CORONA. - Si chiama così una particolare forma di orazione, in cui si recitano, iterandoli, il Pater e l'Ave Maria, sulla guida di alcuni granelli uniti tra di loro, da una funicella o catenella, in modo di corona: sicché c. dicesi indifferentemente sia della particolare forma di preghiera, sia della materiale unione dei grani.
L'uso di recitare preghiere servendosi di una c. è antichissimo e risale ai pagani. Tra i cristiani, preferito spesso da anacoreti e monaci, si diffuse soprattutto all'epoca di s. Domenico, in cui per la c. del Rosario della B. V. furono richieste forma e benedizione speciale: numerose c. sorte quindi dalla pietà dei fedeli, furono così riconosciute dalla Sede Apostolica che, stabilite norme precise, le arricchì di particolari indulgenze.
Secondo le vigenti disposizioni canoniche i grani di una c. devono essere formati di materia solida (madreperla, alabastro, marmo, legno, vetro solido e compatto; e anche di stagno e di piombo, per le quali ultime materie non si concedono le indulgenze apostoliche). Poiché la benedizione è riferita solo ai granelli e non alla catenella di unione, le disposizioni non riguardano quest'ultima, la quale può essere indifferentemente di fili di ferro, d'argento, di cuoio o canapa.
La forma deve essere quella di una corona: e non di una fascia o cingolo o altro che comunque penda. I grani devono essere uniti tra di loro in gruppi di dieci, sette o tre, secondo l'uso o lo scopo delle singole c., per computare cioè la recita del numero stabilito di preghiere. Secondo precise dichiarazioni della S. Sede non è permesso sostituire i grani di una c. con anelli di argento o oro scolpiti o incisi; né sostituire i grani del Pater, con medaglie scolpite; né comunque con braccialetti, i quali pur potendo essere corredati di indulgenze, non servono tuttavia a sostituire la c.
Perché la c. possa ottenere l'indulgenza è necessario che sia benedetta. Le formole che sono nel Rituale romano (e nelle sue Appendici) sono generalmente facoltative, eccettuate quelle della c. del Rosario e della c. dei Sette dolori della B. V. M. per cui è richiesta una delle due formole prescritte, o la più lunga o la più breve. Per le altre, presentate sulla palma delle mani, basta un segno di croce del sacerdote che ne abbia la facoltà e la precisa intenzione di concedere l'indulgenza annessa. Se con l'andare del tempo uno o pochi grani vengono a mancare o a consumarsi, possono essere sostituiti con altri senza necessità di rinnovare la benedizione.
Le principali c., oltre quella del Rosario della Madonna formata di un grano maggiore per il Pater Noster e che divide cinque o dieci o quindici decadi di grani minori per le Ave Maria, sono le seguenti:
C. dei Crociferi: ha la stessa forma e si recita nello stesso modo del Rosario, ma senza l'obbligo di meditare i misteri gloriosi, gaudiosi o dolorosi. Alla recitazione di ogni Pater ed Ave è unita l'indulgenza di 500 giorni anche se non si recitino le intere decadi. La facoltà della sua benedizione spetta all'Ordine dei Canonici della S. Croce o Crociferi; ma può essere concessa dalla S. Penitenzieria agli altri sacerdoti, ed è una delle facoltà dei sacerdoti della Pia Unione del Clero per le missioni.
C. del Signore: 33 Pater in memoria dei 33 anni terreni di N. S. G. C., 5 Ave in memoria delle 5 piaghe del Divin Redentore e un Credo in onore dei ss. Apostoli. Essa, che è propria dell'Ordine dei monaci Camaldolesi, fu arricchita di speciali indulgenze da Leone X (18 febbr. 1516) e successivamente da altri pontefici.
C. di s. Brigida: composta originariamente di 6 decadi (ciascuna di 1 Pater, 10 Ave, 1 Credo) cui segue 1 Pater e 3 Ave, fu per concessione ridotta anche a 5 decadi. Le indulgenze concesse dai pontefici ad ambedue le forme sono riconfermate dai Rescritti della S. Congregazione delle Indulgenze (16 genn. 1886 e 8 dic. 1887). Estinto l'Ordine di S. Brigida la facoltà di benedizione è passata agli abati o superiori dell'Ordine dei Canonici regolari del S.mo Salvatore; tuttavia essa è facilmente concessa dalla S. Penitenzieria anche ad altri sacerdoti.

C. dei Sette dolori della B. V. M.: 7 decadi (ciascuna di 1 Pater e 7 Ave) con aggiunte 3 Ave in onore delle lacrime della Vergine dolorosa, di cui devono essere meditati e pronunciati con la recitazione delle singole decadi i 7 dolori principali. È arricchita di indulgenze riconosciute nel Sommario della S. Congregazione delle Indulgenze in data 18 luglio 1877. La facoltà di benedizione appartiene all'Ordine dei Servi della B. V. M., ma è anch'essa concessa ad altri sacerdoti.
C. dei Sette gaudi della B. V. M.: come la precedente, divisa in 7 decadi (ciascuna di 1 Pater e 10 Ave) con l'aggiunta di altre due Ave per raggiungere il numero di 72 Ave; un ulteriore Pater, Ave e Gloria è recitato secondo le intenzioni del sommo pontefice. Con breve 4 dic. 1906 Pio X unì per i fedeli numerose indulgenze, legate però alla benedizione di un superiore o sacerdote di una delle tre famiglie francescane cui compete la facoltà di benedire questa c.
C. Angelica, o in onore di s. Michele Arcangelo e dei 9 Cori angelici: un granello maggiore che serve alla recitazione del Pater divide 9 gruppi di tre grani minori che servono per l'Ave; seguono 4 altri grani per ulteriori altri 4 Pater. Altre invocazioni speciali ai singoli Cori angelici sono richieste per lucrare le indulgenze concesse da Pio IX, in data 8 ag. 1851. La facoltà di benedizione è comune a tutti i sacerdoti che possono benedire oggetti sacri con annesse indulgenze.
BIBLI. Decretta authentica S. Congr. Indulgentiarum, Ratisbona 1883; P. Mocchegiani, Collectio indulgentiarum, theologiae, canonice ac historice digesta, Quaracchi 1897; F. Beringer, Die Abläne, ihr Wesen und ihr Gebrauch, Paderborn 1921; A. Gougnard, Tractatus de indulgentiis, Malines 1931; S. De Angelis, De indulgentiis, Asti 1946.
Massimiliano Brandys