papa san Celestino V

5 luglio 1294 – 13 dicembre 1294; m. il 19 maggio 1296

MAUSOLEO DI CELESTINO V, opera di Girolamo da Vicenza (1517) - Aquila, chiesa di S. Maria di Collemaggio

Enciclopedia Cattolica vol. III, 1949 Papi, antipapi, documenti pontifici Papi

CELESTINO V, PAPA, SANTO

Festa: 21 maggio

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PIETRO DI MORRONE rimanda qui.

Noto anche come: latino: Petrus de Murrone

CELESTINO V, PAPA, santo. - Pietro di Morrone, n. a Isernia (Campobasso) nel 1215, m. al Castello di Fumone (Frosinone) il 19 maggio 1296. Giovane entrò nella badia benedettina di Faifoli (diocesi di Benevento), di cui fu più tardi (1276-79) abate. Per una inclinazione, chiara in tutta la sua vita, alla solitudine, si ritirò sul monte Palleno e dopo tre anni, recatosi a Roma, fu ordinato sacerdote. Le seguenti sue dimore furono sul monte Morrone e sulla Maiella, nei pressi di Sulmona. Sulla Maiella diede origine ai monaci detti più tardi Celestini (v.). Al tempo della lunga vacanza della S. Sede dopo la morte di Nicolò IV, abitò nel romitorio di S. Onofrio sul Morrone dove ricevette l'annunzio della sua elevazione a Sommo Pontefice avvenuta a Perugia.

CELESTINO V - Affresco del sec. XIV nell'eremo di C. V sul monte Morrone.
CELESTINO V - Affresco del sec. XIV nell'eremo di C. V sul monte Morrone.

La scelta del povero romito dopo un travagliato periodo, dovuto principalmente alla rivalità tra i Colonna e gli Orsini, ambedue rappresentati nel S. Collegio, fu sempre un enigma per gli storici. Recenti studi hanno chiarito il retroscena: Carlo II, re di Napoli, col figlio Carlo Martello nella primavera del 1294, venne a Perugia e s'abboccò con gli undici cardinali elettori. Di lì passò a Sulmona ove concesse dei privilegi ai Celestini e quasi certamente vide anche il santo romito, il quale poco dopo scrisse una lettera ai cardinali esortandoli a dare finalmente un Pastore alla Chiesa. Latino Malabranca, cardinali decano, per primo fece il nome del pio romito e gli diede il voto, altri lo seguirono, i rimanenti si decisero ad accedere. Altre circostanze e correnti spirituali (Papa Angelico) possono aver influito sull'elezione dell'inesperto romito. Questi, accettata l'elezione, si recò a L'Aquila, dove in presenza di pochi cardinali, di Carlo II e di una grande folla fu incoronato il 29 ag. 1294.

Il 18 sett. creò 12 cardinali, di cui 7 francesi e 5 italiani, tutti graditi al re Carlo, al cui figlio s. Lodovico d'Angiò, giovanissimo ancora e ostaggio per il padre in Spagna, affidò poi (7 o 9 ott.) l'amministrazione dell'arcidiocesi di Lione (Bull. Franc., IV, p. 332). Concesse molti privilegi ai monaci Celestini, di cui due erano tra i dodici cardinali creati a L'Aquila. Accompagnato dallo stesso re Carlo, C. si recò a Napoli, passando per Sulmona e Montecassino, dove obbligò i monaci ad abbracciare l'istituto dei Celestini, comando abrogato, come tanti altri, dal successore Bonifacio VIII. A Napoli gli fu preparata la residenza in Castelnuovo, ma non tardò ad accorgersi di non essere all'altezza della sublime dignità; era attediato dalle brighe dei curiali, e bramava la solitudine della sua cella. Al principio dell'Avvento voleva affidare il governo della Chiesa a tre cardinali e ritirarsi in una cella appartata. Opponendosi un cardinale e tormentato da scrupoli, cominciò a pensare all'abdicazione. Consultò alcuni cardinali, tra i quali Benedetto Caetani (il futuro Bonifacio VIII), il quale dapprima lo sconsigliò, ma poi dichiarò che ciò era possibile.

C. verso il 10 dic. emanò una costituzione che un Papa può rinunciare alla sua alta dignità (v. SOMMO PONTEFICE), e il 13 dic. dinanzi ai cardinali lesse la formula dell'abdicazione propria, libera e spontanea. Aveva rimessa in vigore la rigida norma del Conclave e da esso uscì subito eletto Bonifacio VIII (24 dic.) il quale fece condurre verso Roma il suo predecessore. Questi però, eludendo la vigilanza dei custodi pontifici, fuggì e si nascose nelle Puglie, donde invano cercò di traversare l'Adriatico. Bonifacio VIII, temendo che malintenzionati si giovassero della grande semplicità di C., lo fece ricercare e, trovato a Viesti, lo fece condurre e custodire nel castello di Fumone, presso Alatri, dove visse fino alla morte. È una calunnia che Bonifacio VIII sia ricorso a macchinazioni per ottenerne la rinunzia ed accelerarne la fine. S. Pier Celestino, il cui corpo fu sepolto a Ferentino, poi nel 1327 trasportato a Collemaggio (L'Aquila), fu canonizzato da Clemente V il 5 maggio 1313. La festa si celebra il 19 maggio.

L'insolita rinunzia di C. provocò subito una letteratura sull'argomento, cui presero parte l'Olivì, Egidio di Roma e Giovanni Quidort. Sono notissimi i versi di Dante (Inf., III, 59-60), che, fin dai primi commentatori, furono ritenuti come accennanti a C. - Vedi Tav. LXXVI.

MAUSOLEO DI CELESTINO V, opera di Girolamo da Vicenza (1517) - Aquila, chiesa di S. Maria di Collemaggio.
Tav. LXXVI MAUSOLEO DI CELESTINO V, opera di Girolamo da Vicenza (1517) - Aquila, chiesa di S. Maria di Collemaggio.(fol. Alisari)
Bibliografia25 opere
BIBL.: Fonti: F. X. Seppelt, Monumenta Coelestiniana (Quellen und Forschungen della Società Görres, 19), Paderborn 1921; abbraccia l'Opus metricum del card. G. G. Stefaneschi, terminato nel 1319, le vite di s. C. di Pietro d'Ailly (c. 1408) e Maffeo Vegio (1445); il processo di canonizzazione (1306). L'Opus metricum si trova pure in Acta SS. Mari, IV, Parigi 1866, pp. 437-486, e presso L. A. Muratori, Rev. It. Script., III, 1, pp. 613-68. La Vita di P. d'Ailly fu edita (rimaneggiata) da D. Faber, Parigi 1539; dal Surina, De probatis Sanctarum historiis, III, Colonia 1572, pp. 337-55. Una vita dovuta ai Celestini, discepoli del Santo, esiste in tre recensioni edite negli Anal. Boll., 9 (1890), pp. 147-200; 10 (1891), pp. 385-92; 16 (1897), pp. 393-432, quest'ultima è la più genuina. Una pretesa autobiografia fu pubblicata da C. Telera, S. Petri Coelestini PP. V opascula omnia, Napoli 1640, pp. XLIX-LXVII, e in M. de la Bigne, Maxima bibliotheca veterum Patrum, XXV, Lione 1677, pp. 765-69; ma la critica moderna la respinge, come tutti gli opuscoli. Cf. S. Pierre Celestin et ses premiers biographes, in Anal. Boll., 16 (1897), pp. 365-92. Due offici liturgici ritmici: G. M. Dreves, Analecta Hymnica, 28 (1818), pp. 127-34. Studi: L. Marino, Vita e miracoli di s. Pietro del Morrone già C. papa V., Milano 1630 (con molti testi inseriti); V. Spinelli, Vita di s. Pietro del Morrone, Roma 1664; P. Arnone, Pietro du Morrone anacoreta e papa, Cosenza 1881; B. Cantera, Cenni storici-biografici riguardanti s. Pier C., Napoli 1892; id., Nuovi documenti riguardanti s. P. C., ivi 1893; C. V ed il VI centenario della sua incoronazione, L'Aquila 1894 (collana di 15 studi); G. Pansa, C. V e i solitari del monte Maiella, Teramo 1894; G. Celidonio, Vita di s. Pietro del Morrone, 4 ll. o fasc. Sulmona 1896 (studio critico); id., La non autenticità degli Opascula Coelestina, ivi 1896 (identico al fasc. IV precedente, con una piccola aggiunta); P. M. Baumgarten, Il regesto di C. V., Chieti 1896 (dall'Abruzzo Cattolico, 4 [1896], pp. 2-14); G. Crocioni, Pel Gran rifiuto di C. V., Casalborgino 1898 (con una rassegna critica sulla questione: dalla Rassegna Abruzzese, 3 [1898, ivi]); F. X. Seppelt, Studien zum Pontifikat Coelestins V. (Abhandlungen zur mittleren und neueren Geschichte, 27), Berlino-Lippia 1911; L. Oliger, Petri Johannis Olivi De renuntiatione papae Coelestini V Quaestio et Epistola, in Arch. Franc. hist., 11 (1918), pp. 309-73; J. Hollsteiner, Die Autobiographie Coelestins V., in Römische Quartalschrift, 31 (1923), pp. 29-40; A. Mercati, Il decreto e la lettera dei cardinali per l'elezione di C. V., in Bull. dell'Istituto stor. ital., 47 (1931); F. Baethgen, Beiträge zur Geschichte Coelestins V., Halle 1934; P. Barbaini, C. V anacoreta e papa, Milano 1936 (di carattere divulgativo); P. Laurelli, Dante e C. V., Isernia 1939; J. Leclercq, La renunciation de

Celestin V et l'opinion théologique en France du vivant de Boniface VIII, in Revue d'histoire de l'Église de France, 25 (1939), pp. 183-92; S. Garclas Palou, El beato Ramón Llull y la cuestión de la renunciabilidad de la sede romana, in Aurora Sacra Tarraconensia, 17 (1944), pp. 67-96.

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Testo originale: Enciclopedia Cattolica, vol. III (1949), coll. 1258–1261.

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Oliger, Livario. “Celestino V, papa, santo.” In Enciclopedia Cattolica, vol. III, coll. 1258–1261. Città del Vaticano: Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1949. https://azioneromana.com/it/article/celestino-v-papa-santo.

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Oliger, Livario. “Celestino V, papa, santo.” Enciclopedia Cattolica, vol. III, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1949, coll. 1258–1261. Azione Romana, https://azioneromana.com/it/article/celestino-v-papa-santo.

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