CARISMI. - La parola c. (χάρισμα) occorre 16 volte nelle lettere di Paolo e una volta in I.Pt. (4, 10). Talvolta ha il significato generico di dono grazioso, e può così venire applicato anche alla Grazia santificante, come in Rom. 6, 23; ma, oltre a questo, possiede un significato speciale, cioè di un dono soprannaturale concesso ad una persona non tanto per sé quanto per vantaggio degli altri, affinché si diffonda il Vangelo e si edifichi il corpo mistico di Cristo: è dato «per il vantaggio» della Chiesa (I Cor. 12, 7; Eph. 4, 12). A questo con
cetto paolino del c. risponde la definizione che dà s. Tommaso della «gratia gratis data», concessa da Dio «potius ut ad iustificationem alterius cooperetur» (Sum. Theol., 1^3-2^3, q. 3, a. 1). Questo è il senso che qui si considera.
S. Paolo ha dato quattro liste dei c., senza intenderne di darle complete o concordanti fra loro. In I Cor. 12 una volta ne numero nove (vv. 8-10) ed un'altra volta otto. In Rom. 12, 6-8 ne sono elencati sette, e in Eph. 4, 11 solo cinque. Ecco l'enumerazione più lunga: «E all'uno è dato per mezzo dello Spirito il linguaggio della sapienza; all'altro poi il linguaggio della scienza secondo il medesimo Spirito; a un altro la fede per il medesimo Spirito; a un altro il dono delle guarigioni per il medesimo Spirito; a un altro l'operazione dei prodigi; a un altro la profezia; a un altro il discernimento degli spiriti; a un altro ogni genere di lingue; a un altro l'interpretazione delle lingue» (I Cor. 12, 8-11).
In tutto, le quattro liste enumerano una ventina di doni diversi. Alcuni sono prodigiosi, come i doni delle lingue, delle guarigioni, dei miracoli; altri importano soltanto una migliore attitudine a certi uffizi, come a predicare, esortare, governare. S. Paolo li attribuisce di preferenza allo Spirito Santo, ma anche al Padre (I Cor. 12, 28) ed al Figlio (Eph. 4, 11). I. possono essere transitori, secondo il beneplacito dello Spirito Santo.
Ogni divisione dei c. è piuttosto arbitraria; tuttavia si possono comodamente distinguere in doni di governo, doni di insegnamento e di esortazione, doni di assistenza corporale.
Posseggono dono d'insegnamento o di esortazione gli apostoli, i profeti, gli evangelisti, i dottori, i glossolari. I quattro primi servono sempre questo ordine. Gli apostoli nominati da s. Paolo tra i possessori di c. non sono i «dodici», ma missionari spinti dallo Spirito Santo a fondare nuove comunità cristiane. Debbo essere vescovi. Nella Didaché, 12, 3, è loro proibito di stare più di due giorni in una chiesa già stabilita, o di chiedere danaro. I profeti esortano i fedeli sotto l'ispirazione dello Spirito; posseggono il discorso di sapienza; non è necessario che rivelino cose future (I Cor. 14, 3). I dottori, come dice il nome, hanno una funzione di ordine prevalentemente intellettuale e posseggono il discorso di scienza. Gli evangelisti non sono qui gli autori dei quattro Vangeli, ma quelli che predicavano il Vangelo nelle chiese già stabilite, forse trattando a preferenza i fatti della vita di Gesù Cristo.
Il dono delle lingue, detto anche glossolalia, di cui parla s. Paolo può non essere quello di cui goderono gli Apostoli il giorno della Pentecoste, il quale consisteva nell'essere compresi da gente di lingue diverse, come se avessero parlato la lingua di ciascuno. Il glossolalo parlava a Dio in una lingua che egli non capiva, e che solo poteva tradurre colui che aveva il c. d'interpretazione. E perciò s. Paolo comanda che il glossolalo non parli ad alta voce nell'adunanza, se non c'è chi lo possa interpretare (I Cor. 14).
I c. di assistenza corporale non erano tutti miracolosi. Alcuni consistevano in una speciale generosità attitudine ad aiutare il prossimo con l'elemosina o con altri modi di soccorso; ma esisteva anche il potere taumaturgico, sia per guarire i corpi, sia per fare altri prodigi. Con questo potere sta in relazione il c. della fede, che è la fede dei miracoli, cioè un istinto soprannaturale che dà la fiducia assoluta in un intervento miracoloso di Dio.
Alcuni protestanti hanno sostenuto che la Chiesa primitiva viveva senza gerarchia e diretta dai soli c. È un'esagerazione manifesta. S. Paolo conosce la gerarchia e principalmente l'autorità degli Apostoli, ed egli stesso impartisce regole per l'uso dei c. Gerarchia e c. stavano insieme, e sembra che secondo il pensiero dell'Apostolo debbano sempre stare insieme nella Chiesa. Infatti alcuni c., come la glossolalia, sono scomparsi o diventati rarissimi; ma doni soprannaturali concessi per il bene comune esistono sempre nella Chiesa di Gesù Cristo: essi possono ritrovarsi fuori della gerarchia, ma possono anche essere dati ai capi della Chiesa. Quelle che si chiamano grazie di stato non sono altro che c.