Enciclopedia Cattolica vol. IV, 1950 Arte Artisti

DONATELLO (DONATO DI NICCOLÒ DE' BARDI)

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BARDI, DONATO DI BETTO rimanda qui.

Noto anche come: Donato di Niccolò di Betto Bardi

DONATELLO (DONATO di NICCOLÒ de' BARDI). - Scultore, n. a Firenze nel 1386, ivi m. nel 1466. Accanto al Brunelleschi, architetto, e a Masaccio, pittore, è il creatore della nuova umanità artistica del primo Rinascimento. Garzone nella bottega del Ghiberti dal 1403 al 1407, poi compagno di lavoro di Nanni di Banco, D. si forma in un ambiente profondamente gotico, benché ferace di ingegni e già percorso da fremiti di rinnovamento. Le sue prime prove (Profeta destro della porta della «mandorla» nel duomo di Firenze e suo «pendant» a Parigi [1406-1408], Davide in marmo al Bargello [1409], S. Marco di Orsammichele [1411], S. Giovanni Evangelista nel Duomo [1413-15], ecc.) mostrano evidenti i segni dello sforzo geniale per liberare dai tradizionali stilemi gotici la visione di un'umanità eroica e febbrilmente vitale: qualche riferimento all'antico non ha significato di umanistica nostalgia, ma di ritorno alle fonti della più fresca immediatezza espressiva. Chiude questa fase di formazione il S. Giorgio di Orsammichele (al Bargello), ove il gotico serpeggiare della linea si è tradotto nella parola novissima di quell'avventante spirale del manto che, imprimendo alla figura un'intensa energia di scatto, ne blocca il movimento ancorandola ad una chiara cubatura spaziale. Ma è un equilibrio momentaneo, quasi raggiunto a fil di rasoio, che subito dopo, nelle statue del campanile (dal 1415 al 1430 ed oltre) ed in altre opere coeve, D. raggiunge effetti di grande drammaticità, scavando e corrodendo le superfici, in una visione di intensa profondità umana.

Frattanto nelle statuette e nel rilievo eseguiti per il fonte battesimale di Siena (1423-29), nell'Assunta del monumento Brancacci a Napoli (1427), nelle statue bronzee del Davide e dell'Amore-Atys al Bargello, nel pulpito di Prato (1428-38), e nella cantoria del duomo fiorentino (1433-39), la luce si fa protagonista dello stile ora scandendo con i suoi bagliori la prospettiva, ora modellando la plastica del nudo, e sempre trasfigurando gli elementi naturalistici o classicistici (è documentato un viaggio di D. a Roma nel 1433) in un'espressione di grande profondità spirituale, sempre diversamente accentata, ora sul malinconico e pensoso, ora sul drammatico, ora sull'esaltazione di una sfrenata vitalità (lievemente offuscata talvolta dalla collaborazione di Michelozzo). Le porte bronzee e i tondi in terracotta della sagrestia vecchia di S. Lorenzo sono tra i raggiungimenti più alti di questo «espressionismo» donatelliano che dissolve in una concorde vibrazione di linee e di luce ogni corporeità e nell'iperbole di un meraviglioso illusionismo prospettico ogni definizione spaziale. Dal 1443 D. è a Padova, dove nelle statue e specialmente nei bassorilievi dell'altare del Santo raggiunge, attraverso un luminismo fluidissimo e tutto d'impeto, accenti di intensa tragicità. Anche il monumento equestre al Gattamelata (1447-53), pure nell'apparente serenità e nell'ispirazione al Marco Aurelio romano, si regge stilisticamente su di un equilibrio labilissimo; è una compagine di ritmi incalzanti, di superfici frementi nella luce, erose e scavate, tenute insieme da una linea tutta in tensione.

DONATELLO - S. Giovanni Evangelista - Firenze, Chiesa di S. Maria del Fiore.
DONATELLO - S. Giovanni Evangelista - Firenze, Chiesa di S. Maria del Fiore.
DONATELLO - Monumento al Gattamelata - Padova.
DONATELLO - Monumento al Gattamelata - Padova.

Nelle opere eseguite da D. dopo il ritorno a Firenze nel 1453 - la Maddalena del Battistero, il gruppo Giuditta e Oloferne in Palazzo Vecchio, il S. Giovanni Battista del duomo di Siena, i due pulpiti lignei, eseguiti con larga collaborazione di scolari, in S. Lorenzo - è ancora, e più raccolto e rivolto in profondo, il drammatico luminismo affermatosi nelle opere padovane. Sicché, come è stato detto, la società fiorentina, che ormai maturava gli ideali serenamente umanistici di quella che sarà l'età di Lorenzo il Magnifico, doveva leggere in queste opere estreme del grande maestro un ammonimento severo, quasi un «memento mori».

Il percorso artistico di D. è dei più complessi e dei più difficili a definirsi in una formula: e solo si potrà dire, concludendo, che il fervore eccezionale del suo genio in ansia di continuo superamento finì per distruggere le proprie conquiste ponendosi a un tempo come fondatore ed eversore, almeno in potenza, di una stessa grande civiltà: quella del Rinascimento quattrocentesco. - Vedi tavv. CXIII-CXIV.

S. MARIA MADDALENA. Firenze, Museo dell'Opera del Duomo. GIUDITTA E OLOFERNE. Firenze, Piazza della Signoria.
Tav. CXIII S. MARIA MADDALENA. Firenze, Museo dell'Opera del Duomo. GIUDITTA E OLOFERNE. Firenze, Piazza della Signoria.(fot. Alinari)
CANTORIA. Firenze, Museo dell'Opera del Duomo.
Tav. CXIV CANTORIA. Firenze, Museo dell'Opera del Duomo.(fol. Alinari)
Bibliografia7 opere
BIBL.: H. Kauffmann, D., Berlino 1935; J. Lányi, Problemi di critica donatelliana, in La critica d'arte, 4 (1939), pp. 9-23; R. Buscaroli, D., Firenze 1942; E. Cecchi, D., Roma 1943; L. Planiscig, D., Firenze 1947; G. Galassi, La scultura fiorentina del Quattrocento, Milano 1949, pp. 67-112; W. R. Valentiner, D. or Nanni di Banco, in La critica d'arte, 8 (1949), pp. 25-31.

Roberto Salvini

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Testo originale: Enciclopedia Cattolica, vol. IV (1950), coll. 1848–1850.

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Salvini, Roberto. “Donatello (Donato di Niccolò de' Bardi).” In Enciclopedia Cattolica, vol. IV, coll. 1848–1850. Città del Vaticano: Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1950. https://azioneromana.com/it/article/donatello-donato-di-niccolo-de-bardi.

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Salvini, Roberto. “Donatello (Donato di Niccolò de' Bardi).” Enciclopedia Cattolica, vol. IV, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1950, coll. 1848–1850. Azione Romana, https://azioneromana.com/it/article/donatello-donato-di-niccolo-de-bardi.

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