S. Maury (m. nel 1817) fu il solo che sapesse confondere i sofismi di Mirabeau. Nel turbine della Rivoluzione spicca pure la figura dell'abate Legris Duval (m. nel 1819); noto più tardi mons. Dupanloup, vescovo d'Orléans.

L'o. francese contemporanea (1900-50) porta fra i nomi più illustri quello di mons. d'Hulst, successore del Monsabré sul pulpito di Notre-Dame, le cui conferenze, alquanto accademiche e troppo filosofiche, son dettate più per i dotti che per il popolo (6 voll. di Conferenze sulla morale cristiana sociale e vari volumi di Esercizi per la Settimana Santa); mons. Gay (v.) vescovo di Anhedon, chiamato dallo stesso d'Hulst un oratore ascetico ben legato però alle necessità della terra e del suo tempo: E. Janvier, domenicano, predicatore a Notre-Dame dal 1903 al 1924 (Morale générale, in 8 voll., 1903-10; Morale spéciale, in 4 voll.,

1911-14; i volumi annuali degli Esercizi Spirituali o dei Ritiri): tutta la sua predicazione verte sui problemi di Dio, la società e l'ordine che la costituisce. C. Gibier, predicatore nella chiesa d'Orléans tra il 1899 e il 1911 e poi vescovo di Versailles, nelle sue conferenze su Dio, Gesù Cristo, la Chiesa e la società, dimostra logica stringente, interesse per i problemi sociali. Conferenziere a Notre-Dame dal 1924 al 1937 fu il gesuita E. Pinard de la Boullaye, i cui Quaresimali vertono tutti sulla figura di Gesù Cristo, il Messia, la storia, la persona, l'eredità di Gesù. Gesuita è anche l'attuale predicatore di Notre-Dame, il p. Michele Riquet, che dopo gli sconvolgimenti della seconda guerra mondiale ha assunto il grande impegno delle Conférences tradizionali francesi, impostandole sulla trilogia: verità, giustizia, carità, tra assensi e dissensi non pochi: notevoli le sue conferenze sulla ricchezza e sulla miseria. A questa o. francese tradizionale bisogna aggiungere la predicazione pastorale-sociale fatta dai vescovi, tra cui un posto eminente spetta al card. Suhard, arcivescovo di Parigi. È nota la grande eco che destò la sua lettera pastorale del 1947, Agonia della Chiesa. Si può anzi affermare che proprio le lettere pastorali, lette ogni anno in tutte le chiese in preparazione alla Pasqua, segnino il nuovo orientamento dell'o. s.

Mentre si attuava la riforma dell'arte oratoria in Francia, uno stesso movimento si iniziava in Italia per opera del p. Segneri ([v.] 1624-94) e del p. Casini ([v.] 1648-1719). In questo tempo, sotto l'impulso della Compagnia di Gesù, nasce una nuova forma di predicazione secondo il metodo degli Esercizi spirituali. In tal genere si distinsero: G. Agnelli (1621-1706) con il suo Parrocchiano istruttore, le Conzioni quaresimali e gli Esercizi: F. Fontana (1673-1713) e specialmente il Segneri juniore (1673-1713), detto il Segnerino. Appaiono anche gli oratori scritturistici con le loro «lezioni scritturali», quali Angelo Pancicchelli (m. nel 1600) e Francesco Donell (m. nel 1682).

Nel Settecento l'o., quantunque non aliena del tutto da certe scorie secentistiche, assume sempre più il carattere della dignità sacra. Da segnalare: il cappuccino Bernardo M. Ciacco (m. nel 1744), del quale si conservano 33 Orazioni, non scevro di artifici ma di fervida fantasia e serrata dielettica, celebratissimo specie per i suoi panegirici: e, a lui inferiori, E. Mattioli di Bologna, Albani di Pesaro, Ponti di Ancona, il Cagnoli, il Vedova, il Muti, il Tutti e il card. Orsini, denso di dottrina ma privo di slancio oratorio. Più noti sono il gesuita napoletano Venalesti (m. nel 1741), ricco di immagini e descrizioni; S. Paoli di Lucca (m. nel 1751) dei Regolari della Madre di Dio, che predicò alla corte di Carlo VI a Vienna e nei discorsi dell'Avvento e Quaresima, intitolati Discorsi sacro-politici, ricorda il Casini; E. Manfredi, seguace dello stile del Segneri; A. Bassani, quasi perfetto nella forma; Girolamo Tornielli (1693-1752), gesuita, predicatore e poeta arcadico, ricco di grande immaginazione. La prima metà del Settecento si chiude con s. Leonardo da Portomaurizio (1676-1751): si ricordino le 23 lezioni di F. Incontri arcivescovo di Firenze. Inoltre, il b. Antonio Baldinucci di Firenze (m. nel 1717); G. A. Bordoni, torinese; F. Zucconi per le sue ottime lezioni scritturali; P. Sarnelli, Umberto di Conconato, C. Calino e il p. De Nobili. Buone le spiegazioni omiletiche di P. L. Veggi di Piacenza (m. nel 1736), G. Musocco di Trento e F. A. Boschis.

Con gli attacchi degli enciclopedisti, l'o. s. italiana, come quella francese, si colotà, in molti casi esageratamente, di apologetica e polemica alla ricerca d'un punto di fusione tra gli argomenti religiosi e quelli filosofici e scientifici. Conservano ancora il loro equilibrio i gesuiti Q. Rossi (m. nel 1760), G. Granelli (m. nel 1770), E. Lucchesi (m. nel 1766), G. Trento (m. nel 1778) e I. Venini (m. nel 1778) stimato emulo, se non superiore, al Segneri, e chiamato il Massillon d'Italia. Forse li supera il francescano Pier Maria da Pederobba (m. nel 1785), chiamato da Benedetto XIV «l'oratore degli oratori». Da ricordare anche P. Paccioli (m. nel 1785) e G. B. Roberti (m. nel 1786), più noti come scrittori, e a. Alfonso Maria De' Liguori (1696-1787); inoltre il

polemista domenicano A. Valsecchi (m. nel 1791), F. Frassen (m. nel 1792) dei Minori Conventuali, il popolare e battagliero A. S. Vanini (m. nel 1795), il ricercato G. L. Pellegrini (m. nel 1799), A. Turchi (m. nel 1803), cappuccino, vescovo di Parma, apologeta. Buoni espositori della S. Scrittura furono il gesuita A. Nicolai (m. nel 1784), G. Lavino e G. Marchetti; buoni catechisti Ildefonso da Bressanvido dei Frati Minori, considerato il principe dei catechisti (m. nel 1777), e Agostino da Fusinato (m. nel 1803).

L'o. del sec. XIX è divisa tra classicismo e romanticismo. Sull'esempio dei francesi Ravignan, Frayssenou e Lacordaire anche gli oratori italiani si diedero alla polemica contro il razionalismo, ma furono spesso accademici e, quando si tennero a una predicazione popolare, questa mancò di sostanza. Buoni oratori però lo scolopio S. Canovai di Firenze (m. nel 1811); i carmelitani V. Zanetti (m. nel 1812) e P. L. Grossi (m. nel 1812); il francescano P. Deani (m. nel 1824), filosofo, scrittore ed oratore efficace; F. Donadoni (m. nel 1826), oratore dignitoso e robusto; F. Nani di Loiano (m. nel 1828), noto per la sua o. battagliera; A. Cesari ([v.] m. nel 1828), prete oratoriano che per le sue Lezioni scritturistiche è considerato un caposcuola ma, purista nella lingua, manca di slancio e di effetto; ebbe come imitatore il ligure T. Buffa (m. nel 1837), domenicano; il veronese F. Villardi (m. nel 1833), minore conventuale, superiore allo stesso Cesari per forza oratoria; il gesuita F. Finetti (m. nel 1842) da Voghera; P. Tonso, domenicano, e l'abate C. Defendi. Discusso fu l'abate G. Barbieri (1771-1852) di Bassano del Grappa, oratore accademico per cui chi lo considerò un riformatore dell'eloquenza sacra e chi un depravatore.

La crisi d'idee della seconda metà dell'Ottocento non poteva non riflettersi anche nell'o. s., sviluppando tutta una serie di oratori apologetici, polemisti, sociali. Per un suo metodo speciale, arieggiante allo stile conferenzistico francese, si distingue il teatino siciliano G. Ventura (1792-1863). Egli fugge il manierismo e la condotta oratoria forense per attenersi al genere sacro, con schiettezza di lingua, buon uso della S. Scrittura e dei ss. Padri e una esposizione soda e profonda. Costretto ad esulare, andò in Francia, ove predicò dal pulpito di Notre-Dame. Notevoli i discorsi sulla Ragione filosofica e ragione cattolica e quelli sul Potere politico cristiano. Lasciò Omelie e alcune Orazioni funebri, come quella per Daniele O'Connel. Con il Ventura van ricordati G. B. Giordano, T. Gaudenzi, lo Stocchi e, soprattutto, C. M. Curci (1809-81) per le sue Lezioni Scritturali. Alla storia dell'o. s. dell'Ottocento appartengono anche i cardd. A. Capecelatro (m. nel 1912), oratoriano, e G. Alimonda (m. nel 1891), E. Mauri (m. nel 1896) e A. Bausa (m. nel 1899), domenicani; P. Schiaffino (m. nel 1889), benedettino olivetano; mons. P. A. Del Corona (m. nel 1912), livornese, arcivescovo di Sardica; mons. E. Bindi (m. nel 1872), vescovo di Pistoia e Prato; mons. G. Bonomelli (m. nel 1914), vescovo di Cremona.

Anche nell'o. contemporanea predomina la tendenza apologetico-sociale e quella pastorale. Da ricordare i gesuiti A. Pasivich (m. nel 1913) e G. Zocchi (m. nel 1912), il domenicano V. PIETRO LOMBARDO, i francescani Agostino da Montefeltro (m. nel 1921) e Teodosio da Sandetole di Val di Sieve (m. nel 1929), il canonico D. Conti (m. nel 1910), il cappuccino Roberto da Nove (m. nel 1939), lo scolopio Giovanni Giovannozzi (m. nel 1928), il barna-bita Giovanni Semeria (m. nel 1921), conferenziere apologista e, tra i più recenti, i francescani mons. V. Facchinetti (m. nel 1950), che inizia in Italia la predicazione radiofonica; il gesuita R. Lombardi, l'agostiniano A. Angelini, rappresentanti dell'o. apologetico-sociale contemporanea.

Fonte d'informazione per la storia della spiritualità odierna e la conoscenza delle norme direttive della Chiesa sono le Lettere pastorali che i vescovi indirizzano al clero e ai fedeli all'inizio di ogni Quaresima, come quelle dei cardd. L. M. Parocchi, G. Celesia, benedettino arcivescovo di Palermo, A. C. Ferrari (m. nel 1921), arcivescovo di Milano, P. Maffi (m. nel 1931) arcivescovo di Pisa,

A. Mistrangelo di Savona (m. nel 1930), dei preti delle Scuole Pie, arcivescovo di Firenze. Intensissima in questi ultimi tempi l'o. papale, presente a tutti i problemi teologici, dogmatici, morali e sociici, da Pio IX al b. Pio X, sino all'attuale pontefice Pio XII, i cui Discorsi e messaggi sono riuniti in 12 voll. editi dalla Società Editrice «Vita e pensiero» di Milano.

Oratori di altre nazioni nei secc. XVII, XVIII e XIX. - Tra gli spagnoli e portoghesi: E. Naxera di Toledo e S. Aguilar; i domenicani Salazar Cavallero, F. Herrera e A. de Lorea; l'agostiniano Pietro da S. Giuseppe, vissuti tutti tra il 1630 e il 1690. Nel sec. XVIII: in Spagna, Ronzon di Teragona (m. nel 1711); D. Lobato con i suoi 5 voll. di Sermoni; G. Alberite, con 52 orazioni, e F. Bono (m. nel 1740). Pietro Diaz (m. nel 1777), prete della Congregazione regolare di S. Gaetano, stampò 4 volumi di Panegirici. Riesco le Grand, francescano; G. Troncoso, predicatore di Sua Maestà; G. Gonzales, con i suoi 8 voll. di Sermoni.

I portoghesi A. Vieira di Lisbona (m. nel 1697) gesuita, considerato uno dei più grandi oratori di quella nazione, e E. Reyz (m. nel 1699), altro gesuita; l'agostiniano C. Almeida (m. nel 1679), eminente predicatore. E. Sylva (m. nel 1709) che compose la Sylva concionatoria; l'agostiniano E. Figueiredo ed E. De Lima, autore de Las Ideas Sacradas del 1720. Emanuele De Gouven, agostiniano molto acclamato.

Fra i tedeschi, i gesuiti M. Faber bavarese (m. nel 1653), G. Mentrius di Magonza (m. nel 1672); F. Kiselius di Fulda (m. nel 1674) predicatore e pubblicista; M. Radau autore dell'Orator Extemporaneus; U. Dirheimer e F. Hartung boemo (m. nel 1682), predicatore polemico; G. Hayes predicatore missionario e autore della versione in domande e risposte del catechismo del Canisio. Ancora il domenicano R. De Lamenta, boemo, che compose il Paradisius concionatorum; l'agostiniano E. Knorr (m. nel 1701) autore di moltissimi panegirici.

In Germania, sono noti i gesuiti C. Linek di Praga; il renano C. Nagel e il boemo V. Scheffer (m. nel 1717). Notissimo anche G. Averhausen da Kempen (m. nel 1734) autore di Fiori di esempi o catechismo storico; B. Bassar di Locopol (Cartolia; m. nel 1738), chiamato il Crisostomo del suo paese. Agostiniani furono Abramo di S. Chiara (m. nel 1709), predicatore di corte sotto l'imperatore Leopoldo I a Vienna; I. Ertl e B. Kogrin e D. Schouacher, il bavarese F. Dorfner (m. nel 1719) e G. Hieber di Dunckelspil (Svezia), chiamato il «Cicerone redivivo» (m. nel 1731). Eloquentissimo anche G. Angerer di Vienna. I gesuiti G. Grill, che predicò anche in ungherese; M. Krammer, predicatore a Praga; F. Schmitz di Colonia (m. nel 1781); L. Fischer di Vienna (m. nel 1787) predicatore, retore e matematico; L. Mertz di Doresdorf, nella Svevia (m. nel 1792), predicatore per 21 anni nella cattedrale di Augusta. A. Mager di Vienna, agostiniano (m. nel 1751), pubblicò 99 discorsi sulle feste dell'anno. I polacchi gesuiti C. Erzozowski di Lituania (m. nel 1756); G. Borner di Giczin, missionario di lingua polacca per 32 anni. I tedeschi A. Augerer di Sigendorf (Austria; m. nel 1802) autore delle Conciones matutinae, gesuita; G. M. Dailer, professore dell'Università di Dillingen e poi vescovo di Ratisbona. G. E. Veith, ebreo convertito, gloria del pulpito di S. Stefano; sue opere sono le Omelie e Prediche, pubblicate a Vienna nel 1885. Noti pure il benedettino Beda Weber, il card. Melchior di Diepenbrach, vescovo di Breslavia (m. nel 1850). Missionari conferenzi sono i gesuiti Hosslacher, il De Lamezan, lo Schmude, il Carme e l'Ambroise; i redentori Pemiza e Zobel. Mons. G. E. Ketteler, vescovo di Magonza, notevolissimo per la divulgazione e applicazione dei principi della sociologia cattolica. Predicatore e ordinario all'Università di Bonn fu F. S. Dieringer; A. Kerschbaumer, autore di un Mese di Maggio stampato a Vienna nel 1864; G. E. Schmid, catechista di Salisburgo. Tra i contemporanei degni di nota il card. Innitzer di Vienna e Faulhaber per le loro pastorali. Mons. Doders, il francescano D. Ortseifer, predicatore della cattedrale di Colonia, il cappuccino D. Habers Brunner, il gesuita Waldmann.

Tra gli inglesi si segnalano lo Scaribrik di Lancashire (m. nel 1709) che fu predicatore di Giacomo II; Giacomo Adams (m. nel 1802), oratore di S. Patrizio di Londra; P. Goudolphy, pubblicista con 5 voll. di Sermoni (m. nel 1831); l'oratoriano F. G. Faber, più scritte e ascetico che oratore. Notissima anche l'o. dicard. N. Wiseman e G. E. Newmann, che sono i più illustri rappresentanti dell'o. anglo-saxone. - Vedi tav. X.

BIBL.: F. Villemain, De l'éloquence chrétienne au VIᵉ siècle, in Mélanges historiques et littéraires, III, Parigi 1827; R. Curel, Gesch. der deutschen Predigt im Mittelal., Detmold 1879; Lecoy de la Marche, La chaire française au moyen âge..., Parigi 1886; M. F. Zanotto, Storia della predicata, nei sec. della letter. it., Modena 1899; J. M. Monsabré, La prédication, Parigi 1900, vers. it., Palermo 1900; L. Marenco, L'o. s. II. nel medioevo, Savona 1900; E. Santini, L'éloquence II. dal Conc. trident. ai nostri giorni, I, Oratori sacri, Palermo 1923; E. Norde, Die antike Kunstpraga von VI. Jahrh. V. Christ bis in die Zeit der Renaissance, 4ᵉ ed., Lipsia-Berlino 1923; E. Vercesi-E. Santini, L'éloquence dal sec. XVII ai nostri giorni, Milano 1930; A. Galletti, L'éloquence (dalle origini al sec. XVI), ivi 1938.

Remigio Penello

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“ORATORIA SACRA.” Enciclopedia Cattolica, vol. IX (1952), p. 133. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/oratoria-sacra.