Pergrata
Sulla Chiesa in Portogallo
PERGRATA NOBIS
LETTERA ENCICLICADI SUA SANTITÀ LEONE PP. XIII
1 Ci è giunta molto gradita la vostra lettera comune, che abbiamo ricevuta il mese scorso e che testimoniava soprattutto che Voi e i vostri concittadini avete appreso con piacere dei recentissimi accordi stabiliti tra la Sede Apostolica e il regno del Portogallo, e che vi siete rallegrati di essi come di cosa ben fatta e che gioverà non poco in futuro al bene generale.
2 In sostanza, come avete compreso, per Noi in tutto questo affare il proposito fu di conservare alla dignità dell’impero quelle cose che i Pontefici Romani avevano destinato ai vostri sovrani, meritevoli del titolo di cattolici, e che allo stesso tempo si provvedesse a una migliore organizzazione e a vantaggio della cristianità degli Indi. Certamente sembra che questo proposito in parte sia stato raggiunto; confidiamo di conseguire l’altra parte con la grazia e la benevolenza di Dio.
3 Perciò chi ha a cuore l’auspicato esito di cui parliamo può scorgerlo nell’avvenire, non solo augurarlo; può nutrire la speranza certa che il nome cristiano nel vostro Portogallo continuerà a prosperare per il bene di tutti, e conseguirà ogni giorno maggiori sviluppi.
4 Affinché il risultato risponda in pieno a questa speranza, Noi certamente per primi – Dio si mostri benigno! – Ci adopreremo. Senza dubbio troveremo moltissimo aiuto nella vostra saggezza e nella sollecitudine episcopale, nello zelo e nella virtù del Clero, nella volontà del popolo del Portogallo. Anzi, in una causa tanto nobile e fruttuosa non mancherà il contributo degli uomini che governano lo Stato; riguardo ad essi, non dubitiamo che anche in futuro vorranno dimostrare la loro saggezza e la loro equità, come recentemente hanno dimostrato, tanto più che la cura della fede cattolica e la consuetudine di essere benemeriti della Chiesa non sono insolite o recenti presso i Portoghesi, ma antichissime e in onore da lungo tempo.
5 Infatti, nonostante il Portogallo sia posto quasi all’estremità della penisola Iberica, e sia delimitato da confini assai ristretti, tuttavia i vostri sovrani – merito che non è piccolo – estesero i confini dell’impero in Africa, in Asia, in Oceania, in modo che il Portogallo non fosse inferiore a nessuna delle potenze maggiori, e anzi ne superasse molte.
6 Ma dove si deve pensare che abbiano cercato di procurarsi la virtù adatta alla grandezza di queste imprese? Certamente, se si vuole ben giudicare, dall’amore e dal sentimento religioso. Infatti in quelle difficili e pericolose spedizioni verso popolazioni sconosciute e barbare, risulta che essi erano prevalentemente orientati a servire Cristo Signore prima che l’utilità personale o la gloria; più desiderosi di diffondere il nome di Cristo che di estendere il proprio potere. Insieme con la chiara immagine delle ferite di Gesù Cristo – che era il vessillo popolare della nazione – i vostri antenati, devoti e allo stesso tempo fiduciosi, in battaglia erano soliti porre sulle triremi la sacrosanta Croce, in modo che sembrava avessero ottenuto le splendenti vittorie, di cui è rimasta la gloria, non tanto con la forza delle armi, quanto in virtù della stessa Croce.
7 Questo sentimento religioso risplendette massimamente quando i sovrani del Portogallo si adoperavano di far arrivare, scegliendoli anche fra popolazioni straniere, uomini apostolici che seguissero le orme di Francesco Saverio: uomini insigniti non una sola volta, dai Pontefici Romani, dell’autorità di Nunzi Apostolici. Questa gloria dei vostri antenati fu del tutto speciale né mai perirà, per il fatto che essi hanno portato la luce della fede cristiana tra popolazioni remotissime, tanto che per questa singolare prestazione si sono resi sommamente benemeriti della Sede Apostolica.
8 Né mai i Nostri Predecessori smisero di manifestare la loro gratitudine al vostro popolo; di ciò sono chiarissima prova i particolari onori conferiti ai sovrani.
9 Per quanto riguarda Noi, ogni volta in cui consideriamo le grandi cose compiute da un popolo non tanto grande, l’animo è molto lieto di proporre i Portoghesi quale esempio della forza della religione e della devozione; allo stesso tempo la Nostra benevolenza è animata più intensamente da sentimenti di ammirazione.
10 È proprio così: come Ci sembra provato recentemente con il Nostro paterno amore verso di voi allorché, nel dirimere la questione relativa alle Indie Orientali, proprio Noi, per quanto la natura del Nostro ministero lo permetteva, Ci siamo comportati generosamente e benignamente con il Portogallo. E dal momento che è giusto ricevere e rendere reciprocamente prove di buona volontà, Noi Ci attendiamo moltissimo dall’impegno e dalla condiscendenza dei reggitori dello Stato. Certamente confidiamo che in futuro non solo rivolgeranno una grandissima cura verso le cose che sono state pattuite, ma di buon grado indirizzeranno il loro sforzo, parimenti insieme a Noi e a voi, per riparare quei mali che la Chiesa ha patito costà.
11 Queste cose, in verità, non sono di poco conto, soprattutto se si osserva la condizione del vostro Clero e degli Ordini religiosi. La rovina di questi si riversa non solo sulla Chiesa, ma sulla stessa popolazione, la quale sente che le vengono sottratti collaboratori avveduti e operosi, l’opera dei quali nel formare i costumi del popolo, nell’educare la gioventù, nel creare anche nelle stesse colonie istituti ispirati ai principi cristiani, avrebbe potuto essere di non modesta utilità, soprattutto oggi che scorgiamo nell’Africa più interna un campo così ampiamente aperto alle sacre missioni.
12 Se poi consideriamo le origini stesse dei mali, riteniamo che il desiderio sfrenato di immoralità, che così grandemente s’impose nel secolo passato, non sia stato né l’unica, né la causa principale. Certamente esso pervase anche gli animi dei vostri, come il contagio di una malattia, e nella sua diffusione determinò molte disgrazie. Nondimeno sembra che non si allontanino molto dal vero coloro che pensano che un danno maggiore sia stato recato dalle fazioni dei partiti politici, dalle discordie interne, dalle agitazioni delle rivolte popolari. In realtà nessuna forza ha potuto spegnere, nessun intrigo ha potuto far vacillare il sentimento religioso e l’antica fede dei Portoghesi nei confronti del Pontificato romano. Anche negli stessi sconvolgimenti pubblici, l’opinione del popolo fu sempre che il patto e la concordia dello Stato con la Chiesa fossero il supremo principio secondo il quale si devono governare le società cristiane. Per questo motivo il sacro vincolo dell’unità religiosa non solo è rimasto intatto, ma ha rappresentato, insieme all’autorità e al potere delle leggi, il fondamento della costituzione politica. Queste cose, così gradite e piacevoli a ricordarsi, mostrano che la condizione del Cattolicesimo, adottati i rimedi adatti, senza difficoltà può diventare di gran lunga migliore. Esistono infatti i buoni semi; se questi si svilupperanno nella fermezza degli animi e nella concordia delle intenzioni, produrranno l’abbondanza dei frutti desiderati.
13 In verità coloro che governano con il potere – e la loro opera è tanto necessaria per riparare i mali della Chiesa – facilmente capiranno che, come il nome del popolo portoghese è giunto ad una tale altezza di gloria per la virtù e il beneficio della religione cattolica, così esiste una sola via per cancellare le cause dei mali, se la cosa pubblica sarà amministrata invariabilmente secondo i principi e l’ispirazione della religione stessa. Conseguentemente il governo dello Stato sarà in armonia con la natura, i costumi e la volontà del popolo. Infatti la professione cattolica costituisce la religione pubblica e legittima del regno del Portogallo; per questo è del tutto naturale che essa sia stata salvaguardata con la tutela delle leggi e con l’autorità dei magistrati, e ufficialmente dotata di tutte le difese per la sua integrità, stabilità e dignità.
14 Nello stesso modo, sia la libertà sia l’azione propria appartengono legittimamente all’autorità politica e a quella ecclesiastica; tutti siamo persuasi di ciò che la stessa esperienza conferma con prove di ogni giorno, cioè che la Chiesa è tanto lontana dall’opporsi con odiosa rivalità al potere civile, che procura a questo moltissimi e grandissimi aiuti per il bene dei cittadini e la quiete pubblica.
15 D’altra parte, coloro che sono influenti in quanto investiti di sacra autorità, devono fare in modo – qualsiasi cosa facciano in veste ufficiale – che i governanti della popolazione possano e debbano fidarsi completamente di loro e non pensino che sia stata forse trascurata da loro qualsiasi occasione di difendere quelle leggi che alla Chiesa non importa siano difese. La contesa delle parti politiche offre per lo più motivo di sospetto e di diffidenza: e questo voi avete sufficientemente conosciuto per diretta esperienza. Senza dubbio è primo e supremo dovere dei cattolici, ed espressamente del Clero, non riverire mai, né riconoscere col pensiero ciò che sia lontano dall’obbedienza e dalla fede nella Chiesa, o sia incompatibile con la conservazione dei suoi diritti. Quantunque poi sia lecito a ciascuno difendere onestamente e legittimamente la propria opinione sulle cose meramente politiche, purché non si opponga alla religione e alla giustizia, tuttavia voi vedete, Venerabili Fratelli, quanto sia rovinoso l’errore di coloro – se pur ve ne sono – che non distinguono sufficientemente la cosa sacra da quella civile, e utilizzano la religione a difesa delle parti politiche.
16 Pertanto, usando la prudenza e la moderazione, non solo non si darà alcun luogo ai sospetti, ma ancor più saldamente si affermerà quell’accordo dei cattolici da Noi così vivamente desiderato. Se nel passato fu assai difficile conseguire ciò, il motivo è dovuto al fatto che molti, forse saldamente legati alle proprie opinioni più di quanto fosse conveniente, mai e per nessun motivo ritennero di allontanarsi dall’interesse delle loro parti. Certamente, questi interessi, benché entro certi limiti non si possano disapprovare, tuttavia impediscono grandemente il conseguimento di quella più alta e desideratissima concordia.
17 Conseguentemente sarà vostro compito, Venerabili Fratelli, indirizzare su tale terreno tutta la forza della vostra operosità e della vostra sollecitudine affinché, accortamente tenuto lontano tutto ciò che sembra essere d’ostacolo, possiate realizzare l’unione salutare degli animi. E questo avverrà più agevolmente, secondo i desideri, se in un’impresa di così grande valore, procederete non separatamente, ma unendo gli sforzi.
18 Da principio, perciò, sembrano opportune la comunicazione e la partecipazione tra voi delle decisioni, affinché esista uno stesso modo nell’agire. Invero, quale scelta delle decisioni si debba fare, che cosa giovi in modo più adatto al proposito, non lo scoprirete faticosamente se terrete presente – davanti agli occhi – come regola, quanto ripetutamente è stato dichiarato e prescritto dalla Sede Apostolica riguardo a questioni di questo genere, soprattutto poi la Nostra lettera Enciclica sulla organizzazione cristiana dello Stato.
19 Tuttavia non Ci occuperemo ad una ad una di tutte le cose che richiedono un rimedio adatto, specialmente perché sono più conosciute a voi, Venerabili Fratelli, a voi che la forza dei disagi angustia più da vicino e più degli altri. Analogamente non elencheremo quelle cose che richiedono un intervento tempestivo del potere civile, affinché si provveda, nel modo che è giusto, agl’interessi cattolici. Infatti, non potendo dubitare del Nostro animo paterno, né del vostro rispetto delle leggi civili, è lecito sperare che i governanti valuteranno con equanime criterio l’inclinazione della Nostra e parimenti della vostra volontà, e cercheranno di restituire la Chiesa, afflitta per molti motivi, al giusto grado di libertà e di dignità. Per parte Nostra, come è proprio delle Nostre funzioni, saremo sempre prontissimi a trattare e a decidere di comune accordo ciò che sembra più opportuno per gli affari ecclesiastici e ad accettare volentieri condizioni oneste ed eque.
20 D’altra parte ci sono certe cose, anche di non scarsa importanza, alle quali espressamente deve provvedere la vostra operosità, Venerabili Fratelli. Fra queste, in primo luogo, lo scarso numero di sacerdoti, determinato soprattutto dal fatto che in moltissimi luoghi, né per breve tempo, sono mancati gli stessi Seminari per la formazione dei chierici. Per questo motivo spesso si è provveduto a stento e con fatica all’educazione del popolo cristiano, o all’amministrazione dei sacramenti. Ora invero, poiché per grazia della Divina Provvidenza in ogni Diocesi ci sono i Seminari per il Clero, e dove ancora non sono stati ricostruiti, tra breve, come speriamo e desideriamo, lo saranno, è ragionevole ritenere che tutto sia pronto per ricostituire la disponibilità dei sacerdoti, posto che la preparazione dei seminaristi è stata opportunamente disciplinata come si deve. Pertanto confidiamo nella vostra prudenza e nella vostra saggezza, a Noi ben note. Tuttavia, affinché non vi manchi un Nostro consiglio in questa materia, riflettete su quanto abbiamo scritto recentemente ai Venerabili Confratelli Vescovi d’Ungheria per una simile situazione.
21 "Per formare un chierico sono assolutamente necessarie due cose: la dottrina per la cultura della mente, e la virtù per la perfezione dell’anima. Alle discipline umanistiche sulle quali è solitamente basata l’educazione dell’adolescente, vanno aggiunte le discipline sacre e quelle canoniche, dopo essersi assicurati che la dottrina di tali materie sia sana, assolutamente incorrotta, intieramente in accordo con i documenti della Chiesa (soprattutto di questi tempi) e ricca di forza e di argomenti, affinché sia in grado di esortare... e confutare coloro che contraddicono".
22 "La santità della vita, senza la quale la scienza è solo vento e non costruisce, racchiude non soltanto i costumi probi ed onesti, ma anche l’insieme delle virtù sacerdotali donde deriva la somiglianza con Gesù Cristo, sommo ed eterno sacerdote, che è la caratteristica dei buoni preti... (Nei Seminari) le vostre preoccupazioni e i vostri pensieri siano concentrati soprattutto su questi obiettivi; procurate che all’insegnamento delle lettere e delle scienze siano posti uomini di valore, nei quali l’esattezza della dottrina sia unita all’innocenza dei costumi, affinché a buon diritto possiate fidarvi di loro in un settore così importante. Scegliete i responsabili della cultura e i maestri di religiosità fra coloro che eccellono per prudenza, saggezza ed esperienza; la regola della vita comune venga temperata dalla vostra autorità in modo che gli alunni non solo non compiano qualcosa di contrario alla pietà, ma anzi abbondino di tutti quegli strumenti con i quali si alimenta la fede: con opportuni esercizi siano stimolati al quotidiano miglioramento delle virtù sacerdotali".
23 Inoltre, per la verità, la vostra sollecitudine deve essere massima e particolare verso i sacerdoti: quanto più si riduce il numero degli operai, tanto più prontamente si dedichino a coltivare la vigna del Signore. Queste parole del Vangelo "certamente la messe è molta" sembrano potersi applicare appieno a voi, perché sempre le popolazioni del Portogallo sono state solite amare molto la religione e l’hanno sostenuta volentieri e ardentemente quando hanno riconosciuto che nei sacerdoti, loro maestri, erano presenti gli ornamenti delle virtù e il pregio della dottrina. Pertanto l’opera del Clero, dedicata degnamente e con amore nell’istruire il popolo, soprattutto i giovani, sarà meravigliosa. Ma per ispirare e alimentare negli uomini l’amore per la virtù, è provato che sono efficaci soprattutto gli esempi. Perciò tutti coloro ai quali sono affidati incarichi sacerdotali s’impegnino non solo a che non si trovi in essi qualcosa contrario al loro ufficio e al loro ministero, ma si sforzino di risplendere per santità di costumi e di vita, come "la lucerna sopra il candelabro, perché faccia luce a tutti coloro che sono nella casa".
24 Infine il terzo punto, al quale è necessario che le vostre cure siano rivolte con assiduità, riguarda quelle cose che ogni giorno o in momenti determinati sono destinate alla pubblicazione. Voi conoscete i tempi, Venerabili Fratelli: da una parte gli uomini sono presi da un insaziabile desiderio di leggere; dall’altra si diffonde una grande quantità di scritti licenziosi; per questi motivi a malapena si può dire quale grande sventura penda ogni giorno sopra l’onestà dei costumi, quale grande guasto sull’integrità della religione. Pertanto, con l’esortazione, con l’ammonimento, perseverate, utilizzando ogni mezzo e ogni metodo di cui disponete, nel proposito di richiamare gli uomini da fonti corrotte di tal fatta e di accompagnarli a sorgenti salubri. Gioverà moltissimo se, a vostra cura e sotto la vostra guida, verranno pubblicati dei giornali che rimedino opportunamente ai veleni diffusi ovunque, sostenendo la verità, la virtù e la religione. Quanto a coloro che in un nobilissimo e santissimo proposito uniscono l’arte dello scrivere con l’amore e la devozione agl’interessi cattolici, se veramente vogliono che le loro fatiche siano fruttuose e sempre lodabili, ricordino costantemente che cosa si richiede a chi lotta per la causa migliore. Occorre cioè che nello scrivere usino con somma cura moderazione, prudenza e soprattutto la carità, che è madre e compagna di tutte le altre virtù. Invero vedete quanto sia contraria alla carità fraterna la leggerezza nel sospettare, la temerità nell’accusare. Da questo si comprende che agiranno erroneamente e ingiustamente coloro che, al fine di favorire una parte politica, non esitano ad attribuire ad altri una sospetta fede cattolica, unicamente perché sono dall’altra parte, come se l’onore della professione cattolica fosse necessariamente unito a questa o a quella parte politica.
25 Le cose che finora abbiamo raccomandato e prescritto, siano affidate alla vostra autorità, verso la quale certamente è necessario che abbiano rispetto e sottomissione tutti coloro ai quali siete preposti, soprattutto poi i sacerdoti che in tutta la loro vita, sia privata sia pubblica, sia che adempiano ad incarichi dell’ordine sacro, sia che insegnino nei Licei, non cessano mai di essere sottoposti all’autorità dei Vescovi. Gli stessi devono anche, con il loro esempio, richiamare gli altri a praticare ogni forma di virtù ed a prestare l’obbedienza e l’ossequio dovuti all’autorità episcopale.
26 Affinché poi tutto riesca felicemente come desiderato, invochiamo con insistenza l’aiuto celeste; anzitutto supplichiamo la perenne fonte di divina grazia, il Cuore santissimo del Salvatore nostro Gesù Cristo, il culto del quale presso di voi è vivamente praticato da molto tempo. Imploriamo i patrocinii dell’Immacolata Maria, Madre di Dio, della cui particolare tutela il regno del Portogallo si onora, nonché della santa di tutte le regine, la vostra Elisabetta, e dei santi martiri, che fin dai primi tempi della Chiesa, versando il sangue, hanno dato vita e alimentato il Cristianesimo in Portogallo.
27 Intanto, a testimonianza della Nostra benevolenza e come pegno dei doni celesti, impartiamo molto amorevolmente nel Signore la Benedizione Apostolica a Voi, al Clero e a tutto il vostro popolo.
28 Dato a Roma, presso San Pietro, il 14 settembre 1886, anno nono del Nostro Pontificato.
29 LEONE PP. XIII
Fonte: www.vatican.va.
Testo inglese
PERGRATAENCYCLICAL OF POPE LEO XIII ON THE CHURCH IN PORTUGAL
To the Bishops of Portugal.Venerable Brethren, Greetings and Apostolic Benediction.
1 Your gratifying joint letter was received last month. It gave convincing evidence that you and your people are aware of Our most recent agreement with the kingdom of Portugal, and that you approve of it and expect that it will greatly benefit the common good. What was proposed to Us in all these negotiations was that the privileges which the Roman Pontiffs had given to your kings, who have supported the Catholic cause, might be preserved for the prestige of the empire, and at the same time that the Christian interests of the Indians be better provided for. We seem to have partly achieved this purpose, and We have confidence that We will achieve it all with the gift and the blessing of God. Therefore, considering this most desirable outcome, We look to the future not prophetically but with a firm hope that the Christian name in your Portugal will continue to flourish for the common good and grow greater from day to day.
2 We shall be the first to strive that the final outcome will fully justify Our hope. May God be propitious! Without doubt We shall find great assistance in the prudence and vigilance of your bishops, in the skillful support of the clergy, and in the good will of the Portuguese people. Indeed in a cause so noble and fruitful, the cooperation of all the men ruling the state will be at hand. We have no doubt that they will assist Us with their impartial wisdom, as We have recently had proof, and that they will continue to do so. And this the more because zeal for the Catholic faith and the tradition of Church service is not unusual in Portugal nor of recent origin, but is long-standing and renowned.
Notable Portuguese Achievements
3 Though Portugal is located at the extremity of the Spanish peninsula and hemmed in by narrow boundaries, your renowned kings, have nevertheless extended their empire into Africa, Asia, and Oceania. Thus Portugal yields to none of the more distinguished nations and even excels many. - Where did they find the strength equal to the magnitude of their undertakings? If one is to judge them in truth, it was from their love of religion. For in their dangerous expeditions to barbarous nations, they were inspired, as can often be proven, to serve Christ before their own advantage or glory, to spread the Christian religion before extending their empire. Together with the visible image of the wounds of Jesus Christ, which was the popular flag of the nation, your ancestors had the holy cross on their galleys. In battle they were devout and confident that they would win noble victories whose glory would remain, not so much by arms as by the cross. Their piety was particularly evident when the kings of Portugal diligently sought out apostolic men from other nations, men to follow in the footsteps of St. Francis Xavier. More than once these men were given the authority of Apostolic Nuncios by the Roman Pontiffs. It was most unusual and will forever accrue to the praise of your ancestors that their leaders brought the light of the Christian faith to the most remote peoples and so merited well of the Apostolic See.
Gratitude of Rome
4 Nor was there ever a time when Our predecessors failed to give evidence of gratitude to your nation. An excellent proof of this is the unusual insignia given to your kings. We often recall the great things that have been accomplished by a nation comparatively small, and exult to use the Portuguese as an example to illustrate the great power of religion and piety. At the same time We are deeply moved by feelings of admiration and benevolence. So let it be. Recently We showed Our paternal benevolence when We arbitrated in the controversy concerning the East India matter. We treated Portugal as liberally as the nature of Our office permitted. Since it is just for equals to receive and return good will, We expect much from the friendly government of that state. We are confident that they will not only use the greatest care in carrying out what was agreed upon, but that they will work together with Us and in consultation with you to repair the damage which the Church suffered there.
Effect upon the State
5 And the damage is significant, especially if We consider the condition of your clergy and of the religious orders, whose downfall has affected not only the Church but the state as well. We have seen a dearth of prudent and strenuous helpers, who would have labored to shape the habits of the people, to educate the youth, and to train the colonists themselves in a Christian way of life. Today especially, with the great need for sacred missions in the interior of Africa, We feel this loss.
Faith of the Portuguese
6 Now if We consider the sources of these evils, We conclude that the desire for impiety, which grew so greatly during the preceding century, was not primary, even though it penetrated your minds too as by the contagion of disease and by its presence gave rise to serious problems. Nevertheless those who maintain that greater harm was done by internal discord in the conduct of political parties and by the upheavals of seditious mobs seem close to the truth. For no force could extinguish and no means could shake the belief and the ancient faith in the Roman Pontiff of the Portuguese people. In the very midst of the storms in your state, your people always held that concord with the Church is the great beginning on which Christian states ought to be ruled. For this reason the holy bond of religious unity not only remained unbroken, but by the authority and consent of the law, this bond afforded the foundation for political regulation. These consoling facts show that the Catholic cause can be easily strengthened with suitable remedies. Good seeds are still alive; when in constancy of mind and concord they have matured the will, they will produce an abundance of the desired fruit.
Religion an Integral Part of the Portuguese Government
7 Those who are at the head of the government and whose cooperation is so necessary to heal the wounds of the Church easily understand that, just as Portugal attained great glory from the strength and blessings of the Catholic religion, so too the Church provides the only speedy elimination of the causes of evil. The state must always be governed under the leadership and guidance of this same religion. If this is done wisely, then the government will conform to the genius, the character, and the will of the people. For the Catholic faith is the legitimate religion of Portugal. Therefore it is entirely fitting that it be defended by the protection of the law and the authority of the state officials, and that its safety, continuance, and honor be publicly assured. Let its freedom and action legitimately lie in the political as well as ecclesiastical power. All should be convinced of what daily experience confirms, that far from opposing the civil power by invidious rivalry, the Church aids the safety of the citizens and public tranquillity.
Relationship between Religion and Politics
8 On the other hand, those ecclesiastical authorities should realize that the rulers of the state can and ought to trust them; nor should the ecclesiastical rulers accept a cause, such as retaining laws, which the interests of the Church do not want retained. Suspicion and lack of trust often result from the rivalry of political parties. This you know well from experience. Surely the greatest duty of Catholic men and especially of clerics is never to support a cause or to offer an opinion if it conflicts with the faith of the Church or counteracts the preservation of its rights. Everyone may hold his own opinion in purely political matters and defend it honestly and legitimately, provided it is not contrary to religion or justice. Yet those, if there are any, who do not distinguish clearly between what is holy and what is merely civil, commit a pernicious error which lends the name of religion to a political party.
9 Therefore if prudence and moderation are used, not only will there be no room for suspicion, but that unity of Catholics which We so vehemently desire will be strengthened. If it was more difficult formerly to obtain this unity, the reason was perhaps too many, surely more than was reasonable, tenaciously clung to their opinions and never for any reason retreated from their partisan position. These positions, though they cannot be criticized if kept within bounds, nevertheless greatly impede the attainment of the unanimity so greatly desired.
10 Therefore cultivate a salutary union of minds, prudently removing any and all obstacles. You will succeed better by putting all your concerns together and acting nor individually, but as a group, in matters of such great importance. In the first place therefore it seems that you need timely communications and the selection of a group of councillors. That this will aptly achieve your purpose you can hardly deny, especially if you consider the norms proposed and prescribed by the Apostolic See to deal with such matters, i. e., Our Encyclical letters about the Christian regulation of the state.
11 For the rest We shall not mention in detail everything which requires suitable remedies, particularly since these matters are better understood by those of you whom the force of the difficulties especially oppresses. Nor shall We mention those matters that require action by the civil power in order that the Catholic cause may receive the just consideration it deserves. The government cannot doubt Our paternal interest nor your compliance with civil law; thus it is proper to trust that it will give full weight to Our and your good will. It will then strive to restore a Church afflicted with so many evils to its due degree of liberty and dignity. As for Us, as Our duty demands, We shall always be prepared to act in ecclesiastical affairs and to decide with common consent what is most appropriate. We are also prepared to gladly accept good and just conditions.
Seminaries
12 But there are some significant things which your diligence must cure one by one. The first matter is the shortage of priests caused by an insufficiency of seminaries. As a result neither the Christian instruction of the faithful nor the administration of the sacraments has received proper care. Now, however, by the blessing of divine Providence each diocese has its own seminary; where the seminaries have not yet been restored, We hope that they will be shortly. Here then is the means of supplying a body of priests, provided the learning of the candidates is such as reason demands. We entrust this matter to you, as We respect your prudence and wisdom. However lest you should lack Our advice in this matter, consider as addressed to yourselves what We have prescribed a short time ago to the bishops of Hungary:
13 "In the education of clerics two elements are essential: learning for the development of the mind and virtue for the perfection of the soul. To the humanistic curriculum by which youths are educated must be added sacred and canonical studies. Care must be taken that their content is sound, entirely pure, and in full harmony with the documents of the Church; today especially the style must be forceful and eloquent, so that he may be able to exhort . . . and to refute those who contradict. - Holiness of life without which knowledge puffs up and does not edify, consists not only in good and honorable habits, but also in that body of sacerdotal virtues which makes good priests exemplars of Jesus Christ the eternal High Priest. . . . In these institutions take care that the men appointed as teachers be men of sound doctrine and good morals, men to whom you can entrust a matter of such great importance. Choose rectors and spiritual directors who are outstanding for prudence, counsel, and experience. The common life and discipline should be so arranged by your authority that the students will never offend against piety; furthermore there should be an abundance of all aids which nourish piety, so that the seminarians may make daily progress in acquiring the virtues proper to the sacerdotal state."
Priests as Good Examples
14 Moreover your vigilance for your priests must be great and even singular, so that the smaller the number of workers, the greater their zeal in cultivating the vineyard of the Lord. The words of the Gospel, the harvest is indeed great, seem to apply literally to you, since the people of Portugal have always loved religious instruction; they receive it eagerly when they perceive in the priests, their teachers, the embellishments of virtue and the reputation for learning. It is marvelous how fruitful the future work of the clergy will be in instructing the people, but especially the youth, when that work is crowned with dignity and zeal. Good example is the best means of cultivating in men the love of virtue. For this reason let all priests take care not only that nothing is noted in them which is at variance with their office and the rules of their state, but also that the holiness of their lives and morals may shine forth, like a Lamp on a lampstand, giving Light to all in the house.
Printed Material
15 A third problem which should engage your continuous care concerns the printed material that is published either daily or at stated intervals. You know the times, venerable brethren: on the one hand men are consumed with an insatiable passion for reading; on the other an enormous amount of bad literature is freely disseminated. Given these facts it is impossible to estimate how much harm is done to good morals, what destruction daily threatens the integrity of religion. Therefore by exhortation, by admonition, by every possible means continue to call men back from such fountains of corruption and lead them to salutary waters. It will be a great help if by your initiative and leadership daily papers are published, under the patronage of truth, virtue, and religion, to offset these poisonous evils. Now an admonition for authors who by an honest and holy determination combine the love of writing with a love and zeal for the Catholic cause. If they really want their works to be fruitful and worthy of praise, let them remember what is required of those who engage in controversy for a good cause. In writing they must exercise the greatest care to be moderate and prudent, but above all loving. Love is the mother and companion of all the other virtues. You can see that fickle suspicion and rash accusations are detrimental indeed to fraternal love. From this you can understand the injustice of those who, in favoring one political party, do not hesitate in matters of religion to accuse others of unorthodoxy. They do this only because they belong to another party, as though orthodox Catholic faith is necessarily the prerogative of this or that political party.
16 We commend all which We have either warned against or commanded to your authority, which all whom you govern must respect and accept. This applies especially to priests who are subject to you in their private and public lives, whether they are engaged in the duties of the sacred ministry or in teaching in the schools. They never cease to be under the authority of the bishops. And just as they are obliged to lead others to the beauty of virtue by their example, so too must they lead others to obedience and the submission due to episcopal authority.
17 That everything may proceed prosperously according to Our desire, We ask for heavenly assistance. First of all let us approach that perennial font of divine grace, the holy Heart of our Savior Jesus Christ, devotion to whom is both primary and ancient with you. We implore the patronage of the Immaculate Virgin Mother of God, under whose special guardianship the kingdom of Portugal boasts to be. Finally we ask for the intercession of St. Elizabeth, the most holy of royal and saintly women, and of all the holy martyrs who in the first days of the Church established or propagated Christianity in Portugal.
18 Meanwhile, as proof of Our good will and as a promise of heavenly gifts, We grant you, your clergy, and all your people most affectionately Our Apostolic Blessing in the Lord.
18a Given at Rome, at St. Peter's, September 14, 1886, in the ninth year of Our Pontificate.
Official English text, the Holy See (vatican.va); original Latin. Fonte: vatican.va.
Testo latino
EPISTOLA ENCYCLICA SANCTISSIMI D. N. LEONIS PAPAE XIII AD EPISCOPOS LUSITANIAE*
1 Pergrata nobis accidit communis epistola vestra, quam superiore mense accepimus, quaeque illud maxime, testabatur, vos civesque vestros libentibus animis cognovisse novissima Apostolicae Sedis cum regno Lusitano pacta conventa, de iisque laetari, velut de re bene gesta ac bono publico non minimum profutura. — Omnino, quod vos perspexistis, illud Nobis fuit in universo hoc negotio propositum, ut ea ad dignitatem imperii conservarentur, quae regibus vestris de catholico nomine meritis Pontifices romani contulerant, unaque meliori constitutioni commodisque rei Indorum christianae consuleretur. Quod quidem propositum partim videmur consecuti, partim confidimus Dei munere beneficioque consecuturos. — Quamobrem intuentibus animo optatissimum, de quo loquimur, eventum, prospicere licet in posterum, nec ominari solum, sed plane spem certam concipere, futurum ut christianum nomen in Lusitania vestra ad communium rerum salutem florere pergat, et maiora in dies incrementa capiat.
2 Cui spei ut ad plenum respondeat exitus, Nos profecto primi omnium, ita Deus adsit propitius, dabimus operam. Plurimum vero adiumenti in prudentia vigilantiaque vestra episcopali, in solertia et virtute Cleri, in voluntate populi Lusitani, sine ulla dubitatione reperiemus. Immo in caussa tam nobili tamque fructuosa nec partes desiderabuntur virorum qui rem publicam gerunt : de quibus minime dubitamus, quin Nobis sapientiam et aequitatem suam, sicut nuperrime probavere, ita probare reliquo tempore velint: multo magis quod catholicae fidei studium beneque de Ecclesia merendi consuetudo non est apud Lusitanos inusitata aut recens, sed per vetus diuque celebrata.
3 Etenim quamquam est Lusitania velut ad extremitatem sita peninsulae Ibericae, eademque angustioribus limitibus circumscribitur, tamen reges vestri, quae laus est non exigua, imperii fines in Africam, in Asiam, in Oceaniam protulerunt, ut ex ipsis praestantioribus gentibus nulli Lusitania cederet, multas antecelleret. — Sed virtutem horum inceptorum magnitudini parem unde putandi sunt quaesivisse? Scilicet, si recte diiudicari velit, ex amore sensuque religionis. In iis enim ad ignotas et barbaras gentes laboriosis periculosisque expeditionibus, sic animo affectos constat plerumque fuisse, ut Christo Domino prius inservirent, quam vel utilitati vel gloriae, serendi christiani nominis, quam propagandi imperii sui cupidiores. Una cum expressa imagine vulnerum Iesu Christi, quod erat populare gentis vexillum, praeferre maiores vestri Crucem sacrosanctam in triremibus, in acie, venerabundi simul ac fidentes consueverant, ut non tam armorum quam Crucis ipsius praesidio nobiles victorias, quarum gloria permansit, videantur adepti. — Quae pietas tunc maxime enituit, cum Lusitaniae reges viros apostolicos exteris quoque gentibus arcessitos studiose conquirebant, Francisci Xaverii vestigiis ingressurus, eosdemque non semel a romanis Pontificibus Nuntiorum Apostolicorum auctos potestate. Singularis haec fuit nec unquam interitura maiorum vestrorum laus, quod in remotissimas gentes fidei christianae lumen principes invexerint, eoque insigni beneficio Sedem quoque Apostolicam sibi egregie demeruerint. — Nec unquam sane Decessores Nostri destiterunt, quominus grati animi significationes genti vestrae exhiberent; cuius rei praeclarum sunt argumentum decora singularia in reges collata. Ad Nos quod spectat, quoties reputamus quam magna gesserit populus non ita magnus, gestit animus exemplum a Lusitanis petere, quanta vis religionis pietatisque sit: simulque Nostra vehementius excitatur mixta admiratione benevolentia. Ita sane : paternam vobis caritatem vel nuperrime re videmur probavisse: quandoquidem in componenda de rebus Indiae orientalis controversia, Nos quidem, quantum oificii Nostri ratio patiebatur; liberaliter cum Lusitania egimus atque indulgenter. Quoniamque rectum est parem voluntatem accipere et reddere, idcirco plurimum de studio facilitateque gubernatorum rei publicae Nobismetipsis pollicemur. Fore nimirum confidimus, non solum ut curam summam de iis adhibeant quae pacta sunt, sed operam Nobiscum pariter ac vobiscum libentes conferant ad ea, quae istic Ecclesia accepit detrimenta sarcienda.
4 Sunt haec sane haud levia, praesertim si conditio spectetur Cleri vestri, et Ordinum religiosorum : quorum clades non in Ecclesiam solum, sed in ipsam civitatem redundavit, quae sibi sensit ereptos adiutores prudentes et strenuos, quorum opera informandis populi moribus, instituendae iuventuti, ipsis etiam coloniis ad christiana instituta fingendis, non mediocri usui esse potuisset, hodie maxime, cum tam late patentem sacris expeditionibus campum in Africa interiore videamus.
5 Quod si ad ipsas malorum origines animum advertamus, impietatis libidinem, quae superiore saeculo tantopere invaluit, neque unicam neque praecipuam caussam arbitramur fuisse. Pervasit illa quidem, velut contagione morbi, vestrorum etiam animos, incursuque suo graves ruinas traxit : nihilominus non ii videntur longe a vero discedere qui maiorem perniciem censent allatam a politicarum partium functionibus intestinis discordiis, popularium seditionum procellis. Etenim religionis laudem et antiquam Lusitanorum erga romanum Pontificatum fidem nulla vis extinguere, nullae artes labefactare potuerunt. In mediis etiam vestrae reipublicae tempestatibus, populi semper iudicium fuit, foedus concordiamque regnorum cum Ecclesia maximum esse principium, quo christianas regi oporteat civitates: eamque ob caussam sanctum religiosae unitatis vinculum non modo permansit incolume, sed praebuit, auctoritate nutuque legum, constitutioni politicae fundamentum. Quae sane, laetabilia et ad commemorandum iucunda, ostendunt, rei catholicae statum, idoneis remediis adhibitis, non difficulter fieri posse longe meliorem. Vigent enim bona semina; quae si constantia animorum concordiâque voluntatem adoleverint, optatorum fructuum copiam Submittent.
6 Hi vero qui cum imperio praesunt, quorum tam necessaria est opera ad Ecclesiae incommoda sananda, facile intelligent, quemadmodum Lusitanum nomen ad tantum gloriae fastigium catholicae religionis virtute beneficioque pervenit, ita unam esse viam tollendis malorum caussis expeditam, si eiusdem religionis ductu auspiciisque res publica constanter administretur. Quo facto, cum ingenio, cum moribus, cum voluntate populi futura est gubernatio rei publicae congruens. Continet enim catholica professio publicam regni Lusitani legitimumque religionem ; proptereaque omnino consentaneum est, tutela legum ac magistratuum potestate esse defensam, praesidiisque omnibus ad incolumitatem, ad perennitatem ad decus, publice munitam. Politicae perinde atque ecclesiasticae potestati sua legitime constet et libertas et actio, omnibusque sit persuasum, quod res ipsa quotidiano experimento confirmat, tantum abesse ut invidiosa aemulatione adversetur Ecclesia potestati civili, ut huic plurima et maxima ad salutem civium tranquillitatemque publicam adiumenta suppeditet.
7 Ex altera parte ii qui sacra auctoritate pollent, quaecumque pro munere suo acturi sunt, sic agant, ut ipsis plane fidere se posse ac debere rectores civitatis intelligant, nec ullam sibi oblatam caussam putent retinendarum fortasse legum, quas interest Ecclesiae non retineri. Suspicandi, diffidendi locum plerumque praebet politicarum concertatio partium : idque vos satis experienda cognovistis. Profecto catholicorum hominum et nominatim Clericorum primum maximumque officium est, nihil unquam nec re suscipere, nec opinione profiteri, quod ab obsequio fideve Ecclesiae dissentiat, aut cum conservatione iurium eius consistere non possit. Quamvis autem fas cuique sit suum de rebus mere politicis iudicium, moda ne religioni iustitiaeque repugnet, honeste legitimeque tueri, tamen videtis, Venerabiles Fratres, perniciosum errorem eorum, si qui sunt, qui rem sacram remque civilem non satis secernant religionisque nomen ad politicarum partium trahant patrocinium.
8 Igitur prudentia ac moderatione adhibita, non solum nullus erit suspicionibus locus, verum etiam firmius consistet illa catholicorum vehementer a Nobis expetita consensio. Quae si antea difficilior ad impetrandum fuit, ea de caussa fuit, quod nimis multi plus forsan, quam par esset, tenaces sententiae suae, nihil unquam nullaque ratione a studio partium suarum recedendum putaverunt. Quae quidem studia, tametsi intra certos fines improbari nequeant, adeptionem tamen supremae illius atque optatissimae coniunctionis valde impediunt.
9 Vestrum itaque erit, Venerabiles Fratres, omnem industriae diligentiaeque vim illuc intendere ut, prudenter amotis quaecumque obstare videantur, salutarem concordiam animorum concilietis. Idque commodius ex sententia succedet, si in re tanti momenti non disiuncta, sed collatis in unum curis, manum operi admoveritis. Quamobrem opportuna in primis videtur communicatio et societas consiliorum delectus sit habendus, quid proposito conducat aptius, haud aegre dispicietis si vobis ob oculos veluti normam proposueritis quae identidem ab Apostolica Sede de huiusmodi negotiis declarata ac praescripta sunt, maxime vero litteras Nostras Encyclicas de constitutione christiana reipublicae.
10 Ceterum non omnia singulatim persequemur, quae idoneum remedium desiderant, praesertim cum ea sint exploratiora vobis, Venerabiles Fratres, quos incommodorum vis proxime et prae ceteris urget. Similiter nec ea enumerabimus, quae tempestivam civilis potestatis operam postulant, ut rei catholicae, quo modo aequum est, consulatur. Cum enim nec de paterno animo Nostro, nec de vestro legibus civilibus obsequio dubitare queant, rectum est confidere, fore ut gubernatores civitatis iusto pretio aestiment propensionem Nostrae itemque vestrae voluntatis, Ecclesiamque, multis caussis afflictam, in libertatis dignitatisque debitum gradum restituendam curent. Nos autem, quod est partium Nostrarum, paratissimo semper animo futuri sumus agere communique consensu statuere de negotiis ecclesiasticis quod maxime opportunum videatur, honestas et aequas conditiones libenter accepturi.
11 Quaedam alioqui sunt, eaque non parvi momenti, quibus nominatim debet industria vestra, Venerabiles Fratres, mederi. Eiusmodi in primis est paucitas sacerdotum, ex eo maxime profecta, quod pluribus locis, nec brevi annorum intervallo, vel ipsa Seminaria alumnis sacrorum instituendis desiderata sunt. Hac de caussa saepe vel christianae institutioni multitudinis, vel sacramentorum administrationi vix aegreque consultum. Nunc vero, quoniam divinae providentiae beneficio in Dioecesibus singulis sua sunt Clericorum seminaria, et ubi nondum restituta sunt, brevi, uti speramus et cupimus, instituentur, supplendi collegia sacerdotum in promptu est ratio, si modo disciplina alumnorum ea, qua decet ratione constituta sit. Quam ad rem plane confidimus cognita Nobis prudentia sapientiaque vestra : sed tamen ne consilium Nostrum in hoc genere desideretis, dicta vobismetipsis putatote, quae ad venerabiles fratres Hungariae Episcopos paulo ante in caussa simili perscripsimus: « Omnino in instituendis clericis sunt duae res necessariae, doctrina ad cultum mentis, virtus ad perfectionem animi. Ad eas humanitatis artes, quibus adolescens aetas informari solet adiungendae disciplinae sacrae et canonicae, cauto, ut earum doctrina rerum sana sit, usquequaque incorrupta, cum Ecclesiae documentis penitus consentiens hisque maxime temporibus, vi et ubertate praestans, ut potens sit exhortari et eos, qui contradicunt, arguere. Vitae sanctitas, qua dempta, inflat scientia non aedificat, complectitur non solum probos honestosque mores, sed eum quoque virtutum sacerdotalium chorum, unde illa existit, quae efficit sacerdotes bonos, similitudo Iesu Christi, summi et aeterni Sacerdotis...In iis (Seminariis) maxime evigilent curae et cogitationes vestrae : efficite, ut litteris disciplinisque tradendis lecti viri praeficiantur, in quibus doctrinae sanitas cum innocentia morum coniuncta sit, ut in re tanti momenti eis confidere iure optimo possitis. Rectores, disciplinae, magistros pietatis eligite prudentia, consilio, rerum usu prae ceteris commendatos: communisque vitae ratio, auctoritate vestra, sic temperetur, ut non modo nihil unquam alumni offendant pietati contrarium, sed abundent adiumentis omnibus, quibus alitur pietas: aptisque exercitationibus incitentur ad sacerdotalium virtutum quotidianos progressus ».
12 Deinde vero vigilantia vestra debet maxima et singularis esse in presbyteros, ut quo minor est operariorum numerus, eo sese impertiant in excolenda vinea Domini alacriores. Illud ex Evangelio messis quidem multa vere de vobis usurpari videtur posse, propterea quod religiosam institutionem semper Lusitani homines adamare consueverunt, eamdemque cupide et libenter excipiunt, si in sacerdotibus, magistris suis, ornamenta virtutum doctrinaeque laudem inesse perspexerint. Itaque mirum quantum profutura Cleri est opera in erudiendis popularibus suis, maxime adolescentibus, digne studioseque posita. Sed ad pariendum alendumque in hominibus amorem virtutis, exploratum est, valere maxime exempla: proptereaque curent, quotquot in muneribus sacerdotalibus versantur, non solum ne quid in ipsis deprehendatur ab officio institutoque ordinis sui dissentiens, sed ut morum vitaeque sanctitate emineant, tamquam lucerna super candelabrum, ut luceat omnibus qui in domo sunt.
13 Tertium denique genus, in quo curas vestras oportet assidue versari, earum rerum est quae, mandatae litteris, in singulos dies, aut statis temporibus in lucem prodire solent. Nostis tempora, Venerabiles Fratres : ex altera parte rapiuntur homines inexplebili cupiditate legendi ; ex altera ingens prave scriptorum colluvio licenter effunditur: quibus caussis vix dici potest, quanta labes honestati morum, quanta religionis incolumitati quotidie ruina impendeat. Itaque hortando, monendo, omni qua potestis ope et ratione perseverate, ut facitis, ab istiusmodi corruptio fontibus homines revocare, ad salubres haustus adducere. Plurimum iuverit, si cura ductuque vestro diaria publicentur, quae malis venenis undecumque oblatis opportune medeantur suscepto veritatis, virtutis, religionis patrocinio. Et quod ad eos pertinet, qui scribendi artem cum amore studioque rei catholicae honestissimo sanctissimoque proposito coniungunt, si labores suos vere volunt esse fructuosos et usquequaque laudabiles, constanter meminerint quid ab iis requiratur, qui pro caussa optima dimicant. Scilicet in scribendo summa cum cura adhibeant necesse est moderationem, prudentiam, maximeque eam, quae vel mater vel comes est virtutum reliquarum, caritatem. Fraternae vero caritati videtis quam sit contraria suspicandi levitas, criminandi temeritas. Ex quo intelligitur, vitiose et iniuste facturos, qui favent uni parti politicae, si crimen suspectae fidei catholicae aliis inferre non dubitent, hac una de caussa quod sunt ex altera parte, perinde ac catholicae professionis laus cum his illisve partibus politicis necessitate copuletur.
14 Haec, quae hactenus vel monuimus vel praecepimus, auctoritati vestrae commendata sint; quam quidem vereri, et cui subesse necesse est universos, quibus praeestis, praecipue vero sacerdotes, qui in omni vita cum privata, tum publica, sive in muneribus sacri ordinis versentur, sive magisterium in Lyceis exerceant, in Episcoporum potestate esse numquam desinunt ; iidemque quemadmodum, ad omne decus virtutis, ita ad obtemperationem et obsequium, quod auctoritati episcopali tribuere oportet, debent vel exemplo suo vocare ceteros.
15 Quo autem omnia ex voto ac prospere cedant, caelestem opem deprecemur ; in primisque perennem illum divinae gratiae fontem adeamus Cor sanctissimum Servatoris nostri Iesu Christi, cuius viget apud vos religio praecipua et vetus, Patrocinia imploremus Immaculatae Dei Genitricis Mariae, cuius singulari tutela Lusitanam regnum gloriatur: item Elisabethae vestrae, feminarum regiarum sanctorumque sanctissimae, sanctorumque martyrum, qui vel a primis Ecclesiae temporibus profuso sanguine rem christianam in Lusitania constituerunt vel auxerunt.
16 Interea testem benevolentiae Nostrae et caelestium donorum auspicem, Benedictionem Apostolicam vobis et Clero populoque vestro universo peramanter in Domino impertimus.
17 Datum Romae apud S. Petrum die 14 Septembris An. 1886, Pontificatus Nostri Nono.
18 LEO PP. XIII
19 *ASS, vol. XIX (1886), pp. 209-215.
Fonte: www.vatican.va.