SCOLASTICA DELL'ULTIMO SUO DESTINO

SCOLASTICA

dell'ultimo suo destino. Gli storici convengono, nel suddividere la s. medievale, in tre periodi: la preparazione o "prima s. " (Fruihscholastik), l'attuazione o "alta s. " (Hochscholastik) e infine il tramonto o "tarda s. " (Spätscholastik): la divisione ha una propria ragione tanto dal punto di vista metodologico come critico e dottrinale.

1. La preparazione o prima s

Questo periodo abbraccia lo spazio di tempo che corre dalla fine del mondo antico (secc. v-vi) al sec. xiii. Dall'epoca patristica emergano come "maestri" della s. s. Agostino (v.), lo ps. Diogini e Boezio (v.) come fonti ecclesiastiche; ma si fanno valere anche le fonti dottrinali strettamente filosofiche quali alcuni dialoghi platonici (Fedone, Menone, i frammenti del Timoe con il grande Commento al medesimo dialogo di Calcidio), specialmente l'Organon di Aristotele nella versione e nei commentari di Boezio, e altre fonti minori come Mario Vittorino neoplatonico, Porfiro, Macrobio e Apuleio (cf. M. De Wulf, op. cit., 28: la trattazione è dovuta ad A. Pelzer). Da questa indicazione emerge il carattere di questa prima s. che si può indicare nella prevalenza del platonismo (o neoplatonismo) quanto al contenuto e nella tendenza al procedimento dialettico delle suddivisioni e distinzioni quanto al metodo. Evidentemente il processo è lungo e faticoso e soggetto a crisi dottrinali spesso assai gravi che hanno ripercussioni dirette sul dogma stesso (controversie sulla predestinazione, sulla Trinità, sull'Incarnazione, sui Sacramenti, specialmente l'Eucaristia) che provocano l'inverno ecclesiastico. Nel sec. IX si stacca quasi d'improvviso come un blocco a se stante la speculazione neoplatonica (ispirata allo ps. Dionigi) di G. Scoto Eriugena (v.) che viene in sospetto di monismo panteista ed è condannato per la dottrina della predestinazione (Denz-U, 320 sgg.). Nel sec. Tours (v.) il quale confidando troppo nel gioco della dialettica compromette la dottrina della transustanziazione eucaristica incorrendo nella condanna di vari Concili (Vercelli 1050. Roma 1059, Poitiers 1074 e Bordeaux 1080: Denz-U, 355). La dialettica Roscellino (v.) e suscita gli sdegnì di s. DAMIANITI (v.). La figura più notevole di questo periodo è s. Aosta (v.) il quale è il primo teologo sistematico che movendo dai lati della Scrittura e del magistero ecclesiastico procede alla riflessione e contemplazione teologica a sfondo platonico-agostiniano secondo il motto ch'è nel titolo del Proslogion (ed è del cap. 1: PL 158, 227 BC: ... « Credo ut intelligam») rimasto per tutta la s. ortodossa: Fides quaerens intellectum. Il sec. XII è noto per il fiorire delle scuole di grammatica e logica ed è caratterizzato da uno sviluppo insospettato e improvviso delle arti e delle lettere del Trivium e del Quadrivium in cui emerge la Scuola di Chartres con Clarembardo d'Arras (v.), Guglielmo di Conches (v.), BERNARDO DI S (v.) e Teodorico di Chartres e Bernardo di Tours, contemporaneo di Teodorico, detto anche Silvestris; Guglielmo di Champeaux (v.), G. di Salisbury, Gilberto de la Porrée agitano la controversia degli universali; infine Abelardo (m. nel 1142) presenta la prima metodologia scientifica della teologia cristiana, fortemente osteggiato dal mistico s. Bernardo. Contemporaneamente nel monastero parigino di s. Vittore si delineano i primi trattati di teologia e di mistica sistematica (Riccardo [v.] e Ugo di S. Vittore [v.]). La fine del secolo presenta un fervore di traduzioni di testi greci e arabi specie a Toledo, Palermo, Napoli che danno i fondamenti e i materiali per il gran balzo del secolo seguente.

2. L'attuazione o alta s

Nel sec. xiii la sintesi di ragione e fede raggiunge la sua forma compiuta e definitiva nel pensiero cristiano; la prima metà del secolo è caratterizzata dall'ingresso in Occidente, nelle traduzioni latine, di Avicenna, Averroë, Avicebron e soprattutto degli scritti di filosofia naturale e di metafisica di Aristotele.

a) L'entrata di Aristotele. - Essa provocherà la più importante rivoluzione del pensiero cristiano in Occi-

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(191. Ene. Catt.)
Scolastica - Incipti del Liber de generatione et corruptione di Aristotele, con annutazioni e correzioni intorlineari e marginali. Biblioteca Vaticana, cod. Vat. lat. 2083, f. 157 (1284).

liber de anima, liber de generatione, liber de sensu et sensato, liber de memoria et reminiscencia, oltre, s'intende, i libri di logica e l' Ethica quantum ad quattuor libros ciorè la Ethica nova e la Ethica vetus (cf., per la questione dei divieti conciliari, riapparsi in una lettera di papa Urbano IV all'Univ. di Parigi del 13 genn. 1263, e del rapporto con essi degli Statuta citati, M. Grabmann, I divieti ecclesiastici di Aristotele sotto Innocenzo III e Gregorio IX, Roma 1941, pp. 7 sgg., 113 sgg. e 132. Il Grabmann non ebbe tempo di completare le sue ricerche e forse l'unica soluzione finora plausibile del contrasto fra i divieti e gli Statuta resta quella del card. Ehrle, secondo la quale l'atteggiamento dell'autorità ecclesiastica in questi divieti fu quello di una « prudente attesa »: le proibizioni ecclesiastiche cessarono e perdettero il loro valore per desuetudine, essendo cessato lo scopo di esse e la situazione alla quale la legge si riferiva (Fr. Ehrle, L'agostinismo e l'aristotelismo nella s. del sec. XIII, in Xenia Thomistica, III, Roma 1925, pp. 521 e 538).

b) Le scuole principali dell'alta s. - L'ingresso di Aristotele nella cristianità occidentale provocò reazioni di diversa natura. Alcuni, soprattutto nel campo dei teologi e non solo nell'Ordine francescano ma anche nella prima scuola domenicana, timorosi di ogni novità continuano ad attenersi alla tradizione e non intendono distaccarsi dalla dottrina di s. Agostino; altri invece procedono risoluti sulla nuova strada ed accolgono la visione del mondo di Aristotele nella sintesi cristiana. Per comodità di nomenclatura si è convenuto, dopo gli studi di Fr. Ehrle e di P. Mandonnet, di indicare i due indirizzi contrastanti con i termini di agostinismo e aristotelismo.

L'agostinismo. In quest'indirizzo s. Agostino resta il principale maestro, ma non la fonte esclusiva (va insieme notato ch'egli è la fonte comune anche degli altri maestri di questo periodo, soltanto che le sue dottrine sono incorporeate in tipi di metafisica di diversa ispirazione). La metafisica dell'indirizzo agostinista procede piuttosto e certamente si è potuta consolidare dal realismo esagerato di tipo neoplatonico, ed ha per sua fonte principale il grande dialogo metafisico AVENCEBROL (v.), tradotto alla fine del sec. Gundisalvi (v.) il quale ne diffuse le dottrine negli opuscoli De Anima, De divisione philosophiae, De immortalitate animae, De processione mundi, ecc. (cf. le osservazioni sostanziali di E. Gilson, in Mediaeval studies, II, 1940, pp. 23-27). Quest'indirizzo dottrinale è già ben visibile nei primi maestri francescani, p. es., Alessandro di Hales (v.), ma esso si consolida specialmente per opera di s. Bonaventura e nei suoi discepoli (Matteo di Aquasparta, Vitale di Four, Pietro G. Olivi). Dalle lettere di Giovanni Pecham, suo discepolo ed emulo di s. Tommaso a Parigi, è nota la vivacità dell'opposizione fra i due indirizzi e quali erano i principali punti controversi: in una lettera del 10 giugno 1285 sono nominate le dottrine di s. Agostino (…quidquid docet Augustinus de regulis aeternis et luce incommutabili [o dottrina dell'illuminazione], de potentis animae [identità di anima e facoltà], de rationibus seminalibus inditis materie et consimilibus innumeris »); in un'altra lettera del 7 dic. del 1284 è toccata la tesi che fece più scalpore nella polemica antinomista scatenata da questa scuola, cioè l'unità della forma sostanziale dell'uomo: « In homine existere tantummodo formam unam…», mentre la dottrina tradizionale stava saldamente per la pluralità delle forme che sembrava necessaria a spiegare la condizione del Corpo di Cristo nel sepolcro e la diversità delle varie operazioni dell'uomo (cf. per il testo completo della lettera: M.-H. Laurent, Fontes vitae s. Thomae Ag., fasc. vi, S. Massimino Var 1937, p. 639 sgg., spec. p. 644 sgg.). La vera origine metafisica di quest'ultima dottrina era invece la tesi, presa di peso da Avicebron, MILLENARISMO (v.) universale secondo la quale ogni creatura, perché finita nel suo essere, è composta di materia e forma: i corpi di materia corporale e gli spiriti di materia spirituale (cf. E. Kleinneidam, Das Problem der hylomorphen Zusammenhang des geistigen Substanzen im 13. Jahrhundert bis Thomas von Aquin, Lilienthal 1930, p. 7 sgg.). La seconda scuola

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(Int. Enc. Catt.)
Scolastica - Incipit del Libro I De anima di Aristotele - Biblioteca Vaticana, cod. Borgh. 127, f. $163^{2}$ (1296).

francescana, Duns Scoto (v.), resta fedele allo spirito dell'agostinismo ma elabora i problemi metafisici con maggiore aderenza al testo aristotelico ch'è interpretato di preferenza nella linea di Avicenna (la grande edizione critica delle opere, diretta dal p. C. Balic [Roma 1950, finora 2 voll.], permetterà di sceverare il genuino pensiero del «Doctor subtilis» dalle aggiunte o deduzioni dei discepoli).

L'aristotelismo tomista. La fortuna di Aristotele in Occidente è legata principalmente all'ardimento e alla autorità di Alberto Magno e alla penetrazione del suo discepolo s. Tommaso d'Aquino. L'Angelico venne ben presto a contatto diretto con l'opera del filosofo nella sua prima gioventù all'Università di Napoli con i maestri Pietro d'Irlanda e Martino di Dacia, ma l'approfondimento del testo egli continuò per tutta la vita valendosi dell'opera di Guglielmo di Moerbeke (v.) prima per il testo stesso di Aristotele e poi per alcuni importanti commenti di Alessandro di Afrodisia, Simplicio, Ammonio, Porfirio, Temistio e della Elementatio theologica di Proclo. Mentre Alberto permane spesso oscillante nella determinazione ultima delle dottrine di Aristotele e resta sotto l'influsso del neoplatonismo che a sua volta trasmette ai diretti discepoli (Ulrico di Strasburgo, Bertoldo di Mosburg, ecc.), s. Tommaso scava i principi aristotelici nelle loro genuine virtualità e li assume senza incertezza nell'interpretazione della struttura del reale e nell'elaborazione della verità teologica. I più recenti studi sull'essenza del tomismo hanno però posto in guardia contro l'interpretazione semplicistica che s. Tommaso si sia ridotto a optare per l'aristotelismo contro il platonismo e il neoplatonismo classico e patristico: in realtà l'Angelico ha prodotto una sintesi nuova in cui la nozione platonica di partecipazione sembra costituire la chiave per la soluzione dei problemi fondamentali come la creazione, la causalità, la composizione dell'ente finito, l'analogia. Verso la fine della vita s. Tommaso poteva proclamare, mediante un'esegesi unica in tutto il medioevo e che rappresenta il punto di vista superiore da lui raggiunto, che in questa prospettiva della partecipazione Platone ed Aristotele si trovano d'accordo (cf. l'opuscolo De substantiis separatis seu de angelorum natura, cap. 3; ed. J. Perrier, Opuscola philosophica, I, Parigi 1949, p. 133 sgg.). Per lo sviluppo dell'aristotelismo nella sintesi di s. Tommaso, come per il significato molteplice del tomismo, V. Tommaso d'Aquino.

L'aristotelismo avverista. La pretesa di una fedeltà assoluta al testo aristotelico è stata certamente il programma del «Commentatore» Averroé (v.) e da lui è passata nella seconda metà del sec. XIII a un gruppo di valenti maestri della Facoltà delle arti di Parigi i quali, con il pretesto d'interpretare Aristotele, destarono gravi preoccupazioni per l'ortodossia cattolica. Questa scuola ebbe il nome di «averroismo» (Averroici, secta Averroica) e la sua fortuna dipese in gran parte dall'aver avuto a capo un Sigieri di Brabante (v.). Il principale e diretto antagonista dell'averroismo fu lo stesso s. Tommaso nell'opuscolo De unitate intellectus contra Averroistas (del 1270); egli non teme di qualificare Averroé come corruttore del pensiero aristotelico: «... qui non tam fuit Peripateticus, quam philosophiae peripateticae depravator» (ed. L. W. Keeler, Roma 1936, p. 38). L'episodio culminante è la condanna ripetuta dal vescovo di Parigi, Stefano Tempier, il 7 marzo 1277 di ben 219 tesi (cf. il testo in M.-H. Laurent, Fontes..., ed. cit., pp. 598-614), ispirate la maggior parte alla nuova filosofia i cui fautori però si professavano credenti in quanto nell'ambito della fede si sottomettevano alla dottrina rivelata anche se appariva contraria a ciò che la ragione dimostrava (teoria della «doppia verità»). La comparsa esplicita dell'averroismo non sembra anteriore al 1265, l'anno in cui s'iniziano le reazioni polemiche; la sua storia si prolunga per tutto il medioevo fino al Rinascimento dove il filone averroista si mostra particolarmente visibile e rappresenta con l'ingombrante bagaglio delle sue distinzioni la più ostica e decadente (B. Nardi ha individuato non pochi esponenti di questa ripresa dell'averroismo; s. «Encyclopædia Cattolica». XI.

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L'aristotelismo. A partire dal 1265, l'anno in cui s'iniziano le reazioni polemiche; la sua storia si prolunga per tutto il medioevo fino al Rinascimento dove il filone averroista si mostra particolarmente visibile e rappresenta con l'ingombrante bagaglio delle sue distinzioni la più ostica e decadente (B. Nardi ha individuato non pochi esponenti di questa ripresa dell'averroismo; s. «Encyclopædia Cattolica». XI.
L'aristotelismo. A partire dal 1265, l'anno in cui s'iniziano le reazioni polemiche; la sua storia si prolunga per tutto

la corrente che fa capo alla posizione di Enrico e di Scoto con il termine di «neo-agostinismo». Il termine di «decadenza» nominalismo (v.) con le medesime riserve, cioè rispetto all'abbandono della sintesi tomista di ragione e fede, di fisica e metafisica..., a vantaggio del predominio della soggettività o esperienza intuitiva tanto nella conoscenza naturale come in quella soprannaturale. In particolare, non solo G. Occam (v.) ma molti fra i teologi e filosofi, tra cui Pietro d'Ailly (v.) e specialmente Niccolò di Ultricuria, negano il valore probativo del principio di causalità. Questo Niccolò abbandonò l'aristotelismo anche in filosofia naturale, DEMOCRAZIA (v.), come risulta dalla recente edizione della sua opera principale (cf. J. Ke-ginald O'Donnell, N. of Atticourt, in Mediaeval studies, I, Nuova York-Londra 1939, p. 222 sq.; id., The philos. of N. d'A. and his appraisal of Aristotle, ibid., IV, vi 1942, p. 97 sqq.). Lo scetticismo causale del d'Ailly fu oggetto della censura ecclesiastica (cf. Denz-U, 553-70). Il nominalismo ebbe presto partita vinta penetrando quasi dovunque, anche fra gli Ordini religiosi, p. es., in quello agostiniano (Gregorio da Rimini [v.]); fra i Dore-nicani stessi sono indicati R. Holkot e Durando di S. Porciano. C'era quindi in questi secoli nella Chiesa ampia libertà negli indirizzi dottrinali: nelle grandi Università, accanto alla «cathedra Thomae» c'era con pari diritto la cattedra di Scoto, di Gregorio da Rimini, di Durando. Il tomismo come tale non ebbe mai il sopravvento.

Una conseguenza benefica della ricerca della cre- tezza da parte della «via moderna» nominalista (ma già presente nella s. precedente, p. es., in R. Kilwardby; cf. M.-D. Chenu, Aux origines de la science moderne, in Rev. des sciences philo. et théol., 29 [1940], p. 206 sqg.) è stata il fermento da essa suscitato per l'indagine scien-tifica: vanno ricordati G. Buridano (v.), N. Alberto di Sassonia (v.). Se l'osservazione e il calcolo nel senso moderno, cioè galileiano, sono ancora lontani, tuttavia si studia il moto dal punto di vista strettamente fisico e si dà una parte importante alla trattazione quanti-tativa delle qualità. La realtà fisica è vista come soggetta al trattamento della misura così che si scorgono i primi accenni del calcolo infinitesimale e algebrico, come quando l'Oresme enuncia il principio: «Omnis res mensurabilis imaginatur ad modum quantitatis continuae» (De uni-formitate, Parigi, Bibliothèque nationale, cod. lat. 7371, fol. 18°, presso M. De Gandillac, Le mouvement doctrinal du IXe au XIVe siècle, Parigi 1951, p. 461). Accurate investigazioni in questo campo, suscitate specialmente per merito di P. Duhem, hanno mostrato che il sex. XIV conosce ormai i concetti di «volume» e di «massa», sia pure con incertezza e fluttuazioni; il «movimento» è considerato come una magnitudo intensiva o «grandezza variabile» e N. Oresme ne tenta una esposizione grafica la quale, se non può dirsi ancora la geometria analitica di Cartesio, costituisce in qualche modo un sorprendente anticipo e stimolo a distanza; in Buridano poi si trova una nozione di «tempo assoluto e matematico» cioè svincolato da ogni dipendenza dal moto e dalla coscienza pensante, come quattro secoli più tardi si troverà esplicita-tamente definito dal Newton (cf. A. Maier, Scholastiche Diskussionen über die Wesensbestimmung der Zeit, in Scho-lastik, 26 [1951], p. 554). Lo stesso concetto di «funzione», non certamente nella sua formulazione moderna ch'è sol-tanto della fine del sex. XVII, è chiaramente delineato, p. es., nel Tractatus proportionis del 1322 di T. BARON, VINCENT (v.) e dai suoi seguaci (cf. A. Maier, Der Funktionsbegriff in der Physik des 14. Jahrh., in Divus Thomas (Frib., 24 [1946], p. 147 sqq.). Per questo si è potuto con-ragione presentare Buridano e la sua scuola come «pre-cursori di Galileo» anche se si deve riconoscere che questa s., tutta penetrata dal fervore per la conoscenza della realtà d'esperienza, resta imbrigliata nella colluvie delle conoscenze singole, senza assurgere mediante l'induzione alle leggi generali. La conseguenza fu che i risultati, cer-tamente notevoli, ottenuti da questi scolastici cadrò in dimenticanza senz'alcun influsso diretto con la nuova fisica del sex. XVI la quale li riscoprì di nuovo per suo conto (cf. A. Maier, Das Problem des Kontinuums in der

Philos. des 13. und 14. Jahrh., in Antoniinam, 20 [1945], p. 368). In ogni modo il cammino percorso fu notevole: quei risultati, che mettevano in discredito la fisica aristo-telica, fermentarono indubbiamente l'inquietudine che spinse la scienza dell'età moderna sul nuovo cammino.

Infine un altro titolo di merito di questa s. tardiva, che la riscatta non poco dall'appellativo di «decadente», è lo sviluppo eccezionale che nei secc. mistica (v.) nei paesi del nord, specialmente nei Paesi Bassi e in Germania: non diversamente dalla flessione verso la conoscenza fisico-matematica, a cui si è accennato, anche lo sviluppo della mistica è causato dalla stanchezza delle esasperanti discussioni dialettiche che mettevano in lizza le varie scuole, suscitando rivalità e scissione anche nella vita esterna della cristianità. La corrente mistica si delinea in tutte le scuole della s. L'Ordine francescano ebbe il suo maestro nello stesso s. Bonaventura che diede consistenza nelle sue opere mistiche all'aspirazione tumul-tuaria che s'era manifestata nella sua famiglia religiosa dopo la morte di s. Francesco: in armonia con la tradi-zione teologica, la mistica francescana è in prevalenza affettiva e orienta la sua devozione verso la Passione di Cristo. Il frutto più saporito della mistica medievale, il De imitatione Christi, sembra resistere a ogni ricerca per scoprirne l'autore e si mantiene al di fuori di ogni scuola (v. MEDIAZIONE DI CRISTO). La mistica domenicana si sviluppa specialmente in Germania con il Maestro Ec-cardo (v.) e i suoi discepoli G. TAMBURO (v.) e il B. Enrico Susone (v.) CAUSA (v.) che formano la cosiddetta «scuola renana»; essa ha nella sua scia il grande Ruysbroek (v.) e forse anche l'anonimo autore della Theologia deutsch che si dice di Francoforte (der Frankfurter), tanto cara a Lutero. In questa mistica prevale l'elemento intuitivo e contemplativo di evidente derivazione neoplatonica (Proclo e Pseudo-Dionigi) nella aspirazione di penetrare nel mare sconfinato della divina sapienza: la dottrina caratteristica è quella della «scintilla animae» (die Füncklein der Seele. Cf. H. Wilms, De scintilla animae, in Angelicum, 14 [1937], p. 194 sqg.; H. Hof, Scintilla animae..., Lund-Bonn 1952). È nota la polemica suscitata, non tanto dagli scritti teologici quanto dalla predicazione di Eccardo che portò l'oratore davanti al tribunale ecclesiastico dal quale fu poi condan-nato con la bolla In agro dominico del 27 marzo 1329 (Denz-U, 501-29, L'ed. crit. in: M. H. Laurent, Autour du procès de Maître Eckhart, in Divus Thomas [Piacenza], 39 [1936], pp. 435-44). Ma il problema dell'ortodossia di Eccardo è ben lungi dalla soluzione; e NINFE (v.) del pensiero eccediano al puro to-mismo non potrà completamente soddisfare, perché il tomismo a quell'epoca aveva ormai tante sfumature, anche la pretesa di fare di Eccardo un fondatore del panteismo moderno deve dirsi anacronistica ed esagerata e non basta la citazione di Hegel (Religionsphilos., ed. G. Lasson, Lipsia 1923, 1, p. 257) per avvalorarla, anche perché Hegel non mostra di conoscere più in là il pensiero del dome-nicano (la detta citazione sembra presa da Fr. V. Baader!). Anche se si mostrasse l'esistenza di una continuità di motivi nella spiritualità germanica da Eccardo e la sua scuola alla mistica eterodossa di Sebastian Franck, Valentin Weigel, Böhme (v.) e per essi al panteismo idea-lista (cf. G. Della Volpe, Eckhart o della filosofia mistica, Roma 1952, p. 232 sqg.), ciò al più attesta un clima di vaga affinità spirituale e non dimostra ancora la rigorosa derivazione delle dottrine.

IV. La seconda s

Anche questa denominazione, che vuol indicare la s. dei secc. XVI-XVII, è conven-zionale: l'umanesimo e il Rinascimento non spen-gono la s. ma la limitano e la restringono per lo più alle scuole ecclesiastiche e specialmente teologiche, senza dire che l'uno e l'altro restano per molti fili attaccati ai problemi e agli interessi spirituali che alimentavano sempre, sia pure nella diversità degli indirizzi, i vari sistemi (o via) della s.

Lo sgretolamento della s. arrivò nel periodo della decadenza ad un vero caos di cui gli scritti dell'epoca,

che le biblioteche hanno fatto conoscere per l'indagine dei più esperti specialisti (Denife, Ehrle, Mandonnet, Grabmann, Glorieux, Pelster, Pelzer...), sono un impressionante documento. Tale smarrimento va senza dubbio collegato alla lotta fatta al tommo; le sue tesi più caratteristiche quali il UNIVERSALISTI (v.) con la dottrina dell'intelletto agente e della astrazione, il concetto di potenza, la distinzione fra essenza ed atto di essere furono le prime ad essere abbandonate; si negò il valore probativo delle dimostrazioni dell'unione sostanziale dell'anima e del corpo, dell'immortalità dell'anima, dell'esistenza di Dio per farne esclusivo oggetto di fede. Nessuna forza interna poté arrestare il declino: soltanto con l'uragano della Riforma, la cui connessione con il nominalismo dopo gli studi del Denife è generalmente ammessa (cf. F. Vignaux, Luther commentateur des Sentences, Parigi 1935), si comprese l'importanza di una unificazione delle forze spirituali della cristianità.

Il significato di questa «rinascita» veramente provvidenziale della s. è soprattutto nella posizione di guida che comincia a prendere il pensiero di s. Tommaso per le scuole cattoliche. Arteficie principale di questo tardo quanto doveroso riconoscimento dell'opera dottrinale dell'Angelico è stato l'Ordine domenicano; ma si deve insieme ricordare l'azione dottrinale della Compagnia di Gesù (allora fondata con il preciso scopo di ribattere l'eresia) la quale mandava alle Università di Parigi e di Salamanca molti fra i suoi migliori allievi per sentire i più celebrati maestri domenicani. È attorno a questi fulcri che si muove la nuova primavera cristiana, i cui frutti maturarono nel Concilio di Trento (1545-63).

3. La scuola domenicana

Si può dire che, dopo alcune fasi d'incertezza, che si riscontrano nelle ardenti polemiche fra i Domenicani e il doppio fronte degli scetisti e dei nominalisti nel sec. XIV, la sintesi dottrinale dell'Angelico è affermata nel suo Ordine con maggiore aderenza alla sua ispirazione originaria. Nella prima metà del sec. XV compaiono le monumentali Defensiones theologicae D. Thomas Aquinas del tolosano G. Capreolo (v.): il valore peculiare dell'opera è nella conoscenza che vi si dimostra di quasi tutti gli scritti dell'Angelico e nella fermezza della polemica, contro la legione degli avversari del tommo (v. l'elenco nel t. I della nuova ed. a cura di C. Paban-T. Pèques, Tours 1900, pp. xxiii-xxxv). Nella seconda metà del secolo emerge Domenico di Fiandra per il suo gran commento alla metafisica (Quaestiones metaphtysicales: c'è un'edizione di Bologna 1570); in esse emergono le qualità del Capreolo (che vi è citato) con una spiccata simpatia per s. Alberto Magno, ciò che ha fatto pensare a un contatto con la cosiddetta «scuola albertista», fiorita per iniziativa di maestri secolari, nella prima metà del secolo (cf. G. Meersseman, Gesch. des Albertismus, fasc. I: Die Pariser Anfänge des Kölner Albertismus, Parigi 1933; fasc. II: Die ersten Kölner Kontroversen, Roma 1935) che però non ebbe seguito. Più chiara sembra la dipendenza di Domenico dal maestro secolare Giovanni Versor o Versorius che nei suoi commenti ad Aristotele si mostra assai favorevole alla dottrina di s. Tommaso (cf. L. Mahieu, Dominique de Flandre. Sa métaphysique, Parigi 1942, p. 23 sg.). La grande ripresa del tommo ha due centri di espansione, l'Italia e la Spagna; i maggiori tomisti italiani vengono considerati il card. Gaetano, Francesco Silvestro da Ferrara, detto appunto Ferrarisius, e uno spirito profondo ma a sé: C. Javelli i quali lottano non solo contro lo Scotto e la sua scuola ma anche contro il Pomponazzi (specialmente Javelli). La scuola scetista era forte in Italia con A. Andrea (m. nel 1320) e il Trombetta (avversario diretto del Gaetano a Padova), mentre la scuola agostiniana si era sollevata nel sec. Egidio da Viterbo (v.) e nella prima metà del sec. Seripando (v.) che ebbe tanta parte nel Concilio di Trento. Ma sembra che la parte più vasta di questa rinascita della s. appartenga alla Spagna per merito dei maestri domenicani che illustrano Salamanca, come Fr. de Vitoria, Mancio, Pietro e Domenico Soto (v.), D. Bañez (v.) e Giovanni di S. BADIA, TOMMASO (v.); la teologia positiva ebbe CANTO (v.) con il suo trattato divenuto classico De locis theologicis.

Una particolare menzione merita (per la Spagna) l'opera data alla rinascita della s. nella direzione tomista dell'Ordine carmelitano: mentre nei sec. XIV e XV aveva seguito un indirizzo eclettico scegliendo il proprio maestro nell'inglese Giovanni di Bacontorp, di tendenze avroriste, nel sec. XVI adottò il tommo integrale producendo due amplissimi Cursus di filosofia e di teologia che rispecchiano forse meglio di qualsiasi altra opera del tempo il carattere di questa «seconda s.».

4. La scuola gesuitica

Se ai Domenicani rimase il compito d'indagare le dottrine tomiste nel complesso della loro sintesi, i maestri della Compagnia di Gesù furono i principali artefici della diffusione della s. nel sec. XVI nelle principali università di Europa. Il fondatore s. ELISABETTA (v.) nella sua solida, anche se tarda formazione teologica, aveva compreso che la dottrina di s. Tommaso costituiva la barriera più forte contro l'errore della Riforma e perciò ordinò che nell'Ordine si seguissero fedelmente le dottrine dell'Angelico: «In theologia legatur Vetus et Novum Testamentum et doctrina scholastica divini Thomae» (Const., parte 5ª, cap. 5). ACQUAVIVA, GIULIO (v.) ritorna l'ingiunzione: «Nostri ornino s. Thomam ut proprium doctorem habeant eumque in scholastica theologia tenent»; ma essa è seguita da una dichiarazione che avrà conseguenze decisive per l'orientamento dottrinale della Compagnia: «Non sic tamen s. Thomae adstricti esse debere intelligantur, ut nulla prorsus in re ab eo recedere liceat, cum illi ipsi, qui se thomistas maxime profitentur, aliquando ab eo recedant» (in Fr. Ehrle, Die Scholastik..., trad. it., Torino 1935, p. 47, n. Sulla posizione di s. Ignazio rispetto a s. Tommaso cf. P. Mandonnet, Sur le thomisme des premiers temps de la Compagnie de Jésus, in Rev. thomiste, 22 [1914], p. 667). I maestri gesuiti che più s'imposero e la cui dottrina è ormai legata a ogni discussione che interessi i problemi della s. TOLEMAIDE (v.). Il Pereira, il Fonseca, il Molina (v.), il Vasquez (v.), ARAGONA (v.), Suárez (v.), Bellarmino (v.) MARIANO, (v.). Ha un posto notevole il Cursus Conimbricensium dei Gesuiti di Coimbra, redatto sotto la direzione di p. Fonseca, nel quale si osserva la novità (adottata dal Fonseca per suo conto nel grande commento che scrisse sulla Metafisica) del testo greco di Aristotele posto in apertura al commento stesso. Se si può qualificare l'indirizzo dei Gesuiti di «tomismo moderato», non è difficile di volta in volta segnalare come nelle tesi-chiave della teoria della conoscenza, della metafisica, della psicologia..., questi maestri della Compagnia abbandonano s. Tommaso per aderire a posizioni già note dei suoi avversari agostinisti o nominalisti. Così se non può negarsi in Suárez un grande rispetto a s. Tommaso, non poche sono le sue divergenze della metafisica tomista. Ciò per cui si è distinta la corrente gesuitica è specialmente il campo giuridico dove il Suárez, il Bellarmino e il Mariana portarono contributi che stanno alla base del diritto moderno. La celebre controversia De auxiliis divinae gratiae suscitata dal Molina (v.) con la Concordia liberi arbitrii cum gratiae donis (1595), che mise in aspra contesa l'Ordine domenicano e la Compagnia, è di per sé un indice evidente dell'indirizzo eclettico e indipendente assunto dalla nuova scuola. Un altro merito della Ratio studiorum gesuitica è stato il ritorno allo studio dei classici greci e latini che ha giovato efficacemente non solo per la rinascita dell'«umanesimo cristiano», ma anche per l'effi- cacia e la precisione nell'esposizione delle dottrine.

3. La s. protestante dei sec. XVII-XVIII. — TERAMO (v.) esce spesso in invettive contro il tommo e la s. che s'ispira ad Aristotele, Melantone (v.) difende la necessità dell'uso della filosofia nella difesa della verità cristiane e il vantaggio dello stesso ricorso ad Aristotele; e benché egli mettesse Cicerone quasi sullo stesso piano del Filosofo, non c'è dubbio che la sua filosofia può dirsi un vero «aristotelismo» (cf. P. Petersen, Gesch. der aristotelischen Philos. im protestantischen Deutsch- land, Lipsia 1921, p. 106). Accanto a Melantone possono dirsi fautori della s. E. Sarzern (1591-59), Giorgio Major (1592-74), Giacomo Camerario (1590-74), Jodocus Willich (1591-55)... ma predomina ancora la tendenza uma-

nistica. È precisamente nel secolo seguente che la s. protestante si dispiega con insospettata ricchezza come risulta dalle più recenti ricerche di Max Wundt e di H. E. Weber: in un primo tempo, p. es., in Cornelio Martini, che dal 1592 è professore in Helmstedt, si osserva un'aderenza fedele al testo aristotelico con evidenti influssi tomistici, mentre nel sec. XVIII si fa visibile, specialmente in metafisica, l'influsso delle Disputationes metaphysicae di Suárez (cf. M. Wundt, Die deutsche Schulmetaphysik des 17. Jahrhunderts, 1939, specialmente p. 171 sgg.). Analogo movimento si verificava fra i teologi riformati luterani: anche per essi, come per la s. cattolica ortodossa, la volontà è preceduta dall'intelligenza e il movimento dell'amore dalla conoscenza dell'essere per cui c'è una conoscenza specializzata di Dio (la Theologia naturalis) ch'è perequivista alla conoscenza della «volontà salvifica» di Dio che ci è data dalla Rivelazione. Il limite che s'impone, evidentemente, nella conoscenza naturale di Dio è espresso da questi teologi protestanti come nella s. cattolica, mediante la dottrina dell'analogia ([V. ] cf. H. E. Weber, Reformation, Orthodoxie und Rationalismus, Gütersloh 1951, p. 19 sgg.). Questa tematica ispirata alla s. non è stata senza influsso sulla filosofia moderna, su Cartesio anzitutto come ha dimostrato il Gilson, e poi anche su Spinoza, Locke e più ampiamente sul grande Leibniz (v. ) e nella scuola wolifana. Uno studio metodico della filosofia moderna mostrerebbe com'essa spesso è variamente contenuta e stimolata da temi e concetti che derivano dalla s. nei suoi principali indirizzi ma specialmente quelli del nominalismo e della mistica.

come Chieco, Posse, Grandelande, Sauve e Thuault; in Germania, con il Kleutgen, s'imponeva per la mole e la diligenza delle ricerche storiche e dottrinali l'opera di Alberto Stöckl (v.).

Anche a Aeterni Patris (v.) vinse le ultime resistenze negli istituti ecclesiastici. Il Collegio Romano annovera fra i fautori più attivi della neos., oltre il Cornoldi, M. de Maria e V. Remer (1843-1910), P. De Mandato (v.), P. Geny autori di pregevoli manuali d'indirizzo tomista, mentre lo spagnolo G. Urraburu (1844-1904) scrisse una monumentale sintesi di filosofia ispirandosi a Suárez; hanno dato grande impulso ai problemi speculativi L. Billot (v.) e G. MATTIUSSI, GUIDO (v.), il cui tommo ha influito sull'indirizzo dottrinale della Pont. Univ. Gregoriana (organo il Gregorianum, 1920 sgg.), continuato da C. Boyer (n. nel 1884) e P. Dezza (n. 1901). All'Apollinare, divenuto poi Pontificio Ateneo Lateranense, ha neo-s. incontrò vivace opposizione in Francesco Segna (poi cardinale), ma fu decisamente seguita dai teologi P. R. Tabarelli (m. nel 1909) e L. Buonpensiero (m. nel 1929). Un vigoroso impulso ebbe la neo-s. nell'Ateneo Urbano di Propaganda Fide in teologia con Fr. CARTOLLO (v.), A. LEPIDI, ALBERTO (v.), P. Parente (n. nel 1891) e in filosofia con B. Lorenzelli (1853-1915), poi cardinale. La rivista *Euntes docete* è l'organo delle Facoltà di teologia, filosofia e missionologia (1948 sgg.). Il glorioso Collegio di S. Tommaso alla Minerva, fondato nel 1577, divenuto nel 1909 il Pontificio Istituto Angelicum, si fece promotore, come avanguardia della missione dottrinale dell'Ordine domenicano nell'Urbe, del tommo tradizionale nel quale si distinsero il card. T. Zigliara (v.), A. GEPIDI (v.), T. Pèques (v.), E. UGONOTTI (v.), A. ZACCHIOLO (v.), R. Garrigou-Lagrange (n. nel 1877), M. Cordovani (1883-1950). L'Ateneo domenicano ha per organo la rivista *Angelicum* (1923 sgg.).

In Italia nel 1921 sorse a Milano, per iniziativa di P. A. Gemelli francescano (n. nel 1878) e del dott. Necchi (v.), l'Università Cattolica del S. Cuore che si propose di mostrare la moderna vitalità del pensiero tradizionale di fronte al residuo positivismo e all'idealismo di Croce e Gentile allora imperanti nella cultura italiana. Contributi di particolare valore, sia nel campo teorico come della ricerca storica sono dovuti a E. Chiocchetti (1880-1951), ad A. Masnovo (n. 1876), F. Olgiati (n. 1885), G. Bontadini (n. 1903), M. Campo (n. nel 1902), L. Pelloux (n. 1906), S. Vanni-Rovighi (n. 1908), C. Mazzantini (n. 1895). Il rettore P. Gemelli vi ha fondato e dirige il Laboratorio di psicologia sperimentale che si è dedicato specialmente allo studio dei problemi della percezione e della psicotecnica; pubblica la collezione *Contributi dei laboratori di psicologia e l'Archivio di psicologia, neurologia e psichiatria* (1940 sgg.). Più vicino alla scuola di Lovano, mons. G. ZAMBONI, GIUSEPPE (v.) e U. A. Padovani (1894) a Padova promuove l'inserzione nel pensiero moderno della *philosophia perennis*, con particolari contributi, da parte del Padovani, alla trattazione del problema morale e religioso. Ispirata alla difesa del tommo è pure l'attività filosofica di N. Petruzzellis (n. 1910). La *Rivista di filosofia neo-s.* fondata a Firenze nel 1909 da A. Gemelli e G. CANCELLO (v.) fu poi assunta dalla Università cattolica di Milano ed è l'organo principale della neo-s. italiana; vanno segnalati i volumi commemorativi di Kant (1924), di Hegel (1931), del card. Gaetano (1932), di Spinoza (1934), Cartesio (1937), Malebranche (1938) e il volume giubilare del XXV della rivista (1934).

Centri attivi di studio della neo-s. sono ancora lo *Aloisianum* di Gallarate ove anche ha sede e tiene convegni annuali il «Centro di studi dei filosofi cristiani» promosso da C. Giacom (n. 1900) e il Pont. Ateneo Salesiano di Torino con le Facoltà di teologia, filosofia e pedagogia (pubblica il *Salesianum*, 1941 sgg.). Va segnalato in particolare il Collegio Alberoni di Piacenza che cura la pubblicazione del *Divus Thomas* (3ª serie, 1924 sgg.) ch'è stata la prima rivista a patrocinare la neo-s.

Nel Belgio l'affermazione decisiva della neo-s. deve molto all'opera del card. D. MERCIER, DÉSIRÉ (v.) il quale, per incarico di Leone XIII, fondò a Lovano la «Ecole de philosophie de St Thomas» divenuta poi lo «Institut supérieur de philosophie» che costituì un centro d'irradiazione internazionale di studi specialmente nel campo della teoria della conoscenza, della psicologia e filosofia delle scienze, della storia della filosofia e delle scienze sociali; vanno ricordati D. Nys (1859-1927), M. De Wulf (v.), C. Sentroul (1876-1933), A. Pelzer (n. nel 1876), L. Noël (n. nel 1876), R. Kremer (1887-1934), L. de Raeymaeker (n. nel 1895), F. van Steenbergen (n. nel 1904), A. Manson (n. nel 1882), A. Michotte che dirige l'Istituto di psicologia. L'organo della Scuola di Lovano fu la *Rev. de philos. néosc.* (1898; dal 1946 *Rev. de philos. de Louvain*). Ancora a Lovano vanno segnalate l'opera del p. J. Maréchal (v.), promotore di un accostamento della gnoseologia tomista ai principi del kantismo, e le feconde ricerche sul pensiero medievale da parte della abbazia benedettina di Mont César sotto la guida di D. O. Lottin (n. nel 1886).

Anche in *Olanda* la neo-s. ha vita vigorosa: promossa prima dai tomisti J. V. de Groot (1848-1922), T. Beysens (1864-1945) e J. H. Hoogveld (1878-1943). Ha ora il suo centro nella Univ. cattolica di Niméga; cattedre di filosofia s. sono state introdotte nelle Università statali di Amsterdam, Leida e Utrecht. Organo principale dell'attività della neo-s. olandese è fiammigna e la *Tijdschrift voor Philos.* (1939 sgg.), edita dai Domenicani fiamminghi a Lovano. Il Collegio S. J. di Valkenburg pubblica *Scholastik* (1926 sgg.).

In Francia la neo-s. si è venuta gradualmente affermando nelle Facoltà cattoliche a Lione (1875), Angers (1875), Tolosa (1877), Strasburgo (1875) e specialmente nell'Istituto Cattolico di Parigi (1875) fondato da mons. M. d'Hulst (m. nel 1896), ove si distinsero i tomisti A. Sertillanges (v.), A. Blanche (n. nel 1874), Peillaube (m. nel 1937) e J. Maritain (n. nel 1882): l'Istituto pubblica la *Rev. de philos.* I Domenicani francesi hanno due centri di studio attorno alle due riviste, la *Rev. homiste* (1893 sgg.) e la *Rev. des sciences philos. et théol.* (1907 sgg.); i Gesuiti francesi pubblicano gli *Archives de philos.* (1929 sgg.). Nella storia della s. hanno un posto di primo piano le ricerche di P. Mandonnet (1858-1940), G. Théry (n. nel 1891) e dell'accademico E. Gilson (n. nel 1884) il quale ha fondato in Canadà l'«Institute of Medieval Studies»; notevoli studi storici hanno dato A. Forest (n. nel 1898), P. de Gandillac, P. Vignaux (n. nel 1904), P. Glorieux (n. nel 1892).

In Germania per la parte teoretica emergono G. KLEUTGEN, JOSEPH (v.), C. Gutberlet (v.) e A. Stöckl, mentre hanno portato contributi decisivi alla storia della s. K. Werner (m. nel 1888), Cl. Baeumler, G. von Hertling (m. nel 1919), M. BAUMGARTNER, ALEXANDER (v.), B. Geyer (n. nel 1881), J. Koch (n. nel 1885), M. GRABMANN, MARTIN (v.), F. Ehrle (v.), F. Pelster (n. nel 1886). Maestro di storiografia medievale è stato il domenicano E. Deniffe (v.) che scoprì le opere inedite di Eccardo e pubblicò con E. Chatelain (1851-1933) il *Chartularium Univ. Parisiensis.* Organo principale della neo-s. tedesca è il *Philosophisches Jahrbuch.* Importante centro della neo-s. tedesca è stato il Collegio S. J. di Maria-Laach (che ha pubblicato la *Philosophia Lacensis*; 1897 sgg.) al quale successe il «Berchmanskolleg» di Pullach (Monaco) che ha iniziato la pubblicazione del corso: *Mensch, Welt, Gott* (Friburgo in Br. 1938).

In Austria va segnalata l'attività dell'Università di Innsbruck che pubblica la collana *Philosophie u. Grenzwissenschaft.* (1929 sgg.) diretta dai Gesuiti austriaci. Più aperto è l'indirizzo della Università di Salisburgo dove hanno insegnato A. Mayer e D. Feuling. Nella filosofia naturale si è distinto A. Mitterer (n. nel 1887).

Negli Stati Uniti d'America la neo-s. ha il suo centro principale nella Università cattolica di Washington la quale pubblica *The new scholasticism* (1927 sgg.) e promuove la *American Catholic Philosophical Association* che pubblica annualmente un volume di *Proceedings.* La neo-s. ispira anche l'insegnamento delle numerose università americane rette dai Gesuiti (Fordham, George-town, Marquette, St-Louis dove si pubblica la rivista *The Schoolman* ([1924 sgg.]), mentre i Domenicani dirigono la rivista *The Thomist* (1900 sgg.).

Nella Spagna la neo-s. fa parte del programma

delle Facoltà dirette dagli Ordini religiosi domenicani e gesuiti (Salamanca, Comillas...) e ha notevole parte nel programma del Consejo Superior de investigaciónscientíficas di Madrid; da esso dipende lo Instituto Luis Vives de Filosofía che pubblica la Rev. de filosofía.

Lo studio della neo-s. nella Svizzera è condotto nell'ambito del tomismo rigoroso nell'Università cattolica di Friburgo (1889) per opera dei Domenicani che insegnano in quelle Facoltà di teologia e filosofia; ha per organo il Divus Thomas (Friburgo 1923 sgg.) che continua lo Jahrbuch f. Philos. u. spek. Theol., fondato da Mons. E. Commer (m. nel 1928).

Nell'America Latina la neo-s. è insegnata in molte università dell'Argentina e nelle università cattoliche della Brasile, della Colombia e del Cile. Nell'Inghilterra va segnalata l'attività dello «Stonyhurst College» S. J. e del Domenicani di Oxford (cf. per un'informazione generale della neo-s. contemporanea, La situation actuelle de la philosophie. parmi les catholiques dans les divers pays, Utrecht-Bruxelles s. d. [1948]).

Il nuovo periodo della neo-s., superata la fase di assestamento, è caratterizzato da tre campi di ricerche: a) lo studio storico degli antichi maestri della s. condotto direttamente sulle fonti manoscritte; b) l'aggiornamento con i progressi della scienza, scindendo quindi la genuina sostanza teoretica della s. dalle teorie ormai superate della fisica aristotelica; c) l'approfondimento del problema critico della conoscenza. I risultati raccolti in questi campi non hanno sempre trovato gli studiosi cattolici pienamente concordi, ma alcuni punti sembrano acquisiti: nella storia una più precisa conoscenza della differenziazione delle varie direzioni della s. con particolare rispetto al tomismo; nelle scienze l'approfondimento del significato della teoria illemorfica rispetto alla fisica e biologia moderna; nella teoria della conoscenza una maggior comprensione dell'esigenza propria della filosofia moderna circa la spontaneità della conoscenza e il contributo che la soggettività dello spirito finito porta all'orme proprie della conoscenza e del pensiero umano (v. TOMMASO D'AQUINO, SANTO).

BIBL.: 1. Esposizioni generali: Überweg, II, curata da B. Geyer con collaboratori, Berlino 1828: opera fondamentale (rist. 1951) che arriva fino all'umanesimo (amplissime bibl., pp. 637-791). Va consultata però anche la precedente edita curata da Matthias Baumgartner (1915); M. De Wulf, Hist. de la philosophie médiév., 3 voll., Lovanio-Parigi 1934, 1936, 1947; trad. II. Firenze 1944-49 con bibl. aggiomata da A. Pelzer; B. Romer, La philosophie chrét. jusqu'à Descartes, 3 voll., Parigi 1935, 1937; E. Gilson - P. Böhner, Die Gesch. der christl. Philos. Paderborn 1937; E. Bréhier, La philosophie du moyen âge, Parigi 1938; opera di compilaz. e non sempre sicura; P. Vignaux, La pensée au moyen âge, ivi 1938; E. Gilson, La philosophie. au moyen âge, ivi 1938; E. Gilson, La philosophie. au moyen âge, ivi 1939; E. Gilson, La philosophie. au moyen âge, ivi 1939; E. Gilson, La philosophie au moyen âge, ivi 1939; E. Gilson, La philosophie au moyen âge, ivi 1939.

95. Esposizioni generali: E. Gilson, La philosophie